Gli emendamenti alla legge di formazione dei partiti
Radio Beckwith evangelica

La scena egiziana continua a essere ricca di avvenimenti importanti e certo non annoia. La notizia di rilievo delle ultime ore è l’annuncio, da parte dell’esercito, di ulteriori emendamenti alla legge sulla formazione dei partiti. I nuovi partiti, dunque, dovranno sottostare a precise condizioni, che riassumo qui sotto:

– il nome del nuovo partito non dovrà essere né uguale né simile a quello di un partito già esistente
– il programma e le attività del partito dovranno essere pienamente compatibili con la Costituzione e non minacciare sicurezza e unità nazionale
– nessun partito potrà essere a base religiosa, etnica, linguistica, sessuale, ecc.
– il partito non dovrà ospitare al suo interno alcuna organizzazione militare o para-militare
– non dovrà essere il ramo locale di un partito straniero
– dovrà esserci totale trasparenza sui principi che lo ispirano, sui suoi scopi, sulle sue modalità di azione, sulla sua struttura interna, sui mezzi adoperati nella sua attività politica e sulle fonti di finanziamento
– i responsabili del partito dovranno essere egiziani, o naturalizzati egiziani da almeno 5 anni, mentre il fondatore di un partito dovrà avere padre egiziano (punto estremamente discusso!)

Per fondare un nuovo partito, poi, si dovrà inviare una semplice notifica a un’apposita commissione di giudici, allegando 5000 firme e tutta la documentazione necessaria relativa ai punti elencati sopra. Se la commissione non solleva obiezioni entro 30 giorni dalla notifica, il partito è considerato ammesso. Il finanziamento pubblico ai partiti è abolito. Si apre, pertanto, ufficialmente la corsa alla creazione di nuovi partiti, in vista delle elezioni parlamentari di settembre. L’esercito ha inoltre annunciato che, prima delle elezioni, saranno finalmente abolite – si spera – le leggi di emergenza.

Mentre si attendono una serie di emendamenti anche per i giornali nazionali, previsti fra qualche giorno, il paese è immerso nel dibattito a tutti i livelli. Si va delinenando, ad esempio, una coalizione tra il Wafd (il partito liberale), il Ghad (il partito di Ayman Nour, già candidatosi contro Mubarak alle elezioni del 2005 e poi incarcerato) e il Fronte Democratico. Questi tre partiti stanno studiando la possibilità di presentare una lista unificata alle prossime elezioni parlamentari, con l’eventualità di allargare la coalizione anche ai nasseriani e alla sinistra. Inoltre, la neonata coalizione si è anche detta sicura della collaborazione dei Fratelli Musulmani, poiché, come ha affermato Ramy Lakah, rappresentante del Wafd, la Fratellanza è sostanzialmente un gruppo liberale che opera in un quadro di riferimento islamico. Del resto, i Fratelli Musulmani, che non intendono presentare un loro candidato alla Presidenza, hanno annunciato il loro sostegno a El Baradei, mossa che – qualcuno ha sarcasticamente commentato – danneggerà non poco l’ex presidente dell’AIEA.

I Fratelli Musulmani, tuttavia, continuano a navigare in acque agitate. Ormai pare chiaro che, oltre al già annunciato partito Libertà e Giustizia, ne sorgeranno altri dalle fila del movimento, ad esempio il partito Nahdat Misr (Rinascita dell’Egitto). Leader di questo partito dovrebbe essere Abdel Moneim Abul Futuh, medico che rappresenta la corrente progressista della generazione “di mezzo” della Fratellanza (oggi era girata la notizia che avesse dato le dimissioni, ma poi è stata smentita). Si discute molto anche di quale relazione debba esserci tra il movimento e tutti questi partiti, soprattutto Libertà e Giustizia, dato che sarà l’organo politico più rappresentativo dei Fratelli Musulmani. Chiaramente, questi partiti non potranno essere di tipo religioso, visto che la legge non lo permette, né la Fratellanza sembra orientata in tal senso.

Ultimamente, ci sono stati problemi anche per la Guida Suprema dei Fratelli Musulmani. La domenica scorsa, infatti, qualcuno ha fatto irruzione nella sua villa, portando via documenti importanti, di cui si ignora la natura. La Guida ha accusato del furto due ufficiali dello Amn al-Dawla, l’odioso apparato di sicurezza nazionale, sciolto da poco. Evidentemente, la guerra dei documenti scottanti è tutt’altro che conclusa.

