I Mubarak in carcere
Radio Beckwith evangelica

La notizia tanto attesa è finalmente arrivata e l’Egitto è di nuovo in festa. Il Procuratore Generale ha emanato l’ordine di custodia cautelare per l’ex presidente  Hosni Mubarak, in seguito all’inchiesta sulle sue ricchezze illecite e sulla sua responsabilità nell’uccisione dei manifestanti.

Ma non è tutto, perché il Procuratore ha emanato un ordine identico anche per i “cuccioli” Gamal e Alaa Mubarak, i quali sono poi stati trasportati con un aereo militare alla prigione di Tora, vicino al Cairo. Si dice che siano arrivati lì in manette e con le divise bianche dei carcerati, un’immagine che gli egiziani non dimenticheranno di certo, anche se finora non sono stati diffusi video o fotografie della scena. La prigione di Tora, ormai, è affollatissima di esponenti del Partito Nazional Democratico (PND), tanto che Wael Ghonim ha suggerito di ribattezzarla Prigione Nazional Democratica (in italiano non ci sarebbe nemmeno bisogno di modificare l’acronimo: PND!). Hosni Mubarak, invece, dato il suo stato di salute, trascorrerà i 15 giorni in ospedale. Inizialmente, si è parlato di un trasferimento all’ospedale militare del Cairo, poi a quello internazionale di Ismailiya, ma fino adesso non è stato possibile, perché le sue condizioni si sono aggravate.

Il giornale al-Youm al-Sabia ha fornito un resoconto dettagliato dell’interrogatorio di Mubarak e figli, utilizzando una fonte vicina all’ex presidente, rimasta anonima. Pare che tre giorni fa, proprio quando sarebbe stato registrato il messagio diffuso poi da al-Arabiya, Mubarak e figli si siano recati al Cairo per essere sottoposti a interrogatorio in qualche stabilimento militare. L’interrogatorio doveva avvenire segretamente ma, quando il Procuratore stava per dare inizio alle procedure, è giunta una lettera del Ministro degli Interni che avvisava della mancanza di adeguate misure di sicurezza. Pertanto, è stata presa la decisione di riportare l’ex rais a Sharm el-Sheykh, assieme ai figli, in attesa che il Procuratore decidesse un nuovo luogo per l’interrogatorio. I Mubarak sono dunque tornati a Sharm el-Sheykh lunedì sera. A quel punto, l’avvocato della famiglia Mubarak ha suggerito all’ex rais di recarsi in ospedale per dei controlli medici, così, nel caso in cui fosse stato emesso l’ordine di custodia cautelare nei suoi confronti, non avrebbe potuto essere condotto alla prigione di Tora. Alle undici di mattina di ieri, martedì 12 aprile, è giunto in ospedale un rappresentante della Procura per procedere all’interrogatorio sul posto. Mubarak ha risposto alle domande seduto sul letto, a cominciare dalle risposte sulle sue generalità (la scena deve essere stata particolarmente gustosa!). Poi, di fronte alle accuse della Procura, Mubarak ha negato di aver ordinato di sparare sui manifestanti, pur non negando di aver ordinato di disperderli in ogni modo. All’osservazione dell’avvocato della Procura che era stato l’ex ministro degli interni, Habib el-Adly, a indicare lui come responsabile dell’ordine, Mubarak ha replicato che era solo una menzogna. Dopodiché, Mubarak si è sentito esausto e l’interrogatorio è stato interrotto alcuni minuti, mentre Gamal e Alaa aspettavano il loro turno in un’altra stanza. L’interrogatorio è poi proseguito fino alla fine. In totale cinque ore. Alla conclusione dell’interrogatorio, le condizioni di Mubarak si sono di nuovo aggravate, cosa che ha fatto posticipare il confronto con Alaa e Gamal alla sera. Quindi, dopo il loro interrogatorio serale, tra l’altro relativamente breve (solo due ore), è partito l’ordine di custodia cautelare anche per loro. Sono allora stati trasferiti a Tora, e non a Tur Sina’, come sarebbe stato logico. Il motivo di questo cambiamento è stata la folla numerosa, riunita lì nei dintorti, che costituiva una minaccia per la loro sicurezza. L’arrivo a Tora è avvenuto alle 4,30 del mattino, poi, al risveglio del paese, la notizia si è sparsa per tutto l’Egitto e il mondo intero.

