La campagna referendaria
Radio Beckwith evangelica

La campagna per il referendum è a pieno regime. Ormai, gli schieramenti per il sì e per il no sono chiari. I più grandi sostenitori del sì sembrano essere i Fratelli Musulmani, che stanno distribuendo quantità colossali di volantini in tutte le province e organizzano conferenze ovunque.

Con loro anche il nuovo partito Wasat, moderatamente islamista, il quale ha però dichiarato che avrebbe accettato qualsiasi risultato scaturito dal referendum. Tra i sostenitori del sì ci sono anche i salafiti, gli islamisti più “aggressivi”.  Suppongo che il sostegno al sì da parte degli islamisti, che può sembrare curioso, data la loro opposizione al vecchio regime, abbia a che fare con la possibilità di conquistare un gran numero di seggi nel nuovo Parlamento, se si andrà presto a elezioni. Se invece passasse più tempo, è probabile che il loro numero di seggi scenderebbe drasticamente, dato che sono di fatto una forza minoritaria nel paese.

Del fronte del no, invece, fanno parte tutti i partiti e i movimenti di opposizione, oltre ad alcune personalità in vista. Tra i sostenitori del no, si è ormai consolidata l’abitudine a parlare degli emendamenti costituzionali come di una “toppa” alla Costituzione. El Baradei ha già espresso da tempo la sua posizione. Il Fronte Democratico, dal canto suo, ha invitato i Fratelli Musulmani a un ripensamento sul referendum, nell’interesse del paese. Zakariya Abdel Aziz, l’ex presidente del Club dei Giudici, ha definito gli emendamenti costituzionali, ai quali è fortemente contrario, un trapianto d’organi su un cadavere. Immagine chiara ed espressiva! Per la Coalizione dei Giovani della Rivoluzione, poi, l’idea degli emendamenti proverrebbe direttamente da Mubarak. In effetti, qualche dubbio c’è…

Nel bel mezzo di questa campagna referendaria, si è fatta sentire anche la voce del mufti d’Egitto, il quale ha affermato che votare al referendum è un dovere, mentre l’articolo 2 della Costituzione (quello sull’islam religione di stato) non si deve toccare nel modo più assoluto. Risposta indiretta alle richieste dei copti…

In allegato, troverete tre immagini interessanti della propaganda referendaria: una per il sì (in verde), che dice “sì agli emendamenti costituzionali, al ritorno veloce alla stabilità, a una nuova Costituzione secondo regole giuste e organizzate”; uno per il no (in rosso) che dice “no alla toppa della Costituzione, ad una Costituzione che ha perso legittimità, a una Costituzione che crea dittatori” e uno neutrale, che invita semplicemente a votare (tricolore), dicendo “io partecipo al referendum e, qualunque sarà il risultato, rispetterò l’opinione altrui”. Comunque vada, sono in molti a dire che, in ogni caso, poter esprimere la propria opinione è già un’enorme passo avanti.

Ma oggi sono anche tornati in piazza i manifestanti. Un primo gruppo sotto il Maspero, il palazzo della tv, dove si chiede di rimuovere tutti i vertici dell’informazione. Un secondo gruppo, invece, si è radunato davanti al Museo Egizio, per protestare contro le torture dell’esercito. Le testimonianze in proposito aumentano di giorno in giorno, anche molte donne sono state torturate. Ci sono foto e video che circolano su internet, tra l’altro spesso censurati da Flickr e Yahoo con varie scuse. Come ha commentato amaramente un giovane, il museo che dovrebbe preservare la storia degli egiziani si è tramutato ora in un centro specializzato per torturarli. Purtroppo, lì al museo egizio, non si vede alcuna differenza tra l’esercito e il vecchio Amn al-Dawla e, naturalmente, si ha già notizia di alcuni arrestati tra i manifestanti.

Una notizia che mi ha colpito molto, invece, è stato l’annuncio, da parte dei ferrovieri, della sospensione delle proteste, considerando la crisi economica che sta attraversando il paese (pare che l’Egitto, da quando è iniziata la rivoluzione, abbia perso 100 miliardi di dollari, anche se la cifra cambia da giornale a giornale). I ferrovieri, allora, hanno promesso di rimandare le loro rivendicazioni a tempi migliori. Ma la cosa non finisce qua, perché hanno anche promesso di donare un giorno di paga in sostegno dell’economia nazionale, e sto parlando di gente che fa la fame. Gente che non ha di che vivere, sì, ma che ha grande dignità e crede nel futuro del proprio paese.

