La resistenza continua
Radio Beckwith evangelica

Continua la resistenza dei manifestanti in piazza Tahrir, così come il silenzio più totale del Consiglio Militare. Il sole è sempre più caldo, ma nonostante questo c’è gente che non si muove dalla piazza da giorni. Oggi, tanto per mettere i bastoni tra le ruote ai dimostranti, all’area di Tahrir è stata tolta l’elettricità. Conseguentemente, hanno smesso di funzionare anche i ventilatori. I manifestanti, prontamente, si sono procurati generatori elettrici, torce e persino estintori di tutte le taglie. Restare al buio, di notte, significa esporsi al rischio di essere attaccati dai baltagheya. Già girano diversi ladri per piazza Tahrir che hanno rubato laptop e altri oggetti, oltre ad alcuni informatori che filmano la gente. Dunque, non è il caso di allettare anche i baltagheya. Per fortuna, comunque, l’elettricità è tornata dopo qualche ora e qualche contrattazione.
La determinazione dei manifestanti è sempre forte, specialmente a Suez, dove la tensione è più grande. Ieri, è stata bloccata la strada per Ain Sukhna e l’esercito ha sgomberato il sit-in con la forza. In tutta, risposta, per solidarietà con Suez, i manifestanti di Alessandria hanno bloccato la Corniche. Si discute animatamente, adesso, se sarà necessaria un’escalation oppure no. Alcuni vogliono bloccare il Canale, se il Consiglio Militare continuerà a tacere. Altri, invece, ritengono tale mossa un suicidio.

Intanto, al Cairo, oggi è stato il giorno delle marce dei lavoratori, tutte convergenti in piazza Tahrir. Domani dovrebbe essere il giorno di una nuova milyoniya e di uno sciopero generale, ma si attendono gli sviluppi serali. Dopo l’incontro di ieri con alcuni rappresentanti della rivoluzione, il primo ministro Sharaf ha infine precisato i tempi di realizzazione delle promesse fatte nel suo discorso di sabato. Entro il 15 luglio dovrebbero essere licenziati 1400 poliziotti, implicati nell’uccisione dei manifestanti. Entro il 17 luglio dovrebbe avvenire un rimpasto di governo, con la sostituzione di un terzo dei ministri, ma alcune voci dicono che il rimpasto potrebbe essere annunciato già stasera. Infine, entro fine luglio, dovrebbero esserci cambiamenti radicali nei mass media e un ricambio dei governatori. E poi… poi inizierà il ramadan e tutto potrebbe complicarsi per i manifestanti, se non riusciranno a ottenere quel che vogliono. Sharaf, tuttavia, ha detto che se non riuscirà a mantenere le promesse, allora si dimetterà. Molti lo invitano a dimettersi da subito per non perdere la faccia, e magari tornare anche lui in piazza Tahrir.

Il problema è che il ministro degli interni ha già rifiutato di eseguire l’ordine dato da Sharaf di licenziare i poliziotti previsti. Ha affermato che una tale decisione spetta solo al ministero dell’interno e che non ama essere scavalcato. Forse il ministro non ha ben capito la situazione, non è certo il tipo di risposta da dare a un popolo in rivolta. A sostenere il ministro, tuttavia, sono scesi in piazza alcuni poliziotti, non erano più di qualche dozzina però.

Un altro ex ministro, invece, quello dell’agricoltura, è stato arrestato oggi per aver permesso l’importazione di pesticidi cancerogeni, i quali poi finivano negli alimenti, come il pane. Mi ricordo ancora quando, appena arrivata in Egitto, qualcuno mi aveva avvertita di non comprare pane egiziano, perché si sapeva che era cancerogeno. Il regime di Mubarak non si faceva scrupoli nel mettere seriamente a repentaglio la vita dei suoi cittadini. Il fatto che i responsabili siano ancora impuniti è scandaloso.

E finalmente, meglio tardi che mai, anche Papa Shenouda ha criticato Mubarak, accusandolo di aver alimentato le tensioni settarie durante il suo governo. Per carità, ognuno ha i suoi tempi di reazione, però lasciatemi dire che quelli di Papa Shenouda sono veramente tempi geologici. Inoltre, la cosa fastidiosa è che le critiche a Mubarak sono state accompagnate da lodi sperticate per il Consiglio Militare. Shenouda ha detto che le condizioni dei cristiani sono decisamente migliorate dopo la rivoluzione, grazie al pugno fermo dei militari. Sarà per questo che migliaia di copti hanno manifestato per settimane, chiedendo al Consiglio Militare di fare qualcosa per fermare le violenze settarie di qualche tempo fa. Questa abitudine di lodare il potente di turno è veramente irritante. Persino lo sheykh di al-Azhar si è fatto più furbo dopo la rivoluzione.

