Ore di pioggia e di freddo
Radio Beckwith evangelica

Ore di pioggia intensa al Cairo, di quella che lascia le strade allagate per giorni. Dopo il caldo di venerdì scorso, infatti, la temperatura è scesa improvvisamente di sei gradi, avvolgendo il Cairo in un’ondata di freddo (per gli standard egiziani, s’intende).

Non ci sono nuove notizie di grande rilievo, oggi, solo gli strascichi degli eventi di ieri, dopo le violenze durante la partita tra lo Zamalek e l’Afriqi tunisino. Tuttavia, mi ha interessato una notizia passata in sordina, diffusa dal sito “Siamo tutti Khaled Said”. L’unione Generale degli Ufficiali di Polizia, costituita da più di 9000 agenti, cioè il 30% della polizia egiziana, ha deciso di presentare le proprie scuse al popolo egiziano, promettendo che mai più tacerà sulla giustizia e sulla corruzione dentro il Ministero degli Interni. Una presa di posizione coraggiosa che mostra come, anche all’interno della polizia, vi sia un movimento di rinnovamento in senso democratico. Ricordo che la “rieducazione” della polizia ai diritti umani è uno dei punti caldi del dibattito interno egiziano, dunque è bene che l’iniziativa parta dalla polizia stessa, anche se per ora coinvolge solo una minoranza.

Sempre parlando di corruzione, è giunta la notizia che la Procura Generale abbia chiesto la massima pena per l’ex ministro degli interni Habib al-Adly (questo solo per quanto riguarda le accuse di corruzione), oltre che la restituzione del denaro sottratto al paese, da lui stesso intascato. Inoltre, fatto ampiamente riecheggiato dai giornali, il presidente del tribunale ha chiesto all’ex ministro di rimanere in piedi nella sua gabbia per tutta la seduta processuale. Una piccola vendetta nei confronti dell’ex ministro, considerato il maggiore responsabile delle nefandezze della polizia segreta nei confronti dei cittadini egiziani? Forse… Comunque, il presidente del tribunale ha giustificato la propria richiesta, dicendo che lo stare in piedi avrebbe permesso ad al-Adly di seguire meglio il processo, anzi – come ha riportato qualche giornale – di non cadere addormentato!

Ancora niente di definito, invece, per quanto riguarda i processi del cosiddetto “Mubarakistan”, la cricca di Mubarak, anche se forse qualcosa si sta muovendo. Si capirà meglio nei prossimi giorni. Anche per quanto riguarda il processo di Mubarak si sta facendo qualche piccolo passo in avanti. Al contrario, è stata smentita la convocazione in tribunale per Papa Shenouda, sulla questione di Kamilia Shehata, la donna che si sarebbe convertita all’islam e sarebbe tenuta reclusa da qualche parte. In realtà, la storia della donna non è affatto chiara. C’è chi dice che non si sia mai convertita all’islam e stia semplicemente nascondendosi dal marito, dal quale, essendo cristiana, non può divorziare. C’è chi dice invece che sia stata rapita e convertita a forza da alcuni musulmani. Le voci abbondano e sarà difficile fare chiarezza. In ogni caso, questa storia non è un caso isolato in Egitto. Molte donne cristiane ricorrono alla conversione all’islam proprio per poter divorziare, pertanto suggerisco, come al solito, estrema cautela nel giudicare questi fatti, prima di accusare l’una o l’altra parte religiosa di innata illibertà. Spesso, di mezzo, ci sono storie personali complesse, in società altrettanto complesse, dove le cose non sono mai in bianco e nero.

Un’altra notizia degna di interesse giunge da Alessandria. L’arciprete della Chiesa dei Due Santi (quella dell’attentato di Capodanno) ha affermato che non c’è nulla che impedisca ai copti di far parte di un partito di ispirazione islamica. Infatti, secondo lui, non c’è alcun problema con l’islam o con i musulmani, con i quali i cristiani convivono e c’è una relazione d’amore. Semmai i problemi sono il fanatismo, la violenza e le idee sbagliate. Parole sagge che giungono al momento opportuno.

