Due pesi e due misure
Radio Beckwith evangelica

La manifestazione di fronte all’ambasciata israeliana del Cairo, svoltasi ieri per commemorare la nakba, non ha purtroppo avuto un lieto fine. Le forze della Sicurezza Centrale hanno infatti sgomberato i manifestanti con la violenza, usando gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Qualche testimone, a dire il vero, ha affermato che sono stati usati anche proiettili veri. I feriti sono stati 353, tra i quali uno è in coma.

Tantissimi anche gli arrestati, oltre 180. Anche un bambino di otto anni sembra essere stato inspiegabilmente arrestato. La manifestazione era pacifica, i dimostranti chiedevano, ancora una volta, la rimozione della bandiera israeliana. Per quanto si possa discutere sull’opportunità – o sulla stupidità, come commentano alcuni – di tale azione dimostrativa, la brutalità delle forze di sicurezza (e non parliamo degli insulti verbali) non è accettabile. Alcuni cosiddetti “giovani di Facebook” pensano che sia iniziata la vendetta contro di loro. Una simile violenza non si è vista, ad esempio, nei confronti dei baltagheya che continuano ad attaccare i copti. Due pesi e due misure. Alcuni giovani, ieri, sono stati arrestati soltanto per aver filmato gli eventi, poi sono stati portati in luoghi sconosciuti, esattamente come succedeva al tempo di Mubarak. Chissà se l’imminente rimpasto di governo, di cui si vocifera, porterà un nuovo ministro degli interni che sarà capace di imporre una svolta al modo di gestire la sicurezza del paese. Per ora, l’unica cosa certa è che ci sarà un nuovo ministro degli esteri, forse Nabil Fahmi, ex ambasciatore presso gli Stati Uniti.

In questo clima di tensione, è iniziato al Cairo, un po’ in sordina, un incontro di tre giorni tra Hamas e Fatah, per discutere i dettagli dell’accordo da loro stipulato. Nel frattempo, Suzanne Mubarak è sempre a Sharm el-Sheykh, nella sua stanza di ospedale, sofferente per una crisi cardiaca. Tanto è facile spedire in galera centinaia di giovani che protestano pacificamente, tanto è difficile mandare in prigione l’ex “coppia regnante”. Di nuovo due pesi e due misure.

C’è stata, tuttavia, una notizia notevole oggi. Il Fratello Musulmano progressista Abdel Moneim Abul Futuh, che qualche giorno fa ha annunciato l’intenzione di candidarsi alla Presidenza come indipendente, senza il consenso della Fratellanza, ha dichiarato apertamente che va garantita la libertà di conversione, sia dalle altre religioni all’islam, sia dall’islam alle altre religioni. Non è una presa di posizione da poco, in un paese che non è affatto pronto ad accettare le conversioni, sia in un senso sia nell’altro. Si parla sempre dell’islam e della condanna della sharia nei confronti degli apostati, ma alla prova dei fatti i cristiani copti non sono meno chiusi sull’argomento. Basti pensare al caso recente (al quale ho accennato in una lettera precedente) di una donna copta, convertitasi all’islam, che è stata uccisa dai fratelli, assieme a tutti i suoi figli. E persino gli egiziani più liberali, sotto sotto, faticano ad accettare queste conversioni, non prendendo mai una chiara e aperta posizione. Dunque, tanto di cappello ad Abul Futuh per il suo coraggio che dissipa, ancora una volta, comuni stereotipi.

Devo confessare, però, che la notizia che più mi ha divertito oggi, è stata quella di una piccolissima dimostrazione inscenata da tre egiziani, davanti alla sede del Consiglio dei Ministri. Erano tutti stati aggrediti e derubati dai baltagheya. Uno di loro, al quale era stato rubato il taxi, una volta recatosi alla stazione di polizia per denunciare il fatto, si era sentito rispondere di prendere con sé due compari per andare a rubarne uno a qualcun altro, da cui la sua decisione di protestare. Comunque, sorvolando sul pessimo consiglio della polizia, la cosa che mi ha sorpreso di questa storia è stato il modo scelto dai tre uomini per protestare: spogliarsi di fronte a tutti! Una protesta nudista in Egitto? Non riesco a crederci. In effetti, non si sono proprio spogliati integralmente, ma quasi. Uno di loro è rimasto in slip. A noi può sembrare una cosa da nulla, ma in Egitto, dove la nudità in pubblico è tabù, è una bella (o brutta?) novità.

