La prima Conferenza dell’Egitto
Radio Beckwith evangelica

Sabato 7 maggio si è svolta al Cairo la prima Conferenza dell’Egitto “per tutelare la rivoluzione del popolo”, come si legge sul sito dedicato all’evento. Si è trattato dell’unica iniziativa concreta, dopo la caduta di Mubarak, diretta ad avviare un dialogo reale a livello nazionale, esteso a una vastissima parte della società. Il successo è stato notevole. Inizialmente, infatti, gli invitati erano 2500, ma i partecipanti effettivi, alla fine, sono stati circa 5000, il doppio del previsto.

Alla Conferenza erano presenti politici, attivisti, ONG, associazioni e comunità varie, portavoce di operai e contadini, giovani della rivoluzione, esperti in vari campi, intellettuali attivi in ambito culturale, candidati alla presidenza della repubblica, giornalisti, esponenti dell’attuale governo, e l’elenco potrebbe continuare, fino a comprendere i rappresentanti di tutte le forze liberali dell’Egitto. Anche la rappresentanza “geografica” è stata assicurata, attraverso la presenza di inviati da tutte le province del paese.

L’obiettivo della Conferenza – come mi spiega al telefono Wael Farouq, presidente del Centro Culturale Tawasul e docente all’Università Americana del Cairo – è unire tutte le forze liberali democratiche del paese, nello sforzo comune di costruire il nuovo stato egiziano, su basi che riscuotano il massimo consenso possibile. In questo momento, infatti, l’Egitto è privo di Parlamento ed è amministrato congiuntamente dal Consiglio Militare e da un governo di transizione. La Conferenza si è pertanto data il compito di sopperire al vuoto parlamentare, raccogliendo in sé quante più forze possibili, appartenenti sia alla politica sia al resto della società, tra le quali vi sia comune accordo sui principi fondamentali di uno stato civile. Lo scopo è raggiungere un livello di rappresentanza tale da non poter più essere in alcun modo ignorati nei processi decisionali sul futuro del paese.

Ciò che non si conosce, tuttavia, è l’origine dell’iniziativa, estremamente interessante di per sé. A raccontarlo è sempre Wael Farouq. Gli organizzatori della Conferenza, infatti, sono quegli stessi volontari, musulmani e cristiani, che il mese di ottobre scorso sono stati impegnati nella preparazione del primo Meeting del Cairo, ospitato dal Centro Culturale Tawasul, in collaborazione con la Fondazione Meeting di Rimini. Dopo il Meeting del Cairo, i volontari hanno costituito un gruppo permanente per continuare ad agire nella società egiziana, promuovendo la cooperazione tra musulmani e cristiani in ogni campo. Il gruppo, attivatosi con forza dopo l’attentato di Capodanno alla chiesa di Alessandria, con iniziative di vario tipo volte a riaffermare l’unità degli egiziani, è stato anche impegnato nella rivoluzione di gennaio. Non è strano, dunque, che in seguito sia diventato il promotore della Conferenza dell’Egitto, dimostrando come spesso l’azione di poche persone di buona volontà possa arrivare lontano, trascinando con sé il resto della società, o almeno buona parte di essa. Tuttavia, il gruppo del Meeting del Cairo ha intenzionalmente scelto di non apparire pubblicamente come l’organizzatore della Conferenza, evitando così di dare eccessivo rilievo a una sola componente del simposio, piuttosto che alle altre. Si è voluto semplicemente dar vita a un’assemblea di cittadini egiziani, senza assegnare la leadership a nessuno, in pieno accordo con lo spirito della rivoluzione del 25 gennaio.

Al termine della Conferenza, il portavoce Mamduh Hamza ha annunciato che l’assemblea eleggerà prossimamente un Consiglio Nazionale di 180 membri. Esso sarà composto per un terzo di giovani, per un altro terzo di rappresentanti della società civile e per l’ultimo terzo di esponenti delle forze politiche. Alcuni seggi saranno riservati ad esperti di grande competenza in vari campi, eletti da una commissione indipendente.  Il Consiglio sarà quindi formato da tre commissioni: una per lo studio della nuova Costituzione, una per stabilire le strategie economiche atte ad incrementare lo sviluppo del paese e una per definire il sistema elettorale migliore per le prossime elezioni.  I tre grandi punti discussi dalla Conferenza, infatti, sono stati proprio questi: la Costituzione, l’economia e le elezioni.

