I postumi degli scontri
Radio Beckwith evangelica

La situazione si è calmata in Egitto, anche se in piazza Tahrir resta un presidio di circa duemila persone. Per domani, alcuni gruppi di giovani della rivoluzione hanno invitato a una nuova milyoniya, con una settimana di anticipo rispetto all’appuntamento dell’8 luglio già programmato. Ci sono stati inoltre vari sit-in, in sostegno dei familiari dei martiri aggrediti l’altro ieri dalla polizia, anche in altre città oltre al Cairo, ad esempio ad Alessandria e a Suez, ma tutto si è svolto finora in maniera pacifica. 
Intanto, ho raccolto un’altra testimonianza sui fatti di ieri, quella di Sabry, un insegnante che ha partecipato alla rivolta fin dall’inizio. Anche lui ha confermato i miei sospetti, dei quali ho parlato nel mio articolo di ieri, aggiungendo qualche informazione. Secondo lui, le famiglie dei martiri sono state convinte da persone non ben identificate a manifestare davanti al teatro al-Balun e poi davanti al ministero degli interni. La polizia è stata ben contenta di aggredirli, grazie all’aiuto di qualche provocatore che ha creato il pretesto giusto, innescando a cascata la reazione di un numero di persone via via crescente. Senza che io abbia accennato alla cosa, Sabry si è subito dichiarato convinto che questi scontri siano gli ultimi sussulti del regime, in diretta relazione con la decisione di sciogliere i consigli locali. Inoltre, mi ha fatto notare che i nuovi tafferugli sono avvenuti proprio pochi giorni prima che si procedesse all’esclusione dal lavoro di numerosi ufficiali di polizia, il cui nome risulta implicato nei processi per l’uccisione dei manifestanti. Il ministero aveva infatti promesso – notizia che non avevo letto sui giornali – di mettere in atto tale decisione il 1 luglio, cioè domani.

Oggi, tuttavia, era il giorno della ripresa del processo agli assassini di Khaled Said, il giovane di Alessandria massacrato da due agenti di polizia il 6 giugno 2010. Dopo i fatti dei giorni scorsi, c’era molta attesa e tensione. Ancora una volta, tuttavia, il processo è stato rinviato. Si dovrà aspettare fino al 24 settembre. La notizia, che ha fatto infuriare molti, avrebbe potenzialmente potuto causare altri scontri, ma questa volta sembra che a chiedere il rinvio siano stati gli avvocati della famiglia di Khaled Said. Infatti, è probabile che si richieda l’autopsia del corpo del ragazzo, poiché il primo ridicolo rapporto del medico legale affermava che Khaled fosse morto per aver ingoiato un sacchetto di hashish. Chiunque, guardando le fotografie del volto distrutto del ragazzo, che hanno fatto il giro del mondo, può constatare da sé l’inverosimilità della cosa. Dunque, il rinvio questa volta servirebbe a produrre nuove prove che potrebbero aggravare le accuse nei confronti degli imputati, da omicidio colposo a omicidio volontario e tortura, con conseguente aumento della pena da 7-15 anni alla pena capitale.

Oggi, comunque, i giovani rimasti in piazza Tahrir, che martedì sera avevano affrontato i lacrimogeni della polizia, si sono soprattutto soffermati a discutere del tipo di gas usato. In molti hanno notato che gli effetti erano più fastidiosi rispetto a quelli del gas utilizzato durante la rivoluzione. Tanti lamentano ancora adesso problemi ai polmoni. In strada, sono stati raccolti bossoli di lacrimogeni made in USA (vedi foto) che riportano un anno di scadenza abbondantemente superato: il 1987. La polizia usa lacrimogeni scaduti sulle persone, non si sa con quali effetti collaterali. Ma forse i sintomi più pesanti del solito avvertiti dai manifestanti sono da attribuirsi piuttosto all’uso di una nuova partita di lacrimogeni, fresca fresca di produzione: anno 2011, cioè dopo la rivoluzione, sempre made in USA. Molti hanno commentato amaramente che per gli strumenti di repressione della polizia i soldi si trovano sempre, mentre per la sanità – basta vedere in che stato sia – non ci sono mai.

La notizia più interessante di oggi, tuttavia, è di tipo politico-diplomatico. Gli Stati Uniti, per bocca di Hilary Clinton, hanno annunciato l’intenzione di voler ristabilire relazioni formali con i Fratelli Musulmani, i quali si sono mostrati disponibili nei confronti della proprosta. E’ un segno di come gli equilibri politici in Medio Oriente si stiano ridisegnando. In Egitto – e non solo – ci si chiede quale sarà la reazione di Israele alla mossa dei loro più fedeli alleati, visto che i Fratelli Musulmani sono considerati da Hamas come dei padri spirituali, anche se i primi hanno rinunciato alle armi da circa quarant’anni. E certo, dal punto di vista dei Fratelli Musulmani “tradizionali”, è un gran passo avanti l’accettare di intrattenere rapporti ufficiali con “l’America imperialista”. Qualcosa si muove in Medio Oriente.