La manifestazione di fronte all'ambasciata israeliana del Cairo, svoltasi ieri per commemorare la nakba, non ha purtroppo avuto un lieto fine. Le forze della Sicurezza Centrale hanno infatti sgomberato i manifestanti con la violenza, usando gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Qualche testimone, a dire il vero, ha affermato che sono stati usati anche proiettili veri. I feriti sono stati 353, tra i quali uno è in coma. Tantissimi anche gli arrestati, oltre 180. Anche un bambino di otto anni sembra essere stato inspiegabilmente arrestato. La manifestazione era pacifica, i dimostranti chiedevano, ancora una volta, la rimozione della bandiera israeliana. Per quanto si possa discutere sull'opportunità - o sulla stupidità, come commentano alcuni - di tale azione dimostrativa, la brutalità delle forze di sicurezza (e non parliamo degli insulti verbali) non è accettabile. Alcuni cosiddetti "giovani di Facebook" pensano che sia iniziata la vendetta contro di loro. Una simile violenza non si è vista, ad esempio, nei confronti dei baltagheya che continuano ad attaccare i copti. Due pesi e due misure. Alcuni giovani, ieri, sono stati arrestati soltanto per aver filmato gli eventi, poi sono stati portati in luoghi sconosciuti, esattamente come succedeva al tempo di Mubarak. Chissà se l'imminente rimpasto di governo, di cui si vocifera, porterà un nuovo ministro degli interni che sarà capace di imporre una svolta al modo di gestire la sicurezza del paese. Per ora, l'unica cosa certa è che ci sarà un nuovo ministro degli esteri, forse Nabil Fahmi, ex ambasciatore presso gli Stati Uniti. In questo clima di tensione, è iniziato al Cairo, un po' in sordina, un incontro di tre giorni tra Hamas e Fatah, per discutere i dettagli dell'accordo da loro stipulato. Nel frattempo, Suzanne Mubarak è sempre a Sharm el-Sheykh, nella sua stanza di ospedale, sofferente per una crisi cardiaca. Tanto è facile spedire in galera centinaia di giovani che protestano pacificamente, tanto è difficile mandare in prigione l'ex "coppia regnante". Di nuovo due pesi e due misure. C'è stata, tuttavia, una notizia notevole oggi. Il Fratello Musulmano progressista Abdel Moneim Abul Futuh, che qualche giorno fa ha annunciato l'intenzione di candidarsi alla Presidenza come indipendente, senza il consenso della Fratellanza, ha dichiarato apertamente che va garantita la libertà di conversione, sia dalle altre religioni all'islam, sia dall'islam alle altre religioni. Non è una presa di posizione da poco, in un paese che non è affatto pronto ad accettare le conversioni, sia in un senso sia nell'altro. Si parla sempre dell'islam e della condanna della sharia nei confronti degli apostati, ma alla prova dei fatti i cristiani copti non sono meno chiusi sull'argomento. Basti pensare al caso recente (al quale ho accennato in una lettera precedente) di una donna copta, convertitasi all'islam, che è stata uccisa dai fratelli, assieme a tutti i suoi figli. E persino gli egiziani più liberali, sotto sotto, faticano ad accettare queste conversioni, non prendendo mai una chiara e aperta posizione. Dunque, tanto di cappello ad Abul Futuh per il suo coraggio che dissipa, ancora una volta, comuni stereotipi. Devo confessare, però, che la notizia che più mi ha divertito oggi, è stata quella di una piccolissima dimostrazione inscenata da tre egiziani, davanti alla sede del Consiglio dei Ministri. Erano tutti stati aggrediti e derubati dai baltagheya. Uno di loro, al quale era stato rubato il taxi, una volta recatosi alla stazione di polizia per denunciare il fatto, si era sentito rispondere di prendere con sé due compari per andare a rubarne uno a qualcun altro, da cui la sua decisione di protestare. Comunque, sorvolando sul pessimo consiglio della polizia, la cosa che mi ha sorpreso di questa storia è stato il modo scelto dai tre uomini per protestare: spogliarsi di fronte a tutti! Una protesta nudista in Egitto? Non riesco a crederci. In effetti, non si sono proprio spogliati integralmente, ma quasi. Uno di loro è rimasto in slip. A noi può sembrare una cosa da nulla, ma in Egitto, dove la nudità in pubblico è tabù, è una bella (o brutta?) novità.