La rivoluzione riparte e attacca il Consiglio Militare
Radio Beckwith evangelica

La rivoluzione egiziana sembra davvero essere ripartita. L’Egitto è di nuovo in piazza, fin da ieri sera. Nella sola piazza Tahrir si sono radunate centinaia di migliaia di persone, numeri visti solo a gennaio e febbraio, prima della caduta di Mubarak. Tuttavia, l’intero Egitto, Alto e Basso, è stato coinvolto da manifestazioni analoghe: Alessandria, Suez, Ismailiya, Asyut, Sharm el Sheykh, persino Luxor e Hurghada. Questa volta non c’è nessun dubbio sull’identità dei rivoluzionari, sono proprio loro, quelli del 25 gennaio, tornati in strada più decisi che mai. E il morale è alto, indipendentemente da quale sarà la risposta delle forze armate a capo del paese (sarà davvero interessante vedere quale sarà questa risposta). 
Per fortuna, finora tutto si è svolto pacificamente. Polizia ed esercito hanno sgomberato il campo, lasciando il posto ai comitati popolari tornati in piena attività, che hanno accuratamente perquisito i convenuti all’ingresso della piazza, come ai vecchi tempi. Anzi, vista l’assenza della polizia, si è anche provveduto a formare un comitato popolare apposito a difesa del museo egizio. Non sia mai che qualcuno approfitti della confusione per intrufolarsi dentro. In effetti, i comitati popolari di piazza Tahrir hanno fermato quattro persone che tentavano di infiltrarsi armati tra i manifestanti, mentre a Suez qualcuno ha sparato, ma è stato prontamente neutralizzato. Cacciata per ben altri motivi, invece, la tv egiziana, accusata di trasmettere solo bugie. Tra le richieste della rivoluzione, in effetti, c’è anche la pulizia dell’informazione.

C’erano di nuovo tutti a manifestare: giovani, operai, contadini, intellettuali, sindacati indipendenti (quelli governativi no, però), giornalisti, medici, professori universitari… Proprio tutti, incluso una delegazione da Suez ricevuta con il massimo degli onori. In piazza Tahrir, sono stati eretti quattro palchi diversi, uno per “colore” politico, più o meno. Nessuno, tuttavia, ha letto questo fatto come sintomo di disunità, poiché le richieste fondamentali dei quattro palchi convergevano.

C’erano anche Fratelli Musulmani e salafiti, che hanno aderito all’ultimo momento solo due giorni fa. Tuttavia, la loro tardiva e ipocrita adesione non ha guadagnato loro nessuna simpatia. A sentire i commenti saracastici dei presenti, sono rimasti abbastanza isolati. Tanto per cominciare, il loro palco era il più grande, segno, per qualcuno, della volontà di accaparrarsi la manifestazione. Inoltre, il predicatore sul palco era ossessionato da Stati Uniti e Israele, cosa che ha irritato molti, visto che la gente era lì per ben altri motivi. A un certo punto, quando è risuonato il richiamo alla preghiera, un manifestante ha urlato al predicatore islamista, che continuava a parlare imperterrito: “Ehi Fratelli! E la chiamata alla preghiera?”. Risate fragorose del pubblico. Chi di islam ferisce…Molti manifestanti, spazientiti, hanno cominciato a chiedersi: “Ma quando se ne vanno?”. E in effetti i Fratelli Musulmani avevano annunciato che non sarebbero rimasti per il sit-in, ma avrebbero abbandonato il campo verso le 17, cosa che hanno puntualmente fatto. Non appena li hanno visti sbaraccare, molti hanno commentato contenti: “Oh bene, adesso comincia il divertimento!”. Probabile, visto che la gente ha cominciato ad affluire ancora più numerosa al calar del sole. Oggi, infatti, c’erano circa quaranta gradi, con un caldo umido che tuttavia non ha scoraggiato i manifestanti.

Per quanto riguarda le richieste della piazza, ci si è limitati, come da programma, a domandare il processo di tutti i corrotti e i responsabili di violenze nei confronti di cittadini e manifestanti, oltre che politiche sociali favorevoli ai più poveri. Qualcuno che ha tentato di gridare lo slogan “la Costituzione prima” c’è stato, ma è stato immediatamente zittito e riportato all’ordine. Gran parte degli slogan, invece, sono stati diretti contro il Feldmaresciallo Tantawi, il Consiglio Militare e il ministero degli interni. C’è chi ha tentato di riproporre il vecchio slogan “Popolo, esercito, una mano sola” (islamisti probabilmente), ma è stato sopraffatto da grida più forti contro le forze armate. In realtà, si è fatta una distinzione tra il Consiglio Militare e la base dell’esercito, considerata invece dalla parte del popolo. A Suez, i soldati sono stati apprezzati per aver distribuito bottiglie d’acqua ai manifestanti accaldati. Mai prima d’ora, comunque, si era lanciato un attacco tale al Consiglio Militare. Si può dire che l’8 luglio sia la data della rottura definitiva dell’idillio tra forze armate e popolo.

In questo momento piazza Tahrir è ancora stracolma. E’ chiaro che il sit-in tanto invocato è cominciato quasi spontaneamente, ma saranno i giorni successivi a dire quale sarà la reale tenuta della piazza e se la rivoluzione è davvero ripartita. Il momento più pericoloso è sempre la notte. Poi, c’è l’incognita della reazione dell’esercito, ormai prepotentemente chiamato in causa.

