Un altro venerdì rivoluzionario
Radio Beckwith evangelica

Un altro venerdì e un altro giorno di proteste in tutto il mondo arabo, specie in Siria. Il venerdì, per gli arabi, non è più il giorno del riposo. Anche in Egitto ci sono state manifestazioni, seppur non di grande impatto.

La protesta che ha raccolto più persone è stata, naturalmente, quella di Qena, dove sono scesi in piazza migliaia di manifestanti, sempre contro il governatore appena nominato. Ma anche Bani Suef è stata teatro di proteste contro il rispettivo governatore, designato pochi giorni fa dal governo. Il primo ministro Sharaf, invece, è sceso in piazza Tahrir, dove si teneva una dimostrazione in sostegno dell’esercito. I manifestanti lì radunati – non so quanti fossero – hanno espresso il proprio apprezzamento e il proprio ringraziamento alle forze armate.

Ben più significativa è stata la manifestazione pacifica tenutasi ad Abu Qarqas, nel governatorato di Minia. Questa volta, la popolazione è scesa in piazza per riaffermare l’unità tra musulmani e cristiani, come nello spirito originario della rivoluzione di gennaio. C’erano persino i Fratelli Musulmani, ragazzi e ragazze, che distribuivano volantini che invitavano alla calma e al rispetto delle proprietà dei copti. Nei giorni passati, infatti, alcuni musulmani avevano attaccato i negozi dei copti, che altri musulmani avevano tentato di proteggere. E’ estremamente importante che la popolazione egiziana, in maggioranza contraria ai settarismi religiosi, reagisca energicamente alle violenze a sfondo religioso e ai tentativi di imporre la logica del confessionalismo. Ed è tanto più importante fuori dei grandi centri urbani, dove il gioco del conflitto religioso è più pericoloso. Pertanto, fa ben sperare anche l’offerta di molti musulmani della stessa regione di proteggere le chiese cristiane durante le festività pasquali, presenziando a tutte le funzioni.

C’è grande preoccupazione, invece, per l’iniziativa dell’Etiopia, che ha annunciato di voler costruire due dighe aggiuntive, oltre a quella del Millennio, sul Nilo azzurro, per produrre elettricità. Si teme che l’Etiopia stia approfittando della debolezza dell’Egitto, dovuta alla instabile situazione politica interna in seguito alla rivoluzione, per perseguire un piano, risalente agli anni Cinquanta, dell’Ufficio Americano per la Bonifica del Terreno, il quale prevede la costruzione di 33 dighe sugli affluenti del Nilo. Questo sarebbe una grave minaccia per le risorse idriche dell’Egitto (e anche del Sudan), contrario anche a quanto stabilito dal diritto internazionale per i paesi che condividono lo stesso fiume. Qualsiasi tipo di sfruttamento delle acque da parte di uno di questi paesi, infatti, non dovrebbe danneggiare gli altri. Si pensa anche che l’Etiopia stia approfittando del momento di debolezza dell’Egitto per assumere un ruolo egemone tra i paesi del Corno d’Africa e del Bacino del Nilo. Presto, il primo ministro egiziano Sharaf dovrebbe recarsi in visita in Etiopia per trovare una soluzione. La mediazione offerta dalla chiesa copta, con l’annunciata visita di papa Shenouda alla chiesa sorella, si è arrestata per i problemi di salute del patriarca egiziano.

Si torna però a parlare di Costituzione. Ieri, si è tenuta la prima seduta della Commissione Costituzionale Popolare, nata subito dopo l’annuncio degli emendamenti, poi sottoposti a referendum, con l’intento di coinvolgere quanti più rappresentanti possibile della società civile in un vero dibattito nazionale sulla nuova Costituzione, finora totalmente mancato. La Commissione Popolare si è data il compito di precisare le linee guida per la riscrittura di una nuova Costituzione, in base alle quali la prossima Commissione Costituente dovrà lavorare. La seduta si è tenuta al sindacato dei giornalisti e ha visto la partecipazione di diverse personalità politiche, così come del mondo dell’informazione, dell’economia, della società e anche dell’arte.

