Non solo Fratelli Musulmani
Radio Beckwith evangelica

Il consiglio della Shura dei Fratelli Musulmani, il primo dopo sedici anni, si è concluso oggi con una conferenza stampa. Il consiglio si è tenuto a porte chiuse, come voluto dal movimento. Si è discusso del nuovo partito, Libertà e Giustizia, e si è dato l’annuncio dei nomi che andranno a costituirne la leadership. Il presidente sarà Mohammed Mursy, considerato uno dei leader della corrente riformista all’interno della Fratellanza e già membro del Consiglio della Guida.

Il vice presidente sarà invece Essam el-Erian, mentre il segretario generale sarà Saad el-Katatny. I primi commenti su queste nomine da parte dei giovani dei Fratelli Musulmani sembrano essere negativi, ma ci sarà tempo per approfondire. Intanto, è anche stata annunciata l’intenzione del nuovo partito di concorrere per il 45-50% dei posti in Parlamento alle prossime elezioni legislative. Questa percentuale è più del doppio di quella dichiarata nei giorni immediatamente successivi alla caduta di Mubarak. Evidentemente, i Fratelli Musulmani si sono rifatti i loro conti, soprattutto dopo la vittoria del sì al referendum sugli emendamenti costituzionali.

Ma chi pensa che siano solo i “religiosi” a muoversi si sbaglia. Tutta la società è in movimento per organizzarsi, mettemdo ordine nel magma di forze, partiti e movimenti che hanno partecipato alla rivoluzione e non. La società laica non è immobile, anche se se ne parla di meno. Infatti, è in corso un’iniziativa importante, della quale sono venuta a conoscenza grazie agli amici di Tawasul, fortemente coinvolti nel sostenerla. E’ un’iniziativa che si ripropone di riunire tutte le forze civili e laiche, del paese e della rivoluzione, a formare un fronte comune di ispirazione liberale, il più allargato possibile. Si tratta, appunto, della creazione di un’Assemblea Nazionale, dal sottotitolo “Pane, libertà e giustizia sociale”.

L’obiettivo dell’Assemblea è quello di difendere i risultati raggiunti dalla rivoluzione e portarli a compimento. L’invito a partecipare all’Assemblea, pubblicato sul sito dedicato all’iniziativa, definisce meglio questi obiettivi: porre le basi della prossima Costituzione, studiare i modi di promuovere lo sviluppo e la giustizia sociale, creare una lista unificata per le prossime elezioni legislative, che riunisca tutte le forze civile e indipendenti del paese con un ampio consenso, e infine costituire in dettaglio l’Assemblea Nazionale, da affiancare al governo transitorio e al Supremo Consiglio delle Forze Armate.

Il 3 aprile scorso si è già tenuto un incontro del comitato organizzativo per preparare la prima seduta dell’Assemblea, che si svolgerà il 7 maggio. A questo incontro preparatorio erano state invitate 72 persone, 62 delle quali hanno presenziato alla riunione. Tra loro c’erano esponenti di vari partiti e movimenti di opposizione (Tagammu, Partito Socialista, movimento 6 aprile, al-Gabha, al-Karama, al-Ghad, Fronte Democratico, Associazione per il Cambiamento), personalità indipendenti e rappresentanti di contadini, lavoratori, feriti della rivoluzione, beduini del Sinai e, naturalmente, i giovani della rivoluzione. In seguito a questo incontro preparatorio è stato diramato un invito generale a partecipare all’Assemblea del 7 maggio.

E’ interessante considerare i requisiti per essere ammessi all’Assemblea: credere nell’uguaglianza di tutti i cittadini egiziani, sostenere gli obiettivi e i principi della rivoluzione del 25 gennaio, non aver contribuito alla corruzione politica e pubblica dell’era Mubarak, distinguersi per qualche attività in ambito politico o sociale, credere nel bene collettivo. Queste le basi minime per costruire una grande alleanza civile da oppore alla proposta dei Fratelli Musulmani. Il resto si discuterà il 7 maggio.

Il programma del 7 maggio include solo tre punti fondamentali, da discutere in tre sessioni separate: la nuova Costituzione, l’economia e la giustizia sociale, l’Assemblea Nazionale stessa. Significativamente, ad aprire ogni sessione sarà l’intervento dei giovani della rivoluzione, ai quali è data la precedenza. Seguono l’intervento di un esperto in materia (Tahani al-Jibaly per la Costituzione e Abdel Walid Farouq per l’economia) e una discussione allargata a tutta l’Assemblea. Sarà un evento interessante da seguire. Pare che i partecipanti saranno circa tremila. I Fratelli Musulmani non ci saranno, anche se l’invito è stato esteso anche a loro.

