Contro-rivoluzioni
Radio Beckwith evangelica

Tutti i giornali italiani hanno riportato la notizia degli scontri di ieri sera in Egitto, nella zona del Muqattam, durante la manifestazione di protesta dei copti. Naturalmente, la notizia è stata data senza alcuna contestualizzazione, cosicché chi non abbia seguito da vicino gli ultimi avvenimenti in Egitto, l’avrà letta come l’ennesimo scontro tra musulmani e cristiani in Medio Oriente. In realtà, le cose sono molto più complesse. Ieri, in effetti, c’è stata una protesta dei copti finita nel sangue (il bilancio, per ora, è di 13 morti e centinaia di feriti), ma la battaglia non è stata, in maniera netta, tra musulmani e cristiani. Diversi musulmani, infatti, erano là, a difendere i cristiani, mentre gli aggressori, definiti dai giornali come salafiti, erano in maggioranza baltagheya (o “thugs”, se preferite usare l’inglese). Certo, ci saranno anche stati molti esaltati salafiti, visto che, quando si coltiva diligentemente un clima di conflitto religioso, come ha fatto – ormai è dimostrato – il regime di Mubarak, prima o poi i più ignoranti ci cascano. Ma la regia degli attacchi ai copti è dei baltagheya, su questo punto ci sono pochi dubbi in Egitto. Questi mascalzoni sono anche stati identificati da molte persone come uomini di Fathi Surur, l’ex presidente della Camera ed esponente di spicco del Partito Nazional Democratico. Probabilmente, sono gli stessi baltagheya che ieri hanno attaccato le donne in piazza Tahrir. Forse sono persino gli stessi baltagheya che, due giorni fa, hanno bloccato un ponte e assalito gli automobilisti, facendosi passare per cristiani. Sì, perché una volta interpretano il ruolo di musulmani salafiti, un’altra volta quello di copti infuriati, ed ecco che il conflitto religioso si infiamma.

Questi baltagheya sono gli stessi che oggi hanno attaccato i manifestanti rimasti asseragliati in piazza Tahrir, con la scusa che i giovani, nelle tende, praticassero sesso, usassero droghe e giocassero d’azzardo. Un gruppo di baltagheya si è posizionato sui tetti e ha diretto le operazioni degli altri scagnozzi dall’alto. Centinaia di persone hanno attaccato i giovani nella piazza con bastoni, molotov e coltelli. La cosa più preoccupante è che l’esercito ha lasciato fare per un bel po’, quindi, al momento buono, è intervenuto, sequestrando telecamere e arrestando gente. I manifestanti, non i baltagheya ovviamente. Tutto questo mentre si varava una legge che consenta la condanna a morte per atti di “baltaga”. Chissà a chi la applicheranno, questa nuova legge…

I giovani arrestati, tra i quali diverse donne, sono stati portati al Museo Egizio che, dai giorni della rivolta, è diventato un centro di detenzione e tortura temporaneo. Infine, l’esercito ha smantellato le tende in centro alla piazza, senza tanti complimenti, ponendo fine a quel che rimaneva del presidio della rivoluzione. Ecco un video che testimonia quanto successo:

Ma non abbiate paura, ora i manifestanti si sono tutti spostati al Maspero, il palazzo della tv, per unirsi alla manifestazione dei copti che continua da giorni, alla faccia di chi soffia sulla fiamma del conflitto religioso. C’è già chi dice che quello diventerà il nuovo centro della rivolta.

Quel che bisogna tenere a mente per capire l’Egitto di questi giorni, è che è in corso un pericolosissimo tentativo di soffocamento della rivoluzione. Dopotutto, non si poteva mica pensare che le forze di sicurezza e il Partito Nazional Democratico restassero a guardare senza reagire. Ma la trama che mi sembra di intravedere è veramente diabolica e l’esercito, che sta perdendo in fretta la fiducia dei manifestanti, pare essere il protagonista più diabolico di tutti. Da un lato, i baltagheya del PND stanno seminando caos e conflitto religioso, bloccando la vita del paese. Questo serve, sul fronte interno, a fiaccare il favore dell’opinione pubblica nei confronti della rivoluzione e, sul fronte esterno, a sostenere il teorema che senza un sistema forte e autoritario il paese diventerebbe preda di fondamentalisti e criminali comuni. Tra l’altro, oggi si è avuta la notizia del primo rapimento (dico primo, perché un blogger l’aveva previsto con largo anticipo), quello di uno studente dell’Università Americana, per il rilascio del quale è stato chiesto un riscatto di un milione di pound. Comunque, per tornare al nostro discorso, ecco i baltagheya che aggrediscono tutte le componenti della rivoluzione, una dopo l’altra, travestendosi di volta in volta da cristiani, salafiti, cittadini che rivogliono l’ordine in città, ecc. ecc.

