La giornata del referendum
Radio Beckwith evangelica

Oggi è stata una giornata memorabile per l’Egitto, già entrata nella storia del paese. I seggi hanno aperto alle 8 del mattino e da subito c’è stata un’affluenza immensa, in alcuni casi incontenibile. Se nel passato l’astensione dal voto si aggirava attorno al 90%, oggi l’affluenza è stata tale che non tutti sono riusciti a votare.

Alcuni si sono arresi dopo ora di attesa. A mezzogiorno, le urne già scoppiavano e molti seggi avevano esaurito le schede, tanto da doverne stampare in fretta delle copie aggiuntive. Del resto, questa è stata la prima consultazione elettorale in Egitto, davvero rispettosa – si pensa – della volontà popolare. Nessuno ha voluto restarne fuori, tutti erano eccitati dalla novità, soprattutto perché è stato il popolo a guadagnarsela.

Le votazioni sono state una festa, consoderato il buon umore dei votanti. Erano talmente felici di poter esprimere il proprio voto, da non preoccuparsi più, per qualche ora, del risultato finale. Una ragazza ha dichiarato: “Ho accompagnato la mia nonnina di 83 anni a votare. Era la prima volta per lei!”. Sì, perché tantissimi anziani sono andati a votare per la prima volta proprio oggi, convinti che la loro voce potesse davvero fare la differenza in questa occasione. Una signora anziana, dopo aver votato, si è persino messa a sventolare una bandiera cantando. Un anziano signore, invece, ha voluto precisare: “Questo voto non è per me, ma per i miei figli e nipoti, morti in piazza Tahrir”. Sono stati tanti, in questo giorno, a ricordare le vittime della rivoluzione, che con il loro sacrificio hanno permesso la realizzazione di questo sogno. L’euforia degli egiziani – non so come altro descriverla! – è palpabile anche a distanza. Il loro risveglio, questa mattina, ha avuto un gusto del tutto particolare.

La cosa sorprendente è stato vedere gli egiziani pazientare in fila (se penso alle lotte furibonde che ho fatto in passato per avere un visto, in mezzo a folle selvagge!), ma questa volta – come ha puntualizzato un giovane – non è la fila per il pane. E quando dico fila, intendo persone ordinatamente allineate per centinaia di metri. Se non ci credete, date un’occhiata a questo video impressionante (ed è solo uno dei tanti):

Il sole era già bollente, ma nessuno si è lamentato, anzi qualcuno ha persino commentato: “Sono qua da ore sotto il sole e l’entrata al seggio è ancora lontana, eppure mi sento così bene!”. Gli egiziani, oggi, erano felici come bambini al Luna Park!

Ogni seggio era presieduto da un giudice che controllava che ogni scheda fosse timbrata. In caso contrario, apponeva lui una firma per convalidare la scheda. Dunque, le schede erano considerate valide solo se avevano un timbro o una firma. Il votante doveva presentare la propria carta d’identità, gli scrutatori registravano i suoi dati e gli prendevano l’impronta di un polpastrello. Dopo aver imbucato la scheda nell’urna, il votante doveva immergere un dito in un inchiostro fucsia fosforescente (vedere per credere), utile a distinguere chi aveva già votato, nel caso in cui si fosse ripresentato al seggio. Dopodiché, il votante poteva uscire e allora esibiva con grande orgoglio il dito colorato. Quante foto sono state fatte di queste dita! C’è persino una pagina di Facebook che vuole raccoglierle tutte per fare una mostra. Per avere un’idea di cosa parlo, date un’occhiata alle foto che vi allego. In una c’è scritto: “Il dito della libertà”.

Polizia ed esercito hanno stazionato fuori dei seggi, disciplinando i votanti in fila. Alcuni giudici, tuttavia, non sono riusciti a raggiungere in tempo i seggi delle zone meno accessibili, soprattutto nell’Alto Egitto. In questi casi, l’esercito è stato molto utile, perché ha provveduto a trasportarli a destinazione con elicotteri. In generale, comunque, non ci sono stati interventi degni di nota da parte delle forze di sicurezza.