Un’altra iniziativa interessante della società civile egiziana è la delegazione diplomatica popolare recatasi in Etiopia in questi giorni (vedi foto allegata). Tra loro ci sono politici, giovani della rivoluzione, giornalisti, giudici, personalità note, candidati alla Presidenza, ecc. ecc. La delegazione, accolta dall’ambasciata egiziana, dovrà incontrare il primo ministro Etiope e, naturalmente, l’oggetto al centro della discussione sarà la delicata questione delle acque del Nilo. Tuttavia, si sta tentando di dare un nuovo corso alle trattative anche in questo caso, come già successo con l’Iran e i palestinesi. La delegazione, infatti, ha affermato che “l’era dell’ostinazione”, che aveva contraddistinto il lungo governo di Mubarak, è finita, aggiungendo di non essere giunta fino in Etiopia per parlare di dighe o dei diritti storici dell’Egitto sul Nilo, bensì per parlare di diritti umani, uguali per tutti, riguardo a acqua, cibo ed elettricità. La delegazione ha dichiarato di credere nella giustizia sociale, per sé e per gli altri.

Poi, ci sono tante minoranze – non solo i copti – che si muovono per reclamare finalmente i propri diritti. Tra loro, ad esempio, ci sono i berberi che vivono nell’oasi di Siwa, al confine con la Libia. Non sono numerosi (10 tribù per un totale di circa 25000 persone), ma contribuiscono anche loro alla grande ricchezza culturale dell’Egitto, da preservare in tutti i suoi aspetti. Seguendo le orme dei Nubiani – che si sono già fatti avanti – i berberi chiedono di essere rappresentati nel dialogo nazionale in corso. Lamentano, infatti, numerosi problemi, soprattutto la mancanza di servizi basilari come fogne e ospedali. Alcuni villaggi dell’oasi non hanno nemmeno il telefono e sono completamente isolati. Penso che l’ascolto e la visibilità di queste minoranze “minori, se mi consentite il termine, sia fondamentale per non appiattire il discorso interno egiziano sull’eterna dialettica tra musulmani e copti, o tra Fratelli Musulmani e liberali. In fondo, sarà anche dal rispetto dei diritti di queste minoranze meno note che si potrà misurare il grado di democrazia raggiunto in Egitto.

Per chi è interessato, in occasione del 1 maggio vi segnalo qui sotto due articoli in inglese sul ruolo dei sindacati in Egitto e su come si stanno riorganizzando.

