Un’esplosione all’alba
Radio Beckwith evangelica

Questa mattina l’Egitto si è svegliato all’alba con una nuova esplosione presso la stazione del gas a sud di el-Arish, alla quale è seguito un incendio che ha nuovamente interrotto l’erogazione del gas a Israele e Giordania. E’ il secondo attentato al gasdotto, il precedente era accaduto prima della destituzione di Mubarak. Anche Porto Said è stata colpita dall’interruzione del gas.

Il governatore del Sinai del nord ha affermato che non ci sono stati feriti e che l’esplosione è chiaramente di origine dolosa. La sicurezza nei dintorni della stazione di el-Arish è stata ulteriormente rafforzata, con il permesso di Israele, che ha consentito l’arrivo di più soldati egiziani nel Sinai. Israele, tuttavia, che riceve il 40% del suo gas naturale dall’Egitto, sta prendendo urgenti provvedimenti per rendersi indipendente. Visto il clima generale in Egitto, è probabile che la vendita del gas, prima o poi, sia davvero interrotta, e non solo riprezzata. Le richieste in tal senso crescono di numero e di intensità, legate alla domanda di rivedere il trattato di pace del 1979, al quale la vendita del gas è connessa.  Anche gli studenti delle scuole si stanno mobilitando a tale scopo.

Le manifestazioni di categoria sono di nuovo dilaganti. Tutti in piazza, nonostante la legge sugli scioperi: operai, medici, infermieri, veterinari, impiegati di ministeri… Ieri ci sono state decine di proteste di lavoratori in vari settori, per chiedere stipendi migliori, pensioni e la rimozione dei manager corrotti. Anche gli imam di al-Azhar continuano a manifestare (vedi foto allegata) per chiedere l’indipendenza dell’Università, che dovrebbe riportarla all’antico splendore, e l’elezione diretta dello shaykh. Pare che fossero addirittura quindicimila.

E mentre a Qena la situazione si è calmata (il primo ministro Sharaf ha persino dichiarato che il prossimo venerdì si recherà sul posto per partecipare alla preghiera di mezzogiorno), un’altra crisi sta per scoppiare a Minia, dove i Fratelli Musulmani hanno espresso un netto rifiuto per il neo-governatore Samir Sallam, in precedenza governatore di Qalyubiya. I Fratelli Musulmani di Minia lo accusano di aver commesso delle illegalità durante il suo precedente incarico e pertanto non lo vogliono nel loro territorio, minacciando un’escalation delle proteste. Qena insegna…

A proposito di Fratelli Musulmani, la Guida Suprema Mohammed Badie ha ribadito oggi, per dissipare gli ultimi dubbi, che la Fratellanza vuole davvero un governo civile e non presenterà alcun candidato alla Presidenza. Inoltre, i Fratelli Musulmani non ambiscono nemmeno ad avere la maggioranza in Parlamento. L’islam, secondo Badie, non ha bisogno di uno stato islamico, ma di uno stato secolare che riconosca l’islam e, per quanto riguarda i copti, essi vanno protetti come ordina l’islam. Tali dichiarazioni sarebbero certamente più rassicuranti se altri leader della Fratellanza non le contraddicessero tutti i momenti con dichiarazioni di altro tipo. Ma come si è detto più volte, i Fratelli Musulmani, in questo momento, attraversano una fase di conflitto interno che spiegherebbe queste discordanze.

L’esercito, infine, ha fatto la sua smentita anche oggi. Questa volta – sempre attraverso un comunicato ufficiale su Facebook, il numero 42 per l’esattezza – ha negato di esercitare alcuna influenza sui mass media, invitandoli a trattare liberamente di qualsiasi tema. Evidentemente, questo invito non può essere rivolto ai blogger e agli attivisti umani che criticano l’esercito, come testimonia la storia di Maikel Nabil, condannato a tre anni di prigione per aver attaccato le forze armate. E’ sempre bene ricordarle certe cose.

Si comincia anche a pensare alle celebrazioni del 1 maggio, festa dei lavoratori. In realtà, il governo ha cancellato i festaggiamenti, perché il presidente dell’Unione Egiziana dei Lavoratori è uno dei tanti che è finito in carcere, quindi, secondo il governo, non è rimasto nessuno per presenziare ufficialmente le celebrazioni. E’ la prima volta, nella storia dell’Egitto, che il 1 maggio viene cancellato, ma non importa, i sindacati indipendenti si stanno già organizzando da soli per festeggiare il 1 maggio come si deve. In piazza Tahrir, naturalmente.

