La linea rossa invalicabile
Radio Beckwith evangelica

Pace fatta tra esercito e giovani della rivoluzione? Forse. Ufficialmente sì, ma le versioni cambiano a seconda di chi si interroga. Per quattro giorni, da sabato notte, piazza Tahrir è stata occupata da centinaia (qualcuno dice migliaia) di giovani che hanno bloccato il traffico, protestando contro l’esercito.

Alcuni chiedevano solo l’immediato processo di Mubarak, altri aggiungevano anche la richiesta delle dimissioni del feldmaresciallo Tantawi, capo del Supremo Consiglio delle Forze Armate. L’occupazione era stata decisa dopo la battaglia di sabato notte, tra esercito, manifestanti e (si dice) scagnozzi del Partito Nazional Democratico. L’esercito, infatti, era intervenuto per arrestare i presunti militari (ancora non si è del tutto sicuri della loro identità) unitisi alle proteste, causando alcuni morti e diversi feriti.

Comunque, la nuova occupazione di piazza Tahrir ha sollevato un grande dibattito nel paese, sia a livello mediatico, sia nella piazza stessa. Il primo fondamentale punto del dibattito ha riguardato l’identità degli occupanti. Erano scagnozzi del PND, come ha subito sostenuto l’esercito? Diversi cyber-attivisti, appena saputa la notizia dell’occupazione, sono andati a controllare di persona e hanno negato la versione delle forze armate. Secondo loro, qualche baltagheya c’era davvero, o più che altro qualche testa calda, ma la maggioranza dei manifestanti della piazza erano giovani delle fasce più povere. Disperati, molto simili per aspetto ai poco raccomandabili balatgheya, ma comunque manifestanti pacifici. Solo che, dati i numeri esigui di questi manifestanti, i baltagheya – presenti da sempre ad ogni manifestazione – avevano ampio spazio di manovra.

Il secondo punto del dibattito, invece, ha riguardato l’opportunità di proseguire le proteste in questo modo, prendendo a bersaglio anche l’esercito. Molti ritengono che le forze armate non si debbano toccare, che siano la linea rossa da non oltrepassare, sia perché sono rimasti l’ultimo pilastro dello Stato, sia perché senza il loro aiuto la rivoluzione sarebbe persa. Inoltre, molti preferiscono protestare solo nel week end, per non interrompere la “ruota della produzione” del paese, termine già odiato da diversi manifestanti, come una divinità di fronte alla quale si è obbligati a piegare la testa, sempre e comunque. Pare certo, ad ogni modo, che la maggioranza della popolazione – quella che non usa i social network – non appoggia queste proteste a oltranza, né l’attacco all’esercito.

L’occupazione di piazza Tahrir è finita oggi. L’esercito, con un comunicato sulla sua pagina Facebook (vedi allegato), ha ringraziato i manifestanti per aver riaperto la piazza al traffico, proprio mentre la polizia militare – così almeno hanno denunciato i ragazzi di Twitter là presenti – sgombrava la piazza con la forza e arrestava numerose persone. La solita doppiezza delle forze armate?

Ma ci sono altri indizi sul fatto che l’esercito sia diventato intoccabile, la linea rossa che non si può valicare in nessun modo. Il primo è una lettera che sarebbe giunta ai giornali egiziani, in cui le forze armate invitano a sottoporre preventivamente qualsiasi articolo che parli dell’esercito al Dipartimento degli Affari Morali e a quello dell’Intelligence Militare. In altre parole, alla censura. Il secondo indizio, invece, è la vicenda di Maikel Nabil, un blogger di 26 anni che è appena stato condannato a tre anni di carcere da un tribunale militare, per aver insultato l’esercito. Maikel Nabil è un blogger che si distingue per le sue posizioni pro-Israele (una vera rarità in Egitto!), ma nonostante questo, la sua condanna ha suscitato la solidarietà generale degli altri blogger e cyber-attivisti. Se volete saperne di più su di lui, questo è il link del suo blog, finché non lo oscurano: http://www.maikelnabil.com/Maikel Nabil, dunque, è il primo prigioniero politico dell’era post-Mubarak. Toccare l’esercito è molto pericoloso…

Qualche buon segno, tuttavia, c’è stato anche in questi ultimi due giorni. Per esempio, è stato cancellato l’obbligo di ottenere un permesso governativo per fondare un giornale e il Consiglio dei Ministri ha annunciato che gli egiziani all’estero potranno votare alle Parlamentari. Safwat el-Sherif, l’ex presidente della Shura (una delle due camere parlamentari) ha subito un interrogatorio di otto ore, quindi è stato trasferito alla prigione di Tora, assieme agli altri ex ministri, sotto arresto per 15 giorni come misura precauzionale. Da poco, invece, è giunta notizia che Mubarak sarebbe entrato nel reparto di cure intensive dell’ospedale di Sharm el-Sheykh. Si attendono notizie. In molti si augurano che ne esca presto per poterlo processare. In realtà, le procedure processuali potrebbero essere già cominciate. Secondo alcuni giornali, infatti, oggi l’ex rais è stato sottoposto a un interrogatorio segreto a Tur Sina’, nel Sinai, in seguito al quale le sue condizioni di salute si sarebbero aggravate.

