Il dialogo tra il maschile e il femminile nell’Egitto di internet
Radio Beckwith evangelica

Ieri nuovo interrogatorio per l’ex presidente Mubarak, sempre inchiodato al letto di Sharm el-Sheykh. In seguito a ciò, è stato rinnovato di altri quindici giorni il provvedimento di custodia cautelare nei suoi confronti. Questa volta, Mubarak ha dovuto rispondere sulla questione della vendita del gas a Israele, a prezzi inferiori al valore di mercato. Naturalmente, come c’era da aspettarsi, ha negato qualsiasi responsabilità, e poi si è sentito male.

Nella foto si legge “non torneremo indietro”

Continuano anche le indagini sulle violenze di Imbaba. La commissione investigativa del Consiglio Nazionale per i diritti umani è giunta alla conclusione che dietro queste violenze ci siano forze legate al regime decaduto, non poi tanto decaduto, a quanto pare. A rivelare i risultati delle indagini, in una conferenza stampa, è stato George Ishaq, uno dei fondatori del movimento Kifaya. Anche il prete della chiesa di Mari Mina ha dichiarato oggi di essere della stessa opinione. Le vittime degli scontri di Imbaba, intanto, sono salite a quindici e sotto il Maspero, il palazzo della tv, continua il sit-in dei copti, con alcuni musulmani, che rifiutano di andarsene, nonostante l’invito rivolto loro dalla Chiesa a tornare a casa.

Il governo, dal canto suo, ha iniziato a prendere alcune contromisure per porre un freno al conflitto religioso. Il primo ministro Sharaf ha annunciato che le chiese chiuse saranno tutte riaperte, come chiesto dai manifestanti del Maspero. Sarà inoltre presentato un disegno di legge contro la discriminazione tra cittadini egiziani e sarà costituita un’apposita commissione per studiare una legge unificata sulla costruzione dei luoghi di culto, che dovrebbe essere varata in trenta giorni. Sono infine stati banditi gli slogan religiosi nelle campagne politiche. Saranno misure sufficienti? I copti – e non solo – non sono ancora convinti. Si aspettano, prima di ogni altra cosa, di veder puniti i responsabili di tutti gli atti di violenza contro di loro, passati, presenti e futuri.

Oggi, tuttavia, la mia attenzione è stata attratta altrove. Da giorni, dopo i fatti di Imbaba, gli egiziani che frequentano i social networks non scherzavano più. E’ la prima volta, da quando è scoppiata la rivoluzione, che perdono il senso dell’umorismo. Non l’ho notato solo io, sono stati loro stessi a farlo. C’era grande tristezza per quanto accaduto. Oggi, però, sono tornati vivaci come prima e, appena ho gettato lo sguardo su Twitter, la mia curiosità è stata subito stuzzicata da una discussione “di genere”, in corso tra ragazzi e ragazze egiziani. Che la rivoluzione stia modificando anche la relazione tra i sessi in Egitto? Ho dunque seguito la discussione con attenzione, ricavando un piccolo scorcio interessante della situazione.

Il dibattito era diviso in due gruppi, uno sulle ragazze (al quale partecipavano prevalentemente ragazzi) e uno sui ragazzi (al quale partecipavano prevalentemente ragazze). Il primo è stato quello di maggior successo, le ragazze sembravano molto meno interessate all’argomento. Una di loro, ad esempio, un po’ stizzita, è sbottata con un “vado a dormire, svegliatemi quando avete finito”.

Escludendo le osservazioni banali e i luoghi comuni di portata universale, così come le battute e gli scherzi più o meno stupidi, ho potuto leggere alcuni commenti interessanti che fanno riflettere. Un ragazzo, ad esempio, dà un consiglio alle egiziane: “Smettetela di trattare ogni ragazzo come un potenziale marito, trattateli come esseri umani prima”. Del resto, “il matrimonio è la fine del futuro di un uomo, il terminator di ogni carriera”. Infatti, “le ragazze si preoccupano del futuro finché non trovano un marito, mentre i ragazzi non si preoccupano mai del futuro fino al giorno in cui trovano moglie”. Un altro ragazzo suggerisce invece alle ragazze di “essere più ribelli, perché disobbedire ai genitori è salutare”. Un altro ancora osserva che “ci sono poche donne indipendenti” e che “dovrebbero vincere il complesso del padre/marito e non credere che il matrimonio sia una cosa necessaria”. Poi c’è qualcuno che fa notare che “essere politicamente soft e ignoranti non è più un’attrattiva per accalappiare ragazzi”. C’è chi critica una certa ipocrisia da parte loro, quando “girano mezze nude sulle coste e poi indossano tonnellate di vestiti al Cairo”, e molti le invitano a “essere un po’ più come le libanesi”. Insomma, un incitamento all’emancipazione femminile da parte degli uomini!