Il primo punto in discussione è stato il tipo di Repubblica da preferire. La maggioranza si è mostrata in favore della forma parlamentare, la più adeguata a impedire la supremazia del Presidente. Tahani al-Jibaly vice presidente della Corte Costituzionale, ha affermato che la Costituzione dovrà proteggere il paese dalla presa del potere da parte di un gruppo solo, qualunque esso sia e indipendentemente dalla sua entità numerica, cioè se rappresenti la maggioranza o una minoranza nel paese. Awatif Abdel Rahman, docente di giornalismo all’Università del Cairo, ha chiesto che la Commissione sia ampliata il più possibile a tutte le componenti della società, perché la nuova Costituzione dovrà rappresentarla interamente. Inoltre, secondo lei, non è consigliabile ispirarsi alle Costituzioni occidentali, espressione di società molto diverse da quella egiziana. Gaber Gad, docente di diritto costituzionale dell’Università del Cairo ha rinnovato la richiesta che si rediga la nuova Costituzione prima che si tengano le elezioni parlamentari, sfruttando le competenze di docenti universitari e specialisti in materia. Mohammed Nur Farhat, anch’egli docente di diritto costituzionale, ha infine sottolineato l’importanza che la nuova Costituzione ben definisca la divisione dei poteri. Ha quindi aggiunto che nessuno, secondo lui, vuol modificare l’articolo 2 (che sancisce l’islam come religione di Stato e la sharia come fonte della legislazione), ma che le minoranze debbono essere tutelate costituzionalmente. Se non altro, questo è un dibattito, non come quello fasullo della Commissione per gli Emendamenti Costituzionali nominata dall’esercito. E questa volta sono coinvolte anche le donne. Tutto sta a vedere quale influenza avrà questo dibattito.

Mubarak, intanto, è sempre in ospedale. Come ha detto un tweet di oggi: “Tende a restare attaccato alle superfici: prima a quella della sedia di Presidente, per trent’anni, adesso a quella del suo letto d’ospedale”. Comunque, gli è stata rinnovata la custodia cautelare per altri quindici giorni e ha dovuto subire un nuovo interrogatorio. Presto toccherà anche alle sue due nuore. Nel frattempo, i giudici hanno ordinato la rimozione del nome “Mubarak” da tutte le piazze egiziane.

