I "pezzi grossi" nei guai
Radio Beckwith evangelica

E’ proprio vero che con le buone si ottiene tutto… La manifestazione di venerdì scorso, e quella annunciata per il prossimo venerdì, stanno sortendo i primi effetti. Infatti, i tre “pezzi grossi” del Partito Nazional Democratico, di cui si chiedeva da tempo il processo, sono finalmente nei guai.

Vignetta sul ruolo delle donne nella rivoluzione

Fathi Sorour, Zakariya Azmi e Safwat el-Sherif (con relative consorti) non possono più disporre liberamente dei propri beni, liquidi e non, poiché sono iniziate le indagini su di loro. C’è anche un quarto nome nella lista degli indagati: Muhammad Ibrahim Suleyman, ex ministro degli alloggi (da non confondersi con Omar Suleyman, il vice presidente). E anche Mubarak e famiglia sono indagati. Ci voleva l’ennesima manifestazione per giungere a questo punto? Pare di sì, e venerdì prossimo ce ne sarà un’altra ancora più affollata, visto che questa volta parteciperanno anche i Fratelli Musulmani.

E mentre il Consiglio Supremo delle Forze Armate assicura, durante un incontro con i direttori di giornali e agenzie di stampa, che l’Egitto non sarà governato da un altro Khomeini, i salafiti continuano a far discutere. Affermano di essere estranei agli episodi di distruzione dei mausolei all’interno di alcune moschee, pur condannando la loro presenza in quei luoghi di preghiera. Dicono che è in corso una campagna contro di loro (oggi, ad esempio, girava voce che avessero paragonato le statue dei faraoni agli idoli della Mecca, prima dell’islam), dicono che i veri autori delle violenze sono gli ex agenti della Sicurezza Nazionale, gli stessi che starebbero operando per conto del PND, creando caos ovunque possibile. A chi credere? Chi lo sa. Certo è che questo trinomio PND-ex Sicurezza Nazionale-baltagheya sta diventando il capro espiatorio per tutto. Comunque, non escluderei troppo in fretta l’ipotesi di un complotto della controrivoluzione. L’Egitto è stato governato per troppo tempo da polizia e servizi segreti, pertanto è difficile che si mettano da parte senza opporre resistenza.

Intanto è stato risolto il caso dell’assassinio del prete copto di Assiut, ucciso nel febbraio scorso. E’ stata la domestica con tre complici, a scopo di rapina. Ha confessato lei stessa. Alla base del delitto, dunque, non c’era nessun conflitto religioso. Come dicevo ieri, per giudicare bisogna essere molto attenti.

Movimenti interessanti, invece, si registrano nell’ambiente giornalistico. Ieri sera si è tenuto un seminario, organizzato dal Centro dei Giornalisti Uniti, diretto da Said Shoaib, che ha discusso le riforme del sindacato dei giornalisti. Tutti i presenti hanno concordato sulla necessità di cambiare la legge del sindacato, avanzando proposte di riforma da presentare in Parlamento, quando questo affronterà l’argomento. I punti più caldi del dibattito in corso riguardano la ridefinizione della professione di giornalista e la trasformazione del sindacato in un organismo di tutela dei giornalisti, e non – come è oggi – in un semplice strumento per ottenere la licenza di esercitare la professione e altri privilegi. Inoltre, è ormai chiaro che si debba abbandonare l’idea di un sindacato unico pagato dallo Stato, per aprire la strada alla formazione di una pluralità di sindacati indipendenti, come in qualsiasi paese normale.

E' proprio vero che con le buone si ottiene tutto... La manifestazione di venerdì scorso, e quella annunciata per il prossimo venerdì, stanno sortendo i primi effetti. Infatti, i tre "pezzi grossi" del Partito Nazional Democratico, di cui si chiedeva da tempo il processo, sono finalmente nei guai. [caption id="attachment_324" align="alignright" width="300"] Vignetta sul ruolo delle donne nella rivoluzione[/caption] Fathi Sorour, Zakariya Azmi e Safwat el-Sherif (con relative consorti) non possono più disporre liberamente dei propri beni, liquidi e non, poiché sono iniziate le indagini su di loro. C'è anche un quarto nome nella lista degli indagati: Muhammad Ibrahim Suleyman, ex ministro degli alloggi (da non confondersi con Omar Suleyman, il vice presidente). E anche Mubarak e famiglia sono indagati. Ci voleva l'ennesima manifestazione per giungere a questo punto? Pare di sì, e venerdì prossimo ce ne sarà un'altra ancora più affollata, visto che questa volta parteciperanno anche i Fratelli Musulmani. E mentre il Consiglio Supremo delle Forze Armate assicura, durante un incontro con i direttori di giornali e agenzie di stampa, che l'Egitto non sarà governato da un altro Khomeini, i salafiti continuano a far discutere. Affermano di essere estranei agli episodi di distruzione dei mausolei all'interno di alcune moschee, pur condannando la loro presenza in quei luoghi di preghiera. Dicono che è in corso una campagna contro di loro (oggi, ad esempio, girava voce che avessero paragonato le statue dei faraoni agli idoli della Mecca, prima dell'islam), dicono che i veri autori delle violenze sono gli ex agenti della Sicurezza Nazionale, gli stessi che starebbero operando per conto del PND, creando caos ovunque possibile. A chi credere? Chi lo sa. Certo è che questo trinomio PND-ex Sicurezza Nazionale-baltagheya sta diventando il capro espiatorio per tutto. Comunque, non escluderei troppo in fretta l'ipotesi di un complotto della controrivoluzione. L'Egitto è stato governato per troppo tempo da polizia e servizi segreti, pertanto è difficile che si mettano da parte senza opporre resistenza. Intanto è stato risolto il caso dell'assassinio del prete copto di Assiut, ucciso nel febbraio scorso. E' stata la domestica con tre complici, a scopo di rapina. Ha confessato lei stessa. Alla base del delitto, dunque, non c'era nessun conflitto religioso. Come dicevo ieri, per giudicare bisogna essere molto attenti. Movimenti interessanti, invece, si registrano nell'ambiente giornalistico. Ieri sera si è tenuto un seminario, organizzato dal Centro dei Giornalisti Uniti, diretto da Said Shoaib, che ha discusso le riforme del sindacato dei giornalisti. Tutti i presenti hanno concordato sulla necessità di cambiare la legge del sindacato, avanzando proposte di riforma da presentare in Parlamento, quando questo affronterà l'argomento. I punti più caldi del dibattito in corso riguardano la ridefinizione della professione di giornalista e la trasformazione del sindacato in un organismo di tutela dei giornalisti, e non - come è oggi - in un semplice strumento per ottenere la licenza di esercitare la professione e altri privilegi. Inoltre, è ormai chiaro che si debba abbandonare l'idea di un sindacato unico pagato dallo Stato, per aprire la strada alla formazione di una pluralità di sindacati indipendenti, come in qualsiasi paese normale.