Giustizia mancata nei processi contro i poliziotti
Radio Beckwith evangelica

Come è stato ribadito più volte, la rivoluzione egiziana è scoppiata soprattutto per opporsi all’opprimente e corrotto stato di polizia del regime Mubarak. Non a caso il primo giorno di proteste, il 25 gennaio 2011, è occorso in occasione della Festa della Polizia. Inizialmente, le manifestazioni chiedevano le dimissioni del ministro degli interni Habib el-Adly, prima ancora che quelle di Mubarak.

Eppure, l’affermazione dei diritti umani in Egitto sembra ancora molto di là da venire. Oltre ai casi di torture da parte dei militari, denunciati da alcuni attivisti, è più che mai attuale la questione dei processi agli ufficiali di polizia, accusati di aver ucciso dei manifestanti durante la rivolta. I familiari delle vittime chiedono giustizia, ma finora nulla si è realmente mosso.

Diverse famiglie degli uccisi hanno dichiarato di aver subito minacce da parte dei poliziotti indagati, i quali restano tutti a piede libero durante le indagini, addirittura continuando il proprio lavoro. Non c’è nessuna protezione, dunque, per i testimoni e i familiari delle vittime, tanto che alcuni hanno ritirato le accuse, spaventati dalle minacce degli imputati. Altri poliziotti, invece, hanno offerto loro del denaro, perché ritirassero le denunce nei loro confronti. C’è persino il caso di un poliziotto, condannato a morte in absentia, che è ancora libero e rilascia interviste in tv. In tutti i casi, il minimo che ci si può aspettare è una terribile lentezza dei processi e una serie continua di rinvii. I processi non vanno avanti, senza le pressioni persistenti di avvocati e attivisti per i diritti umani. Il caso più noto è ovviamente quello di Khaled Said, la cui famiglia aspetta giustizia da più di un anno, ma il processo è stato ripetutamente rinviato.

E ora c’è anche il problema del proliferare di armi illegali, sottratte dalle stazioni di polizia, dopo la loro distruzione durante la rivolta. Il governo ha proposto un’amnistia, invitando tutti i cittadini in possesso di armi illegali a restituirle entro fine giugno, dopodiché, se saranno trovate armi non registrate, il proprietario incorrerà nelle pene previste. I giovani della rivoluzione hanno promesso di collaborare con l’amnistia, facendo quanto è loro possibile perché abbia successo.

Continuano, invece, le polemiche all’interno dei Fratelli Musulmani. Circa 4000 giovani della Fratellanza hanno deciso di appoggiare Abdel Moneim Abul Futuh nella corsa alla Presidenza. Alcuni di loro erano persino tra i fondatori di Libertà e Giustizia, il partito ufficiale dei Fratelli Musulmani. Ovviamente, la leadership del movimento già pensa di espellerli tutti, ma a questo punto farebbero prima ad andarsene loro, perché i “dissidenti” sono troppi ormai.

La battaglia per la “Costituzione prima” procede a pieno ritmo. Ora è stato scelto anche il nome del giorno previsto per la prossima marcia del milione, l’8 luglio: il “venerdì della correzione di rotta”. Tuttavia, la contrapposizione tra fautori della “Costituzione prima” e delle “elezioni prima” non è una divisione chiara e netta tra islamisti e liberali/secolaristi. Infatti, ci sono islamisti che vorrebbero che la nuova Costituzione precedesse le elezioni, così come ci sono alcuni liberali che preferirebbero che si tenessero prima le elezioni. Un esempio per tutti è Amr Hamzawi, noto professore di scienze politiche, che predilige la seconda scelta, perché accorcerebbe il periodo di tempo in cui i militari starebbero al governo del paese. Amr Mousa, invece, ha proposto una terza soluzione: prima le presidenziali, poi la Costituzione e infine le parlamentari. Amr Moussa, tra l’altro, è ancora seccato per il sondaggio del Consiglio Militare sui candidati preferiti dagli egiziani per la Presidenza. Moussa è arrivato solo quarto e pare che la cosa non gli sia piaciuta. Tuttavia, oggi ha intascato il “buona fortuna” ufficiale di Papa Shenouda, dopo un loro incontro. La chiesa copto-ortodossa ha forse trovato il suo candidato?

Ci sono voci, nel frattempo, che il primo ministro Sharaf stia pensando alle dimissioni (non è la prima volta, per la verità). Sembra che abbia qualche “incompatibilità” con il Consiglio Militare, soprattutto dopo aver quasi ammesso di essere favorevole alla “Costituzione prima”. Avrebbe anche voluto sostituire alcuni ministri, ma i militari avrebbero opposto un rifiuto. Per ora, comunque, Sharaf è ancora al suo posto.

Il corrottissimo uomo d’affari Hussein Salem, invece, arrestato giorni fa in Spagna, ha i suoi bei problemi. Non riesce a trovare i soldi per pagare la cauzione esorbitante che gli è stata imposta. Il punto è che tutti i suoi beni sono congelati, o si sospetta che abbiano origini illecite, dunque Salem non può accedervi. Insomma, tra le sue enormi finanze non riesce a trovare una sola fonte di denaro pulito e forse dovrà ricorrere alla beneficenza di qualche generoso, se riuscirà a trovarne uno.

