Una partita di calcio in prigione
Radio Beckwith evangelica

Oggi è la domenica delle Palme anche in Egitto, debitamente festeggiata dai copti, in mezzo a un grande dispiegamento di forze di sicurezza. Nei giorni scorsi, era stato diffuso l’appello su Facebook, rivolto ai giovani copti e musulmani, a formare dei comitati popolari per proteggere le chiese durante le celebrazioni, perché le misure di sicurezza standard non parevano soddisfacenti.

La chiesa di Atfih, ricostruita dall’esercito dopo l’incendio doloso che l’aveva distrutta, è stata inaugurata ieri alla presenza dello sheykh di al-Azhar, Ahmed al-Tayyeb. E’ un momento di gloria per lo sheykh, un po’ per i suoi sforzi volti a evitare il conflitto religioso, specie con la condanna delle posizioni e delle azioni dei salafiti, e un po’ per la sua rinuncia, annunciata qualche giorno fa, allo stipendio da lui guadagnato a partire dal marzo 2010, mese della sua nomina. Lo sheykh intende restituire la somma già incassata al ministero delle finanze, per sostenere l’economia del paese. Il denaro resistituito ammonterebbe complessivamente a 37.647 pound, poco più di 5000 euro. Non molto, visto il prestigio dello sheykh.

Il dialogo tra chiesa copta ortodossa e Fratelli Musulmani, invece, si è già arenato, a causa delle incaute dichiarazioni di alcuni leader del movimento. Mahmud Ezzat, vice Guida Suprema, e Saad el-Husseini, altro leader della Fratellanza, hanno infatti dichiarato di voler stabilire un governo islamico, se ce ne saranno le condizioni, e applicare la sharia. Tutto ciò, dopo un congresso dei giovani Fratelli Musulmani, che si sono riuniti per discutere sulla maniera di rinnovare il linguaggio della Fratellanza e riformare il movimento. Si è addirittura parlato di cambiarne il nome, ormai troppo connotato negativamente. Dunque, sembra proprio che il doppio linguaggio della Fratellanza, quello vecchio stile della leadership e quello moderno della gioventù emergente, sia il nodo più urgente da risolvere, in vista dell’inclusione dei Fratelli Musulmani nel sistema democratico che si va costruendo. Naturalmente, dietro alla questione del linguaggio, si nasconde una ben più cruciale discordanza di vedute tra la nuova e la vecchia generazione.

Guai in vista, invece, per Zahi Hawass, il ministro delle antichità, riconfermato al suo posto dal premier Essam Sharaf. Hawass è l’uomo che avrebbe donato un prezioso gioiello faraonico a Suzanne Mubarak, prelevandolo dalle proprietà statali, e che – dicono i maligni – ha l’abitudine di aprire e inaugurare una stessa tomba più di una volta. Il soggetto in questione era stato denunciato da un cittadino per la sottrazione di un pezzo di terreno. Il tribunale amministrativo aveva decretato la restituzione del terreno al cittadino, sentenza che Hawass ha arrogantemente ignorato. Il cittadino, allora, si è rivolto alla Corte Penale, la quale, oggi, ha condannato il ministro al carcere per un anno, più una multa di 10.000 pound. Sharaf, per ora, ha smentito la notizia delle dimissioni di Sharaf e già si scommette sui vari modi in cui Hawass riuscirà a sfuggire alla giustizia anche questa volta, ma intanto il verdetto del tribunale ha messo di buon umore molta gente. Forse Hawass non sarà il pesce più grosso, intrappolato nella rete dei processi contro la corruzione del vecchio regime, tuttavia è indubbio che attiri la massima antipatia dei giovani rivoluzionari, almeno a sentire i commenti che fanno su di lui.

Restando in ambito carcerario (niente paura, Mubarak non è ancora entrato in prigione, è sempre a Sharm el-Sheykh), i giornali si stanno sbizzarrendo a raccontare scene di vita quotidiana nella prigione di Tora, dove sono detenuti Alaa e Gamal Mubarak, oltre a tutti gli altri ex ministri ed esponenti del PND. Ebbene, oggi i giornali hanno indugiato soprattutto nel descrivere una kafkiana partita di calcio che si è tenuta venerdì scorso, dopo la preghiera, durante le due ore d’aria concesse ai prigionieri. La prima squadra, capitanata da Ahmed Nazif (ex primo ministro di Mubarak), era costituita da Ahmed Ezz (ex segretario del PND), Amr Asal (ex funzionario del PND), Ahmed el-Maghrabi (ex ministro dell’edilizia) e Zuhayr Garrana (ex ministro del turismo). La seconda squadra, capitanata dal terribile Habib el-Adly (ex ministro degli interni), era invece formata da Hasan Abdel Rahman (generale ed ex capo della Sicurezza di Stato) e Adly Fayed (ex capo della sicurezza della città 6 Ottobre). Arbitro: Ahmed Nazif, ex primo ministro di Mubarak. In panchina a guardare: Gamal Mubarak, Anas el-Fiqqi (ex ministro della gioventù), Ahdi Fadly (ex direttore di Akhbar al-Youm), Ibrahim Kamel (uomo d’affari, intimo amico di Mubarak) e Munir Ghabur (altro uomo d’affari). Rimasti in cella a rimuginare, invece, Alaa Mubarak, Fathi Sorour (ex presidente della camera), Safwat el-Sherif (ex presidente della Shura) e Zakariya Azmi (ex capo del gabinetto del Presidente). La partita è finita in parità. La scena, tuttavia, deve essere stata indimenticabile.

