Mani pulite all’egiziana
Radio Beckwith evangelica

L’Egitto sta assistendo a una vasta operazione “mani pulite”, risultato delle proteste di venerdì scorso. Ho quasi perso il conto degli indagati e degli arrestati, eppure la lista è ancora lunga. Tante teste illustri stanno cadendo. Ad esempio, la procura ha richiesto oggi l’incarcerazione di Ahdi Fadli, ex direttore amministrativo di Akhbar al-Youm, uno dei giornali che, pochi giorni fa, è stato coinvolto nel piano di ristrutturazione dei vertici della stampa nazionale egiziana.
Il direttore aveva lasciato il suo posto meno di una settimana fa ed ora la procura ne chiede l’incarcerazione per 15 anni, con l’accusa di corruzione.

E secondo il giornale al-Ahram, il Ministero dell’Istruzione Superiore e il Consiglio Supremo delle Forze Armate starebbero programmando un ricambio analogo dei vertici delle università, come gli studenti chiedono da settimane. Secondo un’altra notizia diffusa oggi, invece, sette ex ministri avrebbero pagato una consistente mazzetta a Gamal Mubarak per accedere ai rispettivi ministeri. Si attendono ulteriori indagini e convocazioni in tribunale.

La lotta alla corruzione, dunque, sembra essere davvero la prossima battaglia della rivoluzione e, accanto a questa, la lotta per ridurre l’ncredibile sperequazione degli stipendi, in parte conseguenza di tale sistema corrotto. Si pensi che, mentre figli e parenti degli ex “big” del potere potevano guadagnare, in media, anche 35000 pound al mese (circa 5000 euro), gli stipendi della maggioranza degli egiziani non superavano i 99 pound (14 euro) al mese. Un’impiegata della Bank Misr prendeva addirittura 200000 pound mensili (più di 28000 euro), solo perché era parente dell’ex primo ministro Nazif. Bastano questi pochi dati per capire perché la gente sia furibonda all’idea che i corrotti possano farla franca. E Mubarak è certo colui che più si è arricchito alle spalle della sua stessa gente, dunque il suo processo è un punto imprescindibile per decretare il successo della rivoluzione. Tuttavia, gira voce che l’esercito, prima della caduta di Mubarak, abbia promesso all’ex Presidente l’immunità, in cambio delle sue dimissioni. La notizia è stata fortemente smentita, ma solo i fatti potranno provare la realtà o la falsità di questo accordo segreto.

Per quanto riguarda le prossime elezioni parlamentari, invece, qualcuno dice che si potrà utilizzare il voto elettronico (cosa che risolverebbe il sovraffollamento dei seggi, osservato durante il referendum scorso). Tuttavia, le forze partitiche preferibbero sperimentare il voto elettronico con le elezioni sindacali, prima di applicarlo alle parlamentari. E’ comunque interessante che si parli di questo in Egitto. Questo dibattito, come quello che si sta diffondendo sulla preservazione dell’ambiente, sembrerebbe riservato ai paesi avanzati e moderni (e per i più l’Egitto non è considerato tale). E, invece, il neo-Egitto ha il coraggio (la presunzione, secondo qualcuno) di volerli affrontare da subito, senza neanche aspettare di completare la transizione democratica.

Sempre per quanto riguarda le parlamentari, i Fratelli Musulmani hanno aggiustato il tiro delle proprie ambizioni. Se in passato avevano dichiarato di voler concorrere solo al 20% dei seggi, ora mirano al 49%, però ancora non parlano di loro candidati alla Presidenza. Il Movimento 6 aprile, invece, ha deciso che non si trasformerà in partito. I suoi aderenti, infatti, hanno orientamenti politici troppo vari e costituire un partito vorrebbe dire escluderne molti. Dunque, il Movimento 6 aprile preferisce trasformarsi in ONG, preservando la propria unità e, allo stesso tempo, la propria diversità sociale interna. In tal modo, dicono i leader, il movimento potrà continuare ad avere grande influenza sulla società, soprattutto per quanto riguarda la lotta per la democratizzazione e i diritti dei lavoratori.

