Referendum e presidenziali
Radio Beckwith evangelica

Manca poco, ormai, al referendum. L’esercito ha decretato che domani, vigilia della consultazione popolare, i mass media si astengano dal dibattere gli emendamenti costituzionali. Naturalmente, questo divieto non può riguardare le moschee e, siccome domani è venerdì, è probabile che la propaganda referendaria prosegua per bocca dei predicatori (a proposito, lo sceicco di al-Azhar e il Ministro delle Fondazioni Islamiche si recheranno, per la preghiera del venerdì, ad Atfih).

Sempre nell’ambito della propaganda referendaria, c’è anche chi dice che la questione si riassume nella scelta seguente: se hai più fiducia nella gente che nell’esercito, allora vota sì agli emendamenti, perché il passaggio di poteri sarà più veloce; se invece hai più fiducia nell’esercito che nella gente, allora vota no. Anche questo è un punto di vista…

Intanto, Ayman Nur (Partito al-Ghad) ha annunciato ufficialmente la propria candidatura alle presidenziali. Per il programma, tuttavia, si dovrà aspettare fino a dopo il referendum.

A proposito di fiducia nell’esercito, le polemiche sulle torture dei militari nel museo egizio non si placano, anche se i giornali non danno loro il giusto rilievo, impegnati come sono a non inimicarsi le forze armate. Oggi, il capo della polizia militare ha dichiarato che l’esercito non ha mai torturato nessuno, né baltagheya né semplici cittadini. Secondo lui, i video che girano su internet sono falsi e c’è qualcuno che vuole seminare zizzania tra la gente e i militari. Purtroppo, le testimonianze di torture sono sempre più diffuse e concordi. Le parole del capo della polizia militare ricordano il vecchio modo di fare delle forze di sicurezza ormai sciolte. Beh, anche i metodi di tortura sono gli stessi, dopotutto. Pertanto, la voce che si stia pensando di riutilizzare molti degli agenti del vecchio apparato di sicurezza anche nel nuovo, fa davvero rabbrividire. Al  link qui sotto potrete trovare uno dei tanti video sulle torture circolanti su internet. Raccoglie la testimonianza di una ragazza arrestata il 9 marzo dai militari e portata al Museo Egizio. Il video è sottotitolato in inglese:

Un altro argomento di grande dibattito al momento è l’arresto di una presunta spia per conto degli israeliani. E’ un cittadino giordano di 34 anni, sposato a un’egiziana, proprietario di un ditta di telecomunicazioni satellitari. Sarebbe stato arruolato dal Mossad per spiare, con l’aiuto della tecnologia a sua disposizione, le telefonate e le conversazioni di importanti personalità egiziane, oltre che le opinioni delle persone in strada. Sarebbe anche stato incaricato di tracciare una mappa della rete di distribuzione del gas verso Israele. A tale scopo, avrebbe approfittato del vuoto di sicurezza durante i giorni della rivoluzione, entrando indisturbato in Egitto per compiere la sua missione. Si pensa che nella rete spionistica siano coinvolte anche altre persone, egiziani e israeliani, ma le indagini sono appena cominciate. Casi del genere, comunque, non costituiscono una novità per l’Egitto. L’unica particolarità è che si tratta del primo caso di spionaggio israeliano del dopo-Mubarak. Inoltre, desta interesse per il legame con la questione della vendita del gas a Israele, che molti giovani della rivoluzione stanno chiedendo di sospendere (si è calcolato che l’Egitto, vendendo il gas a Israele sottocosto, avrebbe perso 17 miliardi di lire egiziane).

Gas e acqua. Attorno a queste importanti risorse si prefigura una dura battaglia. La guerra per l’acqua è particolarmente preoccupante, poiché i paesi del bacino del Nilo hanno deciso unilateralmente di rivedere il trattato sulla spartizione dell’acqua del fiume. All’Egitto spettava la quota più grande, ma ora, paesi come l’Etiopia, l’Uganda, il Burundi, ecc.,  si sono alleati per ridiscutere i diritti dell’Egitto sulle acque del Nilo. La questione è scoppiata già l’anno scorso, tuttavia non si è ancora trovata una soluzione. L’Egitto, che dipende interamente dal Nilo (non si dice forse “Egitto, dono del Nilo”?), certo non può permettere che gli si rubi l’acqua, solo che è l’ultimo a usufruirne, e se l’Etiopia, come ha di fatto annunciato, costruirà quattro dighe che ridurrano drasticamente la sua razione di acqua, che cosa farà? Vedremo se il nuovo governo saprà affrontare il problema in maniera più efficace del vecchio regime, il quale, praticamente, non ha mosso un dito.

E visto che si è parlato di referendum e di Nilo, in allegato troverete un’altra immagine della propaganda referendaria. Una barchetta, forse una feluca, veleggia sul Nilo, portando scritto sulla vela: “Egitto”. Davanti alla barchetta, il fiume si divide in due rami: su uno sta scritto “sì” e sull’altro “no”. Sotto, in basso a destra, sta scritto invece: “L’Egitto andrà fino in fondo”, sottinteso “al processo democratico”.

