Spioni e loschi uomini d’affari
Radio Beckwith evangelica

Due sono i personaggi che occupano la scena egiziana in questi giorni, oltre che le pagine dei giornali nazionali. Il primo è Hussein Salem, uomo d’affari senza scrupoli latitante dai primi di febbraio, e l’altro è Ilan Grapel, la presunta spia che il Mossad avrebbe inviato a causare disordini in Egitto.

Hussein Salem, dopo una lunga caccia, è stato finalmente arrestato a Madrid dall’Interpol spagnola, il 15 giugno appena trascorso. Le accuse che pendono sulla sua testa sono di riciclaggio, corruzione, frode e sperpero di denaro pubblico (quello egiziano). Salem era intimo amico della famiglia Mubarak, con la quale avrebbe fatto affari sporchi per anni. Sarebbe anche coinvolto nella questione della vendita del gas a Israele a un prezzo molto inferiore rispetto a quello di mercato. Non c’è da stupirsi quindi che fosse un super ricercato e che l’Egitto volesse mettere le mani su di lui al più presto.

Tuttavia, c’è un problema. Il gentiluomo ha acquisito la nazionalità spagnola, cosa che renderebbe difficile la sua estradizione. Gli spagnoli, in realtà, stanno indagando se Salem abbia conseguito la nazionalità in maniera legale oppure contraffatta, perché la legge spagnola non consente di avere due nazionalità. Se avesse davvero ottenuto la nazionalità spagnola, Salem avrebbe dovuto rinunciare a quella egiziana e l’estradizione sarebbe impossibile, ma non è chiaro se l’uomo sia ancora egiziano oppure no. Inoltre, ci sono sospetti che Salem abbia commesso crimini (riciclaggio) anche in Spagna, pertanto il paese ospite potrebbe volere essere il primo a giudicarlo. Intanto, attendendo i risultati delle indagini, è stata fissata una cauzione stratosferica di 12 milioni di euro, mentre l’imputato è già stato trasferito in ospedale. Si sa, appena sentono odore di prigione, questi loschi figuri si sentono male.

Ora si attende con ansia l’arresto di un altro super latitante, ricercato dall’Interpol: l’ex ministro delle finanze Yousuf Boutros Ghali. Pare che viva libero e indisturbato a Londra. Molti inglesi sono furibondi per la copertura che il loro paese sta offrendo agli esponenti del regime di Mubarak. L’Egitto, invece, ha disperato bisogno di recuperare qualche soldo. Una ricerca del Centro Studi Economici, infatti, ha rivelato oggi che il vecchio regime, dal 1982 al 2010, ha sperperato (cioè si è intascato) ben 185 miliardi di dollari, l’87% degli aiuti economici ricevuti.

Ilan Grapel, invece, è stato arrestato il 12 giugno in Egitto, con l’accusa di essere una spia del Mossad. Grapel, secondo le accuse a lui rivolte, sarebbe giunto in Egitto già a febbraio, per raccogliere informazioni sulla rivoluzione e sulla sicurezza. Sarebbe entrato nel paese con un passaporto americano. Il giornale al-Ahram gli ha riservato un intero servizio fotografico, nel quale si vede Grapel in diverse situazioni, ad esempio in piazza Tahrir, con un cartello che dice “Obama è uno stupido” o a predicare in una moschea con il microfono in mano. Il giorno prima degli scontri settari nel quartiere di Imbaba si sarebbe recato dai salafiti, incitandoli ad attaccare la chiesa e, se non sbaglio, ci sono foto di lui anche nella chiesa di Atfih, quella bruciata da un gruppo di musulmani. Grapel si sarebbe dichiarato musulmano e, sempre secondo le accuse, sarebbe stato impegnato a fomentare disordini sia tra i cristiani e i musulmani, sia tra l’esercito e i giovani rivoluzionari. Naturalmente lui nega di essere una spia, così come fa Israele, che in un primo momento ha persino negato di conoscerlo o di avere qualsiasi tipo di relazione con lui. Allora, sui giornali è stata pubblicata la foto di Grapel nell’esercito israeliano, in divisa, durante l’ultima guerra in Libano. L’intelligence egiziana gli ha fatto un dossier completo, seguendolo per mesi. Se è davvero una spia, non è molto “professionale”, oppure il Mossad perde colpi. Come ho già detto in una precedente lettera, gli egiziani, più che lamentarsi dei complotti internazionali contro di loro, si stanno facendo crasse risate. Tuttavia, se Grapel avesse davvero contribuito, anche in minima parte, ad accendere le violenze religiose, ci sarebbe molto meno da ridere, visto il numero di morti che queste hanno prodotto.

