Netanyahu, il dinosauro
Radio Beckwith evangelica

Ma Mubarak, cosa fa? E’ da tempo, in effetti, che non mi occupo più della sua salute e di quella della sua consorte. Oggi, tuttavia, devo per forza tornare a parlarne, perché il Procuratore Generale ha rinviato a giudizio l’ex rais e i suoi figli, assieme al fantomatico uomo d’affari Hussein Salem. L’accusa è di aver ordinato l’uccisione dei manifestanti, assieme all’ex ministro degli interni Habib al-Adly. Inoltre, l’equipe di medici legali giunti oggi a Sharm el-Sheykh ha certificato che le condizioni di salute di Mubarak sono buone, tanto che, secondo quanto sostiene il giornale al-Youm al-Sabaa, l’ex presidente potrebbe essere trasferito nella prigione di Tora tra poche ore.
E adesso Mubarak come si comporterà? Perché oggi è stata data anche un’altra notizia: un avvocato, infatti, ha presentato un esposto contro di lui alla Procura Generale per aver minacciato una persona ai vertici del paese, della quale non è stato fatto il nome, di rivelare alcuni scandali che la riguardano, nel caso in cui Suzanne Mubarak fosse portata in prigione. Secondo l’avvocato, inoltre, tale persona avrebbe anche il timore che l’ex rais potrebbe estendere il ricatto, chiedendo addirittura la fine di tutti i processi contro di lui, la sua famiglia e i suoi amici, in cambio del suo silenzio sui misfatti di tanti personaggi che ancora oggi guidano il paese. E se Mubarak parlasse, cadrebbero tante teste.

Intanto, però, Mubarak è sempre in ospedale e non è ancora stato trasferito. Tante volte è già stata data la notizia del suo imminente trasporto in prigione, ma poi è sempre stato rimandato per le sue continue ricadute. Ma quel che gli egiziani si chiedono oggi è: chi paga il conto dell’ospedale??? L’Egitto ha persino ricevuto numerose offerte da parte di Arabia Saudita ed Emirati Arabi per pagare questo conto, ormai salatissimo, ma il Ministero della Salute ha rifiutato sdegnato. Un funzionario del Ministero ha affermato che quando riceveranno il conto, lo invieranno al Procuratore e sarà lui a decidere chi dovrà essere a pagarlo. Il popolo egiziano, naturalmente, non vuole in nessun modo che sia lo Stato – cioè loro – a pagare. “Che se lo paghi lui, con le fortune che ha rubato!” – dicono.

In attesa che le sorti di Mubarak si decidano, i sufi continuano il loro sit-in. Infatti, è da ventisei giorni che protestano, chiedendo lo scioglimento del Consiglio Supremo degli Ordini Sufi e la rimozione del loro capo, lo sheykh Abdel Hadi al-Qasaby, ritenuto un gran sostenitore di Mubarak. I sufi vogliono la costituzione di un consiglio ad interim che governi fino a nuove elezioni. Incredibile, la rivoluzione è giunta fino ai sufi! Mi ricordo bene quando – proprio in occasione del 6 aprile 2008, il giorno del famoso sciopero che ha dato origine all’omonimo movimento – i sufi lanciavano appelli accorati alla gente, affinché non partecipasse alle manifestazioni. Sono sempre stati solidi pilastri del regime, in qualche modo. Ma forse, anche nel loro caso, era solo la “testa” dei sufi a sostenere il sistema, mentre la “base” era un’altra cosa.

In fine giornata, tuttavia, le tv hanno trasmesso il discorso di Benjamin Netanyahu al Congresso degli Stati Uniti e i giovani di internet, sempre aggiornatissimi e interessatissimi a tutto quanto succede nel mondo, non hanno voluto perderselo. Mi aspettavo che piovesse una cascata di tweet con gli insulti più disparati diretti a Netanyahu, che non è certo un personaggio amato. Invece, anche se qualche insulto c’è stato, è prevalsa ancora una volta una sana ironia e io, come al solito, non ho potuto staccarmi da Twitter, finché i commenti non sono finiti. Una volta di più ho avuto un esempio in diretta di quella tattica, che ha funzionato così bene contro Mubarak, di derisione del potente, che esorcizza la paura e riduce il temibile avversario in una macchietta ridicola.

