Blogger contro esercito
Radio Beckwith evangelica

I giovani egiziani sono di nuovo sul piede di guerra. Oggi, 23 maggio, è iniziata ufficialmente una campagna di blogging contro il Consiglio Militare, alla quale stanno partecipando centinaia di “internettiani”. Da tempo, tra i giovani, stava crescendo il malumore contro le forze armate, addirittura fin dal 9 marzo, quando l’esercito aveva sgomberato con violenza piazza Tahrir.

Sono pochi, ormai, quelli che continuano a gridare lo slogan: “Popolo, esercito, una mano sola!”. Non è servito a calmare gli animi nemmeno il rilascio, senza conseguenze per fortuna, di tutti i manifestanti riunitisi sotto l’ambasciata israeliana lo scorso 15 maggio. I giovani di internet hanno deciso di tornare alla carica con la loro opera di denuncia degli abusi, questa volta contro le forze armate.

La campagna di blogging contro i militari include anche l’invito a scendere in piazza numerosi il prossimo 27 maggio, già chiamato il “secondo venerdì della collera” (il primo era stato il 28 gennaio). Gli organizzatori intendono portare in strada quanta più gente possibile, all’insegna dello slogan (vedi foto allegata): “Non avverto il cambiamento, quindi scendo di nuovo in piazza Tahrir”. Le richieste dei giovani sono tante e riguardano economia, politica e diritti: un limite massimo e minimo ai salari, il controllo dei prezzi, un sistema di tassazione proporzionale al reddito, il processo degli uomini di affari corrotti, il ritorno della sicurezza nelle strade, il processo di Mubarak per alto tradimento, la supervisione giudiziaria del nuovo apparato di sicurezza nazionale, lo scioglimento delle assemblee legislative locali, il voto per gli egiziani all’estero, la destituzione di Yehia al-Gamal (vice-premier) e il processo di Omar Suleyman (ex capo dei servizi segreti), la fine dei processi militari ai civili, e un servizio d’informazione pubblica che non sia portavoce del governo, qualunque esso sia.

Non c’è dubbio che le denunce e le richieste dei giovani egiziani siano del tutto legittime. Tuttavia, prendendo di punta i militari con un’apposita campagna contro di loro stanno rischiando moltissimo. Potranno averla vinta solo se la maggioranza della popolazione, venerdì prossimo, sarà con loro e temo che questo non succederà. Solo i grandi numeri potranno salvarli dalla dura risposta dell’esercito, per non parlare di una vera e propria vendetta. Il comunicato n. 56 del Consiglio Militare già suona sinistro e minaccioso, mettendo in guardia da “elementi sospetti” che vogliono fomentare l’odio tra l’esercito e il popolo. Parole che non promettono nulla di buono. Non penso che si possa evitare il confronto con l’esercito, prima o poi, se si vuole veramente democratizzare l’Egitto. Tuttavia mi chiedo se questa campagna di blogging non rischi piuttosto di isolare i giovani di internet, senza trascinare dietro di sé le masse di gennaio ed esponendoli alle peggiori rappresaglie. Non si poteva, forse, individuare una serie di richieste chiare e condivisibili dalla gran parte della popolazione, in grado di riportare in piazza milioni di persone, per esercitare pressioni impossibili da ignorare persino per l’esercito? Ammetto che sono un po’ preoccupata, anche se ammiro moltissimo il coraggio di questi giovani.

Ma i giovani si sono ribellati anche in altre sedi. La prima seduta del Dialogo Nazionale, un’iniziativa presenziata dal governo, nei panni del vice-premier Yehia al-Gamal, e alla presenza di un rappresentante del Consiglio Militare, è finita con l’abbandono delle varie coalizioni di giovani della rivoluzione. Il motivo è stato la contestata presenza di diversi esponenti del PND, l’ex partito di governo ora sciolto. Il Dialogo Nazionale avrebbe dovuto discutere dei principi della nuova Costituzione, ma la seduta è stata sospesa dopo le vibranti proteste dei giovani. L’iniziativa, per ora, al contrario della Conferenza Nazionale di cui ho parlato un po’ di tempo fa, sembra aver riscosso pochi consensi e sembra godere di scarsa rappresentatività (nemmeno i Fratelli Musulmani sono presenti). Ora vedremo se la richiesta dei giovani di escludere gli ex membri del PND dal Dialogo Nazionale sarà ascoltata oppure no. Il problema che accomuna tutte queste iniziative, comunque, è quello di far ascoltare le proprie proposte al governo transitorio e soprattutto all’esercito. Alla fine, si torna sempre allo stesso nodo: le forze armate. Grandi numeri in piazza, unità e organizzazione della società civile sono le armi che bisognerà saper sfoderare.

