La nuova legge sulle elezioni parlamentari
Radio Beckwith evangelica

La ripresa della settimana (che accade di domenica, in Egitto), ha visto l’accumularsi di diverse notizie rilevanti. Per cominciare, una notizia molto attesa, l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri delle nuova legge sulle elezioni parlamentari, annunciata poche ore fa. Si attende ora la ratifica del Consiglio Militare, al quale deve essere sottoposta ogni decisione del governo. Parallelamente all’approvazione della legge da parte del Consiglio dei Ministri, il Consiglio militare ha a sua volta avviato un incontro, ieri, con la Commissione per le elezioni, che dovrà sovrintendere a tutte le fasi della votazione. Dunque, sembra che si sia finalmente vicini all’annuncio della data delle elezioni, proprio a ridosso della manifestazione dell’8 luglio che ne chiede il rinvio, per poter redigere prima la nuova Costituzione.
Alla fine, si è scelto un sistema elettorale misto, con il 50% dei seggi da assegnarsi attraverso un sistema proporzionale basato su liste partitiche (chiuse o aperte ancora non è stato precisato) e l’altro 50% attraverso l’elezione di candidati singoli. Lo sbarramento superato il quale un partito potrà accedere al Parlamento è stato abbassato al 2% (prima era il 7%). Cancellate le quote rosa, tuttavia ogni lista, in ciascuna circoscrizione, dovrà includere almeno una donna, il cui nome inoltre dovrà comparire nella metà alta della lista. Questo dovrebbe garantire una presenza femminile in Parlamento di circa il 29%. Sono state mantenute invece le quote del 50%, in ogni lista, per operai e contadini (la cui abolizione era stata chiesta da molti liberali). Anche l’età per candidarsi al Parlamento è stata abbassata, 25 anni invece di 30. Quest’ultimo provvedimento è stato un necessario riconoscimento alla gioventù egiziana, protagonista della rivoluzione di gennaio.

Durante la stessa, lunghissima seduta del Consiglio dei Ministri di ieri è stato anche approvato lo scioglimento dei consigli amministrativi locali, ordinato giorni fa dai giudici. Gran lavoro per il governo in questo periodo.

Ma nemmeno la società civile sta con le mani in mano. Il Consiglio Militare, in quest ultimi giorni, sta infatti ricevendo numerosi consigli sulla futura Costituzione e sulla forma del futuro stato egiziano. Poco tempo fa, la Conferenza per il Consenso Nazionale ha presentato al Consiglio Militare la sua proposta di Costituzione da sottoporre a dibattito pubblico. Ieri, invece, è stato il turno del Consiglio Nazionale (analoga iniziativa liberale di dialogo nazionale che esclude i Fratelli Musulmani), tramite il suo portavoce Mamduh Hamza. Nessuna delle due proposte ha modificato l’articolo 2 della Costituzione attuale, il quale afferma che l’islam è la religione di stato, mentre la sharia è la principale fonte delle leggi del paese. Nella proposta del Consiglio Nazionale, tuttavia, il governo non può imporre ai cittadini alcun decreto di carattere religioso, mentre i non musulmani, per quanto riguarda gli affari personali, non sono ovviamente tenuti a seguire la legge islamica. Inoltre, l’esercito (ahimé) è dichiarato essere il protettore dello stato civile. Stabilita anche l’estensione del servizio militare alle donne. La Costituzione proposta dal Consiglio Nazionale prevede infine la decentralizzazione del potere (federalismo?), oltre a una forte limitazione di quello individuale del Presidente o del gruppo di maggioranza. La storia insegna…