Come è stato ribadito più volte, la rivoluzione egiziana è scoppiata soprattutto per opporsi all'opprimente e corrotto stato di polizia del regime Mubarak. Non a caso il primo giorno di proteste, il 25 gennaio 2011, è occorso in occasione della Festa della Polizia. Inizialmente, le manifestazioni chiedevano le dimissioni del ministro degli interni Habib el-Adly, prima ancora che quelle di Mubarak. Eppure, l'affermazione dei diritti umani in Egitto sembra ancora molto di là da venire. Oltre ai casi di torture da parte dei militari, denunciati da alcuni attivisti, è più che mai attuale la questione dei processi agli ufficiali di polizia, accusati di aver ucciso dei manifestanti durante la rivolta. I familiari delle vittime chiedono giustizia, ma finora nulla si è realmente mosso. Diverse famiglie degli uccisi hanno dichiarato di aver subito minacce da parte dei poliziotti indagati, i quali restano tutti a piede libero durante le indagini, addirittura continuando il proprio lavoro. Non c'è nessuna protezione, dunque, per i testimoni e i familiari delle vittime, tanto che alcuni hanno ritirato le accuse, spaventati dalle minacce degli imputati. Altri poliziotti, invece, hanno offerto loro del denaro, perché ritirassero le denunce nei loro confronti. C'è persino il caso di un poliziotto, condannato a morte in absentia, che è ancora libero e rilascia interviste in tv. In tutti i casi, il minimo che ci si può aspettare è una terribile lentezza dei processi e una serie continua di rinvii. I processi non vanno avanti, senza le pressioni persistenti di avvocati e attivisti per i diritti umani. Il caso più noto è ovviamente quello di Khaled Said, la cui famiglia aspetta giustizia da più di un anno, ma il processo è stato ripetutamente rinviato. E ora c'è anche il problema del proliferare di armi illegali, sottratte dalle stazioni di polizia, dopo la loro distruzione durante la rivolta. Il governo ha proposto un'amnistia, invitando tutti i cittadini in possesso di armi illegali a restituirle entro fine giugno, dopodiché, se saranno trovate armi non registrate, il proprietario incorrerà nelle pene previste. I giovani della rivoluzione hanno promesso di collaborare con l'amnistia, facendo quanto è loro possibile perché abbia successo. Continuano, invece, le polemiche all'interno dei Fratelli Musulmani. Circa 4000 giovani della Fratellanza hanno deciso di appoggiare Abdel Moneim Abul Futuh nella corsa alla Presidenza. Alcuni di loro erano persino tra i fondatori di Libertà e Giustizia, il partito ufficiale dei Fratelli Musulmani. Ovviamente, la leadership del movimento già pensa di espellerli tutti, ma a questo punto farebbero prima ad andarsene loro, perché i "dissidenti" sono troppi ormai. La battaglia per la "Costituzione prima" procede a pieno ritmo. Ora è stato scelto anche il nome del giorno previsto per la prossima marcia del milione, l'8 luglio: il "venerdì della correzione di rotta". Tuttavia, la contrapposizione tra fautori della "Costituzione prima" e delle "elezioni prima" non è una divisione chiara e netta tra islamisti e liberali/secolaristi. Infatti, ci sono islamisti che vorrebbero che la nuova Costituzione precedesse le elezioni, così come ci sono alcuni liberali che preferirebbero che si tenessero prima le elezioni. Un esempio per tutti è Amr Hamzawi, noto professore di scienze politiche, che predilige la seconda scelta, perché accorcerebbe il periodo di tempo in cui i militari starebbero al governo del paese. Amr Mousa, invece, ha proposto una terza soluzione: prima le presidenziali, poi la Costituzione e infine le parlamentari. Amr Moussa, tra l'altro, è ancora seccato per il sondaggio del Consiglio Militare sui candidati preferiti dagli egiziani per la Presidenza. Moussa è arrivato solo quarto e pare che la cosa non gli sia piaciuta. Tuttavia, oggi ha intascato il "buona fortuna" ufficiale di Papa Shenouda, dopo un loro incontro. La chiesa copto-ortodossa ha forse trovato il suo candidato? Ci sono voci, nel frattempo, che il primo ministro Sharaf stia pensando alle dimissioni (non è la prima volta, per la verità). Sembra che abbia qualche "incompatibilità" con il Consiglio Militare, soprattutto dopo aver quasi ammesso di essere favorevole alla "Costituzione prima". Avrebbe anche voluto sostituire alcuni ministri, ma i militari avrebbero opposto un rifiuto. Per ora, comunque, Sharaf è ancora al suo posto. Il corrottissimo uomo d'affari Hussein Salem, invece, arrestato giorni fa in Spagna, ha i suoi bei problemi. Non riesce a trovare i soldi per pagare la cauzione esorbitante che gli è stata imposta. Il punto è che tutti i suoi beni sono congelati, o si sospetta che abbiano origini illecite, dunque Salem non può accedervi. Insomma, tra le sue enormi finanze non riesce a trovare una sola fonte di denaro pulito e forse dovrà ricorrere alla beneficenza di qualche generoso, se riuscirà a trovarne uno.