I salafiti, invece, dopo aver tenuto le distanze dalla rivoluzione del 25 gennaio, alla quale non hanno partecipato, hanno ormai pienamente riconosciuto la sua legittimità. Non solo. Si sono buttati a capofitto nell’arena politica, lottando contro qualsiasi tentativo di stabilire uno stato laico e pronunciandosi chiaramente, con parole e atti, contro la proposta di abolire l’articolo 2 della Costituzione che sancisce l’islam come religione di stato. I salafiti non riscuotono molte simpatie tra la popolazione, ma fanno paura. Ieri, ad esempio, girava voce che, in una delle province del Cairo, i salafiti avessero annunciato una campagna di aggressioni contro le donne non velate. La notizia si è poi rivelata falsa, ma è un esempio della fama che i salafiti si sono fatti (del resto, la notizia del taglio di un orecchio ad un ragazzo copto è del tutto vera, purtroppo). La cosa paradossale è che i salafiti sono stati usati dal vecchio regime per indebolire i Fratelli Musulmani, come già i Fratelli Musulmani erano stati usati da Sadat per contrastare i comunisti. Mubarak (lo stesso che si dichiarava unico baluardo in Medio Oriente contro il fondamentalismo islamico, con il beneplacito dell’Occidente) aveva dato loro un discreto spazio, consentendo loro di gestire diverse moschee e di manifestare contro i cristiani. E adesso, sebbene siano largamente minoritari nel paese, ancor più dei Fratelli Musulmani, sono in grado di creare molte tensioni.

Sempre in ambito islamico, oggi si è aggiunta una nuova candidatura alla Presidenza della Repubblica, quella di Magdi Hussein, Segretario Generale del Partito Laburista Islamico, dichiarato fuori legge nell’era Mubarak. Anche Hussein, come chiunque l’ha preceduto, ha definito la sua discesa in campo come un “dovere patriottico”.

I giovani della rivoluzione, intanto, dicono di rimpiangere i giorni di piazza Tahrir, quando le cose erano “facili”. Non sono mai stati degli ingenui, per carità. Hanno sempre saputo quali problemi avrebbero dovuto affrontare dopo la caduta di Mubarak. Tuttavia, in questo momento, hanno bisogno più che mai di recuperare lo spirito di Tahrir, o per lo meno di rinvigorirlo. Di conseguenza, è già stata annunciata, per venerdì 1 aprile, un’altra Manifestazione del Milione. Di nuovo in piazza Tahrir, dunque! Ma chissà come reagirà l’esercito ora, dopo la proposta di una legge contro le manifestazioni e gli scioperi. I giovani, tuttavia, annunciando quel che è già stato chiamato “il venerdì del salvataggio della rivoluzione” – non poteva certo mancare il nome! – hanno messo bene in chiaro che “la gente, unita, non chiede, bensì decide”.

Gli scioperi e le manifestazioni di categoria, invece, sono in diminuzione, al contrario delle dimostrazioni studentesche. Infatti, si continua a chiedere con insistenza le dimissioni dei vertici amminisitrativi delle università, ritenuti collusi con il vecchio regime. I giovani della rivoluzione, inoltre, insistono nel chiedere – invano – il processo di Mubarak e di altri esponenti del PND. Da giorni girano voci che il mancato processo di tali personaggi sia dovuto all’interferenza dell’Arabia Saudita e di altri paesi del Golfo, i quali avrebbero minacciato, nel caso di un processo a Mubarak, di espellere tutti i lavoratori egiziani – e sono tanti! – dal loro territorio. Se confermato, sarebbe un vero colpo basso per la rivoluzione.

Il governo transitorio, intanto, riscuote il suo primo successo in campo diplomatico, riuscendo a impedire la sospensione dell’Egitto dall’Unione Africana, motivata da un “trasferimento di poteri incostituzionale”, bella perifrasi per rivoluzione.

La borsa, invece, continua a dare soddisfazione, recuperando le perdite dei giorni scorsi, e gli egiziani sognano. Un gruppo di giovani, addirittura, ha lanciato una campagna su Facebook per raggiungere, nell’arco di due anni, l’autosufficienza nella coltivazione del grano. Un modo, secondo questi giovani, di coinvolgere pienamente i contadini nella rivoluzione di tutti gli egiziani. Certo, ci sono tantissimi fattori negativi che minacciano il futuro economico dell’Egitto. Da solo non potrà farcela e chi mai avrà la volontà di aiutarlo? Eppure, gli egiziani ci credono davvero, e questa convinzione, mista a testardaggine e orgoglio nazionale, può contribuire a far loro percorrere una lunga strada. Glielo auguro di cuore.

Ma nel subbuglio delle infinite trasformazioni dell’Egitto, tuttavia, nessuno ha dimenticato che oggi sarebbe stato il compleanno di Muhammad Bu Azizi, il giovane tunisino che, dandosi fuoco, ha incendiato tutto il Medio Oriente con le rivoluzioni arabe. Oggi, i giovani egiziani gli hanno rivolto un pensiero particolare.

