40 giorni dopo la rivoluzione
Radio Beckwith evangelica

Il Consiglio Militare, qualche ora fa, ha incontrato i rappresentanti della Coalizione e dell’Unione dei Giovani della Rivoluzione. Molti sono stati i punti in discussione, a cominciare dall’interferenza religiosa nella politica, in occasione dello scorso referendum. L’esercito ha condannato questa interferenza, promettendo che in futuro si intraprenderanno delle misure per impedire che si ripeta.

L’esercito ha poi rassicurato i giovani che la Costituzione del 1971 non tornerà in auge e che il prossimo Presidente della Repubblica riceverà nelle sue mani un paese laico e democratico. La prevista dichiarazione costituzionale, inoltre, cancellerà molti emendamenti tra quelli considerati responsabili di creare una dittatura del Presidente.

I giovani hanno chiesto all’esercito che il Partito Nazional Democratico venga “congelato” per almeno un anno, tuttavia i militari hanno risposto che tale passo non spetta a loro, bensì alla magistratura, e se questa emanerà una sentenza in tal senso, le forze armate la renderanno immediatamente effettiva. Stesso discorso sulla mancata carcerazione di Zakariya Azmi (ex capo dell’Ufficio di Presidenza), Safwat el-Sherif (ex presidente della Shura) e Fathi Sorour (ex presidente della Camera): l’esercito ha detto cheè compito della magistratura indagare in piena libertà.

Per quanro riguarda la scottante questione dei tribunali militari, l’esercito ha affermato che essi svolgono solo processi di baltagheya. Secondo loro, nessun attivista politico è presente, al momento, nelle loro prigioni. Naturalmente, gli attivisti raccontano tutta un’altra storia…
Alla richiesta dei giovani che il nuovo apparato di stato, preposto alla sicurezza nazionale, venga controllato dal Parlamento e dai giudici, l’esercito ha risposto che il vecchio Amn al-Dawla non sarà ricostituito, tuttavia nessun paese può essere privo di un organismo di sicurezza, specializzato nella lotta al terrorismo.  La nuova Sicurezza Nazionale, sempre secondo l’esercito, non si occuperà di politica, né interferirà con le libertà dei cittadini. L’esercito non ha però menzionato quale sarà il destino degli ex agenti del vecchio Amn al-Dawla, se saranno riassorbiti dal nuovo organismo oppure no, specie quelli (praticamente tutti, in realtà) macchiatisi di pesanti crimini contro l’integrità fisica e psicologica dei detenuti (illegalmente, tra l’altro).

I giovani, quindi, hanno riferito al Consiglio Militare le proprie proposte in ambito economico, sociale (introduzione di un salario minimo e massimo), politico, su come incrementare il turismo, su come prevenire il conflitto religioso e su come organizzare le prossime elezioni (no al giorno unico per votare, presenza di osservatori internazionali oltre ai giudici, diritto di voto agli egiziani all’estero).
Infine, l’esercito ha ribadito il diritto di tutti a manifestare pacificamente, confermando tuttavia che gli atti dibaltaga saranno severamente puniti, anche con la pena di morte. Tutto sta a definire chi sono i baltagheya

Quest’ultima affermazione sul diritto di manifestare suona particolarmente ironica, perché, mentre si è svolto questo incontro tra l’esercito e i giovani della rivoluzione, il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge che dichiara illegali scioperi e manifestazioni, nel caso in cui causino il blocco delle attività di enti pubblici e privati. Tale disegno di legge mira a porre un freno all’ondata di manifestazioni di categoria che invade il paese, tuttavia lascia abbastanza sconcertati. La violazione di questa legge comporterebbe addirittura l’arresto o un’ammenda di mezzo milione di pound (più di 60000 euro)! E bisogna considerare anche che le leggi d’emergenza sono ancora in vigore, cosa per nulla rassicurante. E’ inutile dire che i primi commenti sono negativi. C’è già chi dice che oggi è finita la rivoluzione egiziana. Oltretutto, il primo ministro Sharaf è lo stesso che è sceso in piazza contro Mubarak e, assumendo il suo incarico, ha giurato di fronte alla folla di piazza Tahrir. I giovani, che hanno già perso la fiducia nell’esercito, adesso si sentono traditi anche dal governo di loro scelta. Naturalmente, è necessario capire un po’ meglio la legge prima di giudicare, ma il clima, tra i giovani rivoluzionari, è molto nervoso. Sono sconcertati e arrabbiati.

Il Consiglio dei Ministri ha anche approvato l’emendamento della Legge 40 del 1977 sulla costituzione dei partiti, che ora sarà possibile creare con una semplice notifica a una commissione giudiziaria (si attendono dettagli anche su questo). Ma, nel frattempo, la gente si chiede con apprensione crescente: dov’è la promessa dichiarazione costituzionale che doveva essere emanata 48 ore dopo il referendum? Ci sono notizie, ancora non sicure, che l’annuncio avverrà oggi. Poi, vedremo.

Con questo aggiornamento, vi saluto per alcuni giorni, perché sarò in viaggio. Sono stata gentilmente invitata dalla rete di donne luterane a tenere un seminario e una conferenza sull’islam, la cultura araba e il Corano. Dunque non avrò la possibilità di scrivere la newsletter per qualche giorno, ma tornerò quanto prima con un resoconto delle “puntate” perse.