Oggi è la domenica delle Palme anche in Egitto, debitamente festeggiata dai copti, in mezzo a un grande dispiegamento di forze di sicurezza. Nei giorni scorsi, era stato diffuso l'appello su Facebook, rivolto ai giovani copti e musulmani, a formare dei comitati popolari per proteggere le chiese durante le celebrazioni, perché le misure di sicurezza standard non parevano soddisfacenti. La chiesa di Atfih, ricostruita dall'esercito dopo l'incendio doloso che l'aveva distrutta, è stata inaugurata ieri alla presenza dello sheykh di al-Azhar, Ahmed al-Tayyeb. E' un momento di gloria per lo sheykh, un po' per i suoi sforzi volti a evitare il conflitto religioso, specie con la condanna delle posizioni e delle azioni dei salafiti, e un po' per la sua rinuncia, annunciata qualche giorno fa, allo stipendio da lui guadagnato a partire dal marzo 2010, mese della sua nomina. Lo sheykh intende restituire la somma già incassata al ministero delle finanze, per sostenere l'economia del paese. Il denaro resistituito ammonterebbe complessivamente a 37.647 pound, poco più di 5000 euro. Non molto, visto il prestigio dello sheykh. Il dialogo tra chiesa copta ortodossa e Fratelli Musulmani, invece, si è già arenato, a causa delle incaute dichiarazioni di alcuni leader del movimento. Mahmud Ezzat, vice Guida Suprema, e Saad el-Husseini, altro leader della Fratellanza, hanno infatti dichiarato di voler stabilire un governo islamico, se ce ne saranno le condizioni, e applicare la sharia. Tutto ciò, dopo un congresso dei giovani Fratelli Musulmani, che si sono riuniti per discutere sulla maniera di rinnovare il linguaggio della Fratellanza e riformare il movimento. Si è addirittura parlato di cambiarne il nome, ormai troppo connotato negativamente. Dunque, sembra proprio che il doppio linguaggio della Fratellanza, quello vecchio stile della leadership e quello moderno della gioventù emergente, sia il nodo più urgente da risolvere, in vista dell'inclusione dei Fratelli Musulmani nel sistema democratico che si va costruendo. Naturalmente, dietro alla questione del linguaggio, si nasconde una ben più cruciale discordanza di vedute tra la nuova e la vecchia generazione. Guai in vista, invece, per Zahi Hawass, il ministro delle antichità, riconfermato al suo posto dal premier Essam Sharaf. Hawass è l'uomo che avrebbe donato un prezioso gioiello faraonico a Suzanne Mubarak, prelevandolo dalle proprietà statali, e che - dicono i maligni - ha l'abitudine di aprire e inaugurare una stessa tomba più di una volta. Il soggetto in questione era stato denunciato da un cittadino per la sottrazione di un pezzo di terreno. Il tribunale amministrativo aveva decretato la restituzione del terreno al cittadino, sentenza che Hawass ha arrogantemente ignorato. Il cittadino, allora, si è rivolto alla Corte Penale, la quale, oggi, ha condannato il ministro al carcere per un anno, più una multa di 10.000 pound. Sharaf, per ora, ha smentito la notizia delle dimissioni di Sharaf e già si scommette sui vari modi in cui Hawass riuscirà a sfuggire alla giustizia anche questa volta, ma intanto il verdetto del tribunale ha messo di buon umore molta gente. Forse Hawass non sarà il pesce più grosso, intrappolato nella rete dei processi contro la corruzione del vecchio regime, tuttavia è indubbio che attiri la massima antipatia dei giovani rivoluzionari, almeno a sentire i commenti che fanno su di lui. Restando in ambito carcerario (niente paura, Mubarak non è ancora entrato in prigione, è sempre a Sharm el-Sheykh), i giornali si stanno sbizzarrendo a raccontare scene di vita quotidiana nella prigione di Tora, dove sono detenuti Alaa e Gamal Mubarak, oltre a tutti gli altri ex ministri ed esponenti del PND. Ebbene, oggi i giornali hanno indugiato soprattutto nel descrivere una kafkiana partita di calcio che si è tenuta venerdì scorso, dopo la preghiera, durante le due ore d'aria concesse ai prigionieri. La prima squadra, capitanata da Ahmed Nazif (ex primo ministro di Mubarak), era costituita da Ahmed Ezz (ex segretario del PND), Amr Asal (ex funzionario del PND), Ahmed el-Maghrabi (ex ministro dell'edilizia) e Zuhayr Garrana (ex ministro del turismo). La seconda squadra, capitanata dal terribile Habib el-Adly (ex ministro degli interni), era invece formata da Hasan Abdel Rahman (generale ed ex capo della Sicurezza di Stato) e Adly Fayed (ex capo della sicurezza della città 6 Ottobre). Arbitro: Ahmed Nazif, ex primo ministro di Mubarak. In panchina a guardare: Gamal Mubarak, Anas el-Fiqqi (ex ministro della gioventù), Ahdi Fadly (ex direttore di Akhbar al-Youm), Ibrahim Kamel (uomo d'affari, intimo amico di Mubarak) e Munir Ghabur (altro uomo d'affari). Rimasti in cella a rimuginare, invece, Alaa Mubarak, Fathi Sorour (ex presidente della camera), Safwat el-Sherif (ex presidente della Shura) e Zakariya Azmi (ex capo del gabinetto del Presidente). La partita è finita in parità. La scena, tuttavia, deve essere stata indimenticabile.