http://www.almasryalyoum.com/en/node/417116

http://www.almasryalyoum.com/en/node/418296

Il consiglio della Shura dei Fratelli Musulmani, il primo dopo sedici anni, si è concluso oggi con una conferenza stampa. Il consiglio si è tenuto a porte chiuse, come voluto dal movimento. Si è discusso del nuovo partito, Libertà e Giustizia, e si è dato l'annuncio dei nomi che andranno a costituirne la leadership. Il presidente sarà Mohammed Mursy, considerato uno dei leader della corrente riformista all'interno della Fratellanza e già membro del Consiglio della Guida. Il vice presidente sarà invece Essam el-Erian, mentre il segretario generale sarà Saad el-Katatny. I primi commenti su queste nomine da parte dei giovani dei Fratelli Musulmani sembrano essere negativi, ma ci sarà tempo per approfondire. Intanto, è anche stata annunciata l'intenzione del nuovo partito di concorrere per il 45-50% dei posti in Parlamento alle prossime elezioni legislative. Questa percentuale è più del doppio di quella dichiarata nei giorni immediatamente successivi alla caduta di Mubarak. Evidentemente, i Fratelli Musulmani si sono rifatti i loro conti, soprattutto dopo la vittoria del sì al referendum sugli emendamenti costituzionali. Ma chi pensa che siano solo i "religiosi" a muoversi si sbaglia. Tutta la società è in movimento per organizzarsi, mettemdo ordine nel magma di forze, partiti e movimenti che hanno partecipato alla rivoluzione e non. La società laica non è immobile, anche se se ne parla di meno. Infatti, è in corso un'iniziativa importante, della quale sono venuta a conoscenza grazie agli amici di Tawasul, fortemente coinvolti nel sostenerla. E' un'iniziativa che si ripropone di riunire tutte le forze civili e laiche, del paese e della rivoluzione, a formare un fronte comune di ispirazione liberale, il più allargato possibile. Si tratta, appunto, della creazione di un'Assemblea Nazionale, dal sottotitolo "Pane, libertà e giustizia sociale". L'obiettivo dell'Assemblea è quello di difendere i risultati raggiunti dalla rivoluzione e portarli a compimento. L'invito a partecipare all'Assemblea, pubblicato sul sito dedicato all'iniziativa, definisce meglio questi obiettivi: porre le basi della prossima Costituzione, studiare i modi di promuovere lo sviluppo e la giustizia sociale, creare una lista unificata per le prossime elezioni legislative, che riunisca tutte le forze civile e indipendenti del paese con un ampio consenso, e infine costituire in dettaglio l'Assemblea Nazionale, da affiancare al governo transitorio e al Supremo Consiglio delle Forze Armate. Il 3 aprile scorso si è già tenuto un incontro del comitato organizzativo per preparare la prima seduta dell'Assemblea, che si svolgerà il 7 maggio. A questo incontro preparatorio erano state invitate 72 persone, 62 delle quali hanno presenziato alla riunione. Tra loro c'erano esponenti di vari partiti e movimenti di opposizione (Tagammu, Partito Socialista, movimento 6 aprile, al-Gabha, al-Karama, al-Ghad, Fronte Democratico, Associazione per il Cambiamento), personalità indipendenti e rappresentanti di contadini, lavoratori, feriti della rivoluzione, beduini del Sinai e, naturalmente, i giovani della rivoluzione. In seguito a questo incontro preparatorio è stato diramato un invito generale a partecipare all'Assemblea del 7 maggio. E' interessante considerare i requisiti per essere ammessi all'Assemblea: credere nell'uguaglianza di tutti i cittadini egiziani, sostenere gli obiettivi e i principi della rivoluzione del 25 gennaio, non aver contribuito alla corruzione politica e pubblica dell'era Mubarak, distinguersi per qualche attività in ambito politico o sociale, credere nel bene collettivo. Queste le basi minime per costruire una grande alleanza civile da oppore alla proposta dei Fratelli Musulmani. Il resto si discuterà il 7 maggio. Il programma del 7 maggio include solo tre punti fondamentali, da discutere in tre sessioni separate: la nuova Costituzione, l'economia e la giustizia sociale, l'Assemblea Nazionale stessa. Significativamente, ad aprire ogni sessione sarà l'intervento dei giovani della rivoluzione, ai quali è data la precedenza. Seguono l'intervento di un esperto in materia (Tahani al-Jibaly per la Costituzione e Abdel Walid Farouq per l'economia) e una discussione allargata a tutta l'Assemblea. Sarà un evento interessante da seguire. Pare che i partecipanti saranno circa tremila. I Fratelli Musulmani non ci saranno, anche se l'invito è stato esteso anche a loro. Un'altra iniziativa interessante della società civile egiziana è la delegazione diplomatica popolare recatasi in Etiopia in questi giorni (vedi foto allegata). Tra loro ci sono politici, giovani della rivoluzione, giornalisti, giudici, personalità note, candidati alla Presidenza, ecc. ecc. La delegazione, accolta dall'ambasciata egiziana, dovrà incontrare il primo ministro Etiope e, naturalmente, l'oggetto al centro della discussione sarà la delicata questione delle acque del Nilo. Tuttavia, si sta tentando di dare un nuovo corso alle trattative anche in questo caso, come già successo con l'Iran e i palestinesi. La delegazione, infatti, ha affermato che "l'era dell'ostinazione", che aveva contraddistinto il lungo governo di Mubarak, è finita, aggiungendo di non essere giunta fino in Etiopia per parlare di dighe o dei diritti storici dell'Egitto sul Nilo, bensì per parlare di diritti umani, uguali per tutti, riguardo a acqua, cibo ed elettricità. La delegazione ha dichiarato di credere nella giustizia sociale, per sé e per gli altri. Poi, ci sono tante minoranze - non solo i copti - che si muovono per reclamare finalmente i propri diritti. Tra loro, ad esempio, ci sono i berberi che vivono nell'oasi di Siwa, al confine con la Libia. Non sono numerosi (10 tribù per un totale di circa 25000 persone), ma contribuiscono anche loro alla grande ricchezza culturale dell'Egitto, da preservare in tutti i suoi aspetti. Seguendo le orme dei Nubiani - che si sono già fatti avanti - i berberi chiedono di essere rappresentati nel dialogo nazionale in corso. Lamentano, infatti, numerosi problemi, soprattutto la mancanza di servizi basilari come fogne e ospedali. Alcuni villaggi dell'oasi non hanno nemmeno il telefono e sono completamente isolati. Penso che l'ascolto e la visibilità di queste minoranze "minori, se mi consentite il termine, sia fondamentale per non appiattire il discorso interno egiziano sull'eterna dialettica tra musulmani e copti, o tra Fratelli Musulmani e liberali. In fondo, sarà anche dal rispetto dei diritti di queste minoranze meno note che si potrà misurare il grado di democrazia raggiunto in Egitto. Per chi è interessato, in occasione del 1 maggio vi segnalo qui sotto due articoli in inglese sul ruolo dei sindacati in Egitto e su come si stanno riorganizzando. http://www.almasryalyoum.com/en/node/417116 http://www.almasryalyoum.com/en/node/418296