Gli egiziani hanno fatto valere i loro diritti anche mentre erano in fila, in attesa di votare. Il governatore di Qasr el Ayn, ad esempio, appena giunto al seggio, si è precipitato a votare passando davanti a tutti, ma le persone in fila l’hanno letteralmente cacciato via, furibonde. Anche la Guida Suprema dei Fratelli Musulmani è stato costretto a rispettare il turno, mentre alle persone anziane è stata data la precedenza. Il mufti, invece, viste le migliaia di persone in attesa davanti al suo seggio, ha preferito fare dietro front e tornare qualche ora dopo. Amr Musa, tra i primi a votare, ha insistito per fare la fila, nonostante molti sostenitori lo invitassero a passare davanti. Ha fatto bene, visto quanto è successo al governatore di Qasr al Ayn! Alcuni seggi hanno organizzato due file separate per donne e uomini, abitudine già in uso in alcune banche o in altri uffici pubblici, per evitare che le donne subiscano palpeggiamenti indesiderati. Molti, poi, hanno portato con sé i bambini, perché imparassero come si fa a votare, cosa che ha reso l’atmosfera ancora più festosa. E Mubarak? Beh, all’inizio non si è fatto vivo, tanto che girava la battuta che forse aveva dimenticato i documenti nel palazzo presidenziale, il giorno della fuga. Poi, è girata la voce che si fosse recato a votare a Sharm el Sheykh, con tutta la famiglia. Come c’era da aspettarsi, hanno tutti votato sì.

I copti sono andati a votare in massa, suore e monaci compresi, seguendo le indicazioni delle varie chiese. Anche Papa Shenouda, appena tornato dagli Stati Uniti, dove si è recato per farsi curare, è giunto a gran fatica al seggio di Shubra per votare. Rimane solo il rammarico per i 12 milioni di egiziani all’estero, ai quali non è stata data la possibilità di votare. Speriamo che sarà per la prossima volta.

Tutto sommato, se non si tiene conto di qualche confusione con le procedure, le operazioni di votazione sono andate bene, senza episodi di violenza. Per ora, non ci sono state denunce di gravi violazioni, ma è presto per dirlo, specie per i seggi dell’Alto Egitto, meno controllati mediaticamente. Tuttavia, sono purtroppo avvenuti alcuni fatti spiacevoli che hanno gettato un’ombra sulle votazioni, seppur senza intaccare il grande successo della giornata. Mohammed el Baradei, ad esempio, tornato apposta dall’India per partecipare al referendum, è stato aggredito brutalmente nel momento in cui è giunto al seggio del Moqattam. Bande di baltagheya e salafiti hanno bersagliato la sua auto con pietre, impedendogli di entrare (ha poi votato altrove). Polizia ed esercito sono intervenuti solo molto tardi, quando El Baradei era ormai andato via, per separare i baltagheya dai suoi sostenitori, tra i quali stava per esserci uno scontro diretto. El Baradei era giustamente furibondo e amareggiato, ma come al solito questo attacco è strano. L’ora di arrivo di El Baradei al seggio era stata annunciata, pertanto era possibile organizzare la sicurezza. Come mai polizia ed esercito erano latitanti?

Altra ombra sulle votazioni è stato l’arresto di Ragia Omran e di sua sorella. Ragia, avvocato in possesso di un permesso ufficiale per assistere alle operazioni del seggio, ha chiesto di poter tenere sotto controllo le procedure, ma in tutta risposta è stata arrestata, senza un motivo chiaro. Si aspettano ancora notizie sue e della sorella. Sono inoltre stati segnalati diversi tentativi di indirizzare i votanti verso una scelta precisa. I Fratelli Musulmani, in particolare, sono stati accusati di usare i vecchi metodi del Partito Nazional Democratico per convincere le persone a votare sì. Sono persino giunti a dire che votare sì era un dovere religioso. Sia il fronte del no, sia il fronte del sì, si sono impegnati fino all’ultimo a distribuire volantini, appesi anche alle porte dei seggi. In alcuni casi, ci sono stati momenti di tensione tre i due “partiti”, specie ad Alessandria, tra il movimento 6 aprile e i Fratelli Musulmani. Qualcuno, invece, ha sollevato dubbi sulla reale segretezza del voto, garantita per lo più da tende scure, appese negli angoli delle sale di votazione. Tuttavia, in molti seggi le tende mancavano e ci sono video di gente che vota direttamente sull’urna (e sotto le telecamere!).

I seggi, alla fine, sono stati chiusi alle 19, eccetto quelli in ritardo per l’iniziale assenza dei giudici, rimasti aperti fino alle 21. In realtà, i seggi hanno chiuso le porte, ma dentro c’era ancora molta gente in attesa di votare. Le operazioni di scrutinio cominceranno solo quando queste persone avranno espresso il loro voto. I risultati dovranno essere pronti al massimo in 48 ore, 72 ore per alcuni seggi. Inutile dire che i risultati sono attesi con ansia.

Nonostante alcuni episodi negativi, dunque, la giornata è stata grandiosa. Il poeta palestinese Murid al-Barghuthi, rifugiato in Egitto, ha scritto un tweet oggi: “L’Egitto ha reso il mondo più bello”. Altri la pensano così, ad esempio un egiziano che ha detto: “Sono uscito per votare sì, per paura delle conseguenze di un no, ma quel che ho visto nei seggi mi ha tranquillizzato, non importa quale sarà il risultato. Il paese è al sicuro nelle mani del popolo egiziano”. Speriamo che le sue parole siano profetiche.