Per quanto riguarda la Costituzione, è utile vedere un po’ più da vicino le proposte discusse dalla Conferenza. L’idea guida è quella di stabilire i principi base che dovranno essere sanciti dalla nuova Costituzione. Gli articoli proposti si prefiggono in primo luogo di proteggere lo stato civile. Il primo articolo, dunque, dovrà dichiarare l’Egitto una repubblica democratica, civile e moderna, che promuova libertà, giustizia e dignità umana. Il secondo articolo dovrà affermare il rispetto dei diritti umani, del pluralismo, della diversità e della parità di diritti tra cittadini. L’islam sarà ancora la religione di stato (e l’arabo la lingua ufficiale), così come la sharia sarà ancora la principale fonte legislativa. Tuttavia, tale articolo dovrà essere rafforzato con opportune garanzie per i non-musulmani, i quali potranno appellarsi alle proprie leggi particolari, ritenute fonti di legislazione paralle alla sharia. Inoltre, sarà il legislatore a doversi attenere ai principi della sharia nel formulare le leggi, non il singolo individuo. E nel farlo, si atterrà soltanto ai principi generali, ritenuti comuni a tutte le leggi celesti o positive. Il terzo articolo attribuirà la sovranità al popolo, mentre il quarto definirà gli strumenti democratici per preservare lo stato civile.

Ma proprio su questo punto – mi spiega ancora Wael – si è acceso un grande dibattito, in particolare su come tutelare, nei fatti, le minoranze. Infatti, si vuole prevenire l’eventualità di scivolare verso un nuovo tipo di dittatura, quella della maggioranza sulle minoranze. Tahani al-Jibaly, vice presidente della Corte Costituzionale e presidente del Meeting del Cairo, la quale ha intenzione, tra l’altro, di candidarsi alla vice presidenza della repubblica, ha suggerito di nominare esercito e Corte Costituzionale protettori ufficiali delle minoranze religiose. Secondo Wael, tuttavia, questa scelta comporta l’enorme rischio di ricadere nella tirannia, esattamente come nel regime militarista di Mubarak, appena destituito.

Gli altri articoli proposti, infine, stabiliscono che lo stato debba garantire un’equa distribuzione della ricchezza, lo sviluppo economico e la giustizia sociale, ad esempio con l’imposizione di un limite massimo e minimo agli stipendi, e l’istituzione di una pensione minima. Il diritto alla proprietà privata, pubblica e associazionistica deve essere tutelato, così come i beni di utilità pubblica e strategica (ad esempio il canale di Suez, le coste marine e le risorse idriche, ma anche gli enti di ricerca). Lo stato dovrà essere sottoposto alla sovranità della legge e alla Costituzione, mentre l’indipendenza della magistratura dovrà essere rafforzata. Il Presidente della Repubblica non potrà essere al tempo stesso presidente di un partito e non potrà nemmeno disporre direttamente delle finanze dello Stato. Dovrà essere garantita la libertà sindacale, con la formazione di organizzazioni indipendenti di lavoratori, così come dovranno essere tutelate le libertà individuali, inclusa la libertà di fede, e le libertà colletive, come quella dello scambio di informazioni, della ricerca scientifica, della stampa, della creazione artistica, di scioperare e di manifestare pacificamente. Infine, grande attenzione dovrà essere prestata alla precisazione delle condizioni necessarie per candidarsi alla presidenza o ad altre cariche.

La Conferenza dell’Egitto, e il Consiglio Nazionale che nascerà, vera e propria sorta di assemblea costituente, rappresentano la proposta concreta di uno stato democratico, in concorrenza con l’ipotesi dei Fratelli Musulmani e delle correnti islamiste. I Fratelli Musulmani, infatti, non erano presenti, se si eccettua la partecipazione, a titolo personale, di alcuni giovani del movimento, più vicini alle idee liberali. La Fratellanza, che ha invece appoggiato gli emendamenti costituzionali sottoposti a referendum il 19 marzo scorso, si oppone nettamente a questo progetto e ne teme la forza.