Questa mattina l'Egitto si è svegliato all'alba con una nuova esplosione presso la stazione del gas a sud di el-Arish, alla quale è seguito un incendio che ha nuovamente interrotto l'erogazione del gas a Israele e Giordania. E' il secondo attentato al gasdotto, il precedente era accaduto prima della destituzione di Mubarak. Anche Porto Said è stata colpita dall'interruzione del gas. Il governatore del Sinai del nord ha affermato che non ci sono stati feriti e che l'esplosione è chiaramente di origine dolosa. La sicurezza nei dintorni della stazione di el-Arish è stata ulteriormente rafforzata, con il permesso di Israele, che ha consentito l'arrivo di più soldati egiziani nel Sinai. Israele, tuttavia, che riceve il 40% del suo gas naturale dall'Egitto, sta prendendo urgenti provvedimenti per rendersi indipendente. Visto il clima generale in Egitto, è probabile che la vendita del gas, prima o poi, sia davvero interrotta, e non solo riprezzata. Le richieste in tal senso crescono di numero e di intensità, legate alla domanda di rivedere il trattato di pace del 1979, al quale la vendita del gas è connessa.  Anche gli studenti delle scuole si stanno mobilitando a tale scopo. Le manifestazioni di categoria sono di nuovo dilaganti. Tutti in piazza, nonostante la legge sugli scioperi: operai, medici, infermieri, veterinari, impiegati di ministeri... Ieri ci sono state decine di proteste di lavoratori in vari settori, per chiedere stipendi migliori, pensioni e la rimozione dei manager corrotti. Anche gli imam di al-Azhar continuano a manifestare (vedi foto allegata) per chiedere l'indipendenza dell'Università, che dovrebbe riportarla all'antico splendore, e l'elezione diretta dello shaykh. Pare che fossero addirittura quindicimila. E mentre a Qena la situazione si è calmata (il primo ministro Sharaf ha persino dichiarato che il prossimo venerdì si recherà sul posto per partecipare alla preghiera di mezzogiorno), un'altra crisi sta per scoppiare a Minia, dove i Fratelli Musulmani hanno espresso un netto rifiuto per il neo-governatore Samir Sallam, in precedenza governatore di Qalyubiya. I Fratelli Musulmani di Minia lo accusano di aver commesso delle illegalità durante il suo precedente incarico e pertanto non lo vogliono nel loro territorio, minacciando un'escalation delle proteste. Qena insegna... A proposito di Fratelli Musulmani, la Guida Suprema Mohammed Badie ha ribadito oggi, per dissipare gli ultimi dubbi, che la Fratellanza vuole davvero un governo civile e non presenterà alcun candidato alla Presidenza. Inoltre, i Fratelli Musulmani non ambiscono nemmeno ad avere la maggioranza in Parlamento. L'islam, secondo Badie, non ha bisogno di uno stato islamico, ma di uno stato secolare che riconosca l'islam e, per quanto riguarda i copti, essi vanno protetti come ordina l'islam. Tali dichiarazioni sarebbero certamente più rassicuranti se altri leader della Fratellanza non le contraddicessero tutti i momenti con dichiarazioni di altro tipo. Ma come si è detto più volte, i Fratelli Musulmani, in questo momento, attraversano una fase di conflitto interno che spiegherebbe queste discordanze. L'esercito, infine, ha fatto la sua smentita anche oggi. Questa volta - sempre attraverso un comunicato ufficiale su Facebook, il numero 42 per l'esattezza - ha negato di esercitare alcuna influenza sui mass media, invitandoli a trattare liberamente di qualsiasi tema. Evidentemente, questo invito non può essere rivolto ai blogger e agli attivisti umani che criticano l'esercito, come testimonia la storia di Maikel Nabil, condannato a tre anni di prigione per aver attaccato le forze armate. E' sempre bene ricordarle certe cose. Si comincia anche a pensare alle celebrazioni del 1 maggio, festa dei lavoratori. In realtà, il governo ha cancellato i festaggiamenti, perché il presidente dell'Unione Egiziana dei Lavoratori è uno dei tanti che è finito in carcere, quindi, secondo il governo, non è rimasto nessuno per presenziare ufficialmente le celebrazioni. E' la prima volta, nella storia dell'Egitto, che il 1 maggio viene cancellato, ma non importa, i sindacati indipendenti si stanno già organizzando da soli per festeggiare il 1 maggio come si deve. In piazza Tahrir, naturalmente.