Con gli egiziani non si sa mai
Radio Beckwith evangelica

Vorrei abbandonare la cronaca per un giorno e rivolgere l’attenzione a un aspetto molto interessante della rivoluzione egiziana, di cui ho già parlato in una lettera precedente. Si tratta del grande amore per lo scherzo che ha reso famosi gli egiziani nel mondo arabo.

L’umorismo è stato una vera e propria arma nelle mani dei rivoluzionari. In ogni momento, anche il più drammatico, gli egiziani sono riusciti a essere seri e faceti al tempo stesso, una caratteristica che mi piace molto in loro. Ritengo che questa sia davvero una delle peculiarità della rivoluzione egiziana, a differenza delle altre rivolte arabe.

Per anni, attraverso gli scherzi, le barzellette e le storielle buffe, gli egiziani hanno espresso tutto ciò che non era consentito loro esprimere apertamente. Poi, con la rivoluzione, hanno trovato il coraggio di colpire allo scoperto, sempre attraverso l’umorismo, i maggiori simboli del potere: Mubarak, in primo luogo, paragonato, di volta in volta, alla mucca del formaggino La Vache qui Rit, o a un somaro che non capisce il significato della parola “vattene”, e bersagliato da battute sarcastiche, contenenti tuttavia un grande seme di verità. Ma l’umorismo egiziano non ha risparmiato nemmeno gli altri personaggi del regime, ad esempio l’ex primo ministro Shafiq, l’uomo dal pullover blu, perchè indossava sempre lo stesso maglione di quel colore.

E’ stato – ed è – un umorismo pervasivo di ogni cosa, liberatorio, che ha smitizzato il tiranno e la sua corte, senza più confinamenti. Una risata collettiva che ha sfogato l’oppressione di decenni, denudando il potere e riportandolo alla sua dimensione umana. Potenza del riso… Ma per darvi un’idea di cosa sto parlando, e della costante mescolanza tra il serio e il faceto nella rivoluzione egiziana, voglio raccontarvi la mia avventura con Omar Suleyman, l’ex capo delle mukhabarat, eminenza grigia del regime e uomo tra i più potenti e pericolosi in Egitto. Insomma, uno di quegli uomini che mai nessuno, prima d’oggi, si sarebbe mai sognato di prendere in giro.

Un po’ di tempo fa, in previsione di una serata in cui dovevo parlare della rivolta egiziana, cercavo su internet il famoso video di Omar Suleyman che annuncia le dimissioni di Mubarak, video ormai entrato a far parte dell’iconografia rivoluzionaria. Invece del video, in mezzo alle foto delle dimostrazioni, alcune di loro molto crude, trovo un’immagine, estratta dal filmato in questione. Pensando di poterla inserire nelle mie slides, la scarico sul computer. Per colpa della stanchezza, però, non mi accorgo che c’è qualcosa che non va. Poi, quando la inserisco nelle slides lo vedo: c’è un mostro blu dietro Omar Suleyman! Uno scherzo, ovviamente. Il mostro blu ha preso il posto di quello che è diventato famoso come “l’uomo dietro Omar Suleyman”, sul quale si è riso parecchio in Egitto. Nel video originale, infatti, appariva un uomo, ritto dietro Suleyman, che sembrava volersi assicurare che costui non scappasse e dicesse quel che doveva dire fino alla fine. Gli egiziani hanno fatto innumerevoli ipotesi su chi fosse veramente, sempre scherzando naturalmente, finché la persona in questione, di cui non ricordo il nome, si è stufata ed è uscita allo scoperto, dichiarando di aver semplicemente eseguito il suo lavoro, dunque non c’era nulla da ridere. Su Facebook sono fioccate le scuse, ma le immagini ironiche sono rimaste.

A quel punto, con un largo sorriso sulla faccia, metto da parte la foto con il mostro blu e ne cerco un’altra. La trovo, ma… questa volta dietro Omar Suleyman c’è un panda! Mi scappa un’irrispettosa risata. Non riuscendo a trovare una foto seria dell’annuncio di Omar Suleyman, decido di cercare il video. Dopo una lunga ricerca riesco a recuperarlo. Lo ascolto, perché non si sa mai con gli egiziani. Mi sembra tutto a posto, ma… no, un momento. Prestando maggiore attenzione, mi accorgo che Omar Suleyman ha un leggero difetto di pronuncia. Ha la esse sibilante, insomma parla come gatto Silvestro! Per un momento c’ero quasi cascata! Meno male che me ne sono accorta, altrimenti che figura ci facevo alla conferenza? Ormai piegata in due dal ridere, decido di rimandare la ricerca del video originale – quello serio – al giorno dopo.

Ma non è finita qui, l’onnipresente umorismo egiziano può causare problemi anche su Twitter. A volte, bisogna fare estrema attenzione per distinguere i tweet veri da quelli falsi, fatti per prendere in giro il personaggio di turno, specie se si va di fretta o si è soprapprensiero. Ogni tanto, infatti, capita che arrivi un tweet, che ne so, dal feldmaresciallo Tantawi, il presidente del Supremo Consiglio delle Forze Armate. La prima volta mi ci è voluto qualche buon minuto per rendermi conto che si trattava di uno scherzo. Qualcuno aveva creato un profilo a suo nome per prenderlo in giro. Dopotutto, le forze armate sono su Facebook, perché non potrebbero usare anche Twitter? E poi ci sono tanti altri personaggi famosi che mandano tweet, ad esempio El baradei e Ayman Nour. E nel loro caso sono tweet autentici… oppure no? Come ho già detto, con gli egiziani non si sa mai. Bisogna imparare a districarsi in questa esilarante mescolanza tra il serio e il faceto, ma bisogna ammettere che con loro non ci si annoia mai.

