Il discorso di Obama snobbato dagli egiziani
Radio Beckwith evangelica

Piazza Tahrir si è riempita a fatica oggi, nel “giorno del rifiuto delle scuse di Mubarak”, forse anche a causa del sole cocente che ormai comincia a mettere alla prova persino i manifestanti più resistenti. Le stime del numero dei partecipanti oscillano tra le 7000 e i 15000 persone, il nucleo duro dei giovani di internet, probabilmente.Nemmeno il vibrante appello di Asma Mahfuz – “Codardi! Scendete in piazza oTantawi riderà di noi!” – è servito a far sensibilmente aumentare il numero dei partecipanti. I dimostranti sono riusciti a interrompere il traffico solo per qualche tempo, finché autisti di autobus e automobilisti non hanno iniziato a protestare vivamente, giungendo alla rissa. Alcuni giovani sono quindi tornati a casa un po’ abbattuti, mentre altri sono ancora là, imperterriti. Dunque, non c’è stata la marcia del milione prevista, anche se in realtà il grande appuntamento di piazza è fissato per venerdì prossimo, e allora si vedrà se la rivoluzione si riattiverà davvero. Nel frattempo, i giovani egiziani non si sono dimenticati di trasmettere via internet tutta la loro solidarietà ai ragazzi spagnoli che stanno manifestando a Madrid, imitando piazza Tahrir (date un’occhiata alle foto allegate).
Il discorso di Obama sul Medio Oriente, invece, ha ricevuto un’accoglienza piuttosto fredda. Molti egiziani neanche sapevano che ci sarebbe stato, né la cosa li ha interessati minimamente. Quelli che hanno seguito il discorso, invece, hanno espresso, per lo più, grande scetticismo. Da tempo, ormai, l’opinione più diffusa è che non si debbano nutrire molte speranze nella politica estera di Europa e Stati Uniti. Gli egiziani sanno bene che nessuno difenderà davvero i loro interessi, se non loro stessi. Le parole americane contrastano fortemente con le loro azioni. Nello stesso giorno in cui Obama lodava le rivolte arabe all’insegna della democrazia, ad esempio, gli Stati Uniti stringevano legami militari ancora più forti con l’Arabia Saudita, forse il più ostinato oppositore di quelle stesse rivolte. Gli egiziani, poi, non dimenticano la riluttanza con cui gli Stati Uniti hanno “lasciato andare” il loro fidato alleato Mubarak. Hanno accettato la sua destituzione solo quando non c’erano più alternative, non certo perché credevano nelle aspirazioni democratiche degli egiziani. Un tweet di ieri ha ben ricordato come gli Stati Uniti abbiano sì promesso un miliardo di dollari per aiutare l’Egitto, ma ne abbiano spesi duecento per la guerra in Iraq. E gli esempi delle “contraddizioni” made in USA potrebbero continuare all’infinito. Non c’è da stupirsi, dunque, dell’enorme distacco con cui è stato accolto il discorso di Obama tra le fila dei giovani della rivoluzione (e non solo).

Il paese sembra molto più interessato ad altri dibattiti. Tra questi tiene banco quello sull’economia. Alcuni esperti in materia, solleticati dal recente rapporto del Consiglio Militare che paventava l’imminenza del tracollo economico, hanno voluto rispondere alle forze armate. Secondo questi esperti, la bancarotta è ancora lontana, anche se il clima economico è altamente instabile. Gli uomini d’affari, inoltre, sembrano spaventati dai processi ai danni dei loro colleghi corrotti e la paura che possa toccare anche a loro (probabile, tra l’altro) pone un freno alle loro attività. Secondo gli esperti, allora, per uscire dalla crisi si dovrà fare affidamento sulle risorse naturali del paese, come il gas, tornare a curare l’agricoltura a lungo dimenticata dal regime Mubarak, contrastare l’evasione fiscale e l’economia sommersa. Il messaggio di questi esperti è più positivo di quello delle forze armate. Tuttavia, anche un uomo d’affari facoltoso come Naguib Sawiris si dice certo che la bancarotta sia dietro l’angolo. Oggi ha inviato diversi tweet (sì, anche Sawiris usa Twitter!) su questo tema. E alcuni ragazzi di Twitter gli hanno risposto: “Ma noi non abbiamo paura, perché abbiamo te! Puoi sempre donare allo Stato qualcuno dei tuoi miliardi!”. I ragazzi della rivoluzione, infatti, specie quelli coinvolti negli scioperi dei lavoratori, rimandano al mittente l’accusa che sia stata la loro rivolta ad affossare l’economia egiziana. Molti di loro puntano il dito sul precedente regime e sulla sua corruzione, oppure sulla contro-rivoluzione che cerca di seminare il caos nel paese. Come sempre, il dibattito è accesissimo, in tutte le piazze e su tutti i mezzi di comunicazione.

Intanto, è scoppiato un giallo su Hussein Salem, il potente uomo d’affari responsabile della vendita del gas a Israele e intimo amico di Mubarak. All’alba della rivoluzione, questo gentiluomo è riuscito a scappare (avevo già parlato tempo fa del suo presunto tentativo di far espatriare i suoi beni con l’aiuto di una principessa saudita) e aveva fatto perdere le sue tracce. L’Interpol lo sta cercando da mesi. In questi giorni, tuttavia, è circolata la notizia che sia stato arrestato in Israele. Il problema è che il rimpatrio in Egitto non sarebbe consentito, perché Salem sarebbe in possesso di un passaporto israeliano, oltre al fatto che non esiste nessun accordo con Israele sul rimpatrio di ricercati. Secondo alcuni giornali, tuttavia, Hussein Salem non si nasconderebbe affatto in Israele, ma in Europa, molto probabilmente a Londra. Se qualcuno lo avvista, per favore contatti l’Interpol…