Un altro venerdì e un altro giorno di proteste in tutto il mondo arabo, specie in Siria. Il venerdì, per gli arabi, non è più il giorno del riposo. Anche in Egitto ci sono state manifestazioni, seppur non di grande impatto. La protesta che ha raccolto più persone è stata, naturalmente, quella di Qena, dove sono scesi in piazza migliaia di manifestanti, sempre contro il governatore appena nominato. Ma anche Bani Suef è stata teatro di proteste contro il rispettivo governatore, designato pochi giorni fa dal governo. Il primo ministro Sharaf, invece, è sceso in piazza Tahrir, dove si teneva una dimostrazione in sostegno dell'esercito. I manifestanti lì radunati - non so quanti fossero - hanno espresso il proprio apprezzamento e il proprio ringraziamento alle forze armate. Ben più significativa è stata la manifestazione pacifica tenutasi ad Abu Qarqas, nel governatorato di Minia. Questa volta, la popolazione è scesa in piazza per riaffermare l'unità tra musulmani e cristiani, come nello spirito originario della rivoluzione di gennaio. C'erano persino i Fratelli Musulmani, ragazzi e ragazze, che distribuivano volantini che invitavano alla calma e al rispetto delle proprietà dei copti. Nei giorni passati, infatti, alcuni musulmani avevano attaccato i negozi dei copti, che altri musulmani avevano tentato di proteggere. E' estremamente importante che la popolazione egiziana, in maggioranza contraria ai settarismi religiosi, reagisca energicamente alle violenze a sfondo religioso e ai tentativi di imporre la logica del confessionalismo. Ed è tanto più importante fuori dei grandi centri urbani, dove il gioco del conflitto religioso è più pericoloso. Pertanto, fa ben sperare anche l'offerta di molti musulmani della stessa regione di proteggere le chiese cristiane durante le festività pasquali, presenziando a tutte le funzioni. C'è grande preoccupazione, invece, per l'iniziativa dell'Etiopia, che ha annunciato di voler costruire due dighe aggiuntive, oltre a quella del Millennio, sul Nilo azzurro, per produrre elettricità. Si teme che l'Etiopia stia approfittando della debolezza dell'Egitto, dovuta alla instabile situazione politica interna in seguito alla rivoluzione, per perseguire un piano, risalente agli anni Cinquanta, dell'Ufficio Americano per la Bonifica del Terreno, il quale prevede la costruzione di 33 dighe sugli affluenti del Nilo. Questo sarebbe una grave minaccia per le risorse idriche dell'Egitto (e anche del Sudan), contrario anche a quanto stabilito dal diritto internazionale per i paesi che condividono lo stesso fiume. Qualsiasi tipo di sfruttamento delle acque da parte di uno di questi paesi, infatti, non dovrebbe danneggiare gli altri. Si pensa anche che l'Etiopia stia approfittando del momento di debolezza dell'Egitto per assumere un ruolo egemone tra i paesi del Corno d'Africa e del Bacino del Nilo. Presto, il primo ministro egiziano Sharaf dovrebbe recarsi in visita in Etiopia per trovare una soluzione. La mediazione offerta dalla chiesa copta, con l'annunciata visita di papa Shenouda alla chiesa sorella, si è arrestata per i problemi di salute del patriarca egiziano. Si torna però a parlare di Costituzione. Ieri, si è tenuta la prima seduta della Commissione Costituzionale Popolare, nata subito dopo l'annuncio degli emendamenti, poi sottoposti a referendum, con l'intento di coinvolgere quanti più rappresentanti possibile della società civile in un vero dibattito nazionale sulla nuova Costituzione, finora totalmente mancato. La Commissione Popolare si è data il compito di precisare le linee guida per la riscrittura di una nuova Costituzione, in base alle quali la prossima Commissione Costituente dovrà lavorare. La seduta si è tenuta al sindacato dei giornalisti e ha visto la partecipazione di diverse personalità politiche, così come del mondo dell'informazione, dell'economia, della società e anche dell'arte. Il primo punto in discussione è stato il tipo di Repubblica da preferire. La maggioranza si è mostrata in favore della forma parlamentare, la più adeguata a impedire la supremazia del Presidente. Tahani al-Jibaly vice presidente della Corte Costituzionale, ha affermato che la Costituzione dovrà proteggere il paese dalla presa del potere da parte di un gruppo solo, qualunque esso sia e indipendentemente dalla sua entità numerica, cioè se rappresenti la maggioranza o una minoranza nel paese. Awatif Abdel Rahman, docente di giornalismo all'Università del Cairo, ha chiesto che la Commissione sia ampliata il più possibile a tutte le componenti della società, perché la nuova Costituzione dovrà rappresentarla interamente. Inoltre, secondo lei, non è consigliabile ispirarsi alle Costituzioni occidentali, espressione di società molto diverse da quella egiziana. Gaber Gad, docente di diritto costituzionale dell'Università del Cairo ha rinnovato la richiesta che si rediga la nuova Costituzione prima che si tengano le elezioni parlamentari, sfruttando le competenze di docenti universitari e specialisti in materia. Mohammed Nur Farhat, anch'egli docente di diritto costituzionale, ha infine sottolineato l'importanza che la nuova Costituzione ben definisca la divisione dei poteri. Ha quindi aggiunto che nessuno, secondo lui, vuol modificare l'articolo 2 (che sancisce l'islam come religione di Stato e la sharia come fonte della legislazione), ma che le minoranze debbono essere tutelate costituzionalmente. Se non altro, questo è un dibattito, non come quello fasullo della Commissione per gli Emendamenti Costituzionali nominata dall'esercito. E questa volta sono coinvolte anche le donne. Tutto sta a vedere quale influenza avrà questo dibattito. Mubarak, intanto, è sempre in ospedale. Come ha detto un tweet di oggi: "Tende a restare attaccato alle superfici: prima a quella della sedia di Presidente, per trent'anni, adesso a quella del suo letto d'ospedale". Comunque, gli è stata rinnovata la custodia cautelare per altri quindici giorni e ha dovuto subire un nuovo interrogatorio. Presto toccherà anche alle sue due nuore. Nel frattempo, i giudici hanno ordinato la rimozione del nome "Mubarak" da tutte le piazze egiziane.