Un altro venerdì in piazza
Radio Beckwith evangelica

Indipendentemente da chi sia stato a riaccendere la fiamma della protesta, oggi piazza Tahrir si è riempita di nuovo di migliaia di manifestanti. E’ stato il “venerdì del castigo”, indetto dopo l’aggressione subita dalle famiglie dei martiri, mercoledì notte. La protesta non è rimasta confinata al Cairo, ma si è estesa ad Alessandria, Suez e altre città. Le richieste erano chiare: giustizia per le vittime cadute durante la rivoluzione e riforma, anzi “pulizia”, del ministero degli interni, a cominciare dalle dimissioni di Mansour el-Essawi. La questione dei diritti, dunque, che già aveva scatenato la rivolta del 25 gennaio, è tornata prepotentemente in prima linea. I manifestanti, con la protesta di oggi, hanno voluto comunicare alle forze armate di non temere nemmeno loro e che non desisteranno. 
Alla fine, quindi, le violenze di mercoledì notte sono state ancora una volta metabolizzate in maniera positiva da questi giovani rivoluzionari, che le hanno trasformate in uno scontro duro, ma pacifico (sperando che non accada qualche guaio dopo il calar del sole, come spesso succede). E’ così che le forze della rivoluzione, e l’intera società egiziana, resisteranno ai tentativi di ritorno al passato o di divisione. Questo è anche quello che sostiene la mia fiducia che un cambiamento sostanziale avverrà davvero, nonostante gli innumerevoli problemi. Finché ci sarà questa instancabile determinazione e questo ammirabile entusiasmo per la cosa pubblica da parte delle persone che hanno fatto la rivoluzione, allora l’esercito, gli ex esponenti del vecchio regime e tutte le presunte forze contro-rivoluzionarie avranno del filo da torcere.

E filo da torcere ce l’hanno anche i Fratelli Musulmani, per i quali non sembra essere un bel periodo. Diversi testimoni hanno raccontato che sono stati cacciati sia dalla manifestazione di Alessandria, sia da quella del Cairo. Non erano desiderati.

Poi, durante la giornata, si sono ricordati anche i martiri di tutte le altre rivoluzioni arabe, ancora in corso oppure no. Lo sheykh che ha tenuto la predica del venerdì in piazza Tahrir, invece, ha avuto un’idea originale: trasformare la piazza in uno spazio dove sia vietato portare alcun tipo di arma, divieto che dovrebbe riguardare anche la polizia. Una zona franca senz’armi, insomma. L’idea ha destato una curiosa attenzione.

Infine, il neo-ministro degli esteri el-Oraby ha annunciato che l’Egitto sarà la prima nazione, dopo il Sudan del Nord, a riconoscere il nuovo stato indipendente del Sudan del Sud, quando sarà proclamato il prossimo 9 luglio.

Indipendentemente da chi sia stato a riaccendere la fiamma della protesta, oggi piazza Tahrir si è riempita di nuovo di migliaia di manifestanti. E' stato il "venerdì del castigo", indetto dopo l'aggressione subita dalle famiglie dei martiri, mercoledì notte. La protesta non è rimasta confinata al Cairo, ma si è estesa ad Alessandria, Suez e altre città. Le richieste erano chiare: giustizia per le vittime cadute durante la rivoluzione e riforma, anzi "pulizia", del ministero degli interni, a cominciare dalle dimissioni di Mansour el-Essawi. La questione dei diritti, dunque, che già aveva scatenato la rivolta del 25 gennaio, è tornata prepotentemente in prima linea. I manifestanti, con la protesta di oggi, hanno voluto comunicare alle forze armate di non temere nemmeno loro e che non desisteranno.  Alla fine, quindi, le violenze di mercoledì notte sono state ancora una volta metabolizzate in maniera positiva da questi giovani rivoluzionari, che le hanno trasformate in uno scontro duro, ma pacifico (sperando che non accada qualche guaio dopo il calar del sole, come spesso succede). E' così che le forze della rivoluzione, e l'intera società egiziana, resisteranno ai tentativi di ritorno al passato o di divisione. Questo è anche quello che sostiene la mia fiducia che un cambiamento sostanziale avverrà davvero, nonostante gli innumerevoli problemi. Finché ci sarà questa instancabile determinazione e questo ammirabile entusiasmo per la cosa pubblica da parte delle persone che hanno fatto la rivoluzione, allora l'esercito, gli ex esponenti del vecchio regime e tutte le presunte forze contro-rivoluzionarie avranno del filo da torcere. E filo da torcere ce l'hanno anche i Fratelli Musulmani, per i quali non sembra essere un bel periodo. Diversi testimoni hanno raccontato che sono stati cacciati sia dalla manifestazione di Alessandria, sia da quella del Cairo. Non erano desiderati. Poi, durante la giornata, si sono ricordati anche i martiri di tutte le altre rivoluzioni arabe, ancora in corso oppure no. Lo sheykh che ha tenuto la predica del venerdì in piazza Tahrir, invece, ha avuto un'idea originale: trasformare la piazza in uno spazio dove sia vietato portare alcun tipo di arma, divieto che dovrebbe riguardare anche la polizia. Una zona franca senz'armi, insomma. L'idea ha destato una curiosa attenzione. Infine, il neo-ministro degli esteri el-Oraby ha annunciato che l'Egitto sarà la prima nazione, dopo il Sudan del Nord, a riconoscere il nuovo stato indipendente del Sudan del Sud, quando sarà proclamato il prossimo 9 luglio.