La rivoluzione egiziana sembra davvero essere ripartita. L'Egitto è di nuovo in piazza, fin da ieri sera. Nella sola piazza Tahrir si sono radunate centinaia di migliaia di persone, numeri visti solo a gennaio e febbraio, prima della caduta di Mubarak. Tuttavia, l'intero Egitto, Alto e Basso, è stato coinvolto da manifestazioni analoghe: Alessandria, Suez, Ismailiya, Asyut, Sharm el Sheykh, persino Luxor e Hurghada. Questa volta non c'è nessun dubbio sull'identità dei rivoluzionari, sono proprio loro, quelli del 25 gennaio, tornati in strada più decisi che mai. E il morale è alto, indipendentemente da quale sarà la risposta delle forze armate a capo del paese (sarà davvero interessante vedere quale sarà questa risposta).  Per fortuna, finora tutto si è svolto pacificamente. Polizia ed esercito hanno sgomberato il campo, lasciando il posto ai comitati popolari tornati in piena attività, che hanno accuratamente perquisito i convenuti all'ingresso della piazza, come ai vecchi tempi. Anzi, vista l'assenza della polizia, si è anche provveduto a formare un comitato popolare apposito a difesa del museo egizio. Non sia mai che qualcuno approfitti della confusione per intrufolarsi dentro. In effetti, i comitati popolari di piazza Tahrir hanno fermato quattro persone che tentavano di infiltrarsi armati tra i manifestanti, mentre a Suez qualcuno ha sparato, ma è stato prontamente neutralizzato. Cacciata per ben altri motivi, invece, la tv egiziana, accusata di trasmettere solo bugie. Tra le richieste della rivoluzione, in effetti, c'è anche la pulizia dell'informazione. C'erano di nuovo tutti a manifestare: giovani, operai, contadini, intellettuali, sindacati indipendenti (quelli governativi no, però), giornalisti, medici, professori universitari... Proprio tutti, incluso una delegazione da Suez ricevuta con il massimo degli onori. In piazza Tahrir, sono stati eretti quattro palchi diversi, uno per "colore" politico, più o meno. Nessuno, tuttavia, ha letto questo fatto come sintomo di disunità, poiché le richieste fondamentali dei quattro palchi convergevano. C'erano anche Fratelli Musulmani e salafiti, che hanno aderito all'ultimo momento solo due giorni fa. Tuttavia, la loro tardiva e ipocrita adesione non ha guadagnato loro nessuna simpatia. A sentire i commenti saracastici dei presenti, sono rimasti abbastanza isolati. Tanto per cominciare, il loro palco era il più grande, segno, per qualcuno, della volontà di accaparrarsi la manifestazione. Inoltre, il predicatore sul palco era ossessionato da Stati Uniti e Israele, cosa che ha irritato molti, visto che la gente era lì per ben altri motivi. A un certo punto, quando è risuonato il richiamo alla preghiera, un manifestante ha urlato al predicatore islamista, che continuava a parlare imperterrito: "Ehi Fratelli! E la chiamata alla preghiera?". Risate fragorose del pubblico. Chi di islam ferisce...Molti manifestanti, spazientiti, hanno cominciato a chiedersi: "Ma quando se ne vanno?". E in effetti i Fratelli Musulmani avevano annunciato che non sarebbero rimasti per il sit-in, ma avrebbero abbandonato il campo verso le 17, cosa che hanno puntualmente fatto. Non appena li hanno visti sbaraccare, molti hanno commentato contenti: "Oh bene, adesso comincia il divertimento!". Probabile, visto che la gente ha cominciato ad affluire ancora più numerosa al calar del sole. Oggi, infatti, c'erano circa quaranta gradi, con un caldo umido che tuttavia non ha scoraggiato i manifestanti. Per quanto riguarda le richieste della piazza, ci si è limitati, come da programma, a domandare il processo di tutti i corrotti e i responsabili di violenze nei confronti di cittadini e manifestanti, oltre che politiche sociali favorevoli ai più poveri. Qualcuno che ha tentato di gridare lo slogan "la Costituzione prima" c'è stato, ma è stato immediatamente zittito e riportato all'ordine. Gran parte degli slogan, invece, sono stati diretti contro il Feldmaresciallo Tantawi, il Consiglio Militare e il ministero degli interni. C'è chi ha tentato di riproporre il vecchio slogan "Popolo, esercito, una mano sola" (islamisti probabilmente), ma è stato sopraffatto da grida più forti contro le forze armate. In realtà, si è fatta una distinzione tra il Consiglio Militare e la base dell'esercito, considerata invece dalla parte del popolo. A Suez, i soldati sono stati apprezzati per aver distribuito bottiglie d'acqua ai manifestanti accaldati. Mai prima d'ora, comunque, si era lanciato un attacco tale al Consiglio Militare. Si può dire che l'8 luglio sia la data della rottura definitiva dell'idillio tra forze armate e popolo. In questo momento piazza Tahrir è ancora stracolma. E' chiaro che il sit-in tanto invocato è cominciato quasi spontaneamente, ma saranno i giorni successivi a dire quale sarà la reale tenuta della piazza e se la rivoluzione è davvero ripartita. Il momento più pericoloso è sempre la notte. Poi, c'è l'incognita della reazione dell'esercito, ormai prepotentemente chiamato in causa.