La vicenda, comunque, non è certo finita qui. Israele, che ha mandato una delegazione diplomatica a visitare Grapel, ha infine chiesto la sua estradizione, ma il ministro Nabil al-Araby ha risposto picche. E’ stato invece proposto uno scambio: restituire Grapel in cambio di un certo numero di prigionieri egiziani, detenuti in Israele per aver affiancato la resistenza palestinese. Staremo a vedere le puntate successive…

Nel frattempo, ieri sera è giunta la notizia che l’Egitto ha un nuovo ministro degli esteri (Nabil al-Araby, infatti, diverrà il nuovo presidente della Lega Araba). Si tratta di Mohamed al-Oraby, sessant’anni, ex ambasciatore in Israele e a Berlino. Qualcuno già dice, con disgusto, che la sua candidatura è stata fortemente appoggiata dagli americani. Altri dicono che sia una via di mezzo tra Abul Gheit (l’ex ministro degli esteri di Mubarak, noto per non fare assolutamente nulla di importante in politica estera) e Nabil al-Araby. Bisognerà seguire la politica estera egiziana per capire come si muoverà il nuovo ministro, se seguirà la strada di rinnovamento intrapresa da al-Araby oppure no.

Due sono i personaggi che occupano la scena egiziana in questi giorni, oltre che le pagine dei giornali nazionali. Il primo è Hussein Salem, uomo d'affari senza scrupoli latitante dai primi di febbraio, e l'altro è Ilan Grapel, la presunta spia che il Mossad avrebbe inviato a causare disordini in Egitto. Hussein Salem, dopo una lunga caccia, è stato finalmente arrestato a Madrid dall'Interpol spagnola, il 15 giugno appena trascorso. Le accuse che pendono sulla sua testa sono di riciclaggio, corruzione, frode e sperpero di denaro pubblico (quello egiziano). Salem era intimo amico della famiglia Mubarak, con la quale avrebbe fatto affari sporchi per anni. Sarebbe anche coinvolto nella questione della vendita del gas a Israele a un prezzo molto inferiore rispetto a quello di mercato. Non c'è da stupirsi quindi che fosse un super ricercato e che l'Egitto volesse mettere le mani su di lui al più presto. Tuttavia, c'è un problema. Il gentiluomo ha acquisito la nazionalità spagnola, cosa che renderebbe difficile la sua estradizione. Gli spagnoli, in realtà, stanno indagando se Salem abbia conseguito la nazionalità in maniera legale oppure contraffatta, perché la legge spagnola non consente di avere due nazionalità. Se avesse davvero ottenuto la nazionalità spagnola, Salem avrebbe dovuto rinunciare a quella egiziana e l'estradizione sarebbe impossibile, ma non è chiaro se l'uomo sia ancora egiziano oppure no. Inoltre, ci sono sospetti che Salem abbia commesso crimini (riciclaggio) anche in Spagna, pertanto il paese ospite potrebbe volere essere il primo a giudicarlo. Intanto, attendendo i risultati delle indagini, è stata fissata una cauzione stratosferica di 12 milioni di euro, mentre l'imputato è già stato trasferito in ospedale. Si sa, appena sentono odore di prigione, questi loschi figuri si sentono male. Ora si attende con ansia l'arresto di un altro super latitante, ricercato dall'Interpol: l'ex ministro delle finanze Yousuf Boutros Ghali. Pare che viva libero e indisturbato a Londra. Molti inglesi sono furibondi per la copertura che il loro paese sta offrendo agli esponenti