Ore di pioggia intensa al Cairo, di quella che lascia le strade allagate per giorni. Dopo il caldo di venerdì scorso, infatti, la temperatura è scesa improvvisamente di sei gradi, avvolgendo il Cairo in un'ondata di freddo (per gli standard egiziani, s'intende). Non ci sono nuove notizie di grande rilievo, oggi, solo gli strascichi degli eventi di ieri, dopo le violenze durante la partita tra lo Zamalek e l'Afriqi tunisino. Tuttavia, mi ha interessato una notizia passata in sordina, diffusa dal sito "Siamo tutti Khaled Said". L'unione Generale degli Ufficiali di Polizia, costituita da più di 9000 agenti, cioè il 30% della polizia egiziana, ha deciso di presentare le proprie scuse al popolo egiziano, promettendo che mai più tacerà sulla giustizia e sulla corruzione dentro il Ministero degli Interni. Una presa di posizione coraggiosa che mostra come, anche all'interno della polizia, vi sia un movimento di rinnovamento in senso democratico. Ricordo che la "rieducazione" della polizia ai diritti umani è uno dei punti caldi del dibattito interno egiziano, dunque è bene che l'iniziativa parta dalla polizia stessa, anche se per ora coinvolge solo una minoranza. Sempre parlando di corruzione, è giunta la notizia che la Procura Generale abbia chiesto la massima pena per l'ex ministro degli interni Habib al-Adly (questo solo per quanto riguarda le accuse di corruzione), oltre che la restituzione del denaro sottratto al paese, da lui stesso intascato. Inoltre, fatto ampiamente riecheggiato dai giornali, il presidente del tribunale ha chiesto all'ex ministro di rimanere in piedi nella sua gabbia per tutta la seduta processuale. Una piccola vendetta nei confronti dell'ex ministro, considerato il maggiore responsabile delle nefandezze della polizia segreta nei confronti dei cittadini egiziani? Forse... Comunque, il presidente del tribunale ha giustificato la propria richiesta, dicendo che lo stare in piedi avrebbe permesso ad al-Adly di seguire meglio il processo, anzi - come ha riportato qualche giornale - di non cadere addormentato! Ancora niente di definito, invece, per quanto riguarda i processi del cosiddetto "Mubarakistan", la cricca di Mubarak, anche se forse qualcosa si sta muovendo. Si capirà meglio nei prossimi giorni. Anche per quanto riguarda il processo di Mubarak si sta facendo qualche piccolo passo in avanti. Al contrario, è stata smentita la convocazione in tribunale per Papa Shenouda, sulla questione di Kamilia Shehata, la donna che si sarebbe convertita all'islam e sarebbe tenuta reclusa da qualche parte. In realtà, la storia della donna non è affatto chiara. C'è chi dice che non si sia mai convertita all'islam e stia semplicemente nascondendosi dal marito, dal quale, essendo cristiana, non può divorziare. C'è chi dice invece che sia stata rapita e convertita a forza da alcuni musulmani. Le voci abbondano e sarà difficile fare chiarezza. In ogni caso, questa storia non è un caso isolato in Egitto. Molte donne cristiane ricorrono alla conversione all'islam proprio per poter divorziare, pertanto suggerisco, come al solito, estrema cautela nel giudicare questi fatti, prima di accusare l'una o l'altra parte religiosa di innata illibertà. Spesso, di mezzo, ci sono storie personali complesse, in società altrettanto complesse, dove le cose non sono mai in bianco e nero. Un'altra notizia degna di interesse giunge da Alessandria. L'arciprete della Chiesa dei Due Santi (quella dell'attentato di Capodanno) ha affermato che non c'è nulla che impedisca ai copti di far parte di un partito di ispirazione islamica. Infatti, secondo lui, non c'è alcun problema con l'islam o con i musulmani, con i quali i cristiani convivono e c'è una relazione d'amore. Semmai i problemi sono il fanatismo, la violenza e le idee sbagliate. Parole sagge che giungono al momento opportuno.