Vorrei abbandonare la cronaca per un giorno e rivolgere l'attenzione a un aspetto molto interessante della rivoluzione egiziana, di cui ho già parlato in una lettera precedente. Si tratta del grande amore per lo scherzo che ha reso famosi gli egiziani nel mondo arabo. L'umorismo è stato una vera e propria arma nelle mani dei rivoluzionari. In ogni momento, anche il più drammatico, gli egiziani sono riusciti a essere seri e faceti al tempo stesso, una caratteristica che mi piace molto in loro. Ritengo che questa sia davvero una delle peculiarità della rivoluzione egiziana, a differenza delle altre rivolte arabe. Per anni, attraverso gli scherzi, le barzellette e le storielle buffe, gli egiziani hanno espresso tutto ciò che non era consentito loro esprimere apertamente. Poi, con la rivoluzione, hanno trovato il coraggio di colpire allo scoperto, sempre attraverso l'umorismo, i maggiori simboli del potere: Mubarak, in primo luogo, paragonato, di volta in volta, alla mucca del formaggino La Vache qui Rit, o a un somaro che non capisce il significato della parola "vattene", e bersagliato da battute sarcastiche, contenenti tuttavia un grande seme di verità. Ma l'umorismo egiziano non ha risparmiato nemmeno gli altri personaggi del regime, ad esempio l'ex primo ministro Shafiq, l'uomo dal pullover blu, perchè indossava sempre lo stesso maglione di quel colore. E' stato - ed è - un umorismo pervasivo di ogni cosa, liberatorio, che ha smitizzato il tiranno e la sua corte, senza più confinamenti. Una risata collettiva che ha sfogato l'oppressione di decenni, denudando il potere e riportandolo alla sua dimensione umana. Potenza del riso... Ma per darvi un'idea di cosa sto parlando, e della costante mescolanza tra il serio e il faceto nella rivoluzione egiziana, voglio raccontarvi la mia avventura con Omar Suleyman, l'ex capo delle mukhabarat, eminenza grigia del regime e uomo tra i più potenti e pericolosi in Egitto. Insomma, uno di quegli uomini che mai nessuno, prima d'oggi, si sarebbe mai sognato di prendere in giro. Un po' di tempo fa, in previsione di una serata in cui dovevo parlare della rivolta egiziana, cercavo su internet il famoso video di Omar Suleyman che annuncia le dimissioni di Mubarak, video ormai entrato a far parte dell'iconografia rivoluzionaria. Invece del video, in mezzo alle foto delle dimostrazioni, alcune di loro molto crude, trovo un'immagine, estratta dal filmato in questione. Pensando di poterla inserire nelle mie slides, la scarico sul computer. Per colpa della stanchezza, però, non mi accorgo che c'è qualcosa che non va. Poi, quando la inserisco nelle slides lo vedo: c'è un mostro blu dietro Omar Suleyman! Uno scherzo, ovviamente. Il mostro blu ha preso il posto di quello che è diventato famoso come "l'uomo dietro Omar Suleyman", sul quale si è riso parecchio in Egitto. Nel video originale, infatti, appariva un uomo, ritto dietro Suleyman, che sembrava volersi assicurare che costui non scappasse e dicesse quel che doveva dire fino alla fine. Gli egiziani hanno fatto innumerevoli ipotesi su chi fosse veramente, sempre scherzando naturalmente, finché la persona in questione, di cui non ricordo il nome, si è stufata ed è uscita allo scoperto, dichiarando di aver semplicemente eseguito il suo lavoro, dunque non c'era nulla da ridere. Su Facebook sono fioccate le scuse, ma le immagini ironiche sono rimaste. A quel punto, con un largo sorriso sulla faccia, metto da parte la foto con il mostro blu e ne cerco un'altra. La trovo, ma... questa volta dietro Omar Suleyman c'è un panda! Mi scappa un'irrispettosa risata. Non riuscendo a trovare una foto seria dell'annuncio di Omar Suleyman, decido di cercare il video. Dopo una lunga ricerca riesco a recuperarlo. Lo ascolto, perché non si sa mai con gli egiziani. Mi sembra tutto a posto, ma... no, un momento. Prestando maggiore attenzione, mi accorgo che Omar Suleyman ha un leggero difetto di pronuncia. Ha la esse sibilante, insomma parla come gatto Silvestro! Per un momento c'ero quasi cascata! Meno male che me ne sono accorta, altrimenti che figura ci facevo alla conferenza? Ormai piegata in due dal ridere, decido di rimandare la ricerca del video originale - quello serio - al giorno dopo. Ma non è finita qui, l'onnipresente umorismo egiziano può causare problemi anche su Twitter. A volte, bisogna fare estrema attenzione per distinguere i tweet veri da quelli falsi, fatti per prendere in giro il personaggio di turno, specie se si va di fretta o si è soprapprensiero. Ogni tanto, infatti, capita che arrivi un tweet, che ne so, dal feldmaresciallo Tantawi, il presidente del Supremo Consiglio delle Forze Armate. La prima volta mi ci è voluto qualche buon minuto per rendermi conto che si trattava di uno scherzo. Qualcuno aveva creato un profilo a suo nome per prenderlo in giro. Dopotutto, le forze armate sono su Facebook, perché non potrebbero usare anche Twitter? E poi ci sono tanti altri personaggi famosi che mandano tweet, ad esempio El baradei e Ayman Nour. E nel loro caso sono tweet autentici... oppure no? Come ho già detto, con gli egiziani non si sa mai. Bisogna imparare a districarsi in questa esilarante mescolanza tra il serio e il faceto, ma bisogna ammettere che con loro non ci si annoia mai.