Dialoghi e riconciliazioni
Radio Beckwith evangelica

Ieri ho parlato dell’iniziativa del governo di aprire un dialogo nazionale su vari argomenti e oggi ho cercato di capire meglio di che si tratta. Il “dialogo” è iniziato ieri sera, con la prima seduta. A presiederla c’era Yehia el-Gamal, vice premier, mentre tra gli invitati erano presenti illustri personalità, ad esempio il presidente della Lega Araba Amr Musa, il magnate egiziano Naguib Sawiris (cristiano e uomo più ricco del paese), il portavoce dei Fratelli Musulmani Essam el-Arian, il leader di Kifaya George Ishaq, il leader progressista dei Fratelli Musulmani Abdel Moneim Abul Futuh, la vice presidente della Corte Costituzionale Tahani al-Jibaly, l’illustre professore Galal Amin, il vice presidente della Corte di Cassazione (e candidato alla Presidenza) Hisham el-Bastawisi, l’ex segretario generale del Partito Nazional Democratico Hossam Badrawi, e si potrebbe continuare ancora.

Non c’era Mohammed El Baradei, il quale ha tuttavia annunciato che parteciperà agli incontri successivi. Non c’erano nemmeno i rappresentanti dei partiti Wafd, Tagammu e i Nasseriani. Ma soprattutto mancavano i giovani della rivoluzione. Non hanno voluto venire, nonostante l’invito rivolto loro dal Consiglio dei Ministri. I giovani del 25 gennaio, infatti, considerano l’iniziativa del dialogo nazionale una semplice farsa mediatica di vecchio stampo che non produrrà alcun risultato tangibile.

Asma Mahfuz, una delle cyber-attiviste legata al Movimento 6 Aprile, ora nella Coalizione dei Giovani della Rivoluzione, ha commentato che l’invito al dialogo è giunto molto in ritardo, dopo esser stato chiesto per molto tempo da varie personalità pubbliche. Inoltre, i giovani attendono ancora dei fatti, lamentando la lentezza della risposta del governo e delle forze armate. Ad esempio, i giovani chiedono da tempo il processo di alcuni personaggi chiave del regime ancora a piede libero – tra parentesi, sembra che qualcosa inizi a muoversi su questo versante, ma attendo di saperne di più – chiedono che l’informazione e le università vengano “ripulite” dalle “bocche” di Mubarak e figli, e che i processi militari di civili abbiano termine. Ma nulla di tutto questo è sull’agenda degli incontri del dialogo nazionale.

I temi in discussione saranno comunque importanti, dall’istruzione alla situazione nel Sinai. Tuttavia, non sono solo i giovani a nutrire dubbi sulla reale efficacia di questo dialogo. Tanti altri hanno infatti espresso la speranza che, ad ogni seduta, seguano decisioni concrete, riguardanti argomenti fondamentali per il paese. L’ordinamento dello stato, ad esempio, deve orientarsi verso una repubblica presidenziale o parlamentare? Come riformare le università, strette, in passato, nella morsa del regime? Quali regole dare alle elezioni di ogni tipo, in ogni settore della vita del paese, dalle elezioni politiche e amministrative, alle elezioni dei rappresentanti sindacali, ecc.? Come rendere la magistratura pienamente funzionante e indipendente? Alcuni hanno anche espresso la necessità di rivedere a fondo la politica estera dell’Egitto, di stabilire un nuovo patto sociale e di dare inizio a un dialogo islamo-cristiano per una pacifica convivenza civile. Temi di massima importanza, che dovrebbero coinvolgere il massimo numero di voci. E’ improbabile che si potranno trovare soluzioni con un numero limitato di sedute. Tuttavia, questo dialogo è un segno dell’Egitto che si trasforma.

Nella prima seduta di ieri, si è anche toccato un punto scottante, quello riguardante le modalità di riconciliazione con gli esponenti del vecchio regime. Inutile dire che l’idea è stata respinta con forza da più parti. “Riconciliarci con chi???” – ha commentato un docente di scienze politiche – “Noi vogliamo depurare lo stato da questi elementi collusi con il vecchio regime, non riconciliarci con loro!”. Nella seduta di questa sera, invece, si parlerà delle acque del Nilo.

