Una rivoluzione sotto shock
Radio Beckwith evangelica

La rivoluzione egiziana, ieri, ha subito uno shock. Dopo il successo dell’irruzione nella sede delle forze di sicurezza di Nasr City, sabato scorso, i ragazzi si sono dati appuntamento ieri sera, davanti a un’altra sede importante, quella di Lazhoughly, al centro del Cairo. L’intento era di fare irruzione anche lì, ma questa volta le cose sono andate un po’ diversamente. Tanto per cominciare, il numero di manifestanti era molto minore di sabato, qualcuno dice meno di cinquecento. Inoltre, sono arrivati sul posto anche gruppi di baltagheya armati di coltelli. Ma la sorpresa è arrivata dall’esercito. Fin dall’inizio c’era molto nervosismo, c’è stato qualche screzio tra manifestanti e ufficiali militari. Poi, a un certo punto, l’esercito ha cominciato a sparare in aria, a picchiare con i bastoni e con i manganelli elettrici. Nello stesso istante hanno attaccato anche i baltagheya, da dietro, così i manifestanti sono rimasti intrappolati tra due fuochi. Alla fine, la maggior parte è riuscita a scappare e a rifugiarsi nella vicina piazza Tahrir, sconvolti. Altri, invece, sono rimasti intrappolati e alcuni testimoni hanno giurato di aver sentito urla terribili di persone che venivano duramente malmenate. Ventisette persone sono state arrestate, ma per fortuna sono state rilasciate oggi.

I giovani non si aspettavano una reazione simile da parte dell’esercito. Dicono che i militari, a un certo punto, hanno completamente perso la testa. Questo ha impressionato negativamente, al punto da incrinare profondamente la fiducia nell’esercito. Qualcuno, con umorismo amaro, ha cominciato a dire: “Popolo e esercito, una mano sola! Infatti adesso mi tocca farmela ingessare!”. Certo i giovani, a dire la verità, nonostante la diffusa retorica sullo stretto legame tra popolo ed esercito, non si sono mai fidati fino in fondo, però hanno sperato molto nei militari, anche perché non avevano molte alternative. Qualche manifestante ora sostiene che l’esercito stia sempre con i più forti: se i manifestanti sono più di 500,  i miltari sono dalla loro parte, se sono di meno li aggrediscono. Altri dicono che il comportamento dell’esercito dipende molto da zona a zona, e da comandante a comandante. Nulla è certo.

Comunque, i giovani non si sono scoraggiati. Hanno chiamato rinforzi in piazza Tahrir e si sono di nuovo diretti verso Lazhoughly, ma questa volta si sono messi a parlare con l’esercito, che ha spiegato le ragioni della propria reazione eccessiva. In realtà è difficile capire cosa sia davvero successo. L’esercito dice di essere stato attaccato per primo, forse da baltagheya infiltrati (possibile) e che in realtà voleva separarli dai manifestanti. In ogni caso, alla fine si è raggiunto un accordo per far entrare nell’edificio sotto assedio una delegazione di 20 giovani, perché potesse assicurarsi che tutti i documenti fossero stati presi in custodia dall’esercito e che non ci fossero prigionieri. I 20 giovani, però, hanno detto di non aver potuto entrare in alcune stanze chiuse a chiave, contenenti – secondo l’esercito – documenti troppo pericolosi per poter essere divulgati.

Tuttavia, nonostante questa riconciliazione tra esercito e manifestanti, nella relazione tra i due resta una macchia. Intanto, l’ex presidente del club dei giudici, Zakariya Abdel Aziz, che sabato scorso era giunto presso la sede della sicurezza nazionale di Nasr City, in seguito alla chiamata dei giovani, ha affermato che sul posto sono stati trovati 39 prigionieri, 14 donne e 25 uomini. Inizialmente, invece, si era detto che non si erano trovati prigionieri. Il problema – secondo Abdel Aziz – è però che esistono numerose celle segrete, nell’edificio di Nasr City e in altre sedi, di cui neanche il Ministero degli Interni sa nulla. Il nuovo ministro degli interni si è offerto di recarsi personalmente con il giudice a cercare queste celle, mentre Abdel Aziz ha invitato i giovani a cercare da sé, nelle sedi ancora inesplorate.

