Il Consiglio Militare rompe il silenzio
Radio Beckwith evangelica

Gli eventi corrono veloci in Egitto. Ieri sera, il primo ministro Sharaf è riapparso in tv per un altro discorso alla nazione. Un’altra delusione per i manifestanti asserragliati nelle piazze del Cairo, Alessandria e Suez. Sharaf, sostanzialmente, ha ripetuto quanto era già stato rivelato dai giornali il giorno precedente, ossia la promessa di licenziare migliaia di poliziotti e di effettuare un rimpasto di governo. Unica novità è stata l’affermazione che si provvederà a tenere processi pubblici (in tv?) e trasparenti degli esponenti del vecchio regime. Se mai si terranno, ovviamente. 
Piazza Tahrir ha subito respinto il discorso di Sharaf, il quale è stato simbolicamente – ma non troppo – “dimesso”. Al posto suo, i giovani hanno eletto Mohamed el Baradei, il quale pare abbia accettato la nomina popolare. Molti manifestanti, tuttavia, non sono d’accordo nel dimettere Sharaf, perché pensano che lui stia dalla parte della rivoluzione, anche se non ha il potere di esprimersi contro il Consiglio Militare. Temono che le sue dimissioni – quelle vere – possano portare al suo posto qualcuno più vicino ai militari.

I manifestanti, in piazza Tahrir, sono pronti a una lunga resistenza. Ora hanno anche messo le antenne satellitari sulle tende, per essere costantemente informati su quanto succede in Egitto e nel mondo. Questa mattina, tuttavia, ci sono stati attacchi di baltagheya agli ingressi più scoperti della piazza, nella quale c’erano soltanto 5000 persone. Gli attacchi sono stati respinti e i delinquenti catturati, ma il rischio di altri assalti resta alto, finché non ci saranno di nuovo persone sufficienti per provvedere come si deve alla sicurezza. Si sono anche registrate proteste di persone che volevano la riapertura del Mogamma, il palazzo dell’amministrazione egiziana, bloccato dai manifestanti nei giorni scorsi. La riapertura, comunque, era stata promessa per mercoledì e giovedì. Ad Alessandria, invece, questa mattina è stato circondato e chiuso il palazzo della borsa, fino a quando le richieste della rivoluzione non saranno soddisfatte.

Questa mattina, c’è inoltre stata l’ennesima esplosione di una stazione del gas nel Sinai, vicino ad Arish, ma la notizia è passata pressoché inosservata, oscurata dall’inquietante comunicato delle forze armate. Finalmente, infatti, il Consiglio Militare ha rotto il silenzio, con un discorso in tv (niente Facebook questa volta) tenuto da Mohseen Fangary, vice ministro della difesa. In piazza Tahrir, il discorso è stato accolto agitando le scarpe, gesto già visto in occasione dei discorsi di Mubarak. In effetti, il discorso di Fangary è stato “aggressivo, allusivo, minaccioso ed ha palesemente incoraggiato gli egiziani contro i rivoluzionari” – come l’ha descritto un tweet.

Il portavoce del Consiglio Militare, con un tono terribilmente militaresco, ha esordito affermando ancora una volta la dedizione totale dei militari alla rivoluzione (da come l’ha detto, sembrava che la rivoluzione fosse di proprietà dell’esercito). Poi si è addolcito, annunciando la preparazione di un documento contenente i principi guida per la formazione dell’assemblea costituente che dovrà riscrivere la Costituzione. Il documento verrà proclamato assieme a una nuova dichiarazione costituzionale, dopo che tutte le forze politiche del paese l’avranno approvato (ma quando?). La tabella di marcia stabilita dall’esercito, tuttavia (e qui il tono si è inasprito di nuovo), con elezioni parlamentari che precedono la stesura della nuova Costituzione, resta immutata. Infine, il tono di Fangary si è fatto minaccioso. Ha messo in guardia contro le voci che invitano alla disobbedienza civile e alla divisione, invitando i cittadini a cessare qualsiasi comportamento che ostacola il ritorno alla vita normale. Certo, tutti hanno diritto a esprimere la propria opinione nei limiti della legge (quale, le leggi di emergenza?), ma il Consiglio Militare non permetterà a nessuno di scavalcare e dirottare l’autorità. Le forze armate non lasceranno per nulla al mondo la direzione del paese in questa fase transitoria e si atterranno scrupolosamente al ruolo affidato loro dalla popolazione egiziana con il referendum costituzionale.

Tutti sull’attenti, vien da dire. Un tweet ha descritto Fangary come la parodia di Chuck Norris, mentre un altro ha dichiarato: “è lui il vero padre di Luke Skywalker”. Hanno ancora voglia di scherzare i giovani di Tahrir, ma in realtà sono molto arrabbiati. Il Consiglio Militare non ha dato alcuna risposta alle loro domande, limitandosi a minacciare in maniera velata e a parlare di Costituzione, argomento per ora accantonato dalle piazze egiziane.

Adesso, si attende la risposta della piazza. Per questa sera, appena calato il sole, è prevista una marcia del milione verso il palazzo del consiglio dei ministri. Si stanno moltiplicando gli appelli a partecipare numerosissimi. Come dice uno dei blogger egiziani più famosi, anzi forse il padre dei blogger egiziani, Alaa Abdel Fattah: “il Consiglio Militare sta testando la nostra forza, dunque facciamogliela vedere!”. L’unica speranza, come sempre, è nei numeri. Questa sera si saprà se il discorso del Consiglio Militare ha intimorito gli egiziani, oppure li ha convinti ancora di più a continuare la lotta.