Ma un piccolo, significativo passo verso la democratizzazione si è fatto anche oggi. Il Consiglio dei Ministri ha annunciato la ristrutturazione completa della stampa statale, con la sostituzione dei vertici dei giornali nazionali, come al-Ahram, Akhbar al-Youm e Aakhir Saa’a. I direttori erano tutti uomini vicini a Gamal Mubarak, dunque si può ben immaginare la manipolazione dell’informazione operata da questi giornali. A questa notizia si aggiunge l’annuncio di un gruppo di editori che intende creare l’Associazione Egiziana degli Editori dei Quotidiani Indipendenti, più quello della costituzione di un simile organismo anche all’interno del Maspero, ossia nella tv e nella radio egiziane.

Domani, invece, si torna in piazza Tahrir per il “venerdì del salvataggio della rivoluzione”. Oggi pomeriggio, per qualche ora, è girata la falsa notizia, diffusa da giornali e radio, che i giovani avevano deciso di rimandare la giornata. Niente di più falso. Forse qualcuno ha paura della piazza e ha voluto confondere le acque, ma domani si va a Tahrir. Il primo ministro Sharaf, che da piazza Tahrir ha tratto la sua legittimità, è invitato a ritornare tra i giovani, per un confronto. La manifestazione di domani, che si spera “milionaria” come ai primi tempi della rivolta, è un test per tutti: per i rivoluzionari, innanzitutto, per vedere se le diverse anime della piazza sono ancora unite; per l’esercito, per verificare la tenuta del suo legame con il popolo; infine per il governo che, come già accennato, è stato scelto dal popolo e ora deve fare un primo bilancio del suo operato di fronte alla piazza. L’appuntamento, dunque, è per domani dopo la preghiera – o la messa – di mezzogiorno, a partire dalle moschee e dalle chiese del Cairo (e del resto dell’Egitto, naturalmente), il tutto all’ombra della nuova legge contro gli scioperi e le manifestazioni.

