Scarcerazioni e dibattiti
Radio Beckwith evangelica

Iniziamo con una buona notizia: il rilascio di Ali Sobhi e altri ragazzi, arrestati lo scorso 9 marzo, durante lo sgombero di piazza Tahrir da parte di esercito e baltagheya. Ali Sobhi è un artista di strada, per il rilascio del quale si sono mobilitati in molti. Speriamo che gli altri ragazzi e ragazze, ancora detenuti, siano rilasciati presto, perché torture e abusi da parte di chicchessia non si possono tollerare. Ed è bene ricordare che sono ancora tante le persone scomparse dal 28 gennaio.

A queste scarcerazioni si aggiunge anche quella di due attivisti politici islamisti, in prigione da più di trent’anni. Ma per tante persone che escono dal carcere, molte altre rischiano di entrarci. Si è saputo ieri, per esempio, che la lista di persone accusate di essere i mandanti della “battaglia del cammello”, per lo più esponenti del Partito Nazional Democratico, si sta allungando, mentre Zahi Hawass, l’ex ministro dei beni archeologici, è sempre più nei guai. Si dice persino che abbia fatto dono all’ex first lady, Suzanne Mubarak, di un prezioso gioiello antico, proprietà dello Stato naturalmente, che avrebbe dovuto stare in un museo. Beh, c’è chi ha Bondi e chi Hawass! Sempre in ambito culturale, anche Ibrahim al-Moallim, direttore di Dar al-Shorouk, è attaccato da varie parti con l’accusa di essersi appropriato di terre statali (tanti sono accusati di questo) e di aver ottenuto il monopolio dell’editoria egiziana, in cambio di qualche favorino al potere, tipo la censura di scrittori come Alaa al-Aswani.

Un’altra buona notizia, tuttavia, è l’inizio della ricostruzione della chiesa di Atfih (e speriamo che sia anche presto conclusa). Ecco un video che registra l’evento:

Inoltre, una delegazione di copti di Atfih si è recata oggi al Maspero, il palazzo della tv, per parlare con i manifestanti ancora assembrati nei dintorni. Sono venuti fin lì per aggiornare di persona i loro confratelli sulla situazione in Atfih, dato che – parole loro – l’informazione della tv egiziana in proposito ha lasciato molto a desiderare. Nonostante ciò, i manifestanti copti hanno deciso di continuare la loro manifestazione, finché tutte le loro richieste non saranno soddisfatte.

Oggi, poi, si è finalmente saputo che cosa fosse venuto a fare al Cairo l’emissario di Gheddafi. Pare che abbia chiesto all’Egitto di rifornire il dittatore libico di armi, richiesta prontamente rifiutata dal Supremo Consiglio delle Forze Armate. O almeno speriamo…

Tuttavia, l’argomento che continua a tenere banco nel dibattito interno egiziano è il referendum sugli emendamenti constituzionali. Dopo il no dichiarato da Amr Musa, El Baradei ha affermato che sarebbe meglio abolire del tutto il referendum. I due principali candidati alla Presidenza, dunque, sono nettamente contrari a questi emendamenti. Anche la nostra amicaTahani al Jibaly ha espresso un importante no agli emendamenti costituzionali. In quanto vice presidente della Corte Costituzionale e, soprattutto, prima donna giudice in Egitto, il suo no è molto influente. Al-Jibali ha ampiamento espresso la sua posizione in un’intervista al quotidiano Al-Masry al-Youm, della quale allego il link (versione in inglese) per chi voglia leggere direttamente le sue parole:

