Alla vigilia di una seconda rivoluzione?
Radio Beckwith evangelica

Grandi sommovimenti in Egitto, in attesa del “secondo venerdì della rabbia”, “del risveglio della rivoluzione” o “della seconda rivoluzione”, per citare solo alcuni dei nomi più usati. L’elettricità è nell’aria, ma le forze della rivoluzione si presenteranno divise all’appuntamento. Parteciperanno almeno quaranta partiti e movimenti, in particolare il Movimento 6 aprile (che è tra gli organizzatori), mentre si asterrà dalle manifestazioni la galassia islamista.

Salafiti e Fratelli Musulmani, infatti, hanno rifiutato l’invito a partecipare, perché la manifestazione, secondo loro, è stata organizzata da comunisti e laici (che per loro equivale a dire atei). Ci saranno invece i sufi, che ormai sembrano trovare gusto nelle proteste. Naguib Sawiris, con il suo Partito degli Egiziani Liberi, ha condannato l’evento, ripetendo la solita solfa che l’Egitto ha bisogno di calma e stabilità, affinché la ruota della produzione possa tornare a girare. Vero, ma questa non può essere una scusa per non concedere i diritti e le libertà che i giovani reclamano da mesi, secondo loro senza risultati concreti.

I giovani di internet, invece, parteciperanno in massa al venerdì della collera. Non sono affatto scoraggiati dalle defezioni degli islamisti e di alcuni altri partiti o movimenti. Anzi, qualcuno lo prende persino come un buon auspicio. “Proprio come alla vigilia del 25 gennaio” – dicono, riferendosi all’iniziale assenza dei Fratelli Musulmani e delle opposizioni, durante i primi tre giorni della rivolta popolare. In effetti, il clima che si avverte attraverso i social networks sembra molto simile a quei giorni. Per averne un’idea, date un’occhiata al video diffuso dal Movimento 6 aprile per chiamare a raccolta i manifestanti. Anche se le scritte sono in arabo, la musica e i disegni sono sufficienti a comunicare la determinazione con la quale si vuole scendere nuovamente in piazza.

I giovani, arrabbiati di una rabbia lucida, si preparano minuziosamente per una protesta non violenta ma efficace, e si preparano anche ad affrontare di nuovo la repressione di esercito e polizia. Temendo scontri con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua, si ricordano a vicenda, tramite Twitter, di portare il necessario per combatterne gli effetti. Inoltre, fanno circolare manuali che insegnano ad usare i propri telefonini per informare al meglio il mondo di quanto succederà, con massima efficienza e le dovute precauzioni di sicurezza. Suggeriscono, ad esempio, di fare il back up dei contenuti del proprio cellulare e poi formattarlo completamente, per evitare che la polizia, in caso di sequestro del telefonino, possa accedere all’indirizzario o ad altre informazioni utili. Consigliano di scrivere i contatti importanti su un pezzetto di carta da portare con sé: i numeri di un familiare, un avvocato, un medico, un giornalista e un’organizzazione dei diritti umani. Avvertono che è meglio zittire suonerie, scatti della macchina fotografica e flash. Invitano i cyber-manifestanti ad esercitarsi nel cambio veloce di batterie, memorie, SIM card, oltre che a scrivere messaggi senza neanche guardare il cellulare, utilizzando possibilmente le abbreviazioni da tastiera per risparmiare tempo. Suggeriscono di preparare preventivamente degli sms modello, da lanciare velocemente in caso di emergenza, ad esempio in caso di arresto. E infine, se possibile, viene consigliato di fare un sopralluogo delle sedi delle manifestazioni un giorno prima, per verificare i punti di maggior forza del segnale o la presenza di reti wireless non protette. Insomma, questi ragazzi sono tutt’altro che impreparati.

Tuttavia, ci sono anche giovani di internet che si lamentano di questi “preparativi”, perché spaventano la maggioranza silenziosa – o il “partito del sofà”, come viene anche chiamata – inducendola a stare a casa, piuttosto che a sostenere la manifestazione. Insistere sulla possibilità di nuovi scontri violenti è controproducente secondo queste voci. Eppure, bisogna pur prepararsi, dato che si è deciso di manifestare sul serio. Inoltre – fa notare qualcun altro – la lotta è già iniziata ieri, con l’arresto, da parte della polizia militare, di alcuni giovani che distribuivano i volantini del venerdì della collera, mentre oggi sono stati arrestati alcuni artisti di strada che disegnavano graffiti sui muri del Cairo, in sostegno alla rivoluzione. Anche questi arresti preventivi, a dire il vero, ricordano il 25 gennaio, o addirittura le manifestazioni dell’era Mubarak.

