Un nuovo Segretario Generale per la Lega Araba
Radio Beckwith evangelica

L’anniversario della nakba (catastrofe) palestinese è stato celebrato anche in Egitto con diverse manifestazioni. La prevista marcia su Gaza è stata tuttavia “decimata” dall’esercito, che ha fermato la maggior parte dei partecipanti prima del loro arrivo a Rafah. Alcuni di loro sono stati arrestati, mentre altri sono stati semplicemnete rimandati indietro. Un piccolo gruppo, invece, è riuscito a giungere lo stesso fino al confine, grazie all’aiuto di beduini che conoscevano percorsi segreti.

Una volta là sono saliti sul muro che separa l’Egitto da Gaza (vedi foto), ma nulla di più. In effetti, il confine egiziano è stato il più tranquillo, in questa giornata, rispetto al confine libanese, siriano e giordano. Nelle principali città dell’Egitto, comunque, si sono avute diverse manifestazioni pacifiche davanti alle ambasciate israeliane.

Eppure l’Egitto, in occasione di questa commemorazione, è parso distratto, preoccupato soprattutto dei suoi affari interni. Ieri notte, infatti, c’è stata un’altra battaglia presso il palazzo della tv. Una banda di teppisti ha assalito i copti lì assembrati, lanciando bombe molotov e sparando pallottole vere dal ponte sovrastante. L’assalto ha causato più di sessanta feriti. Come al solito, la tv di stato ha definito la battaglia come uno scontro tra musulmani e cristiani, anche se a manifestare assieme ai copti c’erano diversi musulmani. I testimoni oculari, comunque sia, sembrano tutti concordi nel dire che gli assalitori erano baltagheya, molto simili a quelli della famosa “battaglia del cammello”. Papa Shenouda ha chiesto ai copti di sgomberare, cessando manifestazioni che potrebbero irritare l’esercito, ma è rimasto cordialmente inascoltato.

Sono in tanti, ormai, a criticare fortemente l’esercito e, in particolare, il feldmaresciallo Tantawi. La rabbia nei confronti dei militari sta crescendo. Anche in questa battaglia sembra che siano intervenuti tardi, quasi con malavoglia. Un gruppo di rivoluzionari, preso atto che nulla è fondamentalmente mutato in Egitto dopo la caduta di Mubarak, ha invitato a ricominciare da zero, chiamando a un nuovo venerdì della rabbia, il prossimo 27 maggio. La tensione, purtroppo, sta crescendo di nuovo.

Ma nel tardo pomeriggio è stata un’altra la notizia che ha scosso gli egiziani, dividendoli in due partiti diversi: la candidatura dell’attuale ministro degli esteri, Nabil al-Arabi, a segretario generale della Lega Araba, al posto di Mostafa al-Fiqqi che era stato candidato in precedenza. Il Qatar ha subito ritirato il proprio candidato, rendendo dunque certa la nomina di al-Arabi. Molti egiziani sono decisamente infastiditi da questa scelta, perché al-Arabi è molto amato come ministro degli esteri.  E’ stato lui a dare una svolta netta alla politica estera dell’Egitto, in sintonia con gli umori e le opinioni della gente. Gli scontenti pensano che la nomina di al-Arabi sia soltanto un modo per sbarazzarsi di lui, ponendolo a capo di un’organizzazione-fantoccio, senza alcun potere reale o politica efficace. Pensano anche che questa scelta sia stata fatta per compiacere Israele, che vedeva in al-Arabi un nemico. Non a caso, dicono gli scontenti, la candidatura di al-Arabi è giunta in concomitanza con la visita di Amos Gilad, direttore degli affari politico-militari del Ministero della Difesa israeliana.

Tuttavia, c’è anche chi è pienamente soddisfatto per la sua nomina, ritenendo che al-Arabi sia l’uomo giusto per trasformare la Lega Araba in un organismo in grado di esercitare davvero un’azione efficace a favore dei paesi arabi. Data l’imprevedibilità della regione mediorientale caratterizzante questo periodo, il ruolo della Lega potrebbe davvero cambiare. E al-Arabi, dopotutto, può sempre essere sostituito da una persona altrettanto valida. Come sempre, saranno i prossimi giorni a chiarire le cose.