Manca poco, ormai, al referendum. L'esercito ha decretato che domani, vigilia della consultazione popolare, i mass media si astengano dal dibattere gli emendamenti costituzionali. Naturalmente, questo divieto non può riguardare le moschee e, siccome domani è venerdì, è probabile che la propaganda referendaria prosegua per bocca dei predicatori (a proposito, lo sceicco di al-Azhar e il Ministro delle Fondazioni Islamiche si recheranno, per la preghiera del venerdì, ad Atfih). Sempre nell'ambito della propaganda referendaria, c'è anche chi dice che la questione si riassume nella scelta seguente: se hai più fiducia nella gente che nell'esercito, allora vota sì agli emendamenti, perché il passaggio di poteri sarà più veloce; se invece hai più fiducia nell'esercito che nella gente, allora vota no. Anche questo è un punto di vista... Intanto, Ayman Nur (Partito al-Ghad) ha annunciato ufficialmente la propria candidatura alle presidenziali. Per il programma, tuttavia, si dovrà aspettare fino a dopo il referendum. A proposito di fiducia nell'esercito, le polemiche sulle torture dei militari nel museo egizio non si placano, anche se i giornali non danno loro il giusto rilievo, impegnati come sono a non inimicarsi le forze armate. Oggi, il capo della polizia militare ha dichiarato che l'esercito non ha mai torturato nessuno, né baltagheya né semplici cittadini. Secondo lui, i video che girano su internet sono falsi e c'è qualcuno che vuole seminare zizzania tra la gente e i militari. Purtroppo, le testimonianze di torture sono sempre più diffuse e concordi. Le parole del capo della polizia militare ricordano il vecchio modo di fare delle forze di sicurezza ormai sciolte. Beh, anche i metodi di tortura sono gli stessi, dopotutto. Pertanto, la voce che si stia pensando di riutilizzare molti degli agenti del vecchio apparato di sicurezza anche nel nuovo, fa davvero rabbrividire. Al  link qui sotto potrete trovare uno dei tanti video sulle torture circolanti su internet. Raccoglie la testimonianza di una ragazza arrestata il 9 marzo dai militari e portata al Museo Egizio. Il video è sottotitolato in inglese:

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=ajCe1km7UFM[/youtube]

Un altro argomento di grande dibattito al momento è l'arresto di una presunta spia per conto degli israeliani. E' un cittadino giordano di 34 anni, sposato a un'egiziana, proprietario di un ditta di telecomunicazioni satellitari. Sarebbe stato arruolato dal Mossad per spiare, con l'aiuto della tecnologia a sua disposizione, le telefonate e le conversazioni di importanti personalità egiziane, oltre che le opinioni delle persone in strada. Sarebbe anche stato incaricato di tracciare una mappa della rete di distribuzione del gas verso Israele. A tale scopo, avrebbe approfittato del vuoto di sicurezza durante i giorni della rivoluzione, entrando indisturbato in Egitto per compiere la sua missione. Si pensa che nella rete spionistica siano coinvolte anche altre persone, egiziani e israeliani, ma le indagini sono appena cominciate. Casi del genere, comunque, non costituiscono una novità per l'Egitto. L'unica particolarità è che si tratta del primo caso di spionaggio israeliano del dopo-Mubarak. Inoltre, desta interesse per il legame con la questione della vendita del gas a Israele, che molti giovani della rivoluzione stanno chiedendo di sospendere (si è calcolato che l'Egitto, vendendo il gas a Israele sottocosto, avrebbe perso 17 miliardi di lire egiziane).

Gas e acqua. Attorno a queste importanti risorse si prefigura una dura battaglia. La guerra per l'acqua è particolarmente preoccupante, poiché i paesi del bacino del Nilo hanno deciso unilateralmente di rivedere il trattato sulla spartizione dell'acqua del fiume. All'Egitto spettava la quota più grande, ma ora, paesi come l'Etiopia, l'Uganda, il Burundi, ecc.,  si sono alleati per ridiscutere i diritti dell'Egitto sulle acque del Nilo. La questione è scoppiata già l'anno scorso, tuttavia non si è ancora trovata una soluzione. L'Egitto, che dipende interamente dal Nilo (non si dice forse "Egitto, dono del Nilo"?), certo non può permettere che gli si rubi l'acqua, solo che è l'ultimo a usufruirne, e se l'Etiopia, come ha di fatto annunciato, costruirà quattro dighe che ridurrano drasticamente la sua razione di acqua, che cosa farà? Vedremo se il nuovo governo saprà affrontare il problema in maniera più efficace del vecchio regime, il quale, praticamente, non ha mosso un dito. E visto che si è parlato di referendum e di Nilo, in allegato troverete un'altra immagine della propaganda referendaria. Una barchetta, forse una feluca, veleggia sul Nilo, portando scritto sulla vela: "Egitto". Davanti alla barchetta, il fiume si divide in due rami: su uno sta scritto "sì" e sull'altro "no". Sotto, in basso a destra, sta scritto invece: "L'Egitto andrà fino in fondo", sottinteso "al processo democratico".