Intanto, l’Egitto è sommerso dai documenti segreti, che giungono sui giornali e su internet. Solo che non si può dar loro molto credito, finché la procura non avrà indagato accuratamente. Oggi, ad esempio, su Facebook girava un documento-scherzo per far capire alla gente quanto sia facile creare dei falsi, basta usare programmi come Photoshop.

Nel frattempo, sono in corso proteste nelle università. All’Università del Cairo gli studenti manifestano con forza per chiedere le dimissioni del rettore (e anche qui si sono messi alla ricerca di documenti segreti!), mentre all’Università Americana gli studenti chiedono di rimuovere il nome di Mubarak (che si tratti di Hosni, Gamal, Alaa o Suzanne) da varie sale.

Da ieri sera si muovono anche i copti, con manifestazioni davanti al Maspero, il palazzo della tv. Chiedono che vengano rispettati i loro diritti e che Habib el Adly sia processato per l’attentato di Alessandria. Hanno anche indetto una marcia dei milioni per il 9 marzo, mercoledì prossimo. L’esercito, intanto, ha annunciato che ricostruirà la chiesa bruciata nei pressi di Helwan, notizia accolta con grande gioia.

Domani, invece, è l’8 marzo e le donne egiziane che hanno partecipato alla rivoluzione hanno indetto anche loro una grande manifestazione nei luoghi simbolo della rivolta, in testa piazza Tahrir, naturalmente. Le donne non vogliono essere dimenticate nel processo di riforma del paese, tuttavia la battaglia è dura, sia all’esterno, sia all’interno della società femminile, per niente incline a volersi emancipare… Ma di questo parlerò domani, assieme alle notizie della manifestazione.

Intanto, purtroppo, girano voci che il nuovo primo ministro, Essam Sharaf, si sia sentito male e sia in ospedale.  E’ l’ultima cosa di cui aveva bisogno l’Egitto in questo momento, e speriamo sia solo un caso.