Ma la Conferenza per il Consenso Nazionale e il Consiglio Nazionale non sono i soli ad avanzare la propria proposta di Costituzione. Gli islamisti, sentendosi forse tagliati fuori, hanno preso un’analoga iniziativa. Un gruppo di salafiti e di studiosi di al-Azhar stanno infatti preparando una Costituzione “islam-compatibile”. Poi, si registrano anche alcune iniziative personali. A quella di Mohamed el Baradei si è già accennato in una newsletter passata. Oggi, invece, si è fatto avanti Hisham el Bastawisi, il vice presidente della Corte di Cassazione, uno dei possibili candidati alla Presidenza. Bastawisi ha inviato un memorandum al Consiglio Militare, nel quale definisce quale dovrebbe essere, secondo lui, il ruolo dell’esercito nel nuovo stato. I militari dovrebbero occuparsi essenzialmente di due cose: la difesa dello Stato (e fin qui niente di nuovo) e la difesa dei principi sovra-costituzionali, con i quali si intendono, ad esempio, i diritti delle minoranze, la laicità dello Stato, i diritti umani (e qui c’è da preoccuparsi), il rispetto o la revisione dei trattati internazionali, ecc. Per finire, Bastawisi suggerisce anche l’istituzione di un Consiglio di Difesa Nazionale presieduto dal presidente della repubblica, del quale dovrebbero far parte il supremo comandante delle forze armate e il capo di stato maggiore. Compito di tale Consiglio sarebbe ridefinire il budget dello Stato destinato alle forze armate. Ora, quest’idea dell’esercito come protettore di minoranze e principi vari, concetto presente anche nella proposta del Consiglio Nazionale, proprio non piace ai giovani rivoluzionari, che temono che questa funzione di protezione possa trasformarsi di nuovo in dittatura bella e buona. Bastawisi ha perso qualche voto oggi.

Sempre in ambito politico, Naguib Sawiris ha annunciato oggi l’avvenuta legalizzazione del suo partito, il Partito degli Egiziani Liberi, di ispirazione liberale. Tornano invece scioperi e manifestazioni. Ieri è iniziato uno sciopero a oltranza degli universitari per chiedere la rimozione dei dirigenti degli atenei, da tempo promessa. A Suez, invece, si prevedono nuove forti proteste in seguito al rilascio su cauzione di tutti gli accusati per l’uccisione di manifestanti durante la rivolta. Suez non scherza mai, quindi stiamo attenti. In piazza Tahrir, invece, dove restano ancora pochi dimostranti (alcuni gruppi si sono ritirati in previsione di ritornare l’8 luglio), ci sono stati di nuovo tafferugli. Pare che siano stati provocati da venditori ambulanti, ma come al solito c’è chi mette in dubbio la loro reale identità. Fatto sta che, per la prima volta, ho notato un tono infastidito anche in alcuni ragazzi di Twitter, accorsi sul posto non appena avuta notizia degli scontri. Sembra che gli eventi siano stati ingigantiti, attraverso un tam tam di messaggi su Twitter non proprio fedeli alla realtà, che però hanno contribuuito ad alimentare ancor di più quelle che potevano rimanere semplici scaramucce. Una buona lezione da tenere a mente.

Ci sono novità anche sulla questione della presunta spia israeliana, Ilan Grapel, arrestata il 12 giugno scorso. Il Consiglio Militare ha rifiutato la richiesta di rilascio rivolta loro dal Segretario della Difesa statunitense (ricordo che Grapel è israelo-americano). I militari hanno affermato di non poter interferire con le decisioni della magistratura indipendente. E per quanto riguarda le relazioni con Israele, il ministro degli esteri el-Oraby ha affermato che sicuramente la questione della vendita del gas verrà riaperta presto, ma solo dopo un riordinamento interno dell’ambiente diplomatico egiziano. Intanto, ci hanno pensato i soliti ignoti, i quali hanno fatto saltare, per la terza volta, il gasdotto verso Israele, Giordania e Libano, che passa vicino ad Arish, nel Sinai. Nessuno ha rivendicato l’attentato, né ci sono state vittime per fortuna. E nessuno, a dire il vero, è stato particolarmente affranto dalla notizia, anzi qualcuno ne è stato palesemente contento. E’ risaputo, infatti, che la stragrande maggioranza della popolazione egiziana non vede con simpatia la vendita del gas a Israele, o per lo meno è a favore di una completa revisione del trattato.

