Una giornata difficile
Radio Beckwith evangelica

Un aggiornamento sulla situazione in Egitto. La giornata è passata nella tensione. Piazza Tahrir, di nuovo accerchiata da barricate, è stata occupata da diversi manifestanti, accorsi a indagare sui fatti della notte precedente. Il dibattito tra i manifestanti, sia in rete sia in strada, è ancora acceso.

C’è chi condanna le persone rimaste asserragliate nella piazza, perché scontrarsi con l’esercito potrebbe essere letale per la rivoluzione e per il paese, dato che le forze armate sono l’ultimo pilastro dello stato che sta ancora in piedi. C’è chi condanna nettamente l’uso della forza contro i manifestanti pacifici, che non ha alcuna giustificazione. E c’è ancora chi cerca di comprendere il punto di vista dell’esercito, il quale non può permettere nessun tipo di ammunitamento al suo interno. Intanto, si cerca di sapere quanti siano effettivamente i morti e i feriti (il Ministero della salute ha parlato di un morto e 71 feriti) e se siano davvero state usate munizioni vive contro i manifestanti. Una grossa chiazza di sangue, in piazza Tahrir, è stata circondata da filo spinato per conservarla come prova dei fatti notturni.

Tuttavia, l’alternarsi di notizie non verificate, subito seguite da smentite, come quella delle dimissioni del primo ministro Essam Sharaf, ha reso il clima molto nebuloso. Anche in piazza Tahrir, nessuno si fidava di nessuno. E’ un momento delicato, in cui è difficile capire chi sia chi, da che parte stia e che gioco faccia, e il nervosismo cresce.

In serata, è arrivata la conferenza stampa delle forze armate, le quali hanno offerto la propria versione dell’accaduto. Per i fatti di ieri notte, hanno arrestato 42 persone, dei quali 8 avrebbero avuto la divisa e 3 sarebbero stranieri. Secondo loro, gli arrestati sono legati a note personalità del Partito Nazional Democratico, il cui nome verrà rivelato al momento opportuno. Ma allora potrebbe essersi trattato di un’azione del PND, per vendicarsi degli arresti dei tre “big” della corruzione, Sorour, Azmi e el-Sherif? L’esercito ha infine negato di aver mai fatto uso contro i manifestanti di munizioni vere. In effetti, altre testimonianze hanno suggerito che non fossero i soldati a sparare addosso ai manifestanti, ma altre persone armate, di identità ignota. Se fosse così, sarebbe comunque preoccupante, perché vorrebbe dire che girano troppe armi in Egitto, in questo momento.

In fine giornata, tuttavia, in concomitanza con la conferenza stampa dell’esercito, sono arrivate due notizie importanti. La prima è la messa sotto tutela di tutte le sedi del PND, preludio a un possibile scioglimento del partito. La seconda è l’annuncio della prossima costituzione di un ufficio, riservato ai giovani della rivoluzione, che dovrebbe affiancare il Consiglio dei Ministri in ogni decisione riguardante il paese. Pare una buona cosa. Tuttavia, ogni giorno si fa un passo indietro e uno in avanti, o viceversa. L’iniziale ambiguità dell’esercito non si è mai dissipata. Da un lato, accolgono le richieste della piazza, anche se lentamente, e dall’altra picchiano duro, usando metodi da vecchio regime. Suppongo che possa essere il risultato dello scontro di forze contrastanti che operano dietro le quinte, fuori e dentro le forze armate, piuttosto che un gioco studiato a tavolino. Lo spero, almeno. La trasparenza, comunque, in questo momento purtroppo non esiste.

Un aggiornamento sulla situazione in Egitto. La giornata è passata nella tensione. Piazza Tahrir, di nuovo accerchiata da barricate, è stata occupata da diversi manifestanti, accorsi a indagare sui fatti della notte precedente. Il dibattito tra i manifestanti, sia in rete sia in strada, è ancora acceso. C'è chi condanna le persone rimaste asserragliate nella piazza, perché scontrarsi con l'esercito potrebbe essere letale per la rivoluzione e per il paese, dato che le forze armate sono l'ultimo pilastro dello stato che sta ancora in piedi. C'è chi condanna nettamente l'uso della forza contro i manifestanti pacifici, che non ha alcuna giustificazione. E c'è ancora chi cerca di comprendere il punto di vista dell'esercito, il quale non può permettere nessun tipo di ammunitamento al suo interno. Intanto, si cerca di sapere quanti siano effettivamente i morti e i feriti (il Ministero della salute ha parlato di un morto e 71 feriti) e se siano davvero state usate munizioni vive contro i manifestanti. Una grossa chiazza di sangue, in piazza Tahrir, è stata circondata da filo spinato per conservarla come prova dei fatti notturni. Tuttavia, l'alternarsi di notizie non verificate, subito seguite da smentite, come quella delle dimissioni del primo ministro Essam Sharaf, ha reso il clima molto nebuloso. Anche in piazza Tahrir, nessuno si fidava di nessuno. E' un momento delicato, in cui è difficile capire chi sia chi, da che parte stia e che gioco faccia, e il nervosismo cresce. In serata, è arrivata la conferenza stampa delle forze armate, le quali hanno offerto la propria versione dell'accaduto. Per i fatti di ieri notte, hanno arrestato 42 persone, dei quali 8 avrebbero avuto la divisa e 3 sarebbero stranieri. Secondo loro, gli arrestati sono legati a note personalità del Partito Nazional Democratico, il cui nome verrà rivelato al momento opportuno. Ma allora potrebbe essersi trattato di un'azione del PND, per vendicarsi degli arresti dei tre "big" della corruzione, Sorour, Azmi e el-Sherif? L'esercito ha infine negato di aver mai fatto uso contro i manifestanti di munizioni vere. In effetti, altre testimonianze hanno suggerito che non fossero i soldati a sparare addosso ai manifestanti, ma altre persone armate, di identità ignota. Se fosse così, sarebbe comunque preoccupante, perché vorrebbe dire che girano troppe armi in Egitto, in questo momento. In fine giornata, tuttavia, in concomitanza con la conferenza stampa dell'esercito, sono arrivate due notizie importanti. La prima è la messa sotto tutela di tutte le sedi del PND, preludio a un possibile scioglimento del partito. La seconda è l'annuncio della prossima costituzione di un ufficio, riservato ai giovani della rivoluzione, che dovrebbe affiancare il Consiglio dei Ministri in ogni decisione riguardante il paese. Pare una buona cosa. Tuttavia, ogni giorno si fa un passo indietro e uno in avanti, o viceversa. L'iniziale ambiguità dell'esercito non si è mai dissipata. Da un lato, accolgono le richieste della piazza, anche se lentamente, e dall'altra picchiano duro, usando metodi da vecchio regime. Suppongo che possa essere il risultato dello scontro di forze contrastanti che operano dietro le quinte, fuori e dentro le forze armate, piuttosto che un gioco studiato a tavolino. Lo spero, almeno. La trasparenza, comunque, in questo momento purtroppo non esiste.