Passato il referendum…
Radio Beckwith evangelica

Passata l’euforia referendaria, e mentre è ancora in corso il dibattito sul risultato, l’Egitto è ripiombato in mezzo alle agitazioni. Sono tornate le proteste e, purtroppo, anche gli incendi di oscura origine. Nella mattinata di oggi, infatti, sono scesi in piazza decine di migliaia di poliziotti che hanno organizzato una manifestazione di fronte al Ministero degli Interni, in centro città.

I poliziotti hanno chiesto l’aumento degli stipendi, l’abolizione dei tribunali militari e le dimissioni del nuovo ministro degli Interni, Mansour Essawi. Non solo, vorrebbero anche il ritorno del ministro precedente, Mahmud Wagdi. Sembrava una dimostrazione ben pianificata, che ha coinvolto anche altre province del paese. Tuttavia, nel pomeriggio, è divampato un incendio ai piani alti del Ministero, del quale, inizialmente, si è data la colpa ai dimostranti. Più tardi, però, si è chiarito che, molto probabilmente, il fuoco è stato appiccato dall’interno, anche perché i manifestanti, dal basso, non avrebbero potuto incendiare la parte superiore dell’edificio. Il reparto del Ministero colpito dall’incendio, poi, pare contenesse importanti documenti sulla sicurezza nazionale. E’ probabile, dunque, che siano tornati in azione gli incendiari di carte compromettenti per il vecchio regime. E’ già il secondo incendio al Ministero degli Internii, da quando è stato cacciato Mubarak. Questa volta, però, ci sono stati anche otto feriti. Qua sotto, il link a un video dell’incendio:

In seguito all’incendio, i poliziotti che manifestavano si sono trasferiti al palazzo della tv, dove già erano assembrati altri dimostranti (ancora i copti, credo). In questo momento sono ancora là e minacciano di fare un sit-in. C’è anche stato qualche scontro tra i manifestanti dei due gruppi, ma nulla di grave per ora. Quel che si chiede la gente, tuttavia, che notoriamente non ha alcuna simpatia per la polizia, è chi siano realmente questi manifestanti. Sono tutti poliziotti o ci sono anche dei baltagheya? E’ un’iniziativa loro, quella di chiedere il ritorno di Mahmud Wagdi, o sono stati manovrati dalla cosiddetta contro-rivoluzione? E perché l’esercito non li fa sgomberare, portandoli al Museo Egizio per torturarli, come ha fatto con i giovani di piazza Tahrir? Ahimé, non si potrà più entrare in quel museo, senza pensare automaticamente a quanti sono stati torturati lì dentro.

Ma ci sono altre proteste in corso in Egitto. Tra le tante, oggi è emersa quella delle università, i cui studenti chiedono, per lo più, le dimissioni dei rettori. Tuttavia, oggi c’è stato un caso particolare, degno di rilievo, che ha riguardato la German University in Cairo. Ebbene, gli studenti di questa università si erano organizzati per fondare una Unione Studentesca che difendesse i loro interessi, ma l’amministrazione ha reagito malissimo. Una ventina di studenti sono stati espulsi, con una comunicazione affissa sul cancello dell’università che elencava i nomi dei “puniti”. All’aumentare delle proteste studentesche, l’espulsione è diventata di massa. Gli sviluppi saranno interessanti da seguire…  E’ comunque triste constatare come, ancora una volta, i valori della democrazia occidentale, non appena alle istituzioni che la rappresentano sia data occasione di cimentarsi nei fatti, si colorino convenientemente delle tinte tiranniche locali.

Intanto, la commissione d’indagine del Consiglio per i Diritti Umani ha consegnato al Supremo Consiglio delle Forze Armate il suo rapporto sugli abusi degli apparati di sicurezza nei confronti dei manifestanti della rivoluzione. Il numero di morti accertato è di 685, mentre il numero di feriti è circa 5000. Sono anche iniziate le indagini su un presunto coinvolgimento di Mubarak nell’attentato del suo predecessore, Sadat. La questione è scoppiata dopo la recente liberazione dell’assassino dell’ex presidente. E, sempre a proposito di Mubarak, l’Unione Europea ha finalmente congelato i beni suoi, della sua famiglia e dei sui fedelissimi, in totale 19 persone. La procura militare, dal canto suo, ha incarcerato Muhammad al-Zawahiri, fratello del più noto Ayman al-Zawahiri, il numero due di al-Qaeda. al-Zawahiri era riuscito ad evadere durante la rivoluzione, ma poi è stato ricatturato.

Sul fronte politico, fonti militari hanno annunciato che le elezioni parlamentari si terranno il prossimo settembre, mentre le presidenziali avranno luogo a fine anno. Ancora nessuna notizia della dichiarazione costituzionale transitoria tanto attesa. Il Partito Nazional Democratico, nel frattempo, fa sapere di non volersi presentare alle presidenziali. Forse non ne avrà bisogno, se riuscirà a guadagnarsi seggi sufficienti in Parlamento per influenzare la scelta del candidato.

Tregua, invece, tra i Fratelli Musulmani e Papa Shenouda. Quest’ultimo, infatti, ha telefonato alla Guida Suprema Muhammad Badia per ringraziarlo del telegramma da lui inviatogli, con le felicitazioni per il suo ritorno in patria. La telefonata – evento inaudito – è stata anche l’occasione per riaffermare, da entrambe le parti, l’impegno contro le divisioni religiose.