La ripresa della settimana (che accade di domenica, in Egitto), ha visto l'accumularsi di diverse notizie rilevanti. Per cominciare, una notizia molto attesa, l'approvazione da parte del Consiglio dei Ministri delle nuova legge sulle elezioni parlamentari, annunciata poche ore fa. Si attende ora la ratifica del Consiglio Militare, al quale deve essere sottoposta ogni decisione del governo. Parallelamente all'approvazione della legge da parte del Consiglio dei Ministri, il Consiglio militare ha a sua volta avviato un incontro, ieri, con la Commissione per le elezioni, che dovrà sovrintendere a tutte le fasi della votazione. Dunque, sembra che si sia finalmente vicini all'annuncio della data delle elezioni, proprio a ridosso della manifestazione dell'8 luglio che ne chiede il rinvio, per poter redigere prima la nuova Costituzione. Alla fine, si è scelto un sistema elettorale misto, con il 50% dei seggi da assegnarsi attraverso un sistema proporzionale basato su liste partitiche (chiuse o aperte ancora non è stato precisato) e l'altro 50% attraverso l'elezione di candidati singoli. Lo sbarramento superato il quale un partito potrà accedere al Parlamento è stato abbassato al 2% (prima era il 7%). Cancellate le quote rosa, tuttavia ogni lista, in ciascuna circoscrizione, dovrà includere almeno una donna, il cui nome inoltre dovrà comparire nella metà alta della lista. Questo dovrebbe garantire una presenza femminile in Parlamento di circa il 29%. Sono state mantenute invece le quote del 50%, in ogni lista, per operai e contadini (la cui abolizione era stata chiesta da molti liberali). Anche l'età per candidarsi al Parlamento è stata abbassata, 25 anni invece di 30. Quest'ultimo provvedimento è stato un necessario riconoscimento alla gioventù egiziana, protagonista della rivoluzione di gennaio. Durante la stessa, lunghissima seduta del Consiglio dei Ministri di ieri è stato anche approvato lo scioglimento dei consigli amministrativi locali, ordinato giorni fa dai giudici. Gran lavoro per il governo in questo periodo. Ma nemmeno la società civile sta con le mani in mano. Il Consiglio Militare, in quest ultimi giorni, sta infatti ricevendo numerosi consigli sulla futura Costituzione e sulla forma del futuro stato egiziano. Poco tempo fa, la Conferenza per il Consenso Nazionale ha presentato al Consiglio Militare la sua proposta di Costituzione da sottoporre a dibattito pubblico. Ieri, invece, è stato il turno del Consiglio Nazionale (analoga iniziativa liberale di dialogo nazionale che esclude i Fratelli Musulmani), tramite il suo portavoce Mamduh Hamza. Nessuna delle due proposte ha modificato l'articolo 2 della Costituzione attuale, il quale afferma che l'islam è la religione di stato, mentre la sharia è la principale fonte delle leggi del paese. Nella proposta del Consiglio Nazionale, tuttavia, il governo non può imporre ai cittadini alcun decreto di carattere religioso, mentre i non musulmani, per quanto riguarda gli affari personali, non sono ovviamente tenuti a seguire la legge islamica. Inoltre, l'esercito (ahimé) è dichiarato essere il protettore dello stato civile. Stabilita anche l'estensione del servizio militare alle donne. La Costituzione proposta dal Consiglio Nazionale prevede infine la decentralizzazione del potere (federalismo?), oltre a una forte limitazione di quello individuale del Presidente o del gruppo di maggioranza. La storia insegna... Ma la Conferenza per il Consenso Nazionale e il Consiglio Nazionale non sono i soli ad avanzare la propria proposta di Costituzione. Gli islamisti, sentendosi forse tagliati fuori, hanno preso un'analoga iniziativa. Un gruppo di salafiti e di studiosi di al-Azhar stanno infatti preparando una Costituzione "islam-compatibile". Poi, si registrano anche alcune iniziative personali. A quella di