L'anniversario della nakba (catastrofe) palestinese è stato celebrato anche in Egitto con diverse manifestazioni. La prevista marcia su Gaza è stata tuttavia "decimata" dall'esercito, che ha fermato la maggior parte dei partecipanti prima del loro arrivo a Rafah. Alcuni di loro sono stati arrestati, mentre altri sono stati semplicemnete rimandati indietro. Un piccolo gruppo, invece, è riuscito a giungere lo stesso fino al confine, grazie all'aiuto di beduini che conoscevano percorsi segreti. Una volta là sono saliti sul muro che separa l'Egitto da Gaza (vedi foto), ma nulla di più. In effetti, il confine egiziano è stato il più tranquillo, in questa giornata, rispetto al confine libanese, siriano e giordano. Nelle principali città dell'Egitto, comunque, si sono avute diverse manifestazioni pacifiche davanti alle ambasciate israeliane. Eppure l'Egitto, in occasione di questa commemorazione, è parso distratto, preoccupato soprattutto dei suoi affari interni. Ieri notte, infatti, c'è stata un'altra battaglia presso il palazzo della tv. Una banda di teppisti ha assalito i copti lì assembrati, lanciando bombe molotov e sparando pallottole vere dal ponte sovrastante. L'assalto ha causato più di sessanta feriti. Come al solito, la tv di stato ha definito la battaglia come uno scontro tra musulmani e cristiani, anche se a manifestare assieme ai copti c'erano diversi musulmani. I testimoni oculari, comunque sia, sembrano tutti concordi nel dire che gli assalitori erano baltagheya, molto simili a quelli della famosa "battaglia del cammello". Papa Shenouda ha chiesto ai copti di sgomberare, cessando manifestazioni che potrebbero irritare l'esercito, ma è rimasto cordialmente inascoltato. Sono in tanti, ormai, a criticare fortemente l'esercito e, in particolare, il feldmaresciallo Tantawi. La rabbia nei confronti dei militari sta crescendo. Anche in questa battaglia sembra che siano intervenuti tardi, quasi con malavoglia. Un gruppo di rivoluzionari, preso atto che nulla è fondamentalmente mutato in Egitto dopo la caduta di Mubarak, ha invitato a ricominciare da zero, chiamando a un nuovo venerdì della rabbia, il prossimo 27 maggio. La tensione, purtroppo, sta crescendo di nuovo. Ma nel tardo pomeriggio è stata un'altra la notizia che ha scosso gli egiziani, dividendoli in due partiti diversi: la candidatura dell'attuale ministro degli esteri, Nabil al-Arabi, a segretario generale della Lega Araba, al posto di Mostafa al-Fiqqi che era stato candidato in precedenza. Il Qatar ha subito ritirato il proprio candidato, rendendo dunque certa la nomina di al-Arabi. Molti egiziani sono decisamente infastiditi da questa scelta, perché al-Arabi è molto amato come ministro degli esteri.  E' stato lui a dare una svolta netta alla politica estera dell'Egitto, in sintonia con gli umori e le opinioni della gente. Gli scontenti pensano che la nomina di al-Arabi sia soltanto un modo per sbarazzarsi di lui, ponendolo a capo di un'organizzazione-fantoccio, senza alcun potere reale o politica efficace. Pensano anche che questa scelta sia stata fatta per compiacere Israele, che vedeva in al-Arabi un nemico. Non a caso, dicono gli scontenti, la candidatura di al-Arabi è giunta in concomitanza con la visita di Amos Gilad, direttore degli affari politico-militari del Ministero della Difesa israeliana. Tuttavia, c'è anche chi è pienamente soddisfatto per la sua nomina, ritenendo che al-Arabi sia l'uomo giusto per trasformare la Lega Araba in un organismo in grado di esercitare davvero un'azione efficace a favore dei paesi arabi. Data l'imprevedibilità della regione mediorientale caratterizzante questo periodo, il ruolo della Lega potrebbe davvero cambiare. E al-Arabi, dopotutto, può sempre essere sostituito da una persona altrettanto valida. Come sempre, saranno i prossimi giorni a chiarire le cose.