La scena egiziana continua a essere ricca di avvenimenti importanti e certo non annoia. La notizia di rilievo delle ultime ore è l'annuncio, da parte dell'esercito, di ulteriori emendamenti alla legge sulla formazione dei partiti. I nuovi partiti, dunque, dovranno sottostare a precise condizioni, che riassumo qui sotto: - il nome del nuovo partito non dovrà essere né uguale né simile a quello di un partito già esistente - il programma e le attività del partito dovranno essere pienamente compatibili con la Costituzione e non minacciare sicurezza e unità nazionale - nessun partito potrà essere a base religiosa, etnica, linguistica, sessuale, ecc. - il partito non dovrà ospitare al suo interno alcuna organizzazione militare o para-militare - non dovrà essere il ramo locale di un partito straniero - dovrà esserci totale trasparenza sui principi che lo ispirano, sui suoi scopi, sulle sue modalità di azione, sulla sua struttura interna, sui mezzi adoperati nella sua attività politica e sulle fonti di finanziamento - i responsabili del partito dovranno essere egiziani, o naturalizzati egiziani da almeno 5 anni, mentre il fondatore di un partito dovrà avere padre egiziano (punto estremamente discusso!) Per fondare un nuovo partito, poi, si dovrà inviare una semplice notifica a un'apposita commissione di giudici, allegando 5000 firme e tutta la documentazione necessaria relativa ai punti elencati sopra. Se la commissione non solleva obiezioni entro 30 giorni dalla notifica, il partito è considerato ammesso. Il finanziamento pubblico ai partiti è abolito. Si apre, pertanto, ufficialmente la corsa alla creazione di nuovi partiti, in vista delle elezioni parlamentari di settembre. L'esercito ha inoltre annunciato che, prima delle elezioni, saranno finalmente abolite - si spera - le leggi di emergenza. Mentre si attendono una serie di emendamenti anche per i giornali nazionali, previsti fra qualche giorno, il paese è immerso nel dibattito a tutti i livelli. Si va delinenando, ad esempio, una coalizione tra il Wafd (il partito liberale), il Ghad (il partito di Ayman Nour, già candidatosi contro Mubarak alle elezioni del 2005 e poi incarcerato) e il Fronte Democratico. Questi tre partiti stanno studiando la possibilità di presentare una lista unificata alle prossime elezioni parlamentari, con l'eventualità di allargare la coalizione anche ai nasseriani e alla sinistra. Inoltre, la neonata coalizione si è anche detta sicura della collaborazione dei Fratelli Musulmani, poiché, come ha affermato Ramy Lakah, rappresentante del Wafd, la Fratellanza è sostanzialmente un gruppo liberale che opera in un quadro di riferimento islamico. Del resto, i Fratelli Musulmani, che non intendono presentare un loro candidato alla Presidenza, hanno annunciato il loro sostegno a El Baradei, mossa che - qualcuno ha sarcasticamente commentato - danneggerà non poco l'ex presidente dell'AIEA. I Fratelli Musulmani, tuttavia, continuano a navigare in acque agitate. Ormai pare chiaro che, oltre al già annunciato partito Libertà e Giustizia, ne sorgeranno altri dalle fila del movimento, ad esempio il partito Nahdat Misr (Rinascita dell'Egitto). Leader di questo partito dovrebbe essere Abdel Moneim Abul Futuh, medico che rappresenta la corrente progressista della generazione "di mezzo" della Fratellanza (oggi era girata la notizia che avesse dato le dimissioni, ma poi è stata smentita). Si discute molto anche di quale relazione debba esserci tra il movimento e tutti questi partiti, soprattutto Libertà e Giustizia, dato che sarà l'organo politico più rappresentativo dei Fratelli Musulmani. Chiaramente, questi partiti non potranno essere di tipo religioso, visto che la legge non lo permette, né la Fratellanza sembra orientata in tal senso. Ultimamente, ci sono stati problemi anche per la Guida Suprema dei Fratelli Musulmani. La domenica scorsa, infatti, qualcuno ha fatto irruzione nella sua villa, portando via documenti importanti, di cui si ignora la natura. La Guida ha accusato del furto due ufficiali dello Amn al-Dawla, l'odioso apparato di sicurezza nazionale, sciolto da poco. Evidentemente, la guerra dei documenti scottanti è tutt'altro che conclusa. I salafiti, invece, dopo aver tenuto le distanze dalla rivoluzione del 25 gennaio, alla quale non hanno partecipato, hanno ormai pienamente riconosciuto la sua legittimità. Non solo. Si sono buttati a capofitto nell'arena politica, lottando contro