Ieri ho parlato dell'iniziativa del governo di aprire un dialogo nazionale su vari argomenti e oggi ho cercato di capire meglio di che si tratta. Il "dialogo" è iniziato ieri sera, con la prima seduta. A presiederla c'era Yehia el-Gamal, vice premier, mentre tra gli invitati erano presenti illustri personalità, ad esempio il presidente della Lega Araba Amr Musa, il magnate egiziano Naguib Sawiris (cristiano e uomo più ricco del paese), il portavoce dei Fratelli Musulmani Essam el-Arian, il leader di Kifaya George Ishaq, il leader progressista dei Fratelli Musulmani Abdel Moneim Abul Futuh, la vice presidente della Corte Costituzionale Tahani al-Jibaly, l'illustre professore Galal Amin, il vice presidente della Corte di Cassazione (e candidato alla Presidenza) Hisham el-Bastawisi, l'ex segretario generale del Partito Nazional Democratico Hossam Badrawi, e si potrebbe continuare ancora. Non c'era Mohammed El Baradei, il quale ha tuttavia annunciato che parteciperà agli incontri successivi. Non c'erano nemmeno i rappresentanti dei partiti Wafd, Tagammu e i Nasseriani. Ma soprattutto mancavano i giovani della rivoluzione. Non hanno voluto venire, nonostante l'invito rivolto loro dal Consiglio dei Ministri. I giovani del 25 gennaio, infatti, considerano l'iniziativa del dialogo nazionale una semplice farsa mediatica di vecchio stampo che non produrrà alcun risultato tangibile. Asma Mahfuz, una delle cyber-attiviste legata al Movimento 6 Aprile, ora nella Coalizione dei Giovani della Rivoluzione, ha commentato che l'invito al dialogo è giunto molto in ritardo, dopo esser stato chiesto per molto tempo da varie personalità pubbliche. Inoltre, i giovani attendono ancora dei fatti, lamentando la lentezza della risposta del governo e delle forze armate. Ad esempio, i giovani chiedono da tempo il processo di alcuni personaggi chiave del regime ancora a piede libero - tra parentesi, sembra che qualcosa inizi a muoversi su questo versante, ma attendo di saperne di più - chiedono che l'informazione e le università vengano "ripulite" dalle "bocche" di Mubarak e figli, e che i processi militari di civili abbiano termine. Ma nulla di tutto questo è sull'agenda degli incontri del dialogo nazionale. I temi in discussione saranno comunque importanti, dall'istruzione alla situazione nel Sinai. Tuttavia, non sono solo i giovani a nutrire dubbi sulla reale efficacia di questo dialogo. Tanti altri hanno infatti espresso la speranza che, ad ogni seduta, seguano decisioni concrete, riguardanti argomenti fondamentali per il paese. L'ordinamento dello stato, ad esempio, deve orientarsi verso una repubblica presidenziale o parlamentare? Come riformare le università, strette, in passato, nella morsa del regime? Quali regole dare alle elezioni di ogni tipo, in ogni settore della vita del paese, dalle elezioni politiche e amministrative, alle elezioni dei rappresentanti sindacali, ecc.? Come rendere la magistratura pienamente funzionante e indipendente? Alcuni hanno anche espresso la necessità di rivedere a fondo la politica estera dell'Egitto, di stabilire un nuovo patto sociale e di dare inizio a un dialogo islamo-cristiano per una pacifica convivenza civile. Temi di massima importanza, che dovrebbero coinvolgere il massimo numero di voci. E' improbabile che si potranno trovare soluzioni con un numero limitato di sedute. Tuttavia, questo dialogo è un segno dell'Egitto che si trasforma. Nella prima seduta di ieri, si è anche toccato un punto scottante, quello riguardante le modalità di riconciliazione con gli esponenti del vecchio regime. Inutile dire che l'idea è stata respinta con forza da più parti. "Riconciliarci con chi???" - ha commentato un docente di scienze politiche - "Noi vogliamo depurare lo stato da questi elementi collusi con il vecchio regime, non riconciliarci con loro!". Nella seduta di questa sera, invece, si parlerà delle acque del Nilo. Ma un piccolo, significativo passo verso la democratizzazione si è fatto anche oggi. Il Consiglio dei Ministri ha annunciato la ristrutturazione completa della stampa statale, con la sostituzione dei vertici dei giornali nazionali, come al-Ahram, Akhbar al-Youm e Aakhir Saa'a. I direttori erano tutti uomini vicini a Gamal Mubarak, dunque si può ben immaginare la manipolazione dell'informazione operata da questi giornali. A questa notizia si aggiunge l'annuncio di un gruppo di editori che intende creare l'Associazione Egiziana degli Editori dei Quotidiani Indipendenti, più quello della costituzione di un simile organismo anche all'interno del Maspero, ossia nella tv e nella radio egiziane. Domani, invece, si torna in piazza Tahrir per il "venerdì del salvataggio della rivoluzione". Oggi pomeriggio, per qualche ora, è girata la falsa notizia, diffusa da giornali e radio, che i giovani avevano deciso di rimandare la giornata. Niente di più falso. Forse qualcuno ha paura della piazza e ha voluto confondere le acque, ma domani si va a Tahrir. Il primo ministro Sharaf, che da piazza Tahrir ha tratto la sua legittimità, è invitato a ritornare tra i giovani, per un confronto. La manifestazione di domani, che si spera "milionaria" come ai primi tempi della rivolta, è un test per tutti: per i rivoluzionari, innanzitutto, per vedere se le diverse anime della piazza sono ancora unite; per l'esercito, per verificare la tenuta del suo legame con il popolo; infine per il governo che, come già accennato, è stato scelto dal popolo e ora deve fare un primo bilancio del suo operato di fronte alla piazza. L'appuntamento, dunque, è per domani dopo la preghiera - o la messa - di mezzogiorno, a partire dalle moschee e dalle chiese del Cairo (e del resto dell'Egitto, naturalmente), il tutto all'ombra della nuova legge contro gli scioperi e le manifestazioni.