http://www.almasryalyoum.com/en/node/347797

Riassumendo, Tahani al-Jibaly suggerisce ai cittadini di votare no agli emendamenti per il modo in cui sono stati imposti, senza dare tempo al dibattito e senza nessuna consultazione con la Corte Costituzionale, l’organismo più adatto a pronunciarsi in materia. Il sì agli emendamenti, secondo al-Jibaly, porterebbe alla pericolosa riattivazione della Costituzione ora sospesa, con la paradossale conseguenza che l’esercito non potrebbe più indire elezioni, perché la Costituzione non lo consentirebbe. Al Jibaly, come El Baradei, propone invece di ricorrere a una dichiarazione costituzionale temporanea per il periodo di transizione e a un consiglio presidenziale costituito da civili e militari. Questa soluzione sarebbe valida nel caso di vittoria dei no al referendum. E a chi dice che la nuova Costituzione si potrebbe avere una volta eletto il nuovo parlamento, al-Jibaly fa notare che, nel caso in cui questa prevedesse l’abolizione della Shura (una delle due camere), come si sta discutendo, allora si dovrebbero mandare a casa centinaia di parlamentari e si sarebbero così spesi soldi inutili per le elezioni. Da qui l’importanza di tenere prima le elezioni presidenziali, in accordo con una dichiarazione costituzionale transitoria, e poi redigere la nuova Costituzione, in accordo della quale tenere in seguito le elezioni parlamentari. Questo garantirebbe inoltre la rappresentatività di tutte le forze politiche, che avrebbero il tempo di organizzarsi.

Infine, nella stessa intervista, al-Jibaly ha anche commentato quanto successo alla marcia delle donne dell’8 marzo. Lei sostiene che, dal punto di vista legale, i diritti delle donne sono ormai ben garantiti, tuttavia non sono ancora “attivati” nella società. Ha anzi sottolineato che, da questo punto di vista, si sta assistendo a una regressione nel paese. Inoltre, al Jibaly afferma che sia giusto e normale vedere in Egitto tante proteste di categoria, una dichiarazione in netta contrapposizione con l’atteggiamento dei molti che sostengono che non sia il momento di ulteriori proteste, perché potrebbe portare al caos. Al-Jibaly si distingue dal coro, dicendo che l’esplosione di rivendicazioni, alla quale si assiste oggi nel paese, è interamente parte della vita democratica e pertanto non va oppressa. Le donne, in particolare, dovrebbero approfittare della rivoluzione per ribadire e rivendicare tutti i propri diritti. Immagino sia una pia illusione, ma una Tahani al-Jibaly Presidente non mi dispiacerebbe per niente!

Iniziamo con una buona notizia: il rilascio di Ali Sobhi e altri ragazzi, arrestati lo scorso 9 marzo, durante lo sgombero di piazza Tahrir da parte di esercito e baltagheya. Ali Sobhi è un artista di strada, per il rilascio del quale si sono mobilitati in molti. Speriamo che gli altri ragazzi e ragazze, ancora detenuti, siano rilasciati presto, perché torture e abusi da parte di chicchessia non si possono tollerare. Ed è bene ricordare che sono ancora tante le persone scomparse dal 28 gennaio.