Ma i Fratelli Musulmani non sono gli unici, a quanto sembra, ad avversare quest’importante iniziativa della società laica. Secondo Wael, infatti, non è affatto un caso che, appena due ore dopo la conclusione della Conferenza, nel quartiere di Imbaba sia scoppiato un conflitto a sfondo religioso, che ha causato più di una decina di morti e centinaia di feriti. Non è un caso che, da quando la società civile ha iniziato a organizzarsi per costruire uno stato democratico, si sia assistito a un crescendo di questi incidenti. Inoltre, è alquanto strano che questi incidenti accadano “selettivamente”, in momenti ben precisi. Perché – si chiede Wael – non è successo niente la scorsa settimana, quando due fratelli cristiani provenienti dall’Alto Egitto sono giunti al Cairo e hanno ucciso la sorella, convertitasi all’islam in seguito al matrimonio con un musulmano, assieme ai suoi figli? Ci sarebbero state tutte le premesse per lo scoppio di un conflitto religioso, ancor più che nel caso di Imbaba. Invece, non è successo niente, finché la buona riuscita della Conferenza dell’Egitto non è apparsa chiara. Secondo Wael ci sono delle “forze oscure” – come le chiama lui, senza precisarne l’identità – che stanno facendo tutto il possibile per opporsi al cambiamento democratico, e Wael sottolinea ancora come i mass media occidentali (ma non solo occidentali, aggiungerei io) stiano rendendo loro un gran servizio, amplificando le notizie di scontri settari, a discapito di quelle sui risultati conseguiti dalle forze democratiche.

Approfitto dell’occasione per segnalarvi i seguenti articoli di Wael, l’ultimo dei quali è un’intervista a commento degli scontri tra cristiani e musulmani di Imbaba. Vi consiglio caldamente di leggerli.

http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2011/5/6/EGITTO-Farouq-camminare-nella-liberta-unico-argine-all-estremismo/174638/

http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2011/5/9/CRISTIANI-UCCISI-Farouq-ecco-la-regia-politica-che-guida-gli-attacchi-alle-chiese/175275/