La campagna per il referendum è a pieno regime. Ormai, gli schieramenti per il sì e per il no sono chiari. I più grandi sostenitori del sì sembrano essere i Fratelli Musulmani, che stanno distribuendo quantità colossali di volantini in tutte le province e organizzano conferenze ovunque. Con loro anche il nuovo partito Wasat, moderatamente islamista, il quale ha però dichiarato che avrebbe accettato qualsiasi risultato scaturito dal referendum. Tra i sostenitori del sì ci sono anche i salafiti, gli islamisti più "aggressivi".  Suppongo che il sostegno al sì da parte degli islamisti, che può sembrare curioso, data la loro opposizione al vecchio regime, abbia a che fare con la possibilità di conquistare un gran numero di seggi nel nuovo Parlamento, se si andrà presto a elezioni. Se invece passasse più tempo, è probabile che il loro numero di seggi scenderebbe drasticamente, dato che sono di fatto una forza minoritaria nel paese. Del fronte del no, invece, fanno parte tutti i partiti e i movimenti di opposizione, oltre ad alcune personalità in vista. Tra i sostenitori del no, si è ormai consolidata l'abitudine a parlare degli emendamenti costituzionali come di una "toppa" alla Costituzione. El Baradei ha già espresso da tempo la sua posizione. Il Fronte Democratico, dal canto suo, ha invitato i Fratelli Musulmani a un ripensamento sul referendum, nell'interesse del paese. Zakariya Abdel Aziz, l'ex presidente del Club dei Giudici, ha definito gli emendamenti costituzionali, ai quali è fortemente contrario, un trapianto d'organi su un cadavere. Immagine chiara ed espressiva! Per la Coalizione dei Giovani della Rivoluzione, poi, l'idea degli emendamenti proverrebbe direttamente da Mubarak. In effetti, qualche dubbio c'è... Nel bel mezzo di questa campagna referendaria, si è fatta sentire anche la voce del mufti d'Egitto, il quale ha affermato che votare al referendum è un dovere, mentre l'articolo 2 della Costituzione (quello sull'islam religione di stato) non si deve toccare nel modo più assoluto. Risposta indiretta alle richieste dei copti... In allegato, troverete tre immagini interessanti della propaganda referendaria: una per il sì (in verde), che dice "sì agli emendamenti costituzionali, al ritorno veloce alla stabilità, a una nuova Costituzione secondo regole giuste e organizzate"; uno per il no (in rosso) che dice "no alla toppa della Costituzione, ad una Costituzione che ha perso legittimità, a una Costituzione che crea dittatori" e uno neutrale, che invita semplicemente a votare (tricolore), dicendo "io partecipo al referendum e, qualunque sarà il risultato, rispetterò l'opinione altrui". Comunque vada, sono in molti a dire che, in ogni caso, poter esprimere la propria opinione è già un'enorme passo avanti. Ma oggi sono anche tornati in piazza i manifestanti. Un primo gruppo sotto il Maspero, il palazzo della tv, dove si chiede di rimuovere tutti i vertici dell'informazione. Un secondo gruppo, invece, si è radunato davanti al Museo Egizio, per protestare contro le torture dell'esercito. Le testimonianze in proposito aumentano di giorno in giorno, anche molte donne sono state torturate. Ci sono foto e video che circolano su internet, tra l'altro spesso censurati da Flickr e Yahoo con varie scuse. Come ha commentato amaramente un giovane, il museo che dovrebbe preservare la storia degli egiziani si è tramutato ora in un centro specializzato per torturarli. Purtroppo, lì al museo egizio, non si vede alcuna differenza tra l'esercito e il vecchio Amn al-Dawla e, naturalmente, si ha già notizia di alcuni arrestati tra i manifestanti. Una notizia che mi ha colpito molto, invece, è stato l'annuncio, da parte dei ferrovieri, della sospensione delle proteste, considerando la crisi economica che sta attraversando il paese (pare che l'Egitto, da quando è iniziata la rivoluzione, abbia perso 100 miliardi di dollari, anche se la cifra cambia da giornale a giornale). I ferrovieri, allora, hanno promesso di rimandare le loro rivendicazioni a tempi migliori. Ma la cosa non finisce qua, perché hanno anche promesso di donare un giorno di paga in sostegno dell'economia nazionale, e sto parlando di gente che fa la fame. Gente che non ha di che vivere, sì, ma che ha grande dignità e crede nel futuro del proprio paese.