Resta da capire che ne è di Suzanne Mubarak, anche se girano voci che anche lei stia subendo un interrogatorio serrato. Nel frattempo, però, sono finiti in prigione anche Fathi Sorour, ex presidente della Camera (così farà compagnia a Safwat el-Sherif, ex presidente della Shura, l’altra camera parlamentare), e Murtada Mansur, ex presidente dello Zamalek, la squadra di calcio. Mansur è accusato di essere uno dei mandanti della “battaglia del cammello”.

Non c’è bisogno di dire che gli egiziani sono euforici oggi. Si sentono di nuovo orgogliosi del proprio paese, dopo varie settimane di ombre. “Egitto ora in vantaggio sulla Tunisia” scherza qualcuno, alludendo al fatto che i tunisini, pionieri delle rivoluzioni arabe, hanno sempre ottenuto gli stessi obiettivi un po’ prima degli egiziani. Scherzi a parte, è un momento storico per l’Egitto. L’idea di sottoporre a processo l’ex tiranno e tutti i suoi uomini (e donne) ha un valore fortemente simbolico, oltre a rispondere, naturalmente, a un’esigenza di giustizia. I giornali americani hanno ben sottolineato come questo sia un passo senza precedenti nella storia dei paesi arabi ed è interessante, aggiungo io, che si sia sempre insistito sul processo del rais, mai su una sua esecuzione sommaria. No, si vuole sottoporre l’ex dittatore alla legge, di fronte a tutto il popolo, senza cedere alla tentazione di una vendetta spicciola. Si vuole agire come uno stato, duramente ma civilmente. Così facendo si dimostra di avere rispetto per la giustizia, fiduciosi che potrà essere uno dei capisaldi del futuro Egitto. Diverse forze politiche, dopo aver espresso la propria soddisfazione per l’arresto dei Mubarak, hanno subito chiesto che si svolga un processo giusto nei loro confronti, distinguendo la loro responsabilità politica da quella penale. E non vogliono in nessun modo un processo militare. Intanto, le manifestazioni previste per venerdì prossimo sono sospese, in attesa di vedere come si svilupperanno gli eventi.