Oggi è stata una giornata memorabile per l'Egitto, già entrata nella storia del paese. I seggi hanno aperto alle 8 del mattino e da subito c'è stata un'affluenza immensa, in alcuni casi incontenibile. Se nel passato l'astensione dal voto si aggirava attorno al 90%, oggi l'affluenza è stata tale che non tutti sono riusciti a votare. Alcuni si sono arresi dopo ora di attesa. A mezzogiorno, le urne già scoppiavano e molti seggi avevano esaurito le schede, tanto da doverne stampare in fretta delle copie aggiuntive. Del resto, questa è stata la prima consultazione elettorale in Egitto, davvero rispettosa - si pensa - della volontà popolare. Nessuno ha voluto restarne fuori, tutti erano eccitati dalla novità, soprattutto perché è stato il popolo a guadagnarsela. Le votazioni sono state una festa, consoderato il buon umore dei votanti. Erano talmente felici di poter esprimere il proprio voto, da non preoccuparsi più, per qualche ora, del risultato finale. Una ragazza ha dichiarato: "Ho accompagnato la mia nonnina di 83 anni a votare. Era la prima volta per lei!". Sì, perché tantissimi anziani sono andati a votare per la prima volta proprio oggi, convinti che la loro voce potesse davvero fare la differenza in questa occasione. Una signora anziana, dopo aver votato, si è persino messa a sventolare una bandiera cantando. Un anziano signore, invece, ha voluto precisare: "Questo voto non è per me, ma per i miei figli e nipoti, morti in piazza Tahrir". Sono stati tanti, in questo giorno, a ricordare le vittime della rivoluzione, che con il loro sacrificio hanno permesso la realizzazione di questo sogno. L'euforia degli egiziani - non so come altro descriverla! - è palpabile anche a distanza. Il loro risveglio, questa mattina, ha avuto un gusto del tutto particolare. La cosa sorprendente è stato vedere gli egiziani pazientare in fila (se penso alle lotte furibonde che ho fatto in passato per avere un visto, in mezzo a folle selvagge!), ma questa volta - come ha puntualizzato un giovane - non è la fila per il pane. E quando dico fila, intendo persone ordinatamente allineate per centinaia di metri. Se non ci credete, date un'occhiata a questo video impressionante (ed è solo uno dei tanti):

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=dr2VB9x35NE[/youtube]

