Nuovo senso civico e vecchio umorismo
Radio Beckwith evangelica

Con rapidità inaspettata, i risultati del referendum sono stati proclamati questa sera, alle 19 ora egiziana, anche se già ieri notte si era capito come sarebbe andata a finire. Hanno vinto i sì agli emendamenti costituzionali con il 77%, per un numero di votanti pari a 18 milioni.

Le varie forze politiche sostenitrici del no, con grande fair play, hanno immediatamente dichiarato di accettare il voto. La coalizione dei giovani della rivoluzione, per parte sua, ha affermato di non voler tornare in piazza per protestare contro il risultato. Tutti, indistintamente, sono soddisfatti di aver superato la prima vera prova democratica del paese, da sessant’anni a questa parte. L’euforia di ieri non si è ancora spenta. Un ragazzo ha ben espresso la sua contentezza, dicendo che l’Egitto, finalmente, ha sostituito l’immagine dei carri armati, alla quale è associato da quasi due mesi, con quella delle file per votare e delle dita color fucsia. La prossima tappa, adesso, saranno le elezioni parlamentari.

Pur accettando la volontà popolare, tuttavia, è innegabile che vi sia delusione nel campo del no, con critiche anche pesanti agli avversari per il comportamento da loro tenuto in occasione del referendum. Le critiche sono rivolte soprattutto ai Fratelli Musulmani, accusati di aver pesantemente condizionato la volontà dei votanti con trucchi da vecchio regime. Hanno organizzato pulman interi per portare la gente a votare, hanno offerto zucchero e olio ai più poveri, in cambio del loro voto positivo, hanno sfruttato il sentimento religioso dei più indifesi culturalmente, dichiarando che il voto contro gli emendamenti fosse un voto contro Dio, che avrebbe portato a una nazione guidata da miscredenti, ecc. ecc. Insomma, hanno fatto una campagna aggressiva ed eticamente poco corretta. Tuttavia, non sono stati gli unici. Nemmeno le chiese cristiane sono state tenere, descrivendo i Fratelli Musulmani come demoni che non vedono l’ora di trucidare tutti i copti.

Non credo, comunque, che il voto maggioritario per il sì sia dovuto solo alla forte pressione dei Fratelli Musulmani (e del Partito Nazionale Democratico, non dimentichiamolo, che sarebbe perfettamente in grado di comprare molti voti, ma queste sono illazioni mie). Coloro che hanno votato per il sì non sono soltanto i più sprovveduti politicamente, quelli che hanno semplicemente seguito le indicazioni delle moschee (non di tutte poi). Ci sono anche alcuni giovani attivi nella rivoluzione, ad esempio. Penso che chi ha votato per il sì, l’abbia fatto per varie ragioni: la paura di un lungo vuoto istituzionale, retto solo dalle forze armate (nonostante la fiducia nell’esercito, a nessuno piace il governo militare), il desiderio di tornare presto alla stabilità e a una vita quotidiana normale, forse anche la tendenza ad accontentarsi dei risultati conseguiti, la “paura di chiedere troppo” (basto ricordare quante persone avrebbero voluto accettare l’offerta riformista di Mubarak dopo il suo primo discorso).

Sia quel che sia, è certo che questo referendum ha portato alla luce il vero problema di questa rivoluzione, forse di tutte le rivoluzioni. Quando lo scopo è ben chiaro, come la cacciata del tiranno, non ci sono dubbi, tutti sono coalizzati contro lo stesso nemico. Ma quando ci si addentra nei dettagli su come attuare la democrazia nei fatti, ad esempio nei tecnicismi degli emendamenti costituzionali, allora chi vince sono spesso coloro che sanno far presa sul lato emozionale della gente, come i Fratelli Musulmani, appunto, i quali sanno premere le leve giuste della psicologia dei più poveri. Molti esponenti del fronte del no hanno capito questo problema. Si sono resi conto di aver parlato solo con se stessi – tra se stessi – non uscendo dalla classe medio-alta, alla quale per lo più appartengono, se non a vere e proprie elite culturali. “Avremmo dovuto fare come i Fratelli Musulmani, andare a parlare con la gente porta a porta”, ha detto oggi una ragazza. Un altro giovane suggerisce, in vista delle parlamentari, di fondare una televisione per far sentire meglio le proprie idee, “come fanno i predicatori islamici!”.

Insomma, i giovani rivoluzionari sono consci del problema. Hanno già fatto tanto, ma sanno che devono lavorare di più. La volontà non manca, e se vorranno essere pronti per le prossime parlamentari, dovranno mettersi subito in moto. Ayman Nour, a proposito, ha annunciato oggi che presto renderà nota la proposta del suo partito (il Ghad) per la nuova Costituzione. Sì, perché comunque, alla fine, dovrà esserecene una nuova. Si impiegherà soltanto un tempo maggiore che aumenterà la probabilità di incontrare seri ostacoli, ad esempio il rafforzamento delle forze contro-rivoluzionarie. Ma indietro non si può tornare, queste sono le parole più ripetute ora in Egitto.