Gli eventi corrono veloci in Egitto. Ieri sera, il primo ministro Sharaf è riapparso in tv per un altro discorso alla nazione. Un'altra delusione per i manifestanti asserragliati nelle piazze del Cairo, Alessandria e Suez. Sharaf, sostanzialmente, ha ripetuto quanto era già stato rivelato dai giornali il giorno precedente, ossia la promessa di licenziare migliaia di poliziotti e di effettuare un rimpasto di governo. Unica novità è stata l'affermazione che si provvederà a tenere processi pubblici (in tv?) e trasparenti degli esponenti del vecchio regime. Se mai si terranno, ovviamente.  Piazza Tahrir ha subito respinto il discorso di Sharaf, il quale è stato simbolicamente - ma non troppo - "dimesso". Al posto suo, i giovani hanno eletto Mohamed el Baradei, il quale pare abbia accettato la nomina popolare. Molti manifestanti, tuttavia, non sono d'accordo nel dimettere Sharaf, perché pensano che lui stia dalla parte della rivoluzione, anche se non ha il potere di esprimersi contro il Consiglio Militare. Temono che le sue dimissioni - quelle vere - possano portare al suo posto qualcuno più vicino ai militari. I manifestanti, in piazza Tahrir, sono pronti a una lunga resistenza. Ora hanno anche messo le antenne satellitari sulle tende, per essere costantemente informati su quanto succede in Egitto e nel mondo. Questa mattina, tuttavia, ci sono stati attacchi di baltagheya agli ingressi più scoperti della piazza, nella quale c'erano soltanto 5000 persone. Gli attacchi sono stati respinti e i delinquenti catturati, ma il rischio di altri assalti resta alto, finché non ci saranno di nuovo persone sufficienti per provvedere come si deve alla sicurezza. Si sono anche registrate proteste di persone che volevano la riapertura del Mogamma, il palazzo dell'amministrazione egiziana, bloccato dai manifestanti nei giorni scorsi. La riapertura, comunque, era stata promessa per mercoledì e giovedì. Ad Alessandria, invece, questa mattina è stato circondato e chiuso il palazzo della borsa, fino a quando le richieste della rivoluzione non saranno soddisfatte. Questa mattina, c'è inoltre stata l'ennesima esplosione di una stazione del gas nel Sinai, vicino ad Arish, ma la notizia è passata pressoché inosservata, oscurata dall'inquietante comunicato delle forze armate. Finalmente, infatti, il Consiglio Militare ha rotto il silenzio, con un discorso in tv (niente Facebook questa volta) tenuto da Mohseen Fangary, vice ministro della difesa. In piazza Tahrir, il discorso è stato accolto agitando le scarpe, gesto già visto in occasione dei discorsi di Mubarak. In effetti, il discorso di Fangary è stato "aggressivo, allusivo, minaccioso ed ha palesemente incoraggiato gli egiziani contro i rivoluzionari" - come l'ha descritto un tweet. Il portavoce del Consiglio Militare, con un tono terribilmente militaresco, ha esordito affermando ancora una volta la dedizione totale dei militari alla rivoluzione (da come l'ha detto, sembrava che la rivoluzione fosse di proprietà dell'esercito). Poi si è addolcito, annunciando la preparazione di un documento contenente i principi guida per la formazione dell'assemblea costituente che dovrà riscrivere la Costituzione. Il documento verrà proclamato assieme a una nuova dichiarazione costituzionale, dopo che tutte le forze politiche del paese l'avranno approvato (ma quando?). La tabella di marcia stabilita dall'esercito, tuttavia (e qui il tono si è inasprito di nuovo), con elezioni parlamentari che precedono la stesura della nuova Costituzione, resta immutata. Infine, il tono di Fangary si è fatto minaccioso. Ha messo in guardia contro le voci che invitano alla disobbedienza civile e alla divisione, invitando i cittadini a cessare qualsiasi comportamento che ostacola il ritorno alla vita normale. Certo, tutti hanno diritto a esprimere la propria opinione nei limiti della legge (quale, le leggi di emergenza?), ma il Consiglio Militare non permetterà a nessuno di scavalcare e dirottare l'autorità. Le forze armate non lasceranno per nulla al mondo la direzione del paese in questa fase transitoria e si atterranno scrupolosamente al ruolo affidato loro dalla popolazione egiziana con il referendum costituzionale. Tutti sull'attenti, vien da dire. Un tweet ha descritto Fangary come la parodia di Chuck Norris, mentre un altro ha dichiarato: "è lui il vero padre di Luke Skywalker". Hanno ancora voglia di scherzare i giovani di Tahrir, ma in realtà sono molto arrabbiati. Il Consiglio Militare non ha dato alcuna risposta alle loro domande, limitandosi a minacciare in maniera velata e a parlare di Costituzione, argomento per ora accantonato dalle piazze egiziane. Adesso, si attende la risposta della piazza. Per questa sera, appena calato il sole, è prevista una marcia del milione verso il palazzo del consiglio dei ministri. Si stanno moltiplicando gli appelli a partecipare numerosissimi. Come dice uno dei blogger egiziani più famosi, anzi forse il padre dei blogger egiziani, Alaa Abdel Fattah: "il Consiglio Militare sta testando la nostra forza, dunque facciamogliela vedere!". L'unica speranza, come sempre, è nei numeri. Questa sera si saprà se il discorso del Consiglio Militare ha intimorito gli egiziani, oppure li ha convinti ancora di più a continuare la lotta.