Si avvicina il referendum
Radio Beckwith evangelica

Il giorno del referendum sugli emendamenti costituzionali si avvicina e il dibattito ferve. Dopo i risultati dei sondaggi di ieri, che prevedono una maggioranza di no, sempre più voci si alzano per rifiutare gli emendamenti proposti, come quella di Amr Musa, che oggi ha dichiarato che voterà contro.

Più di chiunque altro, sono gli esperti costituzionali e i docenti di scienze politiche che insistono nel dichiarare illegittimi gli emendamenti, perché la rivoluzione ha reso nulla l’intera Costituzione. I Fratelli Musulmani, invece, hanno espresso il proprio voto a favore, e ci mancherebbe altro visto che fanno parte della comissione per gli emendamenti costituzionali. Essi ritengono che si debba votare sì per assicurare una transizione pacifica, poi ci sarà tempo di fare ulteriori modifiche ed emendamenti. I fautori dei no, al contrario, sostengono che, in caso di mancata vittoria dei sì, l’unica cosa da fare sarebbe costituire una nuova commissione per redigere una nuova Costituzione, dato che quella vecchia, per decreto dell’esercito, resterebbe sospesa. Gli esperti dicono che la stesura di una nuova Costituzione non richiederebbe più di tre mesi. Ma mentre si profila una vittoria dei no agli emendamenti costituzionali, fonti militari preannunciano che, dopo il referendum, si procederà a riformare anche la legge sulla formazione dei partiti. Intanto, c’è anche il problema di spiegare questi emendamenti alla popolazione, affinché possa votare con coscienza e liberamente (facile comprare i voti dei più indifesi culturalmente, o influenzarli… oppure minacciarli), per non parlare del problema della sicurezza dei seggi. Ormai manca una settimana.

Nel frattempo, l’economia egiziana desta molte preoccupazioni, tanto che il Ministero delle Finanze ha persino predisposto un conto bancario, sul quale è possibile versare un contributo per risollevare le finanze del paese.  Possono fare versamenti su questo conto sia gli egiziani residenti in Egitto, sia gli espatriati (anzi, soprattutto gli espatriati, visto che in genere sono più benestanti). Numero del conto? 25 01 2011. Il solito umorismo egiziano…

La notizia del disastro in Giappone, tuttavia, ha colpito anche l’Egitto, riaccendendo il dibattito (un po’ come in Italia), sul programma nucleare che era stato avviato dal vecchio regime (ebbene sì, non c’è solo Ahmadinejad che ha queste aspirazioni!). Gli egiziani sono spaventati ora, anche se credo che, al momento, il nucleare non sia la priorità e dovrà passare del tempo prima di tornare a discuterne.

Continuano purtroppo le denunce di torture da parte dell’esercito, dopo lo sgombero di piazza Tahrir del 9 marzo. Decine di persone, tra cui 17 donne e molti artisti, sono ancora detenute non si sa dove e gli avvocati che hanno chiesto di assistere i prigionieri non hanno ottenuto alcuna risposta. Ci si aspetta la liberazione di alcuni dei prigionieri al più presto, ma intanto restano dubbi e amarezza per il comportamento dell’esercito.

Sul versante religioso, invece, mentre continuano molte iniziative in sostegno dei cristiani di Atfih, dopo l’incendio alla loro chiesa, il primo ministro Sharaf ha incontrato i rappresentanti dei copti all’estero. Ha assicurato loro che considererà attentamente la possibilità di dar loro il diritto di votare anche all’estero. Al Cairo, intanto, prosegue la protesta dei copti davanti al palazzo della tv. Chiedono, tra l’altro, la ricostruzione della chiesa di Atfih (promessa dall’esercito, ma su cui si sta ancora dibattendo) e il processo dei responsabili dell’incendio (incluso i mandanti). Ecco un video della protesta:


Il giorno del referendum sugli emendamenti costituzionali si avvicina e il dibattito ferve. Dopo i risultati dei sondaggi di ieri, che prevedono una maggioranza di no, sempre più voci si alzano per rifiutare gli emendamenti proposti, come quella di Amr Musa, che oggi ha dichiarato che voterà contro.

Più di chiunque altro, sono gli esperti costituzionali e i docenti di scienze politiche che insistono nel dichiarare illegittimi gli emendamenti, perché la rivoluzione ha reso nulla l'intera Costituzione. I Fratelli Musulmani, invece, hanno espresso il proprio voto a favore, e ci mancherebbe altro visto che fanno parte della comissione per gli emendamenti costituzionali. Essi ritengono che si debba votare sì per assicurare una transizione pacifica, poi ci sarà tempo di fare ulteriori modifiche ed emendamenti. I fautori dei no, al contrario, sostengono che, in caso di mancata vittoria dei sì, l'unica cosa da fare sarebbe costituire una nuova commissione per redigere una nuova Costituzione, dato che quella vecchia, per decreto dell'esercito, resterebbe sospesa. Gli esperti dicono che la stesura di una nuova Costituzione non richiederebbe più di tre mesi. Ma mentre si profila una vittoria dei no agli emendamenti costituzionali, fonti militari preannunciano che, dopo il referendum, si procederà a riformare anche la legge sulla formazione dei partiti. Intanto, c'è anche il problema di spiegare questi emendamenti alla popolazione, affinché possa votare con coscienza e liberamente (facile comprare i voti dei più indifesi culturalmente, o influenzarli... oppure minacciarli), per non parlare del problema della sicurezza dei seggi. Ormai manca una settimana.

Nel frattempo, l'economia egiziana desta molte preoccupazioni, tanto che il Ministero delle Finanze ha persino predisposto un conto bancario, sul quale è possibile versare un contributo per risollevare le finanze del paese.  Possono fare versamenti su questo conto sia gli egiziani residenti in Egitto, sia gli espatriati (anzi, soprattutto gli espatriati, visto che in genere sono più benestanti). Numero del conto? 25 01 2011. Il solito umorismo egiziano... La notizia del disastro in Giappone, tuttavia, ha colpito anche l'Egitto, riaccendendo il dibattito (un po' come in Italia), sul programma nucleare che era stato avviato dal vecchio regime (ebbene sì, non c'è solo Ahmadinejad che ha queste aspirazioni!). Gli egiziani sono spaventati ora, anche se credo che, al momento, il nucleare non sia la priorità e dovrà passare del tempo prima di tornare a discuterne. Continuano purtroppo le denunce di torture da parte dell'esercito, dopo lo sgombero di piazza Tahrir del 9 marzo. Decine di persone, tra cui 17 donne e molti artisti, sono ancora detenute non si sa dove e gli avvocati che hanno chiesto di assistere i prigionieri non hanno ottenuto alcuna risposta. Ci si aspetta la liberazione di alcuni dei prigionieri al più presto, ma intanto restano dubbi e amarezza per il comportamento dell'esercito. Sul versante religioso, invece, mentre continuano molte iniziative in sostegno dei cristiani di Atfih, dopo l'incendio alla loro chiesa, il primo ministro Sharaf ha incontrato i rappresentanti dei copti all'estero. Ha assicurato loro che considererà attentamente la possibilità di dar loro il diritto di votare anche all'estero. Al Cairo, intanto, prosegue la protesta dei copti davanti al palazzo della tv. Chiedono, tra l'altro, la ricostruzione della chiesa di Atfih (promessa dall'esercito, ma su cui si sta ancora dibattendo) e il processo dei responsabili dell'incendio (incluso i mandanti). Ecco un video della protesta: [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=ci7hJ3SKbhA [/youtube]