Anche oggi, comunque, l’Egitto ha avuto il suo giallo quotidiano. E’ scoppiata una piccola bomba al sito delle piramidi, ferendo tre venditori ambulanti che avevano visto spuntare qualcosa da sotto la sabbia e avevano pensato che si trattasse di qualche reperto prezioso emerso dal deserto. Invece, era una bomba. Potrebbe essere stato un residuo bellico, ma è dall’invasione napoleonica che non vi è più stata alcuna battaglia sul sito delle piramidi. Allora è un attentato? Qualcuno ha già puntato sicuro il dito sui salafiti, tanto per cambiare. Ma il fatto resta un giallo, per ora.

E a proposito dei salafiti… Il giornale al-Jumhuriya ha proposto di radunare attorno allo sheikh di al-Azhar tutte le componenti dell’islam egiziano, per un dialogo “intra-islamico”: Fratelli Musulmani, sufi, salafiti, “azhariti”… Proposta azzardata, visto che non corre affatto buon sangue tra loro.

Domani, comunque, è di nuovo venerdì, il giorno in cui le piazza arabe acuiscono le loro proteste (ormai gira la battuta che alcuni mufti stiano seriamente pensando di abolire il venerdì!). In Egitto sarà il “giorno della purificazione” (sì, alla fine questo è il nome su cui la maggioranza si è messa d’accordo), per chiedere il processo di tutti i corrotti ancora a piede libero. Vi allego la locandina della giornata. Da destra a sinistra, in ordine di importanza crescente, si vedono: Fathi Sorour, Zakariya Azmi (arrestato oggi, tra l’altro), Safwat el-Sherif, Gamal Mubarak e Hosni Mubarak. In piazza Tahrir ci sono già 400 persone, in attesa della manifestazione di domani.