A queste scarcerazioni si aggiunge anche quella di due attivisti politici islamisti, in prigione da più di trent'anni. Ma per tante persone che escono dal carcere, molte altre rischiano di entrarci. Si è saputo ieri, per esempio, che la lista di persone accusate di essere i mandanti della "battaglia del cammello", per lo più esponenti del Partito Nazional Democratico, si sta allungando, mentre Zahi Hawass, l'ex ministro dei beni archeologici, è sempre più nei guai. Si dice persino che abbia fatto dono all'ex first lady, Suzanne Mubarak, di un prezioso gioiello antico, proprietà dello Stato naturalmente, che avrebbe dovuto stare in un museo. Beh, c'è chi ha Bondi e chi Hawass! Sempre in ambito culturale, anche Ibrahim al-Moallim, direttore di Dar al-Shorouk, è attaccato da varie parti con l'accusa di essersi appropriato di terre statali (tanti sono accusati di questo) e di aver ottenuto il monopolio dell'editoria egiziana, in cambio di qualche favorino al potere, tipo la censura di scrittori come Alaa al-Aswani. Un'altra buona notizia, tuttavia, è l'inizio della ricostruzione della chiesa di Atfih (e speriamo che sia anche presto conclusa). Ecco un video che registra l'evento: [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=UaD7V34k6Ik&feature=player_embedded[/youtube] Inoltre, una delegazione di copti di Atfih si è recata oggi al Maspero, il palazzo della tv, per parlare con i manifestanti ancora assembrati nei dintorni. Sono venuti fin lì per aggiornare di persona i loro confratelli sulla situazione in Atfih, dato che - parole loro - l'informazione della tv egiziana in proposito ha lasciato molto a desiderare. Nonostante ciò, i manifestanti copti hanno deciso di continuare la loro manifestazione, finché tutte le loro richieste non saranno soddisfatte. Oggi, poi, si è finalmente saputo che cosa fosse venuto a fare al Cairo l'emissario di Gheddafi. Pare che abbia chiesto all'Egitto di rifornire il dittatore libico di armi, richiesta prontamente rifiutata dal Supremo Consiglio delle Forze Armate. O almeno speriamo... Tuttavia, l'argomento che continua a tenere banco nel dibattito interno egiziano è il referendum sugli emendamenti constituzionali. Dopo il no dichiarato da Amr Musa, El Baradei ha affermato che sarebbe meglio abolire del tutto il referendum. I due principali candidati alla Presidenza, dunque, sono nettamente contrari a questi emendamenti. Anche la nostra amicaTahani al Jibaly ha espresso un importante no agli emendamenti costituzionali. In quanto vice presidente della Corte Costituzionale e, soprattutto, prima donna giudice in Egitto, il suo no è molto influente. Al-Jibali ha ampiamento espresso la sua posizione in un'intervista al quotidiano Al-Masry al-Youm, della quale allego il link (versione in inglese) per chi voglia leggere direttamente le sue parole: http://www.almasryalyoum.com/en/node/347797 Riassumendo, Tahani al-Jibaly suggerisce ai cittadini di votare no agli emendamenti per il modo in cui sono stati imposti, senza dare tempo al dibattito e senza nessuna consultazione con la Corte Costituzionale, l'organismo più adatto a pronunciarsi in materia. Il sì agli emendamenti, secondo al-Jibaly, porterebbe alla pericolosa riattivazione della Costituzione ora sospesa, con la paradossale conseguenza che l'esercito non potrebbe più indire elezioni, perché la Costituzione non lo consentirebbe. Al Jibaly, come El Baradei, propone invece di ricorrere a una dichiarazione costituzionale temporanea per il periodo di transizione e a un consiglio presidenziale costituito da civili e militari. Questa soluzione sarebbe valida nel caso di vittoria dei no al referendum. E a chi dice che la nuova Costituzione si potrebbe avere una volta eletto il nuovo parlamento, al-Jibaly fa notare che, nel caso in cui questa prevedesse l'abolizione della Shura (una delle due camere), come si sta discutendo, allora si dovrebbero mandare a casa centinaia di parlamentari e si sarebbero così spesi soldi inutili per le elezioni. Da qui l'importanza di tenere prima le elezioni presidenziali, in accordo con una dichiarazione costituzionale transitoria, e poi redigere la nuova Costituzione, in accordo della quale tenere in seguito le elezioni parlamentari. Questo garantirebbe inoltre la rappresentatività di tutte le forze politiche, che avrebbero il tempo di organizzarsi. Infine, nella stessa intervista, al-Jibaly ha anche commentato quanto successo alla marcia delle donne dell'8 marzo. Lei sostiene che, dal punto di vista legale, i diritti delle donne sono ormai ben garantiti, tuttavia non sono ancora "attivati" nella società. Ha anzi sottolineato che, da questo punto di vista, si sta assistendo a una regressione nel paese. Inoltre, al Jibaly afferma che sia giusto e normale vedere in Egitto tante proteste di categoria, una dichiarazione in netta contrapposizione con l'atteggiamento dei molti che sostengono che non sia il momento di ulteriori proteste, perché potrebbe portare al caos. Al-Jibaly si distingue dal coro, dicendo che l'esplosione di rivendicazioni, alla quale si assiste oggi nel paese, è interamente parte della vita democratica e pertanto non va oppressa. Le donne, in particolare, dovrebbero approfittare della rivoluzione per ribadire e rivendicare tutti i propri diritti. Immagino sia una pia illusione, ma una Tahani al-Jibaly Presidente non mi dispiacerebbe per niente!