I giovani egiziani sono di nuovo sul piede di guerra. Oggi, 23 maggio, è iniziata ufficialmente una campagna di blogging contro il Consiglio Militare, alla quale stanno partecipando centinaia di "internettiani". Da tempo, tra i giovani, stava crescendo il malumore contro le forze armate, addirittura fin dal 9 marzo, quando l'esercito aveva sgomberato con violenza piazza Tahrir. Sono pochi, ormai, quelli che continuano a gridare lo slogan: "Popolo, esercito, una mano sola!". Non è servito a calmare gli animi nemmeno il rilascio, senza conseguenze per fortuna, di tutti i manifestanti riunitisi sotto l'ambasciata israeliana lo scorso 15 maggio. I giovani di internet hanno deciso di tornare alla carica con la loro opera di denuncia degli abusi, questa volta contro le forze armate. La campagna di blogging contro i militari include anche l'invito a scendere in piazza numerosi il prossimo 27 maggio, già chiamato il "secondo venerdì della collera" (il primo era stato il 28 gennaio). Gli organizzatori intendono portare in strada quanta più gente possibile, all'insegna dello slogan (vedi foto allegata): "Non avverto il cambiamento, quindi scendo di nuovo in piazza Tahrir". Le richieste dei giovani sono tante e riguardano economia, politica e diritti: un limite massimo e minimo ai salari, il controllo dei prezzi, un sistema di tassazione proporzionale al reddito, il processo degli uomini di affari corrotti, il ritorno della sicurezza nelle strade, il processo di Mubarak per alto tradimento, la supervisione giudiziaria del nuovo apparato di sicurezza nazionale, lo scioglimento delle assemblee legislative locali, il voto per gli egiziani all'estero, la destituzione di Yehia al-Gamal (vice-premier) e il processo di Omar Suleyman (ex capo dei servizi segreti), la fine dei processi militari ai civili, e un servizio d'informazione pubblica che non sia portavoce del governo, qualunque esso sia. Non c'è dubbio che le denunce e le richieste dei giovani egiziani siano del tutto legittime. Tuttavia, prendendo di punta i militari con un'apposita campagna contro di loro stanno rischiando moltissimo. Potranno averla vinta solo se la maggioranza della popolazione, venerdì prossimo, sarà con loro e temo che questo non succederà. Solo i grandi numeri potranno salvarli dalla dura risposta dell'esercito, per non parlare di una vera e propria vendetta. Il comunicato n. 56 del Consiglio Militare già suona sinistro e minaccioso, mettendo in guardia da "elementi sospetti" che vogliono fomentare l'odio tra l'esercito e il popolo. Parole che non promettono nulla di buono. Non penso che si possa evitare il confronto con l'esercito, prima o poi, se si vuole veramente democratizzare l'Egitto. Tuttavia mi chiedo se questa campagna di blogging non rischi piuttosto di isolare i giovani di internet, senza trascinare dietro di sé le masse di gennaio ed esponendoli alle peggiori rappresaglie. Non si poteva, forse, individuare una serie di richieste chiare e condivisibili dalla gran parte della popolazione, in grado di riportare in piazza milioni di persone, per esercitare pressioni impossibili da ignorare persino per l'esercito? Ammetto che sono un po' preoccupata, anche se ammiro moltissimo il coraggio di questi giovani. Ma i giovani si sono ribellati anche in altre sedi. La prima seduta del Dialogo Nazionale, un'iniziativa presenziata dal governo, nei panni del vice-premier Yehia al-Gamal, e alla presenza di un rappresentante del Consiglio Militare, è finita con l'abbandono delle varie coalizioni di giovani della rivoluzione. Il motivo è stato la contestata presenza di diversi esponenti del PND, l'ex partito di governo ora sciolto. Il Dialogo Nazionale avrebbe dovuto discutere dei principi della nuova Costituzione, ma la seduta è stata sospesa dopo le vibranti proteste dei giovani. L'iniziativa, per ora, al contrario della Conferenza Nazionale di cui ho parlato un po' di tempo fa, sembra aver riscosso pochi consensi e sembra godere di scarsa rappresentatività (nemmeno i Fratelli Musulmani sono presenti). Ora vedremo se la richiesta dei giovani di escludere gli ex membri del PND dal Dialogo Nazionale sarà ascoltata oppure no. Il problema che accomuna tutte queste iniziative, comunque, è quello di far ascoltare le proprie proposte al governo transitorio e soprattutto all'esercito. Alla fine, si torna sempre allo stesso nodo: le forze armate. Grandi numeri in piazza, unità e organizzazione della società civile sono le armi che bisognerà saper sfoderare.