L'Egitto sta assistendo a una vasta operazione "mani pulite", risultato delle proteste di venerdì scorso. Ho quasi perso il conto degli indagati e degli arrestati, eppure la lista è ancora lunga. Tante teste illustri stanno cadendo. Ad esempio, la procura ha richiesto oggi l'incarcerazione di Ahdi Fadli, ex direttore amministrativo di Akhbar al-Youm, uno dei giornali che, pochi giorni fa, è stato coinvolto nel piano di ristrutturazione dei vertici della stampa nazionale egiziana. Il direttore aveva lasciato il suo posto meno di una settimana fa ed ora la procura ne chiede l'incarcerazione per 15 anni, con l'accusa di corruzione. E secondo il giornale al-Ahram, il Ministero dell'Istruzione Superiore e il Consiglio Supremo delle Forze Armate starebbero programmando un ricambio analogo dei vertici delle università, come gli studenti chiedono da settimane. Secondo un'altra notizia diffusa oggi, invece, sette ex ministri avrebbero pagato una consistente mazzetta a Gamal Mubarak per accedere ai rispettivi ministeri. Si attendono ulteriori indagini e convocazioni in tribunale. La lotta alla corruzione, dunque, sembra essere davvero la prossima battaglia della rivoluzione e, accanto a questa, la lotta per ridurre l'ncredibile sperequazione degli stipendi, in parte conseguenza di tale sistema corrotto. Si pensi che, mentre figli e parenti degli ex "big" del potere potevano guadagnare, in media, anche 35000 pound al mese (circa 5000 euro), gli stipendi della maggioranza degli egiziani non superavano i 99 pound (14 euro) al mese. Un'impiegata della Bank Misr prendeva addirittura 200000 pound mensili (più di 28000 euro), solo perché era parente dell'ex primo ministro Nazif. Bastano questi pochi dati per capire perché la gente sia furibonda all'idea che i corrotti possano farla franca. E Mubarak è certo colui che più si è arricchito alle spalle della sua stessa gente, dunque il suo processo è un punto imprescindibile per decretare il successo della rivoluzione. Tuttavia, gira voce che l'esercito, prima della caduta di Mubarak, abbia promesso all'ex Presidente l'immunità, in cambio delle sue dimissioni. La notizia è stata fortemente smentita, ma solo i fatti potranno provare la realtà o la falsità di questo accordo segreto. Per quanto riguarda le prossime elezioni parlamentari, invece, qualcuno dice che si potrà utilizzare il voto elettronico (cosa che risolverebbe il sovraffollamento dei seggi, osservato durante il referendum scorso). Tuttavia, le forze partitiche preferibbero sperimentare il voto elettronico con le elezioni sindacali, prima di applicarlo alle parlamentari. E' comunque interessante che si parli di questo in Egitto. Questo dibattito, come quello che si sta diffondendo sulla preservazione dell'ambiente, sembrerebbe riservato ai paesi avanzati e moderni (e per i più l'Egitto non è considerato tale). E, invece, il neo-Egitto ha il coraggio (la presunzione, secondo qualcuno) di volerli affrontare da subito, senza neanche aspettare di completare la transizione democratica. Sempre per quanto riguarda le parlamentari, i Fratelli Musulmani hanno aggiustato il tiro delle proprie ambizioni. Se in passato avevano dichiarato di voler concorrere solo al 20% dei seggi, ora mirano al 49%, però ancora non parlano di loro candidati alla Presidenza. Il Movimento 6 aprile, invece, ha deciso che non si trasformerà in partito. I suoi aderenti, infatti, hanno orientamenti politici troppo vari e costituire un partito vorrebbe dire escluderne molti. Dunque, il Movimento 6 aprile preferisce trasformarsi in ONG, preservando la propria unità e, allo stesso tempo, la propria diversità sociale interna. In tal modo, dicono i leader, il movimento potrà continuare ad avere grande influenza sulla società, soprattutto per quanto riguarda la lotta per la democratizzazione e i diritti dei lavoratori. Anche oggi, comunque, l'Egitto ha avuto il suo giallo quotidiano. E' scoppiata una piccola bomba al sito delle piramidi, ferendo tre venditori ambulanti che avevano visto spuntare qualcosa da sotto la sabbia e avevano pensato che si trattasse di qualche reperto prezioso emerso dal deserto. Invece, era una bomba. Potrebbe essere stato un residuo bellico, ma è dall'invasione napoleonica che non vi è più stata alcuna battaglia sul sito delle piramidi. Allora è un attentato? Qualcuno ha già puntato sicuro il dito sui salafiti, tanto per cambiare. Ma il fatto resta un giallo, per ora. E a proposito dei salafiti... Il giornale al-Jumhuriya ha proposto di radunare attorno allo sheikh di al-Azhar tutte le componenti dell'islam egiziano, per un dialogo "intra-islamico": Fratelli Musulmani, sufi, salafiti, "azhariti"... Proposta azzardata, visto che non corre affatto buon sangue tra loro. Domani, comunque, è di nuovo venerdì, il giorno in cui le piazza arabe acuiscono le loro proteste (ormai gira la battuta che alcuni mufti stiano seriamente pensando di abolire il venerdì!). In Egitto sarà il "giorno della purificazione" (sì, alla fine questo è il nome su cui la maggioranza si è messa d'accordo), per chiedere il processo di tutti i corrotti ancora a piede libero. Vi allego la locandina della giornata. Da destra a sinistra, in ordine di importanza crescente, si vedono: Fathi Sorour, Zakariya Azmi (arrestato oggi, tra l'altro), Safwat el-Sherif, Gamal Mubarak e Hosni Mubarak. In piazza Tahrir ci sono già 400 persone, in attesa della manifestazione di domani.