Il sole era già bollente, ma nessuno si è lamentato, anzi qualcuno ha persino commentato: "Sono qua da ore sotto il sole e l'entrata al seggio è ancora lontana, eppure mi sento così bene!". Gli egiziani, oggi, erano felici come bambini al Luna Park! Ogni seggio era presieduto da un giudice che controllava che ogni scheda fosse timbrata. In caso contrario, apponeva lui una firma per convalidare la scheda. Dunque, le schede erano considerate valide solo se avevano un timbro o una firma. Il votante doveva presentare la propria carta d'identità, gli scrutatori registravano i suoi dati e gli prendevano l'impronta di un polpastrello. Dopo aver imbucato la scheda nell'urna, il votante doveva immergere un dito in un inchiostro fucsia fosforescente (vedere per credere), utile a distinguere chi aveva già votato, nel caso in cui si fosse ripresentato al seggio. Dopodiché, il votante poteva uscire e allora esibiva con grande orgoglio il dito colorato. Quante foto sono state fatte di queste dita! C'è persino una pagina di Facebook che vuole raccoglierle tutte per fare una mostra. Per avere un'idea di cosa parlo, date un'occhiata alle foto che vi allego. In una c'è scritto: "Il dito della libertà". Polizia ed esercito hanno stazionato fuori dei seggi, disciplinando i votanti in fila. Alcuni giudici, tuttavia, non sono riusciti a raggiungere in tempo i seggi delle zone meno accessibili, soprattutto nell'Alto Egitto. In questi casi, l'esercito è stato molto utile, perché ha provveduto a trasportarli a destinazione con elicotteri. In generale, comunque, non ci sono stati interventi degni di nota da parte delle forze di sicurezza. Gli egiziani hanno fatto valere i loro diritti anche mentre erano in fila, in attesa di votare. Il governatore di Qasr el Ayn, ad esempio, appena giunto al seggio, si è precipitato a votare passando davanti a tutti, ma le persone in fila l'hanno letteralmente cacciato via, furibonde. Anche la Guida Suprema dei Fratelli Musulmani è stato costretto a rispettare il turno, mentre alle persone anziane è stata data la precedenza. Il mufti, invece, viste le migliaia di persone in attesa davanti al suo seggio, ha preferito fare dietro front e tornare qualche ora dopo. Amr Musa, tra i primi a votare, ha insistito per fare la fila, nonostante molti sostenitori lo invitassero a passare davanti. Ha fatto bene, visto quanto è successo al governatore di Qasr al Ayn! Alcuni seggi hanno organizzato due file separate per donne e uomini, abitudine già in uso in alcune banche o in altri uffici pubblici, per evitare che le donne subiscano palpeggiamenti indesiderati. Molti, poi, hanno portato con sé i bambini, perché imparassero come si fa a votare, cosa che ha reso l'atmosfera ancora più festosa. E Mubarak? Beh, all'inizio non si è fatto vivo, tanto che girava la battuta che forse aveva dimenticato i documenti nel palazzo presidenziale, il giorno della fuga. Poi, è girata la voce che si fosse recato a votare a Sharm el Sheykh, con tutta la famiglia. Come c'era da aspettarsi, hanno tutti votato sì. I copti sono andati a votare in massa, suore e monaci compresi, seguendo le indicazioni delle varie chiese. Anche Papa Shenouda, appena tornato dagli Stati Uniti, dove si è recato per farsi curare, è giunto a gran fatica al seggio di Shubra per votare. Rimane solo il rammarico per i 12 milioni di egiziani all'estero, ai quali non è stata data la possibilità di votare. Speriamo che sarà per la prossima volta. Tutto sommato, se non si tiene conto di qualche confusione con le procedure, le operazioni di votazione sono andate bene, senza episodi di violenza. Per ora, non ci sono state denunce di gravi violazioni, ma è presto per dirlo, specie per i seggi dell'Alto Egitto, meno controllati mediaticamente. Tuttavia, sono purtroppo avvenuti alcuni fatti spiacevoli che hanno gettato un'ombra sulle votazioni, seppur senza intaccare il grande successo della giornata. Mohammed el Baradei, ad esempio, tornato apposta dall'India per partecipare al referendum, è stato aggredito brutalmente nel momento in cui è giunto al seggio del Moqattam. Bande di baltagheya e salafiti hanno bersagliato la sua auto con pietre, impedendogli di entrare (ha poi votato altrove). Polizia ed esercito sono intervenuti solo molto tardi, quando El Baradei era ormai andato via, per separare i baltagheya dai suoi sostenitori, tra i quali stava per esserci uno scontro diretto. El Baradei era giustamente furibondo e amareggiato, ma come al solito questo attacco è strano. L'ora di arrivo di El Baradei al seggio era stata annunciata, pertanto era possibile organizzare la sicurezza. Come mai polizia ed esercito erano latitanti? Altra ombra sulle votazioni è stato l'arresto di Ragia Omran e di sua sorella. Ragia, avvocato in possesso di un permesso ufficiale per assistere alle operazioni del seggio, ha chiesto di poter tenere sotto controllo le procedure, ma in tutta risposta è stata arrestata, senza un motivo chiaro. Si aspettano ancora notizie sue e della sorella. Sono inoltre stati segnalati diversi tentativi di indirizzare i votanti verso una scelta precisa. I Fratelli Musulmani, in particolare, sono stati accusati di usare i vecchi metodi del Partito Nazional Democratico per convincere le persone a votare sì. Sono persino giunti a dire che votare sì era un dovere religioso. Sia il fronte del no, sia il fronte del sì, si sono impegnati fino all'ultimo a distribuire volantini, appesi anche alle porte dei seggi. In alcuni casi, ci sono stati momenti di tensione tre i due "partiti", specie ad Alessandria, tra il movimento 6 aprile e i Fratelli Musulmani. Qualcuno, invece, ha sollevato dubbi sulla reale segretezza del voto, garantita per lo più da tende scure, appese negli angoli delle sale di votazione. Tuttavia, in molti seggi le tende mancavano e ci sono video di gente che vota direttamente sull'urna (e sotto le telecamere!). I seggi, alla fine, sono stati chiusi alle 19, eccetto quelli in ritardo per l'iniziale assenza dei giudici, rimasti aperti fino alle 21. In realtà, i seggi hanno chiuso le porte, ma dentro c'era ancora molta gente in attesa di votare. Le operazioni di scrutinio cominceranno solo quando queste persone avranno espresso il loro voto. I risultati dovranno essere pronti al massimo in 48 ore, 72 ore per alcuni seggi. Inutile dire che i risultati sono attesi con ansia. Nonostante alcuni episodi negativi, dunque, la giornata è stata grandiosa. Il poeta palestinese Murid al-Barghuthi, rifugiato in Egitto, ha scritto un tweet oggi: "L'Egitto ha reso il mondo più bello". Altri la pensano così, ad esempio un egiziano che ha detto: "Sono uscito per votare sì, per paura delle conseguenze di un no, ma quel che ho visto nei seggi mi ha tranquillizzato, non importa quale sarà il risultato. Il paese è al sicuro nelle mani del popolo egiziano". Speriamo che le sue parole siano profetiche.