A caccia di corrotti
Radio Beckwith evangelica

Giornata senza scossoni in Egitto, con poche notizie rilevanti. La più importante è forse l’annuncio del ministro delle finanze che l’Egitto non ricorrerà al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale per salvare la propria economia. La decisione è stata presa dopo aver ricalcolato il decifit all’8,6% del PIL, stima più bassa della precedente, e dopo una vasta consultazione con esperti, rappresentanti di tutte le forze politiche e giovani della rivoluzione.

L’omino che scappa con il denaro si rivolge agli operai con i cartelli “voglio i miei diritti” e “i diritti dei lavoratori si stanno perdendo”, dicendo: “Accidenti a voi che rovinate l’economia!”

Intanto, avanzano le indagini sulle privatizzazioni effettuate sotto il governo di Mubarak, in particolare per opera del figlio Gamal. Tali privatizzazioni avrebbero dovuto modernizzare il paese, invece le indagini stanno facendo emergere un altro scenario, che in tanti comunque avevano già denunciato. In pratica le privatizzazioni funzionavano così: le compagnie pubbliche erano vendute a compagnie private, possedute da uomini d’affari egiziani, arabi o stranieri, a prezzi molto inferiori rispetto al loro effettivo valore. Naturalmente, i funzionari pubblici che si occupavano di queste “operazioni” avevano un ritorno di guadagno, ad esempio facendosi assumere dai privati ai quali avevano facilitato l’acquisto delle compagnie pubbliche. La legge che prevedeva che una compagnia pubblica non potesse essere venduta se in attivo negli ultimi tre anni di attività, era tranquillamente violata, oppure i funzionari corrotti creavano apposta degli enormi buchi nel bilancio per giustificarne la vendita. Il risultato è stato che molti uomini d’affari di ogni nazionalità hanno potuto intascarsi quantità colossali di denaro pubblico. E poi si dà la colpa alla rivoluzione per lo stato dell’economia egiziana. Forse hanno ragione i giovani a dire che la responsabilità della situazione attuale ha radici profonde, anche se la rivolta ha oggettivamente peggiorato le cose.

Sempre nell’ambito delle indagini sulla corruzione, è stato condannato oggi a cinque anni di prigione (solo?) Rashid Mohammed Rashid, ex ministro dell’industria. Purtroppo, però, la condanna è avvenuta in absentia, perché allo scoppio della rivoluzione il ministro si trovava all’estero e, ovviamente, a tornare non ci ha nemmeno pensato. Per quanto riguarda Hussein Salem, invece, altro fuggitivo agli arresti domiciliari in Spagna, si apre forse uno spiraglio per una possibile estradizione, facendo ricorso al trattato delle Nazione Unite sulla lotta alla corruzione. Staremo a vedere.

Giornata senza scossoni in Egitto, con poche notizie rilevanti. La più importante è forse l'annuncio del ministro delle finanze che l'Egitto non ricorrerà al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale per salvare la propria economia. La decisione è stata presa dopo aver ricalcolato il decifit all'8,6% del PIL, stima più bassa della precedente, e dopo una vasta consultazione con esperti, rappresentanti di tutte le forze politiche e giovani della rivoluzione. [caption id="attachment_562" align="alignright" width="300"] L'omino che scappa con il denaro si rivolge agli operai con i cartelli "voglio i miei diritti" e "i diritti dei lavoratori si stanno perdendo", dicendo: "Accidenti a voi che rovinate l'economia!"[/caption] Intanto, avanzano le indagini sulle privatizzazioni effettuate sotto il governo di Mubarak, in particolare per opera del figlio Gamal. Tali privatizzazioni avrebbero dovuto modernizzare il paese, invece le indagini stanno facendo emergere un altro scenario, che in tanti comunque avevano già denunciato. In pratica le privatizzazioni funzionavano così: le compagnie pubbliche erano vendute a compagnie private, possedute da uomini d'affari egiziani, arabi o stranieri, a prezzi molto inferiori rispetto al loro effettivo valore. Naturalmente, i funzionari pubblici che si occupavano di queste "operazioni" avevano un ritorno di guadagno, ad esempio facendosi assumere dai privati ai quali avevano facilitato l'acquisto delle compagnie pubbliche. La legge che prevedeva che una compagnia pubblica non potesse essere venduta se in attivo negli ultimi tre anni di attività, era tranquillamente violata, oppure i funzionari corrotti creavano apposta degli enormi buchi nel bilancio per giustificarne la vendita. Il risultato è stato che molti uomini d'affari di ogni nazionalità hanno potuto intascarsi quantità colossali di denaro pubblico. E poi si dà la colpa alla rivoluzione per lo stato dell'economia egiziana. Forse hanno ragione i giovani a dire che la responsabilità della situazione attuale ha radici profonde, anche se la rivolta ha oggettivamente peggiorato le cose. Sempre nell'ambito delle indagini sulla corruzione, è stato condannato oggi a cinque anni di prigione (solo?) Rashid Mohammed Rashid, ex ministro dell'industria. Purtroppo, però, la condanna è avvenuta in absentia, perché allo scoppio della rivoluzione il ministro si trovava all'estero e, ovviamente, a tornare non ci ha nemmeno pensato. Per quanto riguarda Hussein Salem, invece, altro fuggitivo agli arresti domiciliari in Spagna, si apre forse uno spiraglio per una possibile estradizione, facendo ricorso al trattato delle Nazione Unite sulla lotta alla corruzione. Staremo a vedere.