del regime di Mubarak. L'Egitto, invece, ha disperato bisogno di recuperare qualche soldo. Una ricerca del Centro Studi Economici, infatti, ha rivelato oggi che il vecchio regime, dal 1982 al 2010, ha sperperato (cioè si è intascato) ben 185 miliardi di dollari, l'87% degli aiuti economici ricevuti. Ilan Grapel, invece, è stato arrestato il 12 giugno in Egitto, con l'accusa di essere una spia del Mossad. Grapel, secondo le accuse a lui rivolte, sarebbe giunto in Egitto già a febbraio, per raccogliere informazioni sulla rivoluzione e sulla sicurezza. Sarebbe entrato nel paese con un passaporto americano. Il giornale al-Ahram gli ha riservato un intero servizio fotografico, nel quale si vede Grapel in diverse situazioni, ad esempio in piazza Tahrir, con un cartello che dice "Obama è uno stupido" o a predicare in una moschea con il microfono in mano. Il giorno prima degli scontri settari nel quartiere di Imbaba si sarebbe recato dai salafiti, incitandoli ad attaccare la chiesa e, se non sbaglio, ci sono foto di lui anche nella chiesa di Atfih, quella bruciata da un gruppo di musulmani. Grapel si sarebbe dichiarato musulmano e, sempre secondo le accuse, sarebbe stato impegnato a fomentare disordini sia tra i cristiani e i musulmani, sia tra l'esercito e i giovani rivoluzionari. Naturalmente lui nega di essere una spia, così come fa Israele, che in un primo momento ha persino negato di conoscerlo o di avere qualsiasi tipo di relazione con lui. Allora, sui giornali è stata pubblicata la foto di Grapel nell'esercito israeliano, in divisa, durante l'ultima guerra in Libano. L'intelligence egiziana gli ha fatto un dossier completo, seguendolo per mesi. Se è davvero una spia, non è molto "professionale", oppure il Mossad perde colpi. Come ho già detto in una precedente lettera, gli egiziani, più che lamentarsi dei complotti internazionali contro di loro, si stanno facendo crasse risate. Tuttavia, se Grapel avesse davvero contribuito, anche in minima parte, ad accendere le violenze religiose, ci sarebbe molto meno da ridere, visto il numero di morti che queste hanno prodotto. La vicenda, comunque, non è certo finita qui. Israele, che ha mandato una delegazione diplomatica a visitare Grapel, ha infine chiesto la sua estradizione, ma il ministro Nabil al-Araby ha risposto picche. E' stato invece proposto uno scambio: restituire Grapel in cambio di un certo numero di prigionieri egiziani, detenuti in Israele per aver affiancato la resistenza palestinese. Staremo a vedere le puntate successive... Nel frattempo, ieri sera è giunta la notizia che l'Egitto ha un nuovo ministro degli esteri (Nabil al-Araby, infatti, diverrà il nuovo presidente della Lega Araba). Si tratta di Mohamed al-Oraby, sessant'anni, ex ambasciatore in Israele e a Berlino. Qualcuno già dice, con disgusto, che la sua candidatura è stata fortemente appoggiata dagli americani. Altri dicono che sia una via di mezzo tra Abul Gheit (l'ex ministro degli esteri di Mubarak, noto per non fare assolutamente nulla di importante in politica estera) e Nabil al-Araby. Bisognerà seguire la politica estera egiziana per capire come si muoverà il nuovo ministro, se seguirà la strada di rinnovamento intrapresa da al-Araby oppure no.