Tanto per cominciare Netanyahu è stato soprannominato Bibi, un nomignolo che in effetti incute pochissimo timore, oppure Nitin Yahoo, dato che siamo nell’era di internet. Il primo tweet che ho notato – mentre Bibi si lamentava che Israele è un paese troppo piccolo per poter far rientrare tutti i profughi palestinesi, o per poter tornare ai confini del ’67 – ha affermato sicuro che “Israele è grande almeno la metà dell’ego di Netanyahu”. Una ragazza, invece, ha suggerito un nuovo gioco per divertirsi col bere: “sintonizzatevi sul discorso di Netanyahu e buttate giù un sorso ogni volta che riceve una standing ovation, il mondo intero sarà ubriaco dopo 5 minuti!”. Sì, perché l’osservazione più frequente è stata sui numerosi applausi del congresso al primo ministro israeliano. “I membri del Congresso sono così eccitati al discorso di Netanyahu che applaudono ad ogni paragrafo, proprio come fanno i parlamentari arabi con i leader arabi!” – ha commentato un tweet. Un altro ha descritto l’ovazione del Congresso come “un orgasmo imperialista”, mentre qualcuno ha contato gli applausi: ben 55! Secondo un terzo tweet, Bibi non avrebbe mai avuto un successo simile alla Knesset. E ancora: “Il Congresso non ha mai fatto tanta ginnastica come oggi: in piedi, applauso, applauso, seduti eeee… ripetere!”. C’è chi ha deplorato la noiosità del discorso: “E’ come un concerto di Billy Joel: troppi applausi per cose sentite milioni di volte”, oppure “Ma Netanyahu, per i suoi discorsi, si serve della stessa persona che scrive quelli di Obama?”. E c’è stato persino chi ha rimpianto Bush: “Se Bush fosse qua… lo definirebbe di certo come un uomo di pace”. Un tweet dalla Libia ha sentenziato: “Il discorso di Netanyahu è più pazzo di qualsiasi discorso abbiano mai fatto Bush, Gheddafi e Saleh, e con il pieno sostegno del Congresso!”. E infine sono giunte anche stringate analisi politiche: “Credo che Israele stia per attraversare il momento peggiore dal tempo della creazione, altrimenti non si spiega tutta questa attività diplomatica!”. Ma la frase che forse ha riassunto più di tutte il sentimento dei giovani di internet è stata: “Va bene, ha parlato, ha detto le solite bugie e adesso noi continuiamo con le nostre manifestazioni pacifiche!”

Insomma, dopo questo fuoco incrociato di tweet, Netanyahu mi è sembrato un povero dinosauro sul punto di estinguersi, con il resto dei dittatori arabi.