Nell’attesa, vi lascio con alcune immagini. Ce n’è una, in particolare, che oggi mi ha messo di buon umore (quella con lo sfondo nero). E’ un adesivo che la polizia di Zamalek, quartiere del Cairo, ha appiccicato sulle macchine parcheggiate in seconda fila. Dice: “Così non va! Il paese cambia e tu parcheggi in seconda fila. Comincia da te stesso!”. Nuovo senso civico e vecchio umorismo egiziano…

Con rapidità inaspettata, i risultati del referendum sono stati proclamati questa sera, alle 19 ora egiziana, anche se già ieri notte si era capito come sarebbe andata a finire. Hanno vinto i sì agli emendamenti costituzionali con il 77%, per un numero di votanti pari a 18 milioni. Le varie forze politiche sostenitrici del no, con grande fair play, hanno immediatamente dichiarato di accettare il voto. La coalizione dei giovani della rivoluzione, per parte sua, ha affermato di non voler tornare in piazza per protestare contro il risultato. Tutti, indistintamente, sono soddisfatti di aver superato la prima vera prova democratica del paese, da sessant'anni a questa parte. L'euforia di ieri non si è ancora spenta. Un ragazzo ha ben espresso la sua contentezza, dicendo che l'Egitto, finalmente, ha sostituito l'immagine dei carri armati, alla quale è associato da quasi due mesi, con quella delle file per votare e delle dita color fucsia. La prossima tappa, adesso, saranno le elezioni parlamentari. Pur accettando la volontà popolare, tuttavia, è innegabile che vi sia delusione nel campo del no, con critiche anche pesanti agli avversari per il comportamento da loro tenuto in occasione del referendum. Le critiche sono rivolte soprattutto ai Fratelli Musulmani, accusati di aver pesantemente condizionato la volontà dei votanti con trucchi da vecchio regime. Hanno organizzato pulman interi per portare la gente a votare, hanno offerto zucchero e olio ai più poveri, in cambio del loro voto positivo, hanno sfruttato il sentimento religioso dei più indifesi culturalmente, dichiarando che il voto contro gli emendamenti fosse un voto contro Dio, che avrebbe portato a una nazione guidata da miscredenti, ecc. ecc. Insomma, hanno fatto una campagna aggressiva ed eticamente poco corretta. Tuttavia, non sono stati gli unici. Nemmeno le chiese cristiane sono state tenere, descrivendo i Fratelli Musulmani come demoni che non vedono l'ora di trucidare tutti i copti. Non credo, comunque, che il voto maggioritario per il sì sia dovuto solo alla forte pressione dei Fratelli Musulmani (e del Partito Nazionale Democratico, non dimentichiamolo, che sarebbe perfettamente in grado di comprare molti voti, ma queste sono illazioni mie). Coloro che hanno votato per il sì non sono soltanto i più sprovveduti politicamente, quelli che hanno semplicemente seguito le indicazioni delle moschee (non di tutte poi). Ci sono anche alcuni giovani attivi nella rivoluzione, ad esempio. Penso che chi ha votato per il sì, l'abbia fatto per varie ragioni: la paura di un lungo vuoto istituzionale, retto solo dalle forze armate (nonostante la fiducia nell'esercito, a nessuno piace il governo militare), il desiderio di tornare presto alla stabilità e a una vita quotidiana normale, forse anche la tendenza ad accontentarsi dei risultati conseguiti, la "paura di chiedere troppo" (basto ricordare quante persone avrebbero voluto accettare l'offerta riformista di Mubarak dopo il suo primo discorso). Sia quel che sia, è certo che questo referendum ha portato alla luce il vero problema di questa rivoluzione, forse di tutte le rivoluzioni. Quando lo scopo è ben chiaro, come la cacciata del tiranno, non ci sono dubbi, tutti sono coalizzati contro lo stesso nemico. Ma quando ci si addentra nei dettagli su come attuare la democrazia nei fatti, ad esempio nei tecnicismi degli emendamenti costituzionali, allora chi vince sono spesso coloro che sanno far presa sul lato emozionale della gente, come i Fratelli Musulmani, appunto, i quali sanno premere le leve giuste della psicologia dei più poveri. Molti esponenti del fronte del no hanno capito questo problema. Si sono resi conto di aver parlato solo con se stessi - tra se stessi - non uscendo dalla classe medio-alta, alla quale per lo più appartengono, se non a vere e proprie elite culturali. "Avremmo dovuto fare come i Fratelli Musulmani, andare a parlare con la gente porta a porta", ha detto oggi una ragazza. Un altro giovane suggerisce, in vista delle parlamentari, di fondare una televisione per far sentire meglio le proprie idee, "come fanno i predicatori islamici!". Insomma, i giovani rivoluzionari sono consci del problema. Hanno già fatto tanto, ma sanno che devono lavorare di più. La volontà non manca, e se vorranno essere pronti per le prossime parlamentari, dovranno mettersi subito in moto. Ayman Nour, a proposito, ha annunciato oggi che presto renderà nota la proposta del suo partito (il Ghad) per la nuova Costituzione. Sì, perché comunque, alla fine, dovrà esserecene una nuova. Si impiegherà soltanto un tempo maggiore che aumenterà la probabilità di incontrare seri ostacoli, ad esempio il rafforzamento delle forze contro-rivoluzionarie. Ma indietro non si può tornare, queste sono le parole più ripetute ora in Egitto. Nell'attesa, vi lascio con alcune immagini. Ce n'è una, in particolare, che oggi mi ha messo di buon umore (quella con lo sfondo nero). E' un adesivo che la polizia di Zamalek, quartiere del Cairo, ha appiccicato sulle macchine parcheggiate in seconda fila. Dice: "Così non va! Il paese cambia e tu parcheggi in seconda fila. Comincia da te stesso!". Nuovo senso civico e vecchio umorismo egiziano...