A scuola di cittadinanza
Radio Beckwith evangelica

Habib el-Adly, ex ministro degli interni egiziani, è il primo degli uomini del vecchio regime a ricevere una condanna di dodici anni di carcere per corruzione finanziaria. Eppure, non è questa la notizia più popolare del periodo, bensì l’infinita telenovela di Kamilia Shehata, la donna che secondo i salafiti sarebbe tenuta prigioniera in qualche monastero, dopo essersi convertita all’islam. La storia è iniziata l’anno scorso, quando Kamilia è scomparsa per alcuni giorni nel mese di giugno 2010. I cristiani, all’epoca, avevano sostenuto che fosse stata rapita dai musulmani per costringerla a convertirsi all’islam, ma poi era stata ritrovata in casa di un’amica, dove si era rifugiata in seguito a un litigio con il marito, un prete copto. Nel luglio 2010, Kamilia era sparita di nuovo e questa volta erano stati i musulmani a dire che fosse stata rapita dalla Chiesa per rinchiuderla in un monastero contro la sua volontà, affinché non manifestasse il suo islam. Da allora non si sono più avute notizie certe su dove si trovasse e con chi. A un certo punto è persino apparso un suo video su YouTube, in cui diceva di essere ancora cristiana, ma questo non ha tranquillizzato gli animi dei salafiti, che hanno continuato a protestare fino a oggi. A gennaio, poi, è sparito anche il marito di Kamilia, rendendo la storia ancora più oscura.

Negli ultimi giorni, è entrato in scena anche l’avvocato di Kamilia, dichiarando che la donna è orgogliosa di essere cristiana e dunque non si è affatto convertita all’islam. Tuttavia, la Chiesa ha rifiutato il mandato di comparizione per Kamilia, inviato dalla Procura per chiarire le cose una volta per tutte. Il risultato è stato un sit-in dei salafiti davanti ai quartieri generali della Chiesa copto-ortodossa (la cattedrale di S. Marco nel quartiere di Abbasiya al Cairo) che ha provocato la reazione dei cristiani, i quali hanno convocato per domani una marcia del milione di tutti i copti. Staremo a vedere quanti aderiranno.

Questa storia non sarebbe particolarmente avvicente, se non fosse per la luce che getta sull’assenza di una vera cultura della cittadinanza, sia da parte delle forze islamiste, sia da parte delle gerarchie ecclesiastiche cristiane che, come ha ben commentato il giornalista Said Shoaib di al-Youm al-Sabia, finiscono per cedere alla stessa logica. Secondo Shoaib, e tanti altri, sarebbe bastato che Kamilia Shehata fosse comparsa in tv – se non proprio in tribunale – per negare la storia della conversione e la faccenda si sarebbe risolta. Invece, la Chiesa si ostina a pensare di dirigere uno stato dentro lo Stato, negli affari della quale quest’ultimo non può interferire, come nel caso del rifiuto del mandato di comparizione per Kamilia. Non è una posizione molto diversa da quella dei salafiti che disconoscono lo Stato civile, sostituendolo con la sharia come la intendono loro. Nessuno di loro considera Kamilia, prima di ogni altra cosa, come una cittadina egiziana, la cui presunta reclusione necessita di indagine, affinché un possibile reato non resti impunito. Questo è il tipo di mentalità che si sta cercando di cambiare in Egitto, ma il problema riguarda musulmani e cristiani indistintamente.

A tal proposito, sono stati avviati numerosi sforzi per “educare” le persone alla democrazia e all’esercizio della propria cittadinanza. Su internet circolano persino divertenti video con cartoni animati che spiegano l’abc della democrazia. C’è poco da sorridere, ormai servirebbe anche a noi qualcosa del genere. La cosa esilarante è che queste spiegazioni sono precedute da interviste alla gente in strada, in cui si chiede loro, ad esempio, di elencare quali sono i tre poteri dello Stato. Molte risposte sono del tipo: “l’esercito, il popolo e l’amn al-dawla (la Sicurezza di Stato ora sciolta)”. Oppure “l’esercito, la polizia e Habib el Adli (proprio quello appena condannato)”. La foto allegata, invece, è l’annuncio di un “corso di politica per non-politici” tenuto nelle varie filiali della libreria Diwan. La volontà non manca, il problema è raggiungere quanta più gente possibile.

Segnalo, per chi abita in zona Pinerolo, l’incontro di sabato prossimo alle 16,30, organizzato da Pensieri in Piazza (www.pensierinpiazza.it), al quale parteciperà lo scrittore egiziano Osama Habashy, uno dei protagonisti dei primi tempi di questa newsletter, il quale giungerà dal Cairo per darci la sua testimonianza sulla rivoluzione.