Mohamed el Baradei si è già accennato in una newsletter passata. Oggi, invece, si è fatto avanti Hisham el Bastawisi, il vice presidente della Corte di Cassazione, uno dei possibili candidati alla Presidenza. Bastawisi ha inviato un memorandum al Consiglio Militare, nel quale definisce quale dovrebbe essere, secondo lui, il ruolo dell'esercito nel nuovo stato. I militari dovrebbero occuparsi essenzialmente di due cose: la difesa dello Stato (e fin qui niente di nuovo) e la difesa dei principi sovra-costituzionali, con i quali si intendono, ad esempio, i diritti delle minoranze, la laicità dello Stato, i diritti umani (e qui c'è da preoccuparsi), il rispetto o la revisione dei trattati internazionali, ecc. Per finire, Bastawisi suggerisce anche l'istituzione di un Consiglio di Difesa Nazionale presieduto dal presidente della repubblica, del quale dovrebbero far parte il supremo comandante delle forze armate e il capo di stato maggiore. Compito di tale Consiglio sarebbe ridefinire il budget dello Stato destinato alle forze armate. Ora, quest'idea dell'esercito come protettore di minoranze e principi vari, concetto presente anche nella proposta del Consiglio Nazionale, proprio non piace ai giovani rivoluzionari, che temono che questa funzione di protezione possa trasformarsi di nuovo in dittatura bella e buona. Bastawisi ha perso qualche voto oggi. Sempre in ambito politico, Naguib Sawiris ha annunciato oggi l'avvenuta legalizzazione del suo partito, il Partito degli Egiziani Liberi, di ispirazione liberale. Tornano invece scioperi e manifestazioni. Ieri è iniziato uno sciopero a oltranza degli universitari per chiedere la rimozione dei dirigenti degli atenei, da tempo promessa. A Suez, invece, si prevedono nuove forti proteste in seguito al rilascio su cauzione di tutti gli accusati per l'uccisione di manifestanti durante la rivolta. Suez non scherza mai, quindi stiamo attenti. In piazza Tahrir, invece, dove restano ancora pochi dimostranti (alcuni gruppi si sono ritirati in previsione di ritornare l'8 luglio), ci sono stati di nuovo tafferugli. Pare che siano stati provocati da venditori ambulanti, ma come al solito c'è chi mette in dubbio la loro reale identità. Fatto sta che, per la prima volta, ho notato un tono infastidito anche in alcuni ragazzi di Twitter, accorsi sul posto non appena avuta notizia degli scontri. Sembra che gli eventi siano stati ingigantiti, attraverso un tam tam di messaggi su Twitter non proprio fedeli alla realtà, che però hanno contribuuito ad alimentare ancor di più quelle che potevano rimanere semplici scaramucce. Una buona lezione da tenere a mente. Ci sono novità anche sulla questione della presunta spia israeliana, Ilan Grapel, arrestata il 12 giugno scorso. Il Consiglio Militare ha rifiutato la richiesta di rilascio rivolta loro dal Segretario della Difesa statunitense (ricordo che Grapel è israelo-americano). I militari hanno affermato di non poter interferire con le decisioni della magistratura indipendente. E per quanto riguarda le relazioni con Israele, il ministro degli esteri el-Oraby ha affermato che sicuramente la questione della vendita del gas verrà riaperta presto, ma solo dopo un riordinamento interno dell'ambiente diplomatico egiziano. Intanto, ci hanno pensato i soliti ignoti, i quali hanno fatto saltare, per la terza volta, il gasdotto verso Israele, Giordania e Libano, che passa vicino ad Arish, nel Sinai. Nessuno ha rivendicato l'attentato, né ci sono state vittime per fortuna. E nessuno, a dire il vero, è stato particolarmente affranto dalla notizia, anzi qualcuno ne è stato palesemente contento. E' risaputo, infatti, che la stragrande maggioranza della popolazione egiziana non vede con simpatia la vendita del gas a Israele, o per lo meno è a favore di una completa revisione del trattato.