La situazione si è calmata in Egitto, anche se in piazza Tahrir resta un presidio di circa duemila persone. Per domani, alcuni gruppi di giovani della rivoluzione hanno invitato a una nuova milyoniya, con una settimana di anticipo rispetto all'appuntamento dell'8 luglio già programmato. Ci sono stati inoltre vari sit-in, in sostegno dei familiari dei martiri aggrediti l'altro ieri dalla polizia, anche in altre città oltre al Cairo, ad esempio ad Alessandria e a Suez, ma tutto si è svolto finora in maniera pacifica.  Intanto, ho raccolto un'altra testimonianza sui fatti di ieri, quella di Sabry, un insegnante che ha partecipato alla rivolta fin dall'inizio. Anche lui ha confermato i miei sospetti, dei quali ho parlato nel mio articolo di ieri, aggiungendo qualche informazione. Secondo lui, le famiglie dei martiri sono state convinte da persone non ben identificate a manifestare davanti al teatro al-Balun e poi davanti al ministero degli interni. La polizia è stata ben contenta di aggredirli, grazie all'aiuto di qualche provocatore che ha creato il pretesto giusto, innescando a cascata la reazione di un numero di persone via via crescente. Senza che io abbia accennato alla cosa, Sabry si è subito dichiarato convinto che questi scontri siano gli ultimi sussulti del regime, in diretta relazione con la decisione di sciogliere i consigli locali. Inoltre, mi ha fatto notare che i nuovi tafferugli sono avvenuti proprio pochi giorni prima che si procedesse all'esclusione dal lavoro di numerosi ufficiali di polizia, il cui nome risulta implicato nei processi per l'uccisione dei manifestanti. Il ministero aveva infatti promesso - notizia che non avevo letto sui giornali - di mettere in atto tale decisione il 1 luglio, cioè domani. Oggi, tuttavia, era il giorno della ripresa del processo agli assassini di Khaled Said, il giovane di Alessandria massacrato da due agenti di polizia il 6 giugno 2010. Dopo i fatti dei giorni scorsi, c'era molta attesa e tensione. Ancora una volta, tuttavia, il processo è stato rinviato. Si dovrà aspettare fino al 24 settembre. La notizia, che ha fatto infuriare molti, avrebbe potenzialmente potuto causare altri scontri, ma questa volta sembra che a chiedere il rinvio siano stati gli avvocati della famiglia di Khaled Said. Infatti, è probabile che si richieda l'autopsia del corpo del ragazzo, poiché il primo ridicolo rapporto del medico legale affermava che Khaled fosse morto per aver ingoiato un sacchetto di hashish. Chiunque, guardando le fotografie del volto distrutto del ragazzo, che hanno fatto il giro del mondo, può constatare da sé l'inverosimilità della cosa. Dunque, il rinvio questa volta servirebbe a produrre nuove prove che potrebbero aggravare le accuse nei confronti degli imputati, da omicidio colposo a omicidio volontario e tortura, con conseguente aumento della pena da 7-15 anni alla pena capitale. Oggi, comunque, i giovani rimasti in piazza Tahrir, che martedì sera avevano affrontato i lacrimogeni della polizia, si sono soprattutto soffermati a discutere del tipo di gas usato. In molti hanno notato che gli effetti erano più fastidiosi rispetto a quelli del gas utilizzato durante la rivoluzione. Tanti lamentano ancora adesso problemi ai polmoni. In strada, sono stati raccolti bossoli di lacrimogeni made in USA (vedi foto) che riportano un anno di scadenza abbondantemente superato: il 1987. La polizia usa lacrimogeni scaduti sulle persone, non si sa con quali effetti collaterali. Ma forse i sintomi più pesanti del solito avvertiti dai manifestanti sono da attribuirsi piuttosto all'uso di una nuova partita di lacrimogeni, fresca fresca di produzione: anno 2011, cioè dopo la rivoluzione, sempre made in USA. Molti hanno commentato amaramente che per gli strumenti di repressione della polizia i soldi si trovano sempre, mentre per la sanità - basta vedere in che stato sia - non ci sono mai. La notizia più interessante di oggi, tuttavia, è di tipo politico-diplomatico. Gli Stati Uniti, per bocca di Hilary Clinton, hanno annunciato l'intenzione di voler ristabilire relazioni formali con i Fratelli Musulmani, i quali si sono mostrati disponibili nei confronti della proprosta. E' un segno di come gli equilibri politici in Medio Oriente si stiano ridisegnando. In Egitto - e non solo - ci si chiede quale sarà la reazione di Israele alla mossa dei loro più fedeli alleati, visto che i Fratelli Musulmani sono considerati da Hamas come dei padri spirituali, anche se i primi hanno rinunciato alle armi da circa quarant'anni. E certo, dal punto di vista dei Fratelli Musulmani "tradizionali", è un gran passo avanti l'accettare di intrattenere rapporti ufficiali con "l'America imperialista". Qualcosa si muove in Medio Oriente.