Le piramidi non valgono la libertà
Radio Beckwith evangelica

Oggi purtroppo non ho tempo per una news articolata, ma visto che è la giornata internazionale della lotta contro la tortura, vi invito a leggere il dossier di al-Ahram. E’ in inglese, ma ne vale la pena.

Come ho spesso ricordato, l’Egitto è profondamente immerso nel problema della tortura. L’articolo qui sopra racconta in dettaglio che cos’era – e si spera che non sarà più – lo stato di polizia di Mubarak, come la tortura si sia trasformata da mezzo per ridurre al silenzio i soli attivisti politici a strumento dilagante, sostitutivo delle indagini di polizia, e utilizzato per chiudere la bocca e le coscienze di una intera popolazione. Insomma, l’articolo tratta di tutto ciò che da noi, in Occidente, solo pochi hanno voluto vedere. E’ uno sguardo superficiale quello che vede nell’Egitto soltanto un’amena località turistica o l’affascinante paese dei misteriosi faraoni. Sì, l’Egitto è anche questo, ma le piramidi, in fondo, non valgono quanto la libertà.

E proprio nella giornata internazionale della tortura, si sarebbe dovuto svolgere il processo di Habib el-Adly, l’ex ministro degli interni considerato il massimo responsabile dell’oppressione violenta di polizia e forze di sicurezza. E’ già stato condannato a dodici anni di carcere per corruzione, ma oggi doveva tenersi il processo per l’uccisione dei manifestanti, per il quale c’era grande attesa. Il processo è durato cinque minuti, poi è stato rimandato di un mese. I familiari delle vittime e gli attivisti radunati sotto la sede del processo sono esplosi dalla rabbia, cominciando a tirare pietre sui poliziotti. Molti di loro le torture di el-Adly la hanno subite e non oso neanche pensare a quel che hanno provato.

Una nota positiva, tuttavia, l’ho colta con piacere. Il giornale al-Ahram, fino a poco tempo filo-governativo, oltre a pubblicare il dossier allegato, ha chiamato el-Adly torturatore, una cosa impensabile solo qualche mese fa. E’ segno che almeno un po’ le cose sono cambiate, anche se la strada è ancora lunga.

Oggi purtroppo non ho tempo per una news articolata, ma visto che è la giornata internazionale della lotta contro la tortura, vi invito a leggere il dossier di al-Ahram. E' in inglese, ma ne vale la pena. Come ho spesso ricordato, l'Egitto è profondamente immerso nel problema della tortura. L'articolo qui sopra racconta in dettaglio che cos'era - e si spera che non sarà più - lo stato di polizia di Mubarak, come la tortura si sia trasformata da mezzo per ridurre al silenzio i soli attivisti politici a strumento dilagante, sostitutivo delle indagini di polizia, e utilizzato per chiudere la bocca e le coscienze di una intera popolazione. Insomma, l'articolo tratta di tutto ciò che da noi, in Occidente, solo pochi hanno voluto vedere. E' uno sguardo superficiale quello che vede nell'Egitto soltanto un'amena località turistica o l'affascinante paese dei misteriosi faraoni. Sì, l'Egitto è anche questo, ma le piramidi, in fondo, non valgono quanto la libertà. E proprio nella giornata internazionale della tortura, si sarebbe dovuto svolgere il processo di Habib el-Adly, l'ex ministro degli interni considerato il massimo responsabile dell'oppressione violenta di polizia e forze di sicurezza. E' già stato condannato a dodici anni di carcere per corruzione, ma oggi doveva tenersi il processo per l'uccisione dei manifestanti, per il quale c'era grande attesa. Il processo è durato cinque minuti, poi è stato rimandato di un mese. I familiari delle vittime e gli attivisti radunati sotto la sede del processo sono esplosi dalla rabbia, cominciando a tirare pietre sui poliziotti. Molti di loro le torture di el-Adly la hanno subite e non oso neanche pensare a quel che hanno provato. Una nota positiva, tuttavia, l'ho colta con piacere. Il giornale al-Ahram, fino a poco tempo filo-governativo, oltre a pubblicare il dossier allegato, ha chiamato el-Adly torturatore, una cosa impensabile solo qualche mese fa. E' segno che almeno un po' le cose sono cambiate, anche se la strada è ancora lunga.