Piazza Tahrir si è riempita a fatica oggi, nel "giorno del rifiuto delle scuse di Mubarak", forse anche a causa del sole cocente che ormai comincia a mettere alla prova persino i manifestanti più resistenti. Le stime del numero dei partecipanti oscillano tra le 7000 e i 15000 persone, il nucleo duro dei giovani di internet, probabilmente.Nemmeno il vibrante appello di Asma Mahfuz - "Codardi! Scendete in piazza oTantawi riderà di noi!" - è servito a far sensibilmente aumentare il numero dei partecipanti. I dimostranti sono riusciti a interrompere il traffico solo per qualche tempo, finché autisti di autobus e automobilisti non hanno iniziato a protestare vivamente, giungendo alla rissa. Alcuni giovani sono quindi tornati a casa un po' abbattuti, mentre altri sono ancora là, imperterriti. Dunque, non c'è stata la marcia del milione prevista, anche se in realtà il grande appuntamento di piazza è fissato per venerdì prossimo, e allora si vedrà se la rivoluzione si riattiverà davvero. Nel frattempo, i giovani egiziani non si sono dimenticati di trasmettere via internet tutta la loro solidarietà ai ragazzi spagnoli che stanno manifestando a Madrid, imitando piazza Tahrir (date un'occhiata alle foto allegate). Il discorso di Obama sul Medio Oriente, invece, ha ricevuto un'accoglienza piuttosto fredda. Molti egiziani neanche sapevano che ci sarebbe stato, né la cosa li ha interessati minimamente. Quelli che hanno seguito il discorso, invece, hanno espresso, per lo più, grande scetticismo. Da tempo, ormai, l'opinione più diffusa è che non si debbano nutrire molte speranze nella politica estera di Europa e Stati Uniti. Gli egiziani sanno bene che nessuno difenderà davvero i loro interessi, se non loro stessi. Le parole americane contrastano fortemente con le loro azioni. Nello stesso giorno in cui Obama lodava le rivolte arabe all'insegna della democrazia, ad esempio, gli Stati Uniti stringevano legami militari ancora più forti con l'Arabia Saudita, forse il più ostinato oppositore di quelle stesse rivolte. Gli egiziani, poi, non dimenticano la riluttanza con cui gli Stati Uniti hanno "lasciato andare" il loro fidato alleato Mubarak. Hanno accettato la sua destituzione solo quando non c'erano più alternative, non certo perché credevano nelle aspirazioni democratiche degli egiziani. Un tweet di ieri ha ben ricordato come gli Stati Uniti abbiano sì promesso un miliardo di dollari per aiutare l'Egitto, ma ne abbiano spesi duecento per la guerra in Iraq. E gli esempi delle "contraddizioni" made in USA potrebbero continuare all'infinito. Non c'è da stupirsi, dunque, dell'enorme distacco con cui è stato accolto il discorso di Obama tra le fila dei giovani della rivoluzione (e non solo). Il paese sembra molto più interessato ad altri dibattiti. Tra questi tiene banco quello sull'economia. Alcuni esperti in materia, solleticati dal recente rapporto del Consiglio Militare che paventava l'imminenza del tracollo economico, hanno voluto rispondere alle forze armate. Secondo questi esperti, la bancarotta è ancora lontana, anche se il clima economico è altamente instabile. Gli uomini d'affari, inoltre, sembrano spaventati dai processi ai danni dei loro colleghi corrotti e la paura che possa toccare anche a loro (probabile, tra l'altro) pone un freno alle loro attività. Secondo gli esperti, allora, per uscire dalla crisi si dovrà fare affidamento sulle risorse naturali del paese, come il gas, tornare a curare l'agricoltura a lungo dimenticata dal regime Mubarak, contrastare l'evasione fiscale e l'economia sommersa. Il messaggio di questi esperti è più positivo di quello delle forze armate. Tuttavia, anche un uomo d'affari facoltoso come Naguib Sawiris si dice certo che la bancarotta sia dietro l'angolo. Oggi ha inviato diversi tweet (sì, anche Sawiris usa Twitter!) su questo tema. E alcuni ragazzi di Twitter gli hanno risposto: "Ma noi non abbiamo paura, perché abbiamo te! Puoi sempre donare allo Stato qualcuno dei tuoi miliardi!". I ragazzi della rivoluzione, infatti, specie quelli coinvolti negli scioperi dei lavoratori, rimandano al mittente l'accusa che sia stata la loro rivolta ad affossare l'economia egiziana. Molti di loro puntano il dito sul precedente regime e sulla sua corruzione, oppure sulla contro-rivoluzione che cerca di seminare il caos nel paese. Come sempre, il dibattito è accesissimo, in tutte le piazze e su tutti i mezzi di comunicazione. Intanto, è scoppiato un giallo su Hussein Salem, il potente uomo d'affari responsabile della vendita del gas a Israele e intimo amico di Mubarak. All'alba della rivoluzione, questo gentiluomo è riuscito a scappare (avevo già parlato tempo fa del suo presunto tentativo di far espatriare i suoi beni con l'aiuto di una principessa saudita) e aveva fatto perdere le sue tracce. L'Interpol lo sta cercando da mesi. In questi giorni, tuttavia, è circolata la notizia che sia stato arrestato in Israele. Il problema è che il rimpatrio in Egitto non sarebbe consentito, perché Salem sarebbe in possesso di un passaporto israeliano, oltre al fatto che non esiste nessun accordo con Israele sul rimpatrio di ricercati. Secondo alcuni giornali, tuttavia, Hussein Salem non si nasconderebbe affatto in Israele, ma in Europa, molto probabilmente a Londra. Se qualcuno lo avvista, per favore contatti l'Interpol...