Il Consiglio Militare, qualche ora fa, ha incontrato i rappresentanti della Coalizione e dell'Unione dei Giovani della Rivoluzione. Molti sono stati i punti in discussione, a cominciare dall'interferenza religiosa nella politica, in occasione dello scorso referendum. L'esercito ha condannato questa interferenza, promettendo che in futuro si intraprenderanno delle misure per impedire che si ripeta. L'esercito ha poi rassicurato i giovani che la Costituzione del 1971 non tornerà in auge e che il prossimo Presidente della Repubblica riceverà nelle sue mani un paese laico e democratico. La prevista dichiarazione costituzionale, inoltre, cancellerà molti emendamenti tra quelli considerati responsabili di creare una dittatura del Presidente. I giovani hanno chiesto all'esercito che il Partito Nazional Democratico venga "congelato" per almeno un anno, tuttavia i militari hanno risposto che tale passo non spetta a loro, bensì alla magistratura, e se questa emanerà una sentenza in tal senso, le forze armate la renderanno immediatamente effettiva. Stesso discorso sulla mancata carcerazione di Zakariya Azmi (ex capo dell'Ufficio di Presidenza), Safwat el-Sherif (ex presidente della Shura) e Fathi Sorour (ex presidente della Camera): l'esercito ha detto cheè compito della magistratura indagare in piena libertà. Per quanro riguarda la scottante questione dei tribunali militari, l'esercito ha affermato che essi svolgono solo processi di baltagheya. Secondo loro, nessun attivista politico è presente, al momento, nelle loro prigioni. Naturalmente, gli attivisti raccontano tutta un'altra storia... Alla richiesta dei giovani che il nuovo apparato di stato, preposto alla sicurezza nazionale, venga controllato dal Parlamento e dai giudici, l'esercito ha risposto che il vecchio Amn al-Dawla non sarà ricostituito, tuttavia nessun paese può essere privo di un organismo di sicurezza, specializzato nella lotta al terrorismo.  La nuova Sicurezza Nazionale, sempre secondo l'esercito, non si occuperà di politica, né interferirà con le libertà dei cittadini. L'esercito non ha però menzionato quale sarà il destino degli ex agenti del vecchio Amn al-Dawla, se saranno riassorbiti dal nuovo organismo oppure no, specie quelli (praticamente tutti, in realtà) macchiatisi di pesanti crimini contro l'integrità fisica e psicologica dei detenuti (illegalmente, tra l'altro). I giovani, quindi, hanno riferito al Consiglio Militare le proprie proposte in ambito economico, sociale (introduzione di un salario minimo e massimo), politico, su come incrementare il turismo, su come prevenire il conflitto religioso e su come organizzare le prossime elezioni (no al giorno unico per votare, presenza di osservatori internazionali oltre ai giudici, diritto di voto agli egiziani all'estero). Infine, l'esercito ha ribadito il diritto di tutti a manifestare pacificamente, confermando tuttavia che gli atti dibaltaga saranno severamente puniti, anche con la pena di morte. Tutto sta a definire chi sono i baltagheya... Quest'ultima affermazione sul diritto di manifestare suona particolarmente ironica, perché, mentre si è svolto questo incontro tra l'esercito e i giovani della rivoluzione, il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge che dichiara illegali scioperi e manifestazioni, nel caso in cui causino il blocco delle attività di enti pubblici e privati. Tale disegno di legge mira a porre un freno all'ondata di manifestazioni di categoria che invade il paese, tuttavia lascia abbastanza sconcertati. La violazione di questa legge comporterebbe addirittura l'arresto o un'ammenda di mezzo milione di pound (più di 60000 euro)! E bisogna considerare anche che le leggi d'emergenza sono ancora in vigore, cosa per nulla rassicurante. E' inutile dire che i primi commenti sono negativi. C'è già chi dice che oggi è finita la rivoluzione egiziana. Oltretutto, il primo ministro Sharaf è lo stesso che è sceso in piazza contro Mubarak e, assumendo il suo incarico, ha giurato di fronte alla folla di piazza Tahrir. I giovani, che hanno già perso la fiducia nell'esercito, adesso si sentono traditi anche dal governo di loro scelta. Naturalmente, è necessario capire un po' meglio la legge prima di giudicare, ma il clima, tra i giovani rivoluzionari, è molto nervoso. Sono sconcertati e arrabbiati. Il Consiglio dei Ministri ha anche approvato l'emendamento della Legge 40 del 1977 sulla costituzione dei partiti, che ora sarà possibile creare con una semplice notifica a una commissione giudiziaria (si attendono dettagli anche su questo). Ma, nel frattempo, la gente si chiede con apprensione crescente: dov'è la promessa dichiarazione costituzionale che doveva essere emanata 48 ore dopo il referendum? Ci sono notizie, ancora non sicure, che l'annuncio avverrà oggi. Poi, vedremo. Con questo aggiornamento, vi saluto per alcuni giorni, perché sarò in viaggio. Sono stata gentilmente invitata dalla rete di donne luterane a tenere un seminario e una conferenza sull'islam, la cultura araba e il Corano. Dunque non avrò la possibilità di scrivere la newsletter per qualche giorno, ma tornerò quanto prima con un resoconto delle "puntate" perse.