Sabato 7 maggio si è svolta al Cairo la prima Conferenza dell'Egitto "per tutelare la rivoluzione del popolo", come si legge sul sito dedicato all'evento. Si è trattato dell'unica iniziativa concreta, dopo la caduta di Mubarak, diretta ad avviare un dialogo reale a livello nazionale, esteso a una vastissima parte della società. Il successo è stato notevole. Inizialmente, infatti, gli invitati erano 2500, ma i partecipanti effettivi, alla fine, sono stati circa 5000, il doppio del previsto. Alla Conferenza erano presenti politici, attivisti, ONG, associazioni e comunità varie, portavoce di operai e contadini, giovani della rivoluzione, esperti in vari campi, intellettuali attivi in ambito culturale, candidati alla presidenza della repubblica, giornalisti, esponenti dell'attuale governo, e l'elenco potrebbe continuare, fino a comprendere i rappresentanti di tutte le forze liberali dell'Egitto. Anche la rappresentanza "geografica" è stata assicurata, attraverso la presenza di inviati da tutte le province del paese. L'obiettivo della Conferenza - come mi spiega al telefono Wael Farouq, presidente del Centro Culturale Tawasul e docente all'Università Americana del Cairo - è unire tutte le forze liberali democratiche del paese, nello sforzo comune di costruire il nuovo stato egiziano, su basi che riscuotano il massimo consenso possibile. In questo momento, infatti, l'Egitto è privo di Parlamento ed è amministrato congiuntamente dal Consiglio Militare e da un governo di transizione. La Conferenza si è pertanto data il compito di sopperire al vuoto parlamentare, raccogliendo in sé quante più forze possibili, appartenenti sia alla politica sia al resto della società, tra le quali vi sia comune accordo sui principi fondamentali di uno stato civile. Lo scopo è raggiungere un livello di rappresentanza tale da non poter più essere in alcun modo ignorati nei processi decisionali sul futuro del paese. Ciò che non si conosce, tuttavia, è l'origine dell'iniziativa, estremamente interessante di per sé. A raccontarlo è sempre Wael Farouq. Gli organizzatori della Conferenza, infatti, sono quegli stessi volontari, musulmani e cristiani, che il mese di ottobre scorso sono stati impegnati nella preparazione del primo Meeting del Cairo, ospitato dal Centro Culturale Tawasul, in collaborazione con la Fondazione Meeting di Rimini. Dopo il Meeting del Cairo, i volontari hanno costituito un gruppo permanente per continuare ad agire nella società egiziana, promuovendo la cooperazione tra musulmani e cristiani in ogni campo. Il gruppo, attivatosi con forza dopo l'attentato di Capodanno alla chiesa di Alessandria, con iniziative di vario tipo volte a riaffermare l'unità degli egiziani, è stato anche impegnato nella rivoluzione di gennaio. Non è strano, dunque, che in seguito sia diventato il promotore della Conferenza dell'Egitto, dimostrando come spesso l'azione di poche persone di buona volontà possa arrivare lontano, trascinando con sé il resto della società, o almeno buona parte di essa. Tuttavia, il gruppo del Meeting del Cairo ha intenzionalmente scelto di non apparire pubblicamente come l'organizzatore della Conferenza, evitando così di dare eccessivo rilievo a una sola componente del simposio, piuttosto che alle altre. Si è voluto semplicemente dar vita a un'assemblea di cittadini egiziani, senza assegnare la leadership a nessuno, in pieno accordo con lo spirito della rivoluzione del 25 gennaio. Al termine della Conferenza, il portavoce Mamduh Hamza ha annunciato che l'assemblea eleggerà prossimamente un Consiglio Nazionale di 180 membri. Esso sarà composto per un terzo di giovani, per un altro terzo di rappresentanti della società civile e per l'ultimo terzo di esponenti delle forze politiche. Alcuni seggi saranno riservati ad esperti di grande competenza in vari campi, eletti da una commissione indipendente.  Il Consiglio sarà quindi formato da tre commissioni: una per lo studio della nuova Costituzione, una per stabilire le strategie economiche atte ad incrementare lo sviluppo del paese e una per definire il sistema elettorale migliore per le prossime elezioni.  I tre grandi punti discussi dalla Conferenza, infatti, sono stati proprio questi: la Costituzione, l'economia e le elezioni. Per quanto riguarda la Costituzione, è utile vedere un po' più da vicino le proposte discusse dalla Conferenza. L'idea guida è quella di stabilire i principi base che dovranno essere sanciti dalla nuova Costituzione. Gli articoli proposti si prefiggono in primo luogo di proteggere lo stato civile. Il primo articolo, dunque, dovrà dichiarare l'Egitto una repubblica democratica, civile e moderna, che promuova libertà, giustizia e dignità umana. Il secondo articolo dovrà affermare il rispetto dei diritti umani, del pluralismo, della diversità e della parità di diritti tra cittadini. L'islam sarà ancora la religione di stato (e l'arabo la lingua ufficiale), così come la sharia sarà ancora la principale fonte legislativa. Tuttavia, tale articolo dovrà essere rafforzato con opportune garanzie per i non-musulmani, i quali potranno appellarsi alle proprie leggi particolari, ritenute