Habib el-Adly, ex ministro degli interni egiziani, è il primo degli uomini del vecchio regime a ricevere una condanna di dodici anni di carcere per corruzione finanziaria. Eppure, non è questa la notizia più popolare del periodo, bensì l'infinita telenovela di Kamilia Shehata, la donna che secondo i salafiti sarebbe tenuta prigioniera in qualche monastero, dopo essersi convertita all'islam. La storia è iniziata l'anno scorso, quando Kamilia è scomparsa per alcuni giorni nel mese di giugno 2010. I cristiani, all'epoca, avevano sostenuto che fosse stata rapita dai musulmani per costringerla a convertirsi all'islam, ma poi era stata ritrovata in casa di un'amica, dove si era rifugiata in seguito a un litigio con il marito, un prete copto. Nel luglio 2010, Kamilia era sparita di nuovo e questa volta erano stati i musulmani a dire che fosse stata rapita dalla Chiesa per rinchiuderla in un monastero contro la sua volontà, affinché non manifestasse il suo islam. Da allora non si sono più avute notizie certe su dove si trovasse e con chi. A un certo punto è persino apparso un suo video su YouTube, in cui diceva di essere ancora cristiana, ma questo non ha tranquillizzato gli animi dei salafiti, che hanno continuato a protestare fino a oggi. A gennaio, poi, è sparito anche il marito di Kamilia, rendendo la storia ancora più oscura. Negli ultimi giorni, è entrato in scena anche l'avvocato di Kamilia, dichiarando che la donna è orgogliosa di essere cristiana e dunque non si è affatto convertita all'islam. Tuttavia, la Chiesa ha rifiutato il mandato di comparizione per Kamilia, inviato dalla Procura per chiarire le cose una volta per tutte. Il risultato è stato un sit-in dei salafiti davanti ai quartieri generali della Chiesa copto-ortodossa (la cattedrale di S. Marco nel quartiere di Abbasiya al Cairo) che ha provocato la reazione dei cristiani, i quali hanno convocato per domani una marcia del milione di tutti i copti. Staremo a vedere quanti aderiranno. Questa storia non sarebbe particolarmente avvicente, se non fosse per la luce che getta sull'assenza di una vera cultura della cittadinanza, sia da parte delle forze islamiste, sia da parte delle gerarchie ecclesiastiche cristiane che, come ha ben commentato il giornalista Said Shoaib di al-Youm al-Sabia, finiscono per cedere alla stessa logica. Secondo Shoaib, e tanti altri, sarebbe bastato che Kamilia Shehata fosse comparsa in tv - se non proprio in tribunale - per negare la storia della conversione e la faccenda si sarebbe risolta. Invece, la Chiesa si ostina a pensare di dirigere uno stato dentro lo Stato, negli affari della quale quest'ultimo non può interferire, come nel caso del rifiuto del mandato di comparizione per Kamilia. Non è una posizione molto diversa da quella dei salafiti che disconoscono lo Stato civile, sostituendolo con la sharia come la intendono loro. Nessuno di loro considera Kamilia, prima di ogni altra cosa, come una cittadina egiziana, la cui presunta reclusione necessita di indagine, affinché un possibile reato non resti impunito. Questo è il tipo di mentalità che si sta cercando di cambiare in Egitto, ma il problema riguarda musulmani e cristiani indistintamente. A tal proposito, sono stati avviati numerosi sforzi per "educare" le persone alla democrazia e all'esercizio della propria cittadinanza. Su internet circolano persino divertenti video con cartoni animati che spiegano l'abc della democrazia. C'è poco da sorridere, ormai servirebbe anche a noi qualcosa del genere. La cosa esilarante è che queste spiegazioni sono precedute da interviste alla gente in strada, in cui si chiede loro, ad esempio, di elencare quali sono i tre poteri dello Stato. Molte risposte sono del tipo: "l'esercito, il popolo e l'amn al-dawla (la Sicurezza di Stato ora sciolta)". Oppure "l'esercito, la polizia e Habib el Adli (proprio quello appena condannato)". La foto allegata, invece, è l'annuncio di un "corso di politica per non-politici" tenuto nelle varie filiali della libreria Diwan. La volontà non manca, il problema è raggiungere quanta più gente possibile. Segnalo, per chi abita in zona Pinerolo, l'incontro di sabato prossimo alle 16,30, organizzato da Pensieri in Piazza (www.pensierinpiazza.it), al quale parteciperà lo scrittore egiziano Osama Habashy, uno dei protagonisti dei primi tempi di questa newsletter, il quale giungerà dal Cairo per darci la sua testimonianza sulla rivoluzione.