Pace fatta tra esercito e giovani della rivoluzione? Forse. Ufficialmente sì, ma le versioni cambiano a seconda di chi si interroga. Per quattro giorni, da sabato notte, piazza Tahrir è stata occupata da centinaia (qualcuno dice migliaia) di giovani che hanno bloccato il traffico, protestando contro l'esercito. Alcuni chiedevano solo l'immediato processo di Mubarak, altri aggiungevano anche la richiesta delle dimissioni del feldmaresciallo Tantawi, capo del Supremo Consiglio delle Forze Armate. L'occupazione era stata decisa dopo la battaglia di sabato notte, tra esercito, manifestanti e (si dice) scagnozzi del Partito Nazional Democratico. L'esercito, infatti, era intervenuto per arrestare i presunti militari (ancora non si è del tutto sicuri della loro identità) unitisi alle proteste, causando alcuni morti e diversi feriti. Comunque, la nuova occupazione di piazza Tahrir ha sollevato un grande dibattito nel paese, sia a livello mediatico, sia nella piazza stessa. Il primo fondamentale punto del dibattito ha riguardato l'identità degli occupanti. Erano scagnozzi del PND, come ha subito sostenuto l'esercito? Diversi cyber-attivisti, appena saputa la notizia dell'occupazione, sono andati a controllare di persona e hanno negato la versione delle forze armate. Secondo loro, qualche baltagheya c'era davvero, o più che altro qualche testa calda, ma la maggioranza dei manifestanti della piazza erano giovani delle fasce più povere. Disperati, molto simili per aspetto ai poco raccomandabili balatgheya, ma comunque manifestanti pacifici. Solo che, dati i numeri esigui di questi manifestanti, i baltagheya - presenti da sempre ad ogni manifestazione - avevano ampio spazio di manovra. Il secondo punto del dibattito, invece, ha riguardato l'opportunità di proseguire le proteste in questo modo, prendendo a bersaglio anche l'esercito. Molti ritengono che le forze armate non si debbano toccare, che siano la linea rossa da non oltrepassare, sia perché sono rimasti l'ultimo pilastro dello Stato, sia perché senza il loro aiuto la rivoluzione sarebbe persa. Inoltre, molti preferiscono protestare solo nel week end, per non interrompere la "ruota della produzione" del paese, termine già odiato da diversi manifestanti, come una divinità di fronte alla quale si è obbligati a piegare la testa, sempre e comunque. Pare certo, ad ogni modo, che la maggioranza della popolazione - quella che non usa i social network - non appoggia queste proteste a oltranza, né l'attacco all'esercito. L'occupazione di piazza Tahrir è finita oggi. L'esercito, con un comunicato sulla sua pagina Facebook (vedi allegato), ha ringraziato i manifestanti per aver riaperto la piazza al traffico, proprio mentre la polizia militare - così almeno hanno denunciato i ragazzi di Twitter là presenti - sgombrava la piazza con la forza e arrestava numerose persone. La solita doppiezza delle forze armate? Ma ci sono altri indizi sul fatto che l'esercito sia diventato intoccabile, la linea rossa che non si può valicare in nessun modo. Il primo è una lettera che sarebbe giunta ai giornali egiziani, in cui le forze armate invitano a sottoporre preventivamente qualsiasi articolo che parli dell'esercito al Dipartimento degli Affari Morali e a quello dell'Intelligence Militare. In altre parole, alla censura. Il secondo indizio, invece, è la vicenda di Maikel Nabil, un blogger di 26 anni che è appena stato condannato a tre anni di carcere da un tribunale militare, per aver insultato l'esercito. Maikel Nabil è un blogger che si distingue per le sue posizioni pro-Israele (una vera rarità in Egitto!), ma nonostante questo, la sua condanna ha suscitato la solidarietà generale degli altri blogger e cyber-attivisti. Se volete saperne di più su di lui, questo è il link del suo blog, finché non lo oscurano: http://www.maikelnabil.com/Maikel Nabil, dunque, è il primo prigioniero politico dell'era post-Mubarak. Toccare l'esercito è molto pericoloso... Qualche buon segno, tuttavia, c'è stato anche in questi ultimi due giorni. Per esempio, è stato cancellato l'obbligo di ottenere un permesso governativo per fondare un giornale e il Consiglio dei Ministri ha annunciato che gli egiziani all'estero potranno votare alle Parlamentari. Safwat el-Sherif, l'ex presidente della Shura (una delle due camere parlamentari) ha subito un interrogatorio di otto ore, quindi è stato trasferito alla prigione di Tora, assieme agli altri ex ministri, sotto arresto per 15 giorni come misura precauzionale. Da poco, invece, è giunta notizia che Mubarak sarebbe entrato nel reparto di cure intensive dell'ospedale di Sharm el-Sheykh. Si attendono notizie. In molti si augurano che ne esca presto per poterlo processare. In realtà, le procedure processuali potrebbero essere già cominciate. Secondo alcuni giornali, infatti, oggi l'ex rais è stato sottoposto a un interrogatorio segreto a Tur Sina', nel Sinai, in seguito al quale le sue condizioni di salute si sarebbero aggravate.