Dall’altro lato, l’esercito fa un gioco veramente sporco. Lascia agire i baltagheya quando gli serve, premendo nel frattempo l’acceleratore sulla transizione verso un governo democratico, da effettuare in sei mesi. Infatti, più corto è il periodo di transizione, più facile è che nessuna transizione avvenga.  Le forze veramente democratiche del paese non riusciranno a essere pronte per le elezioni parlamentari previste per giugno, chiedono almeno un anno. Dunque, lo zelo dell’esercito che vuole fare in fretta finirà per favorire il PND e i Fratelli Musulmani, i più organizzati (e, guarda caso, l’esercito ha dato ai Fratelli Musulmani grande spazio nella commissione costituzionale). Pertanto, alla fine del processo di transizione si rischia di ritrovarsi con un parlamento composto principalmente da PND e Fratelli Musulmani, mentre le forze nate dalla rivoluzione rischiano di essere escluse, o troppo deboli per influire veramente sul governo del paese. Sarebbe un parlamento del genere, poi, che dovrebbe esprimere il Presidente della Repubblica. In questa situazione, naturalmente, l’Occidente e Israele appoggerebbero le forze più conservatrici, vicine all’esercito, e a questo punto la rivoluzione sarebbe finalmente stata soffocata, in soli sei mesi. L’ordine tornerebbe magicamente a regnare nelle strade, a dimostrazione che solo un potere forte è in grado di tenere a bada gli arabi selvaggi. Sventato il pericolo islamico, sventato il pericolo democratico, sventato il cambiamento. Tutti contenti, eccetto ovviamente la maggioranza del popolo egiziano.

Non so come andrà a finire, quali risorse la rivoluzione egiziana saprà tirar fuori per opporsi a queste azioni contro-rivoluzionarie. Sono ancora fiduciosa che non si possa più tornare indietro. Ma almeno noi cerchiamo di non dar credito a questa visione distorta dell’Egitto e del Medio Oriente, a quest’idea che l’islam sia nemico dei cristiani e che i paesi arabi pullulino di terroristi islamici pronti a salire al potere. Si è visto chi sono i veri terroristi e chi manipola gli islamisti. Dopo l’attentato alla chiesa di Alessandria, ora sembra anche, dalle indagini sullo scandalo della vendita del gas a Israele a prezzo scontato, che dietro l’attentato del 2005 a Sharm el Sheykh ci sia la mano di Gamal Mubarak. Dunque, cerchiamo di non essere ingenui.

Tutti i giornali italiani hanno riportato la notizia degli scontri di ieri sera in Egitto, nella zona del Muqattam, durante la manifestazione di protesta dei copti. Naturalmente, la notizia è stata data senza alcuna contestualizzazione, cosicché chi non abbia seguito da vicino gli ultimi avvenimenti in Egitto, l'avrà letta come l'ennesimo scontro tra musulmani e cristiani in Medio Oriente. In realtà, le cose sono molto più complesse. Ieri, in effetti, c'è stata una protesta dei copti finita nel sangue (il bilancio, per ora, è di 13 morti e centinaia di feriti), ma la battaglia non è stata, in maniera netta, tra musulmani e cristiani. Diversi musulmani, infatti, erano là, a difendere i cristiani, mentre gli aggressori, definiti dai giornali come salafiti, erano in maggioranza baltagheya (o "thugs", se preferite usare l'inglese). Certo, ci saranno anche stati molti esaltati salafiti, visto che, quando si coltiva diligentemente un clima di conflitto religioso, come ha fatto - ormai è dimostrato - il regime di Mubarak, prima o poi i più ignoranti ci cascano. Ma la regia degli attacchi ai copti è dei baltagheya, su questo punto ci sono pochi dubbi in Egitto. Questi mascalzoni sono anche stati identificati da molte persone come uomini di Fathi Surur, l'ex presidente della Camera ed esponente di spicco del Partito Nazional Democratico. Probabilmente, sono gli stessi baltagheya che ieri hanno attaccato le donne in piazza Tahrir. Forse sono persino gli stessi baltagheya che, due giorni fa, hanno bloccato un ponte e assalito gli automobilisti, facendosi passare per cristiani. Sì, perché una volta interpretano il ruolo di musulmani salafiti, un'altra volta quello di copti infuriati, ed ecco che il conflitto religioso si infiamma. Questi baltagheya sono gli stessi che oggi hanno attaccato i manifestanti rimasti asseragliati in piazza Tahrir, con la scusa che i giovani, nelle tende, praticassero sesso, usassero droghe e giocassero d'azzardo. Un gruppo di baltagheya si è posizionato sui tetti e ha diretto le operazioni degli altri scagnozzi dall'alto. Centinaia di persone hanno attaccato i giovani nella piazza con bastoni, molotov e coltelli. La cosa più preoccupante è che l'esercito ha lasciato fare per un bel po', quindi, al momento buono, è intervenuto, sequestrando telecamere e arrestando gente. I manifestanti, non i baltagheya ovviamente. Tutto questo mentre si varava una legge che consenta la condanna a morte per atti di "baltaga". Chissà a chi la applicheranno, questa nuova legge... I giovani arrestati, tra i quali diverse donne, sono stati portati al Museo Egizio che, dai giorni della rivolta, è diventato un centro di detenzione e tortura temporaneo. Infine, l'esercito ha smantellato le tende in centro alla piazza, senza tanti complimenti, ponendo fine a quel che rimaneva del presidio della rivoluzione. Ecco un video che testimonia quanto successo:

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=sK2jNRyt_ZE[/youtube]

Ma non abbiate paura, ora i manifestanti si sono tutti spostati al Maspero, il palazzo della tv, per unirsi alla manifestazione dei copti che continua da giorni, alla faccia di chi soffia sulla fiamma del conflitto religioso. C'è già chi dice che quello diventerà il nuovo centro della rivolta. Quel che bisogna tenere a mente per capire l'Egitto di questi giorni, è che è in corso un pericolosissimo tentativo di soffocamento della rivoluzione. Dopotutto, non si poteva mica pensare che le forze di sicurezza e il Partito Nazional Democratico restassero a guardare senza reagire. Ma la trama che mi sembra di intravedere è veramente diabolica e l'esercito, che sta perdendo in fretta la fiducia dei manifestanti, pare essere il protagonista più diabolico di tutti. Da un lato, i baltagheya del PND stanno seminando caos e conflitto religioso, bloccando la vita del paese. Questo serve, sul fronte interno, a fiaccare il favore dell'opinione pubblica nei confronti della rivoluzione e, sul fronte esterno, a sostenere il teorema che senza un sistema forte e autoritario il paese diventerebbe preda di fondamentalisti e criminali comuni. Tra l'altro, oggi si è avuta la notizia del primo rapimento (dico primo, perché un blogger l'aveva previsto con largo anticipo), quello di uno studente dell'Università Americana, per il rilascio del quale è stato chiesto un riscatto di un milione di pound. Comunque, per tornare al nostro discorso, ecco i baltagheya che aggrediscono tutte le componenti della rivoluzione, una dopo l'altra, travestendosi di volta in volta da cristiani, salafiti, cittadini che rivogliono l'ordine in città, ecc. ecc. Dall'altro lato, l'esercito fa un gioco veramente sporco. Lascia agire i baltagheya quando gli serve, premendo nel frattempo l'acceleratore sulla transizione verso un governo democratico, da effettuare in sei mesi. Infatti, più corto è il periodo di transizione, più facile è che nessuna transizione avvenga.  Le forze veramente democratiche del paese non riusciranno a essere pronte per le elezioni parlamentari previste per giugno, chiedono almeno un anno. Dunque, lo zelo dell'esercito che vuole fare in fretta finirà per favorire il PND e i Fratelli Musulmani, i più organizzati (e, guarda caso, l'esercito ha dato ai Fratelli Musulmani grande spazio nella commissione costituzionale). Pertanto, alla fine del processo di transizione si rischia di ritrovarsi con un parlamento composto principalmente da PND e Fratelli Musulmani, mentre le forze nate dalla rivoluzione rischiano di essere escluse, o troppo deboli per influire veramente sul governo del paese. Sarebbe un parlamento del genere, poi, che dovrebbe esprimere il Presidente della Repubblica. In questa situazione, naturalmente, l'Occidente e Israele appoggerebbero le forze più conservatrici, vicine all'esercito, e a questo punto la rivoluzione sarebbe finalmente stata soffocata, in soli sei mesi. L'ordine tornerebbe magicamente a regnare nelle strade, a dimostrazione che solo un potere forte è in grado di tenere a bada gli arabi selvaggi. Sventato il pericolo islamico, sventato il pericolo democratico, sventato il cambiamento. Tutti contenti, eccetto ovviamente la maggioranza del popolo egiziano. Non so come andrà a finire, quali risorse la rivoluzione egiziana saprà tirar fuori per opporsi a queste azioni contro-rivoluzionarie. Sono ancora fiduciosa che non si possa più tornare indietro. Ma almeno noi cerchiamo di non dar credito a questa visione distorta dell'Egitto e del Medio Oriente, a quest'idea che l'islam sia nemico dei cristiani e che i paesi arabi pullulino di terroristi islamici pronti a salire al potere. Si è visto chi sono i veri terroristi e chi manipola gli islamisti. Dopo l'attentato alla chiesa di Alessandria, ora sembra anche, dalle indagini sullo scandalo della vendita del gas a Israele a prezzo scontato, che dietro l'attentato del 2005 a Sharm el Sheykh ci sia la mano di Gamal Mubarak. Dunque, cerchiamo di non essere ingenui.