fonti di legislazione paralle alla sharia. Inoltre, sarà il legislatore a doversi attenere ai principi della sharia nel formulare le leggi, non il singolo individuo. E nel farlo, si atterrà soltanto ai principi generali, ritenuti comuni a tutte le leggi celesti o positive. Il terzo articolo attribuirà la sovranità al popolo, mentre il quarto definirà gli strumenti democratici per preservare lo stato civile. Ma proprio su questo punto - mi spiega ancora Wael - si è acceso un grande dibattito, in particolare su come tutelare, nei fatti, le minoranze. Infatti, si vuole prevenire l'eventualità di scivolare verso un nuovo tipo di dittatura, quella della maggioranza sulle minoranze. Tahani al-Jibaly, vice presidente della Corte Costituzionale e presidente del Meeting del Cairo, la quale ha intenzione, tra l'altro, di candidarsi alla vice presidenza della repubblica, ha suggerito di nominare esercito e Corte Costituzionale protettori ufficiali delle minoranze religiose. Secondo Wael, tuttavia, questa scelta comporta l'enorme rischio di ricadere nella tirannia, esattamente come nel regime militarista di Mubarak, appena destituito. Gli altri articoli proposti, infine, stabiliscono che lo stato debba garantire un'equa distribuzione della ricchezza, lo sviluppo economico e la giustizia sociale, ad esempio con l'imposizione di un limite massimo e minimo agli stipendi, e l'istituzione di una pensione minima. Il diritto alla proprietà privata, pubblica e associazionistica deve essere tutelato, così come i beni di utilità pubblica e strategica (ad esempio il canale di Suez, le coste marine e le risorse idriche, ma anche gli enti di ricerca). Lo stato dovrà essere sottoposto alla sovranità della legge e alla Costituzione, mentre l'indipendenza della magistratura dovrà essere rafforzata. Il Presidente della Repubblica non potrà essere al tempo stesso presidente di un partito e non potrà nemmeno disporre direttamente delle finanze dello Stato. Dovrà essere garantita la libertà sindacale, con la formazione di organizzazioni indipendenti di lavoratori, così come dovranno essere tutelate le libertà individuali, inclusa la libertà di fede, e le libertà colletive, come quella dello scambio di informazioni, della ricerca scientifica, della stampa, della creazione artistica, di scioperare e di manifestare pacificamente. Infine, grande attenzione dovrà essere prestata alla precisazione delle condizioni necessarie per candidarsi alla presidenza o ad altre cariche. La Conferenza dell'Egitto, e il Consiglio Nazionale che nascerà, vera e propria sorta di assemblea costituente, rappresentano la proposta concreta di uno stato democratico, in concorrenza con l'ipotesi dei Fratelli Musulmani e delle correnti islamiste. I Fratelli Musulmani, infatti, non erano presenti, se si eccettua la partecipazione, a titolo personale, di alcuni giovani del movimento, più vicini alle idee liberali. La Fratellanza, che ha invece appoggiato gli emendamenti costituzionali sottoposti a referendum il 19 marzo scorso, si oppone nettamente a questo progetto e ne teme la forza. Ma i Fratelli Musulmani non sono gli unici, a quanto sembra, ad avversare quest'importante iniziativa della società laica. Secondo Wael, infatti, non è affatto un caso che, appena due ore dopo la conclusione della Conferenza, nel quartiere di Imbaba sia scoppiato un conflitto a sfondo religioso, che ha causato più di una decina di morti e centinaia di feriti. Non è un caso che, da quando la società civile ha iniziato a organizzarsi per costruire uno stato democratico, si sia assistito a un crescendo di questi incidenti. Inoltre, è alquanto strano che questi incidenti accadano "selettivamente", in momenti ben precisi. Perché - si chiede Wael - non è successo niente la scorsa settimana, quando due fratelli cristiani provenienti dall'Alto Egitto sono giunti al Cairo e hanno ucciso la sorella, convertitasi all'islam in seguito al matrimonio con un musulmano, assieme ai suoi figli? Ci sarebbero state tutte le premesse per lo scoppio di un conflitto religioso, ancor più che nel caso di Imbaba. Invece, non è successo niente, finché la buona riuscita della Conferenza dell'Egitto non è apparsa chiara. Secondo Wael ci sono delle "forze oscure" - come le chiama lui, senza precisarne l'identità - che stanno facendo tutto il possibile per opporsi al cambiamento democratico, e Wael sottolinea ancora come i mass media occidentali (ma non solo occidentali, aggiungerei io) stiano rendendo loro un gran servizio, amplificando le notizie di scontri settari, a discapito di quelle sui risultati conseguiti dalle forze democratiche. Approfitto dell'occasione per segnalarvi i seguenti articoli di Wael, l'ultimo dei quali è un'intervista a commento degli scontri tra cristiani e musulmani di Imbaba. Vi consiglio caldamente di leggerli. http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2011/5/6/EGITTO-Farouq-camminare-nella-liberta-unico-argine-all-estremismo/174638/ http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2011/5/9/CRISTIANI-UCCISI-Farouq-ecco-la-regia-politica-che-guida-gli-attacchi-alle-chiese/175275/