Ma non sono tutte rose e fiori, ci sono anche commenti più cattivi, del tipo: “le ragazze egiziane sono bravissime a fare la belly dance (danza del ventre), ma non la bill dance (cioè pagare il conto al ristorante o altrove)”, “se ne vedi una scappa, corri e non ti voltare mai”, “dovrebbero smettere di parlare inglese, o almeno usare parole di cui non conoscono il significato”, “devono smetterla di usare un trucco così pesante, che di notte sembra che brillino” (in effetti…), “basta con le lenti a contatto colorate, perché se vogliamo un appuntamento con un pollo dagli occhi blu sgranati, prendiamo appuntamento con un pollo dagli occhi blu sgranati”, per finire con un lapidario “sono pessime a letto”. Tra i commenti positivi, tuttavia, c’è anche quello di un ragazzo che dice: “le ragazze egiziane hanno guadagnato tutto il mio rispetto dopo la rivoluzione del 25 gennaio”. Allora, forse qualcosa sta cambiando davvero nella relazione tra i due sessi, dopo la rivoluzione.

Le donne intrufolate nella discussione, comunque, rispondono a tono. Una di loro commenta: “le ragazze egiziane stanno ridendo a crepapelle ai vostri patetici tweet”. Un’altra ribadisce con fierezza: “le ragazze egiziane possono fare analisi di mercato, cucinare e battervi in ogni campo”. Un’altra ancora ribatte: “le ragazze egiziane preferiscono passare il loro tempo con altre ragazze di ogni nazionalità, piuttosto che con un egiziano noioso” (non con ragazzi di altre nazionalità, però…). E per quanto riguarda i commenti delle ragazze egiziane sui loro coetanei, anche loro non sono affatto tenere. Una dice perentoria che “gli egiziani maschi hanno un grossissimo problema di ego”. Un’altra afferma che “sono intimiditi dalle ragazze indipendenti”, mentre una compagna le fa eco dicendo che “i ragazzi egiziani non sposano mai la ragazza con cui sono andati a letto” (ecco di nuovo l’eterno problema del matrimonio). Alcune dicono che “pensano solo all’auto e non sanno essere dei gentlemen”, mentre un ragazzo intrufolato nella discussione delle donne osa confessare che “i ragazzi egiziani hanno dei problemi ad esprimere ciò che sentono”. Un’altra ragazza ancora sostiene che “ci sono molti ragazzi egiziani, ma pochi uomini egiziani”, mentre un tweet – di una donna credo, anche se dal nickname non si capisce – dichiara sarcastico: “i ragazzi egiziani, ovverosia come domare la belva”. Quel che è certo, tuttavia, è che “gli egiziani non amano le ragazze pelle e ossa, ma questo non le autorizza ad ingrassare quanto vogliono!”.

Una piccola intrusione nell’eterno dialogo tra maschile e femminile, tra i giovani della generazione di internet che hanno appena fatto la rivoluzione.

