Salafiti, Sorelle Musulmane e interrogatori
Radio Beckwith evangelica

Continuano le proteste di migliaia di persone contro il nuovo governatore copto di Qena, nell’Alto Egitto. Le manifestazioni, sempre più insistenti, hanno interrotto le ferrovie e le autostrade, oltre a chiudere gli ingressi alla città.

Per valutare la situazione, sono giunti sul posto il ministro degli interni Mansour Essawi e il ministro dello sviluppo regionale Mohsen Naamani. A sentire l’imam della moschea di Qena, la situazione sta diventando esplosiva, a meno che il primo ministro Sharaf e il Consiglio Supremo delle Forze Armate non ascoltino la richiesta dei manifestanti di rimuovere il nuovo governatore. Ancora non si capisce esattamente quali siano le reali ragioni dell’opposizione popolare al generale Emad Mikhail, che succede, tra l’altro, a un altro copto, Magdi Ayoub. C’è chi dice che la ragione sia semplicemente la sua religione. I salafiti, se non altro, l’hanno detto chiaramente. Ma altri, tra i quali un portavoce dei manifestanti, negano decisamente questa motivazione, affermando che alle proteste partecipano anche molti copti. Il motivo del rifiuto di Mikhail sarebbe piuttosto la sua responsabilità, da generale della polizia, nell’uccisione di alcuni giovani di Qena, durante la rivoluzione. In alcuni casi, le ragioni della protesta sembrano intrecciarsi. Il governatore precedente, anche lui copto, è infatti accusato dagli abitanti di Qena di aver provocato il conflitto religioso e ora alcuni non vorrebbero ripetere l’esperienza con un altro copto. Infine, c’è chi dice che le proteste sono nate dall’istigazione di gruppi salafiti da parte di ex membri del PND e della Sicurezza Statale ormai sciolta. Sono persino girate voci che i salafiti avrebbero intenzione di creare un emirato islamico a Qena, voci smentite dagli stessi salafiti. E poi, c’è anche chi attribuisce il tutto a semplici rivalità tribali. Come sempre, è difficile districarsi…

Tra le file più moderate dei Fratelli Musulmani, tornano invece a farsi notare le Sorelle Musulmane. Durante un loro recente convegno, hanno ribadito la loro richiesta di maggiori responsabilità e la possibilità di candidarsi alle elezioni, esprimendo un totale rifiuto della tutela maschile nei loro confronti, che aveva senso soltanto quando la Fratellanza era perseguitata.

Proseguono numerosi interrogatori, a cominciare da Alaa e Gamal Mubarak. Finora, si è appurato che il più ricco della famiglia è Alaa, seguito da Gamal, poi da Suzanne e infine il più “sobrio” Hosni. E’ rispuntato persino il finora indisturbato Omar Suleyman, interrogato oggi nell’ambito dell’inchiesta su Mubarak padre, sia per quanto riguarda l’accumulo di ricchezze, sia per quanto riguarda l’uccisione di manifestanti. Ma sotto il torchio degli interrogatori sono finiti anche Hatem al-Gabali, ex ministro della salute, e Aisha Abdel Hady, ex ministro della forza lavoro. E ci sono nuovi guai per Zahi Hawass. E’ iniziata una raccolta di firme per presentare una denuncia contro di lui, che lo accuserebbe di aver utilizzato preziosi e delicati pezzi da museo nella campagna fotografica della sua linea di moda maschile. La legge egiziana, ovviamente, vieta tutto questo, e ci mancherebbe. Vedere la fotografia della maschera d’oro di Tutankhamon, dietro a un modello dalla faccia vacua che veste abiti alla Indiana Jones firmati Hawass, beh… quel che è troppo è troppo.

Il primo ministro Sharaf – che da quando si è recato in centro città con la famiglia, a mangiare ful e taamiya in mezzo alla gente, gode di vasta popolarità – ha rilasciato il secondo comunicato televisivo settimanale, con il quale ha informato i cittadini egiziani dei progressi compiuti. Ha dichiarato che entro un mese si troverà una soluzione al problema dei salari dei lavoratori, fissando un limite massimo e un limite minimo. Inoltre, ha annunciato la costruzione di 200.000 nuove unità abitative, con superficie oscillante fra i 60 e i 120 metri quadrati. La costruzione sarà finanziata dai sauditi, con un investimento di 7 miliardi di dollari. Infine, è stata presa la decisione di abolire l’ora legale, dopo aver appurato che non fa risparmiare energia come si pensava. In effetti, se posso permettermi una battuta, un’ora in più o in meno che differenza fa in Egitto, specie per il Cairo, la “città che non dorme mai”?

In allegato troverete la traduzione di una articolo comparso sul giornale al-Shorouk, il 17 aprile scorso. Per quanto mi sarà possibile, cercherò, da questo momento in poi, di tradurre ogni tanto qualche articolo, per dar voce all’opinione dei diretti interessati e al dibattito interno egiziano. Spero che questo chiarirà ancora meglio la complessità del mondo arabo, contro ogni stereotipizzazione. Comincio con un articolo di Khaled el-Khamissi, scrittore noto anche in Italia per il suo libro “Taxi”.