La notizia tanto attesa è finalmente arrivata e l'Egitto è di nuovo in festa. Il Procuratore Generale ha emanato l'ordine di custodia cautelare per l'ex presidente  Hosni Mubarak, in seguito all'inchiesta sulle sue ricchezze illecite e sulla sua responsabilità nell'uccisione dei manifestanti. Ma non è tutto, perché il Procuratore ha emanato un ordine identico anche per i "cuccioli" Gamal e Alaa Mubarak, i quali sono poi stati trasportati con un aereo militare alla prigione di Tora, vicino al Cairo. Si dice che siano arrivati lì in manette e con le divise bianche dei carcerati, un'immagine che gli egiziani non dimenticheranno di certo, anche se finora non sono stati diffusi video o fotografie della scena. La prigione di Tora, ormai, è affollatissima di esponenti del Partito Nazional Democratico (PND), tanto che Wael Ghonim ha suggerito di ribattezzarla Prigione Nazional Democratica (in italiano non ci sarebbe nemmeno bisogno di modificare l'acronimo: PND!). Hosni Mubarak, invece, dato il suo stato di salute, trascorrerà i 15 giorni in ospedale. Inizialmente, si è parlato di un trasferimento all'ospedale militare del Cairo, poi a quello internazionale di Ismailiya, ma fino adesso non è stato possibile, perché le sue condizioni si sono aggravate. Il giornale al-Youm al-Sabia ha fornito un resoconto dettagliato dell'interrogatorio di Mubarak e figli, utilizzando una fonte vicina all'ex presidente, rimasta anonima. Pare che tre giorni fa, proprio quando sarebbe stato registrato il messagio diffuso poi da al-Arabiya, Mubarak e figli si siano recati al Cairo per essere sottoposti a interrogatorio in qualche stabilimento militare. L'interrogatorio doveva avvenire segretamente ma, quando il Procuratore stava per dare inizio alle procedure, è giunta una lettera del Ministro degli Interni che avvisava della mancanza di adeguate misure di sicurezza. Pertanto, è stata presa la decisione di riportare l'ex rais a Sharm el-Sheykh, assieme ai figli, in attesa che il Procuratore decidesse un nuovo luogo per l'interrogatorio. I Mubarak sono dunque tornati a Sharm el-Sheykh lunedì sera. A quel punto, l'avvocato della famiglia Mubarak ha suggerito all'ex rais di recarsi in ospedale per dei controlli medici, così, nel caso in cui fosse stato emesso l'ordine di custodia cautelare nei suoi confronti, non avrebbe potuto essere condotto alla prigione di Tora. Alle undici di mattina di ieri, martedì 12 aprile, è giunto in ospedale un rappresentante della Procura per procedere all'interrogatorio sul posto. Mubarak ha risposto alle domande seduto sul letto, a cominciare dalle risposte sulle sue generalità (la scena deve essere stata particolarmente gustosa!). Poi, di fronte alle accuse della Procura, Mubarak ha negato di aver ordinato di sparare sui manifestanti, pur non negando di aver ordinato di disperderli in ogni modo. All'osservazione dell'avvocato della Procura che era stato l'ex ministro degli interni, Habib el-Adly, a indicare lui come responsabile dell'ordine, Mubarak ha replicato che era solo una menzogna. Dopodiché, Mubarak si è sentito esausto e l'interrogatorio è stato interrotto alcuni minuti, mentre Gamal e Alaa aspettavano il loro turno in un'altra stanza. L'interrogatorio è poi proseguito fino alla fine. In totale cinque ore. Alla conclusione dell'interrogatorio, le condizioni di Mubarak si sono di nuovo aggravate, cosa che ha fatto posticipare il confronto con Alaa e Gamal alla sera. Quindi, dopo il loro interrogatorio serale, tra l'altro relativamente breve (solo due ore), è partito l'ordine di custodia cautelare anche per loro. Sono allora stati trasferiti a Tora, e non a Tur Sina', come sarebbe stato logico. Il motivo di questo cambiamento è stata la folla numerosa, riunita lì nei dintorti, che costituiva una minaccia per la loro sicurezza. L'arrivo a Tora è avvenuto alle 4,30 del mattino, poi, al risveglio del paese, la notizia si è sparsa per tutto l'Egitto e il mondo intero. Resta da capire che ne è di Suzanne Mubarak, anche se girano voci che anche lei stia subendo un interrogatorio serrato. Nel frattempo, però, sono finiti in prigione anche Fathi Sorour, ex presidente della Camera (così farà compagnia a Safwat el-Sherif, ex presidente della Shura, l'altra camera parlamentare), e Murtada Mansur, ex presidente dello Zamalek, la squadra di calcio. Mansur è accusato di essere uno dei mandanti della "battaglia del cammello". Non c'è bisogno di dire che gli egiziani sono euforici oggi. Si sentono di nuovo orgogliosi del proprio paese, dopo varie settimane di ombre. "Egitto ora in vantaggio sulla Tunisia" scherza qualcuno, alludendo al fatto che i tunisini, pionieri delle rivoluzioni arabe, hanno sempre ottenuto gli stessi obiettivi un po' prima degli egiziani. Scherzi a parte, è un momento storico per l'Egitto. L'idea di sottoporre a processo l'ex tiranno e tutti i suoi uomini (e donne) ha un valore fortemente simbolico, oltre a rispondere, naturalmente, a un'esigenza di giustizia. I giornali americani hanno ben sottolineato come questo sia un passo senza precedenti nella storia dei paesi arabi ed è interessante, aggiungo io, che si sia sempre insistito sul processo del rais, mai su una sua esecuzione sommaria. No, si vuole sottoporre l'ex dittatore alla legge, di fronte a tutto il popolo, senza cedere alla tentazione di una vendetta spicciola. Si vuole agire come uno stato, duramente ma civilmente. Così facendo si dimostra di avere rispetto per la giustizia, fiduciosi che potrà essere uno dei capisaldi del futuro Egitto. Diverse forze politiche, dopo aver espresso la propria soddisfazione per l'arresto dei Mubarak, hanno subito chiesto che si svolga un processo giusto nei loro confronti, distinguendo la loro responsabilità politica da quella penale. E non vogliono in nessun modo un processo militare. Intanto, le manifestazioni previste per venerdì prossimo sono sospese, in attesa di vedere come si svilupperanno gli eventi.