La rimozione rituale del regime
Radio Beckwith evangelica

Continuano le polemiche sull’uccisione di Bin Laden, anche se l’Egitto ha deciso di non fornire nessun commento ufficiale al riguardo. Il ministro degli interni Nabil al-Araby si è limitato a esprimere il proprio rifiuto di qualsiasi tipo di violenza, incluso la violenza nelle relazioni internazionali.

Lo sheykh di al-Azhar, dal canto suo, ha affermato che la “sepoltura” in mare di Bin Laden è contro qualsiasi principio della sharia, al contrario di chi sostiene che si tratti di una tradizione islamica. Non si capisce davvero da dove provenga questa presunta tradizione islamica… I Fratelli Musulmani, invece, hanno dichiarato di essere contrari a qualsiasi tipo di assassinio e di essere in favore, invece, di processi giusti per tutti, incluso Bin Laden. Dunque, sembra che stiamo vivendo in un mondo di paradossi. I temibili e intransigenti Fratelli Musulmani, diventati degli agnellini, lottano per i diritti umani, mentre la democraticissima America festeggia trionfalmente l’esecuzione di un uomo che, pur essendo un criminale sanguinario, forse avrebbe avuto comunque diritto a un processo, almeno per dimostrare di non seguire la stessa logica violenta che anima i terroristi. Ma forse questa non è una grande novità, dopotutto.

E mentre l’America cancella in mare le ultime tracce di Bin Laden, l’Egitto prosegue nell’operazione di eliminare il nome di Mubarak da ogni luogo. E’ stato il caso della fermata del metro di Ramsis, che ora ha ricevuto il nome ufficiale di “I martiri”. Da settimane, infatti, molti hanno preso l’iniziativa, senza attendere una decisione ufficiale, di cancellare ovunque il nome di Mubarak: piazze, strade, stazioni, aule, ecc… Armandosi di carta, colla e pennello, hanno dato la caccia alle insegne che portavano il nome dell’odiato ex dittatore, dei figli e della moglie. Gli studenti dell’Università Americana si sono particolarmente accaniti con Suzanne Mubarak, il cui nome campeggiava in innumerevoli sale e aule. A un certo punto, a causa di ciò, sono persino giunti a scontrarsi con l’amministrazione. Se gli egiziani non sono ancora riusciti a eliminare la spina dorsale del regime, almeno si consolano con la rimozione rituale e simbolica del nome – o dell’effige – delle persone che più lo rappresentano.

Sul fronte processi, forse qualcosa si muove nei confronti di Ahmed Shafiq, ex primo ministro di Mubarak, e Omar Suleyman (proprio lui, l’ex capo dei servizi segreti militari). Pare infatti che il Procuratore Generale abbia inviato notifica al tribunale militare di un’indagine in corso su di loro. L’accusa sarebbe di agevolazione di terzi nell’appropriazione indebita di denaro pubblico e di interferenze illecite nella politica.

A dare speranza all’economia fortemente indebolita è giunta invece la notizia che l’Unione Europea sarebbe disponibile a cancellare tutti i debiti dell’Egitto, il quale ha un grande bisogno di aiuto in questo senso. Infatti, le manifestazioni di categoria continuano e il turismo stenta a riprendere, nonostante la buona volontà degli egiziani che invitano a lavorare di più, dando il massimo di se stessi in ogni campo. E domani è il giorno della firma dell’accordo tra Hamas e Fatah, argomento che probabilmente tornerà ad accentrare su di sé tutti gli sguardi.

Continuano le polemiche sull'uccisione di Bin Laden, anche se l'Egitto ha deciso di non fornire nessun commento ufficiale al riguardo. Il ministro degli interni Nabil al-Araby si è limitato a esprimere il proprio rifiuto di qualsiasi tipo di violenza, incluso la violenza nelle relazioni internazionali. Lo sheykh di al-Azhar, dal canto suo, ha affermato che la "sepoltura" in mare di Bin Laden è contro qualsiasi principio della sharia, al contrario di chi sostiene che si tratti di una tradizione islamica. Non si capisce davvero da dove provenga questa presunta tradizione islamica... I Fratelli Musulmani, invece, hanno dichiarato di essere contrari a qualsiasi tipo di assassinio e di essere in favore, invece, di processi giusti per tutti, incluso Bin Laden. Dunque, sembra che stiamo vivendo in un mondo di paradossi. I temibili e intransigenti Fratelli Musulmani, diventati degli agnellini, lottano per i diritti umani, mentre la democraticissima America festeggia trionfalmente l'esecuzione di un uomo che, pur essendo un criminale sanguinario, forse avrebbe avuto comunque diritto a un processo, almeno per dimostrare di non seguire la stessa logica violenta che anima i terroristi. Ma forse questa non è una grande novità, dopotutto. E mentre l'America cancella in mare le ultime tracce di Bin Laden, l'Egitto prosegue nell'operazione di eliminare il nome di Mubarak da ogni luogo. E' stato il caso della fermata del metro di Ramsis, che ora ha ricevuto il nome ufficiale di "I martiri". Da settimane, infatti, molti hanno preso l'iniziativa, senza attendere una decisione ufficiale, di cancellare ovunque il nome di Mubarak: piazze, strade, stazioni, aule, ecc... Armandosi di carta, colla e pennello, hanno dato la caccia alle insegne che portavano il nome dell'odiato ex dittatore, dei figli e della moglie. Gli studenti dell'Università Americana si sono particolarmente accaniti con Suzanne Mubarak, il cui nome campeggiava in innumerevoli sale e aule. A un certo punto, a causa di ciò, sono persino giunti a scontrarsi con l'amministrazione. Se gli egiziani non sono ancora riusciti a eliminare la spina dorsale del regime, almeno si consolano con la rimozione rituale e simbolica del nome - o dell'effige - delle persone che più lo rappresentano. Sul fronte processi, forse qualcosa si muove nei confronti di Ahmed Shafiq, ex primo ministro di Mubarak, e Omar Suleyman (proprio lui, l'ex capo dei servizi segreti militari). Pare infatti che il Procuratore Generale abbia inviato notifica al tribunale militare di un'indagine in corso su di loro. L'accusa sarebbe di agevolazione di terzi nell'appropriazione indebita di denaro pubblico e di interferenze illecite nella politica. A dare speranza all'economia fortemente indebolita è giunta invece la notizia che l'Unione Europea sarebbe disponibile a cancellare tutti i debiti dell'Egitto, il quale ha un grande bisogno di aiuto in questo senso. Infatti, le manifestazioni di categoria continuano e il turismo stenta a riprendere, nonostante la buona volontà degli egiziani che invitano a lavorare di più, dando il massimo di se stessi in ogni campo. E domani è il giorno della firma dell'accordo tra Hamas e Fatah, argomento che probabilmente tornerà ad accentrare su di sé tutti gli sguardi.