E nel bel mezzo dei preparativi, è giunto immancabile il comunicato (n. 58) del Consiglio Militare, assicurando che l’esercito, domani, non scenderà in piazza Tahrir (per la sicurezza non per manifestare, ovviamente) e non userà alcuna violenza contro i dimostranti pacifici. Tuttavia, mette anche in guardia da “elementi sospetti” che potrebbero causare disordini, con l’intento di seminare la discordia tra esercito e popolo. Questo è il ritornello che l’esercito ama ripetere di più, in questo periodo. I ragazzi di internet, per niente rassicurati, hanno interpretato questo comunicato come una minaccia velata. Sandmonkey, ad esempio, ha immeditamente commentato: “Bene, chi vuol fare il turno di guardia domani?”. Quindi ha invitato a riportare in piazza Tahrir il senso dell’umorismo che ha sconfitto Mubarak. Wael Ghonim, invece, ha condannato l’atteggiamento polemico nei confronti dell’esercito, affermando che “su Twitter c’è gente che critica solo per il piacere di criticare”. Era forse meglio che il Consiglio Militare annunciasse la sua presenza massiccia in piazza Tahrir?

Come si può vedere, il clima è piuttosto frizzante. Non c’è dubbio che in molti stiano perdendo la pazienza, soprattutto i giovani. Nemmeno la notizia che l’Egitto, sabato prossimo, aprirà il valico di Rafah in via permanente è riuscita a fermare la manifestazione di domani, né l’incriminazione di Mubarak per l’uccisione dei dimostranti, alla quale si sono aggiunte oggi le nuove pesanti confessioni di Omar Suleyman, secondo il quale l’ex rais sarebbe stato al corrente di ogni singola pallottola sparata contro i manifestanti e di ogni singola persona uccisa. No, questa volta sembra davvero che i giovani vogliano tornare a protestare con la convinzione dei primi tempi, ma non si sa quanta gente li seguirà.

Dunque, attenzione concentrata sull’Egitto domani. Non so come andrà a finire e probabilmente non avrò nemmeno la possibilità di seguire in diretta gli avvenimenti, perché sarò in viaggio. Il mio pensiero, tuttavia, sarà rivolto ai giovani di Tahrir, augurando loro tutta la fortuna di questo mondo.

Grandi sommovimenti in Egitto, in attesa del "secondo venerdì della rabbia", "del risveglio della rivoluzione" o "della seconda rivoluzione", per citare solo alcuni dei nomi più usati. L'elettricità è nell'aria, ma le forze della rivoluzione si presenteranno divise all'appuntamento. Parteciperanno almeno quaranta partiti e movimenti, in particolare il Movimento 6 aprile (che è tra gli organizzatori), mentre si asterrà dalle manifestazioni la galassia islamista. Salafiti e Fratelli Musulmani, infatti, hanno rifiutato l'invito a partecipare, perché la manifestazione, secondo loro, è stata organizzata da comunisti e laici (che per loro equivale a dire atei). Ci saranno invece i sufi, che ormai sembrano trovare gusto nelle proteste. Naguib Sawiris, con il suo Partito degli Egiziani Liberi, ha condannato l'evento, ripetendo la solita solfa che l'Egitto ha bisogno di calma e stabilità, affinché la ruota della produzione possa tornare a girare. Vero, ma questa non può essere una scusa per non concedere i diritti e le libertà che i giovani reclamano da mesi, secondo loro senza risultati concreti. I giovani di internet, invece, parteciperanno in massa al venerdì della collera. Non sono affatto scoraggiati dalle defezioni degli islamisti e di alcuni altri partiti o movimenti. Anzi, qualcuno lo prende persino come un buon auspicio. "Proprio come alla vigilia del 25 gennaio" - dicono, riferendosi all'iniziale assenza dei Fratelli Musulmani e delle opposizioni, durante i primi tre giorni della rivolta popolare. In effetti, il clima che si avverte attraverso i social networks sembra molto simile a quei giorni. Per averne un'idea, date un'occhiata al video diffuso dal Movimento 6 aprile per chiamare a raccolta i manifestanti. Anche se le scritte sono in arabo, la musica e i disegni sono sufficienti a comunicare la determinazione con la quale si vuole scendere nuovamente in piazza.