qualsiasi tentativo di stabilire uno stato laico e pronunciandosi chiaramente, con parole e atti, contro la proposta di abolire l'articolo 2 della Costituzione che sancisce l'islam come religione di stato. I salafiti non riscuotono molte simpatie tra la popolazione, ma fanno paura. Ieri, ad esempio, girava voce che, in una delle province del Cairo, i salafiti avessero annunciato una campagna di aggressioni contro le donne non velate. La notizia si è poi rivelata falsa, ma è un esempio della fama che i salafiti si sono fatti (del resto, la notizia del taglio di un orecchio ad un ragazzo copto è del tutto vera, purtroppo). La cosa paradossale è che i salafiti sono stati usati dal vecchio regime per indebolire i Fratelli Musulmani, come già i Fratelli Musulmani erano stati usati da Sadat per contrastare i comunisti. Mubarak (lo stesso che si dichiarava unico baluardo in Medio Oriente contro il fondamentalismo islamico, con il beneplacito dell'Occidente) aveva dato loro un discreto spazio, consentendo loro di gestire diverse moschee e di manifestare contro i cristiani. E adesso, sebbene siano largamente minoritari nel paese, ancor più dei Fratelli Musulmani, sono in grado di creare molte tensioni. Sempre in ambito islamico, oggi si è aggiunta una nuova candidatura alla Presidenza della Repubblica, quella di Magdi Hussein, Segretario Generale del Partito Laburista Islamico, dichiarato fuori legge nell'era Mubarak. Anche Hussein, come chiunque l'ha preceduto, ha definito la sua discesa in campo come un "dovere patriottico". I giovani della rivoluzione, intanto, dicono di rimpiangere i giorni di piazza Tahrir, quando le cose erano "facili". Non sono mai stati degli ingenui, per carità. Hanno sempre saputo quali problemi avrebbero dovuto affrontare dopo la caduta di Mubarak. Tuttavia, in questo momento, hanno bisogno più che mai di recuperare lo spirito di Tahrir, o per lo meno di rinvigorirlo. Di conseguenza, è già stata annunciata, per venerdì 1 aprile, un'altra Manifestazione del Milione. Di nuovo in piazza Tahrir, dunque! Ma chissà come reagirà l'esercito ora, dopo la proposta di una legge contro le manifestazioni e gli scioperi. I giovani, tuttavia, annunciando quel che è già stato chiamato "il venerdì del salvataggio della rivoluzione" - non poteva certo mancare il nome! - hanno messo bene in chiaro che "la gente, unita, non chiede, bensì decide". Gli scioperi e le manifestazioni di categoria, invece, sono in diminuzione, al contrario delle dimostrazioni studentesche. Infatti, si continua a chiedere con insistenza le dimissioni dei vertici amminisitrativi delle università, ritenuti collusi con il vecchio regime. I giovani della rivoluzione, inoltre, insistono nel chiedere - invano - il processo di Mubarak e di altri esponenti del PND. Da giorni girano voci che il mancato processo di tali personaggi sia dovuto all'interferenza dell'Arabia Saudita e di altri paesi del Golfo, i quali avrebbero minacciato, nel caso di un processo a Mubarak, di espellere tutti i lavoratori egiziani - e sono tanti! - dal loro territorio. Se confermato, sarebbe un vero colpo basso per la rivoluzione. Il governo transitorio, intanto, riscuote il suo primo successo in campo diplomatico, riuscendo a impedire la sospensione dell'Egitto dall'Unione Africana, motivata da un "trasferimento di poteri incostituzionale", bella perifrasi per rivoluzione. La borsa, invece, continua a dare soddisfazione, recuperando le perdite dei giorni scorsi, e gli egiziani sognano. Un gruppo di giovani, addirittura, ha lanciato una campagna su Facebook per raggiungere, nell'arco di due anni, l'autosufficienza nella coltivazione del grano. Un modo, secondo questi giovani, di coinvolgere pienamente i contadini nella rivoluzione di tutti gli egiziani. Certo, ci sono tantissimi fattori negativi che minacciano il futuro economico dell'Egitto. Da solo non potrà farcela e chi mai avrà la volontà di aiutarlo? Eppure, gli egiziani ci credono davvero, e questa convinzione, mista a testardaggine e orgoglio nazionale, può contribuire a far loro percorrere una lunga strada. Glielo auguro di cuore. Ma nel subbuglio delle infinite trasformazioni dell'Egitto, tuttavia, nessuno ha dimenticato che oggi sarebbe stato il compleanno di Muhammad Bu Azizi, il giovane tunisino che, dandosi fuoco, ha incendiato tutto il Medio Oriente con le rivoluzioni arabe. Oggi, i giovani egiziani gli hanno rivolto un pensiero particolare.