La rivoluzione egiziana, ieri, ha subito uno shock. Dopo il successo dell'irruzione nella sede delle forze di sicurezza di Nasr City, sabato scorso, i ragazzi si sono dati appuntamento ieri sera, davanti a un'altra sede importante, quella di Lazhoughly, al centro del Cairo. L'intento era di fare irruzione anche lì, ma questa volta le cose sono andate un po' diversamente. Tanto per cominciare, il numero di manifestanti era molto minore di sabato, qualcuno dice meno di cinquecento. Inoltre, sono arrivati sul posto anche gruppi di baltagheya armati di coltelli. Ma la sorpresa è arrivata dall'esercito. Fin dall'inizio c'era molto nervosismo, c'è stato qualche screzio tra manifestanti e ufficiali militari. Poi, a un certo punto, l'esercito ha cominciato a sparare in aria, a picchiare con i bastoni e con i manganelli elettrici. Nello stesso istante hanno attaccato anche i baltagheya, da dietro, così i manifestanti sono rimasti intrappolati tra due fuochi. Alla fine, la maggior parte è riuscita a scappare e a rifugiarsi nella vicina piazza Tahrir, sconvolti. Altri, invece, sono rimasti intrappolati e alcuni testimoni hanno giurato di aver sentito urla terribili di persone che venivano duramente malmenate. Ventisette persone sono state arrestate, ma per fortuna sono state rilasciate oggi. I giovani non si aspettavano una reazione simile da parte dell'esercito. Dicono che i militari, a un certo punto, hanno completamente perso la testa. Questo ha impressionato negativamente, al punto da incrinare profondamente la fiducia nell'esercito. Qualcuno, con umorismo amaro, ha cominciato a dire: "Popolo e esercito, una mano sola! Infatti adesso mi tocca farmela ingessare!". Certo i giovani, a dire la verità, nonostante la diffusa retorica sullo stretto legame tra popolo ed esercito, non si sono mai fidati fino in fondo, però hanno sperato molto nei militari, anche perché non avevano molte alternative. Qualche manifestante ora sostiene che l'esercito stia sempre con i più forti: se i manifestanti sono più di 500,  i miltari sono dalla loro parte, se sono di meno li aggrediscono. Altri dicono che il comportamento dell'esercito dipende molto da zona a zona, e da comandante a comandante. Nulla è certo. Comunque, i giovani non si sono scoraggiati. Hanno chiamato rinforzi in piazza Tahrir e si sono di nuovo diretti verso Lazhoughly, ma questa volta si sono messi a parlare con l'esercito, che ha spiegato le ragioni della propria reazione eccessiva. In realtà è difficile capire cosa sia davvero successo. L'esercito dice di essere stato attaccato per primo, forse da baltagheya infiltrati (possibile) e che in realtà voleva separarli dai manifestanti. In ogni caso, alla fine si è raggiunto un accordo per far entrare nell'edificio sotto assedio una delegazione di 20 giovani, perché potesse assicurarsi che tutti i documenti fossero stati presi in custodia dall'esercito e che non ci fossero prigionieri. I 20 giovani, però, hanno detto di non aver potuto entrare in alcune stanze chiuse a chiave, contenenti - secondo l'esercito - documenti troppo pericolosi per poter essere divulgati. Tuttavia, nonostante questa riconciliazione tra esercito e manifestanti, nella relazione tra i due resta una macchia. Intanto, l'ex presidente del club dei giudici, Zakariya Abdel Aziz, che sabato scorso era giunto presso la sede della sicurezza nazionale di Nasr City, in seguito alla chiamata dei giovani, ha affermato che sul posto sono stati trovati 39 prigionieri, 14 donne e 25 uomini. Inizialmente, invece, si era detto che non si erano trovati prigionieri. Il problema - secondo Abdel Aziz - è però che esistono numerose celle segrete, nell'edificio di Nasr City e in altre sedi, di cui neanche il Ministero degli Interni sa nulla. Il nuovo ministro degli interni si è offerto di recarsi personalmente con il giudice a cercare queste celle, mentre Abdel Aziz ha invitato i giovani a cercare da sé, nelle sedi ancora inesplorate. Intanto, l'Egitto è sommerso dai documenti segreti, che giungono sui giornali e su internet. Solo che non si può dar loro molto credito, finché la procura non avrà indagato accuratamente. Oggi, ad esempio, su Facebook girava un documento-scherzo per far capire alla gente quanto sia facile creare dei falsi, basta usare programmi come Photoshop. Nel frattempo, sono in corso proteste nelle università. All'Università del Cairo gli studenti manifestano con forza per chiedere le dimissioni del rettore (e anche qui si sono messi alla ricerca di documenti segreti!), mentre all'Università Americana gli studenti chiedono di rimuovere il nome di Mubarak (che si tratti di Hosni, Gamal, Alaa o Suzanne) da varie sale. Da ieri sera si muovono anche i copti, con manifestazioni davanti al Maspero, il palazzo della tv. Chiedono che vengano rispettati i loro diritti e che Habib el Adly sia processato per l'attentato di Alessandria. Hanno anche indetto una marcia dei milioni per il 9 marzo, mercoledì prossimo. L'esercito, intanto, ha annunciato che ricostruirà la chiesa bruciata nei pressi di Helwan, notizia accolta con grande gioia. Domani, invece, è l'8 marzo e le donne egiziane che hanno partecipato alla rivoluzione hanno indetto anche loro una grande manifestazione nei luoghi simbolo della rivolta, in testa piazza Tahrir, naturalmente. Le donne non vogliono essere dimenticate nel processo di riforma del paese, tuttavia la battaglia è dura, sia all'esterno, sia all'interno della società femminile, per niente incline a volersi emancipare... Ma di questo parlerò domani, assieme alle notizie della manifestazione. Intanto, purtroppo, girano voci che il nuovo primo ministro, Essam Sharaf, si sia sentito male e sia in ospedale.  E' l'ultima cosa di cui aveva bisogno l'Egitto in questo momento, e speriamo sia solo un caso.