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I giovani, arrabbiati di una rabbia lucida, si preparano minuziosamente per una protesta non violenta ma efficace, e si preparano anche ad affrontare di nuovo la repressione di esercito e polizia. Temendo scontri con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua, si ricordano a vicenda, tramite Twitter, di portare il necessario per combatterne gli effetti. Inoltre, fanno circolare manuali che insegnano ad usare i propri telefonini per informare al meglio il mondo di quanto succederà, con massima efficienza e le dovute precauzioni di sicurezza. Suggeriscono, ad esempio, di fare il back up dei contenuti del proprio cellulare e poi formattarlo completamente, per evitare che la polizia, in caso di sequestro del telefonino, possa accedere all'indirizzario o ad altre informazioni utili. Consigliano di scrivere i contatti importanti su un pezzetto di carta da portare con sé: i numeri di un familiare, un avvocato, un medico, un giornalista e un'organizzazione dei diritti umani. Avvertono che è meglio zittire suonerie, scatti della macchina fotografica e flash. Invitano i cyber-manifestanti ad esercitarsi nel cambio veloce di batterie, memorie, SIM card, oltre che a scrivere messaggi senza neanche guardare il cellulare, utilizzando possibilmente le abbreviazioni da tastiera per risparmiare tempo. Suggeriscono di preparare preventivamente degli sms modello, da lanciare velocemente in caso di emergenza, ad esempio in caso di arresto. E infine, se possibile, viene consigliato di fare un sopralluogo delle sedi delle manifestazioni un giorno prima, per verificare i punti di maggior forza del segnale o la presenza di reti wireless non protette. Insomma, questi ragazzi sono tutt'altro che impreparati.

Tuttavia, ci sono anche giovani di internet che si lamentano di questi "preparativi", perché spaventano la maggioranza silenziosa - o il "partito del sofà", come viene anche chiamata - inducendola a stare a casa, piuttosto che a sostenere la manifestazione. Insistere sulla possibilità di nuovi scontri violenti è controproducente secondo queste voci. Eppure, bisogna pur prepararsi, dato che si è deciso di manifestare sul serio. Inoltre - fa notare qualcun altro - la lotta è già iniziata ieri, con l'arresto, da parte della polizia militare, di alcuni giovani che distribuivano i volantini del venerdì della collera, mentre oggi sono stati arrestati alcuni artisti di strada che disegnavano graffiti sui muri del Cairo, in sostegno alla rivoluzione. Anche questi arresti preventivi, a dire il vero, ricordano il 25 gennaio, o addirittura le manifestazioni dell'era Mubarak. E nel bel mezzo dei preparativi, è giunto immancabile il comunicato (n. 58) del Consiglio Militare, assicurando che l'esercito, domani, non scenderà in piazza Tahrir (per la sicurezza non per manifestare, ovviamente) e non userà alcuna violenza contro i dimostranti pacifici. Tuttavia, mette anche in guardia da "elementi sospetti" che potrebbero causare disordini, con l'intento di seminare la discordia tra esercito e popolo. Questo è il ritornello che l'esercito ama ripetere di più, in questo periodo. I ragazzi di internet, per niente rassicurati, hanno interpretato questo comunicato come una minaccia velata. Sandmonkey, ad esempio, ha immeditamente commentato: "Bene, chi vuol fare il turno di guardia domani?". Quindi ha invitato a riportare in piazza Tahrir il senso dell'umorismo che ha sconfitto Mubarak. Wael Ghonim, invece, ha condannato l'atteggiamento polemico nei confronti dell'esercito, affermando che "su Twitter c'è gente che critica solo per il piacere di criticare". Era forse meglio che il Consiglio Militare annunciasse la sua presenza massiccia in piazza Tahrir? Come si può vedere, il clima è piuttosto frizzante. Non c'è dubbio che in molti stiano perdendo la pazienza, soprattutto i giovani. Nemmeno la notizia che l'Egitto, sabato prossimo, aprirà il valico di Rafah in via permanente è riuscita a fermare la manifestazione di domani, né l'incriminazione di Mubarak per l'uccisione dei dimostranti, alla quale si sono aggiunte oggi le nuove pesanti confessioni di Omar Suleyman, secondo il quale l'ex rais sarebbe stato al corrente di ogni singola pallottola sparata contro i manifestanti e di ogni singola persona uccisa. No, questa volta sembra davvero che i giovani vogliano tornare a protestare con la convinzione dei primi tempi, ma non si sa quanta gente li seguirà. Dunque, attenzione concentrata sull'Egitto domani. Non so come andrà a finire e probabilmente non avrò nemmeno la possibilità di seguire in diretta gli avvenimenti, perché sarò in viaggio. Il mio pensiero, tuttavia, sarà rivolto ai giovani di Tahrir, augurando loro tutta la fortuna di questo mondo.