Ma Mubarak, cosa fa? E' da tempo, in effetti, che non mi occupo più della sua salute e di quella della sua consorte. Oggi, tuttavia, devo per forza tornare a parlarne, perché il Procuratore Generale ha rinviato a giudizio l'ex rais e i suoi figli, assieme al fantomatico uomo d'affari Hussein Salem. L'accusa è di aver ordinato l'uccisione dei manifestanti, assieme all'ex ministro degli interni Habib al-Adly. Inoltre, l'equipe di medici legali giunti oggi a Sharm el-Sheykh ha certificato che le condizioni di salute di Mubarak sono buone, tanto che, secondo quanto sostiene il giornale al-Youm al-Sabaa, l'ex presidente potrebbe essere trasferito nella prigione di Tora tra poche ore. E adesso Mubarak come si comporterà? Perché oggi è stata data anche un'altra notizia: un avvocato, infatti, ha presentato un esposto contro di lui alla Procura Generale per aver minacciato una persona ai vertici del paese, della quale non è stato fatto il nome, di rivelare alcuni scandali che la riguardano, nel caso in cui Suzanne Mubarak fosse portata in prigione. Secondo l'avvocato, inoltre, tale persona avrebbe anche il timore che l'ex rais potrebbe estendere il ricatto, chiedendo addirittura la fine di tutti i processi contro di lui, la sua famiglia e i suoi amici, in cambio del suo silenzio sui misfatti di tanti personaggi che ancora oggi guidano il paese. E se Mubarak parlasse, cadrebbero tante teste. Intanto, però, Mubarak è sempre in ospedale e non è ancora stato trasferito. Tante volte è già stata data la notizia del suo imminente trasporto in prigione, ma poi è sempre stato rimandato per le sue continue ricadute. Ma quel che gli egiziani si chiedono oggi è: chi paga il conto dell'ospedale??? L'Egitto ha persino ricevuto numerose offerte da parte di Arabia Saudita ed Emirati Arabi per pagare questo conto, ormai salatissimo, ma il Ministero della Salute ha rifiutato sdegnato. Un funzionario del Ministero ha affermato che quando riceveranno il conto, lo invieranno al Procuratore e sarà lui a decidere chi dovrà essere a pagarlo. Il popolo egiziano, naturalmente, non vuole in nessun modo che sia lo Stato - cioè loro - a pagare. "Che se lo paghi lui, con le fortune che ha rubato!" - dicono. In attesa che le sorti di Mubarak si decidano, i sufi continuano il loro sit-in. Infatti, è da ventisei giorni che protestano, chiedendo lo scioglimento del Consiglio Supremo degli Ordini Sufi e la rimozione del loro capo, lo sheykh Abdel Hadi al-Qasaby, ritenuto un gran sostenitore di Mubarak. I sufi vogliono la costituzione di un consiglio ad interim che governi fino a nuove elezioni. Incredibile, la rivoluzione è giunta fino ai sufi! Mi ricordo bene quando - proprio in occasione del 6 aprile 2008, il giorno del famoso sciopero che ha dato origine all'omonimo movimento - i sufi lanciavano appelli accorati alla gente, affinché non partecipasse alle manifestazioni. Sono sempre stati solidi pilastri del regime, in qualche modo. Ma forse, anche nel loro caso, era solo la "testa" dei sufi a sostenere il sistema, mentre la "base" era un'altra cosa. In fine giornata, tuttavia, le tv hanno trasmesso il discorso di Benjamin Netanyahu al Congresso degli Stati Uniti e i giovani di internet, sempre aggiornatissimi e interessatissimi a tutto quanto succede nel mondo, non hanno voluto perderselo. Mi aspettavo che piovesse una cascata di tweet con gli insulti più disparati diretti a Netanyahu, che non è certo un personaggio amato. Invece, anche se qualche insulto c'è stato, è prevalsa ancora una volta una sana ironia e io, come al solito, non ho potuto staccarmi da Twitter, finché i commenti non sono finiti. Una volta di più ho avuto un esempio in diretta di quella tattica, che ha funzionato così bene contro Mubarak, di derisione del potente, che esorcizza la paura e riduce il temibile avversario in una macchietta ridicola. Tanto per cominciare Netanyahu è stato soprannominato Bibi, un nomignolo che in effetti incute pochissimo timore, oppure Nitin Yahoo, dato che siamo nell'era di internet. Il primo tweet che ho notato - mentre Bibi si lamentava che Israele è un paese troppo piccolo per poter far rientrare tutti i profughi palestinesi, o per poter tornare ai confini del '67 - ha affermato sicuro che "Israele è grande almeno la metà dell'ego di Netanyahu". Una ragazza, invece, ha suggerito un nuovo gioco per divertirsi col bere: "sintonizzatevi sul discorso di Netanyahu e buttate giù un sorso ogni volta che riceve una standing ovation, il mondo intero sarà ubriaco dopo 5 minuti!". Sì, perché l'osservazione più frequente è stata sui numerosi applausi del congresso al primo ministro israeliano. "I membri del Congresso sono così eccitati al discorso di Netanyahu che applaudono ad ogni paragrafo, proprio come fanno i parlamentari arabi con i leader arabi!" - ha commentato un tweet. Un altro ha descritto l'ovazione del Congresso come "un orgasmo imperialista", mentre qualcuno ha contato gli applausi: ben 55! Secondo un terzo tweet, Bibi non avrebbe mai avuto un successo simile alla Knesset. E ancora: "Il Congresso non ha mai fatto tanta ginnastica come oggi: in piedi, applauso, applauso, seduti eeee... ripetere!". C'è chi ha deplorato la noiosità del discorso: "E' come un concerto di Billy Joel: troppi applausi per cose sentite milioni di volte", oppure "Ma Netanyahu, per i suoi discorsi, si serve della stessa persona che scrive quelli di Obama?". E c'è stato persino chi ha rimpianto Bush: "Se Bush fosse qua... lo definirebbe di certo come un uomo di pace". Un tweet dalla Libia ha sentenziato: "Il discorso di Netanyahu è più pazzo di qualsiasi discorso abbiano mai fatto Bush, Gheddafi e Saleh, e con il pieno sostegno del Congresso!". E infine sono giunte anche stringate analisi politiche: "Credo che Israele stia per attraversare il momento peggiore dal tempo della creazione, altrimenti non si spiega tutta questa attività diplomatica!". Ma la frase che forse ha riassunto più di tutte il sentimento dei giovani di internet è stata: "Va bene, ha parlato, ha detto le solite bugie e adesso noi continuiamo con le nostre manifestazioni pacifiche!" Insomma, dopo questo fuoco incrociato di tweet, Netanyahu mi è sembrato un povero dinosauro sul punto di estinguersi, con il resto dei dittatori arabi.