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Continuano le proteste di migliaia di persone contro il nuovo governatore copto di Qena, nell'Alto Egitto. Le manifestazioni, sempre più insistenti, hanno interrotto le ferrovie e le autostrade, oltre a chiudere gli ingressi alla città. Per valutare la situazione, sono giunti sul posto il ministro degli interni Mansour Essawi e il ministro dello sviluppo regionale Mohsen Naamani. A sentire l'imam della moschea di Qena, la situazione sta diventando esplosiva, a meno che il primo ministro Sharaf e il Consiglio Supremo delle Forze Armate non ascoltino la richiesta dei manifestanti di rimuovere il nuovo governatore. Ancora non si capisce esattamente quali siano le reali ragioni dell'opposizione popolare al generale Emad Mikhail, che succede, tra l'altro, a un altro copto, Magdi Ayoub. C'è chi dice che la ragione sia semplicemente la sua religione. I salafiti, se non altro, l'hanno detto chiaramente. Ma altri, tra i quali un portavoce dei manifestanti, negano decisamente questa motivazione, affermando che alle proteste partecipano anche molti copti. Il motivo del rifiuto di Mikhail sarebbe piuttosto la sua responsabilità, da generale della polizia, nell'uccisione di alcuni giovani di Qena, durante la rivoluzione. In alcuni casi, le ragioni della protesta sembrano intrecciarsi. Il governatore precedente, anche lui copto, è infatti accusato dagli abitanti di Qena di aver provocato il conflitto religioso e ora alcuni non vorrebbero ripetere l'esperienza con un altro copto. Infine, c'è chi dice che le proteste sono nate dall'istigazione di gruppi salafiti da parte di ex membri del PND e della Sicurezza Statale ormai sciolta. Sono persino girate voci che i salafiti avrebbero intenzione di creare un emirato islamico a Qena, voci smentite dagli stessi salafiti. E poi, c'è anche chi attribuisce il tutto a semplici rivalità tribali. Come sempre, è difficile districarsi... Tra le file più moderate dei Fratelli Musulmani, tornano invece a farsi notare le Sorelle Musulmane. Durante un loro recente convegno, hanno ribadito la loro richiesta di maggiori responsabilità e la possibilità di candidarsi alle elezioni, esprimendo un totale rifiuto della tutela maschile nei loro confronti, che aveva senso soltanto quando la Fratellanza era perseguitata. Proseguono numerosi interrogatori, a cominciare da Alaa e Gamal Mubarak. Finora, si è appurato che il più ricco della famiglia è Alaa, seguito da Gamal, poi da Suzanne e infine il più "sobrio" Hosni. E' rispuntato persino il finora indisturbato Omar Suleyman, interrogato oggi nell'ambito dell'inchiesta su Mubarak padre, sia per quanto riguarda l'accumulo di ricchezze, sia per quanto riguarda l'uccisione di manifestanti. Ma sotto il torchio degli interrogatori sono finiti anche Hatem al-Gabali, ex ministro della salute, e Aisha Abdel Hady, ex ministro della forza lavoro. E ci sono nuovi guai per Zahi Hawass. E' iniziata una raccolta di firme per presentare una denuncia contro di lui, che lo accuserebbe di aver utilizzato preziosi e delicati pezzi da museo nella campagna fotografica della sua linea di moda maschile. La legge egiziana, ovviamente, vieta tutto questo, e ci mancherebbe. Vedere la fotografia della maschera d'oro di Tutankhamon, dietro a un modello dalla faccia vacua che veste abiti alla Indiana Jones firmati Hawass, beh... quel che è troppo è troppo. Il primo ministro Sharaf - che da quando si è recato in centro città con la famiglia, a mangiare ful e taamiya in mezzo alla gente, gode di vasta popolarità - ha rilasciato il secondo comunicato televisivo settimanale, con il quale ha informato i cittadini egiziani dei progressi compiuti. Ha dichiarato che entro un mese si troverà una soluzione al problema dei salari dei lavoratori, fissando un limite massimo e un limite minimo. Inoltre, ha annunciato la costruzione di 200.000 nuove unità abitative, con superficie oscillante fra i 60 e i 120 metri quadrati. La costruzione sarà finanziata dai sauditi, con un investimento di 7 miliardi di dollari. Infine, è stata presa la decisione di abolire l'ora legale, dopo aver appurato che non fa risparmiare energia come si pensava. In effetti, se posso permettermi una battuta, un'ora in più o in meno che differenza fa in Egitto, specie per il Cairo, la "città che non dorme mai"? In allegato troverete la traduzione di una articolo comparso sul giornale al-Shorouk, il 17 aprile scorso. Per quanto mi sarà possibile, cercherò, da questo momento in poi, di tradurre ogni tanto qualche articolo, per dar voce all'opinione dei diretti interessati e al dibattito interno egiziano. Spero che questo chiarirà ancora meglio la complessità del mondo arabo, contro ogni stereotipizzazione. Comincio con un articolo di Khaled el-Khamissi, scrittore noto anche in Italia per il suo libro "Taxi". Scarica il documento in Pdf