Infine, sulla questione del gas a Israele e Giordania, il ministro del petrolio ha aggiunto oggi alle sue dichiarazioni di ieri che la priorità sarà data ai bisogni locali, poi si penserà all’esportazione. E domani riaprirà la borsa, con un contributo, da parte del governo, di 600 milioni. Qualcuno, comunque, già prevede un tracollo…

Passata l'euforia referendaria, e mentre è ancora in corso il dibattito sul risultato, l'Egitto è ripiombato in mezzo alle agitazioni. Sono tornate le proteste e, purtroppo, anche gli incendi di oscura origine. Nella mattinata di oggi, infatti, sono scesi in piazza decine di migliaia di poliziotti che hanno organizzato una manifestazione di fronte al Ministero degli Interni, in centro città. I poliziotti hanno chiesto l'aumento degli stipendi, l'abolizione dei tribunali militari e le dimissioni del nuovo ministro degli Interni, Mansour Essawi. Non solo, vorrebbero anche il ritorno del ministro precedente, Mahmud Wagdi. Sembrava una dimostrazione ben pianificata, che ha coinvolto anche altre province del paese. Tuttavia, nel pomeriggio, è divampato un incendio ai piani alti del Ministero, del quale, inizialmente, si è data la colpa ai dimostranti. Più tardi, però, si è chiarito che, molto probabilmente, il fuoco è stato appiccato dall'interno, anche perché i manifestanti, dal basso, non avrebbero potuto incendiare la parte superiore dell'edificio. Il reparto del Ministero colpito dall'incendio, poi, pare contenesse importanti documenti sulla sicurezza nazionale. E' probabile, dunque, che siano tornati in azione gli incendiari di carte compromettenti per il vecchio regime. E' già il secondo incendio al Ministero degli Internii, da quando è stato cacciato Mubarak. Questa volta, però, ci sono stati anche otto feriti. Qua sotto, il link a un video dell'incendio:

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In seguito all'incendio, i poliziotti che manifestavano si sono trasferiti al palazzo della tv, dove già erano assembrati altri dimostranti (ancora i copti, credo). In questo momento sono ancora là e minacciano di fare un sit-in. C'è anche stato qualche scontro tra i manifestanti dei due gruppi, ma nulla di grave per ora. Quel che si chiede la gente, tuttavia, che notoriamente non ha alcuna simpatia per la polizia, è chi siano realmente questi manifestanti. Sono tutti poliziotti o ci sono anche dei baltagheya? E' un'iniziativa loro, quella di chiedere il ritorno di Mahmud Wagdi, o sono stati manovrati dalla cosiddetta contro-rivoluzione? E perché l'esercito non li fa sgomberare, portandoli al Museo Egizio per torturarli, come ha fatto con i giovani di piazza Tahrir? Ahimé, non si potrà più entrare in quel museo, senza pensare automaticamente a quanti sono stati torturati lì dentro. Ma ci sono altre proteste in corso in Egitto. Tra le tante, oggi è emersa quella delle università, i cui studenti chiedono, per lo più, le dimissioni dei rettori. Tuttavia, oggi c'è stato un caso particolare, degno di rilievo, che ha riguardato la German University in Cairo. Ebbene, gli studenti di questa università si erano organizzati per fondare una Unione Studentesca che difendesse i loro interessi, ma l'amministrazione ha reagito malissimo. Una ventina di studenti sono stati espulsi, con una comunicazione affissa sul cancello dell'università che elencava i nomi dei "puniti". All'aumentare delle proteste studentesche, l'espulsione è diventata di massa. Gli sviluppi saranno interessanti da seguire...  E' comunque triste constatare come, ancora una volta, i valori della democrazia occidentale, non appena alle istituzioni che la rappresentano sia data occasione di cimentarsi nei fatti, si colorino convenientemente delle tinte tiranniche locali. Intanto, la commissione d'indagine del Consiglio per i Diritti Umani ha consegnato al Supremo Consiglio delle Forze Armate il suo rapporto sugli abusi degli apparati di sicurezza nei confronti dei manifestanti della rivoluzione. Il numero di morti accertato è di 685, mentre il numero di feriti è circa 5000. Sono anche iniziate le indagini su un presunto coinvolgimento di Mubarak nell'attentato del suo predecessore, Sadat. La questione è scoppiata dopo la recente liberazione dell'assassino dell'ex presidente. E, sempre a proposito di Mubarak, l'Unione Europea ha finalmente congelato i beni suoi, della sua famiglia e dei sui fedelissimi, in totale 19 persone. La procura militare, dal canto suo, ha incarcerato Muhammad al-Zawahiri, fratello del più noto Ayman al-Zawahiri, il numero due di al-Qaeda. al-Zawahiri era riuscito ad evadere durante la rivoluzione, ma poi è stato ricatturato. Sul fronte politico, fonti militari hanno annunciato che le elezioni parlamentari si terranno il prossimo settembre, mentre le presidenziali avranno luogo a fine anno. Ancora nessuna notizia della dichiarazione costituzionale transitoria tanto attesa. Il Partito Nazional Democratico, nel frattempo, fa sapere di non volersi presentare alle presidenziali. Forse non ne avrà bisogno, se riuscirà a guadagnarsi seggi sufficienti in Parlamento per influenzare la scelta del candidato. Tregua, invece, tra i Fratelli Musulmani e Papa Shenouda. Quest'ultimo, infatti, ha telefonato alla Guida Suprema Muhammad Badia per ringraziarlo del telegramma da lui inviatogli, con le felicitazioni per il suo ritorno in patria. La telefonata - evento inaudito - è stata anche l'occasione per riaffermare, da entrambe le parti, l'impegno contro le divisioni religiose. Infine, sulla questione del gas a Israele e Giordania, il ministro del petrolio ha aggiunto oggi alle sue dichiarazioni di ieri che la priorità sarà data ai bisogni locali, poi si penserà all'esportazione. E domani riaprirà la borsa, con un contributo, da parte del governo, di 600 milioni. Qualcuno, comunque, già prevede un tracollo...