Ieri nuovo interrogatorio per l'ex presidente Mubarak, sempre inchiodato al letto di Sharm el-Sheykh. In seguito a ciò, è stato rinnovato di altri quindici giorni il provvedimento di custodia cautelare nei suoi confronti. Questa volta, Mubarak ha dovuto rispondere sulla questione della vendita del gas a Israele, a prezzi inferiori al valore di mercato. Naturalmente, come c'era da aspettarsi, ha negato qualsiasi responsabilità, e poi si è sentito male. [caption id="attachment_455" align="alignright" width="300"] Nella foto si legge "non torneremo indietro"[/caption] Continuano anche le indagini sulle violenze di Imbaba. La commissione investigativa del Consiglio Nazionale per i diritti umani è giunta alla conclusione che dietro queste violenze ci siano forze legate al regime decaduto, non poi tanto decaduto, a quanto pare. A rivelare i risultati delle indagini, in una conferenza stampa, è stato George Ishaq, uno dei fondatori del movimento Kifaya. Anche il prete della chiesa di Mari Mina ha dichiarato oggi di essere della stessa opinione. Le vittime degli scontri di Imbaba, intanto, sono salite a quindici e sotto il Maspero, il palazzo della tv, continua il sit-in dei copti, con alcuni musulmani, che rifiutano di andarsene, nonostante l'invito rivolto loro dalla Chiesa a tornare a casa. Il governo, dal canto suo, ha iniziato a prendere alcune contromisure per porre un freno al conflitto religioso. Il primo ministro Sharaf ha annunciato che le chiese chiuse saranno tutte riaperte, come chiesto dai manifestanti del Maspero. Sarà inoltre presentato un disegno di legge contro la discriminazione tra cittadini egiziani e sarà costituita un'apposita commissione per studiare una legge unificata sulla costruzione dei luoghi di culto, che dovrebbe essere varata in trenta giorni. Sono infine stati banditi gli slogan religiosi nelle campagne politiche. Saranno misure sufficienti? I copti - e non solo - non sono ancora convinti. Si aspettano, prima di ogni altra cosa, di veder puniti i responsabili di tutti gli atti di violenza contro di loro, passati, presenti e futuri. Oggi, tuttavia, la mia attenzione è stata attratta altrove. Da giorni, dopo i fatti di Imbaba, gli egiziani che frequentano i social networks non scherzavano più. E' la prima volta, da quando è scoppiata la rivoluzione, che perdono il senso dell'umorismo. Non l'ho notato solo io, sono stati loro stessi a farlo. C'era grande tristezza per quanto accaduto. Oggi, però, sono tornati vivaci come prima e, appena ho gettato lo sguardo su Twitter, la mia curiosità è stata subito stuzzicata da una discussione "di genere", in corso tra ragazzi e ragazze egiziani. Che la rivoluzione stia modificando anche la relazione tra i sessi in Egitto? Ho dunque seguito la discussione con attenzione, ricavando un piccolo scorcio interessante della situazione. Il dibattito era diviso in due gruppi, uno sulle ragazze (al quale partecipavano prevalentemente ragazzi) e uno sui ragazzi (al quale partecipavano prevalentemente ragazze). Il primo è stato quello di maggior successo, le ragazze sembravano molto meno interessate all'argomento. Una di loro, ad esempio, un po' stizzita, è sbottata con un "vado a dormire, svegliatemi quando avete finito". Escludendo le osservazioni banali e i luoghi comuni di portata universale, così come le battute e gli scherzi più o meno stupidi, ho potuto leggere alcuni commenti interessanti che fanno riflettere. Un ragazzo, ad esempio, dà un consiglio alle egiziane: "Smettetela di trattare ogni ragazzo come un potenziale marito, trattateli come esseri umani prima". Del resto, "il matrimonio è la fine del futuro di un uomo, il terminator di ogni carriera". Infatti, "le ragazze si preoccupano del futuro finché non trovano un marito, mentre i ragazzi non si preoccupano mai del futuro fino al giorno in cui trovano moglie". Un altro ragazzo suggerisce invece alle ragazze di "essere più ribelli, perché disobbedire ai genitori è salutare". Un altro ancora osserva che "ci sono poche donne indipendenti" e che "dovrebbero vincere il complesso del padre/marito e non credere che il matrimonio sia una cosa necessaria". Poi c'è qualcuno che fa notare che "essere politicamente soft e ignoranti non è più un'attrattiva per accalappiare ragazzi". C'è chi critica una certa ipocrisia da parte loro, quando "girano mezze nude sulle coste e poi indossano tonnellate di vestiti al Cairo", e molti le invitano a "essere un po' più come le libanesi". Insomma, un incitamento all'emancipazione femminile da parte degli uomini! Ma non sono tutte rose e fiori, ci sono anche commenti più cattivi, del tipo: "le ragazze egiziane sono bravissime a fare la belly dance (danza del ventre), ma non la bill dance (cioè pagare il conto al ristorante o altrove)", "se ne vedi una scappa, corri e non ti voltare mai", "dovrebbero smettere di parlare inglese, o almeno usare parole di cui non conoscono il significato", "devono smetterla di usare un trucco così pesante, che di notte sembra che brillino" (in effetti...), "basta con le lenti a contatto colorate, perché se vogliamo un appuntamento con un pollo dagli occhi blu sgranati, prendiamo appuntamento con un pollo dagli occhi blu sgranati", per finire con un lapidario "sono pessime a letto". Tra i commenti positivi, tuttavia, c'è anche quello di un ragazzo che dice: "le ragazze egiziane hanno guadagnato tutto il mio rispetto dopo la rivoluzione del 25 gennaio". Allora, forse qualcosa sta cambiando davvero nella relazione tra i due sessi, dopo la rivoluzione. Le donne intrufolate nella discussione, comunque, rispondono a tono. Una di loro commenta: "le ragazze egiziane stanno ridendo a crepapelle ai vostri patetici tweet". Un'altra ribadisce con fierezza: "le ragazze egiziane possono fare analisi di mercato, cucinare e battervi in ogni campo". Un'altra ancora ribatte: "le ragazze egiziane preferiscono passare il loro tempo con altre ragazze di ogni nazionalità, piuttosto che con un egiziano noioso" (non con ragazzi di altre nazionalità, però...). E per quanto riguarda i commenti delle ragazze egiziane sui loro coetanei, anche loro non sono affatto tenere. Una dice perentoria che "gli egiziani maschi hanno un grossissimo problema di ego". Un'altra afferma che "sono intimiditi dalle ragazze indipendenti", mentre una compagna le fa eco dicendo che "i ragazzi egiziani non sposano mai la ragazza con cui sono andati a letto" (ecco di nuovo l'eterno problema del matrimonio). Alcune dicono che "pensano solo all'auto e non sanno essere dei gentlemen", mentre un ragazzo intrufolato nella discussione delle donne osa confessare che "i ragazzi egiziani hanno dei problemi ad esprimere ciò che sentono". Un'altra ragazza ancora sostiene che "ci sono molti ragazzi egiziani, ma pochi uomini egiziani", mentre un tweet - di una donna credo, anche se dal nickname non si capisce - dichiara sarcastico: "i ragazzi egiziani, ovverosia come domare la belva". Quel che è certo, tuttavia, è che "gli egiziani non amano le ragazze pelle e ossa, ma questo non le autorizza ad ingrassare quanto vogliono!". Una piccola intrusione nell'eterno dialogo tra maschile e femminile, tra i giovani della generazione di internet che hanno appena fatto la rivoluzione.