Meglio guardare a piazza Tahrir, dunque. Vedremo chi sarà più testardo, i manifestanti oppure i militari. Ma come ha detto Sandmonkey in un tweet: “Caro Consiglio Militare, puoi anche battere le persone, ma nessun esercito è mai stato capace di sconfiggere una cultura, e Tahrir è una cultura. Ecco perché vinceremo”.

Continua la resistenza dei manifestanti in piazza Tahrir, così come il silenzio più totale del Consiglio Militare. Il sole è sempre più caldo, ma nonostante questo c'è gente che non si muove dalla piazza da giorni. Oggi, tanto per mettere i bastoni tra le ruote ai dimostranti, all'area di Tahrir è stata tolta l'elettricità. Conseguentemente, hanno smesso di funzionare anche i ventilatori. I manifestanti, prontamente, si sono procurati generatori elettrici, torce e persino estintori di tutte le taglie. Restare al buio, di notte, significa esporsi al rischio di essere attaccati dai baltagheya. Già girano diversi ladri per piazza Tahrir che hanno rubato laptop e altri oggetti, oltre ad alcuni informatori che filmano la gente. Dunque, non è il caso di allettare anche i baltagheya. Per fortuna, comunque, l'elettricità è tornata dopo qualche ora e qualche contrattazione. La determinazione dei manifestanti è sempre forte, specialmente a Suez, dove la tensione è più grande. Ieri, è stata bloccata la strada per Ain Sukhna e l'esercito ha sgomberato il sit-in con la forza. In tutta, risposta, per solidarietà con Suez, i manifestanti di Alessandria hanno bloccato la Corniche. Si discute animatamente, adesso, se sarà necessaria un'escalation oppure no. Alcuni vogliono bloccare il Canale, se il Consiglio Militare continuerà a tacere. Altri, invece, ritengono tale mossa un suicidio. Intanto, al Cairo, oggi è stato il giorno delle marce dei lavoratori, tutte convergenti in piazza Tahrir. Domani dovrebbe essere il giorno di una nuova milyoniya e di uno sciopero generale, ma si attendono gli sviluppi serali. Dopo l'incontro di ieri con alcuni rappresentanti della rivoluzione, il primo ministro Sharaf ha infine precisato i tempi di realizzazione delle promesse fatte nel suo discorso di sabato. Entro il 15 luglio dovrebbero essere licenziati 1400 poliziotti, implicati nell'uccisione dei manifestanti. Entro il 17 luglio dovrebbe avvenire un rimpasto di governo, con la sostituzione di un terzo dei ministri, ma alcune voci dicono che il rimpasto potrebbe essere annunciato già stasera. Infine, entro fine luglio, dovrebbero esserci cambiamenti radicali nei mass media e un ricambio dei governatori. E poi... poi inizierà il ramadan e tutto potrebbe complicarsi per i manifestanti, se non riusciranno a ottenere quel che vogliono. Sharaf, tuttavia, ha detto che se non riuscirà a mantenere le promesse, allora si dimetterà. Molti lo invitano a dimettersi da subito per non perdere la faccia, e magari tornare anche lui in piazza Tahrir. Il problema è che il ministro degli interni ha già rifiutato di eseguire l'ordine dato da Sharaf di licenziare i poliziotti previsti. Ha affermato che una tale decisione spetta solo al ministero dell'interno e che non ama essere scavalcato. Forse il ministro non ha ben capito la situazione, non è certo il tipo di risposta da dare a un popolo in rivolta. A sostenere il ministro, tuttavia, sono scesi in piazza alcuni poliziotti, non erano più di qualche dozzina però. Un altro ex ministro, invece, quello dell'agricoltura, è stato arrestato oggi per aver permesso l'importazione di pesticidi cancerogeni, i quali poi finivano negli alimenti, come il pane. Mi ricordo ancora quando, appena arrivata in Egitto, qualcuno mi aveva avvertita di non comprare pane egiziano, perché si sapeva che era cancerogeno. Il regime di Mubarak non si faceva scrupoli nel mettere seriamente a repentaglio la vita dei suoi cittadini. Il fatto che i responsabili siano ancora impuniti è scandaloso. E finalmente, meglio tardi che mai, anche Papa Shenouda ha criticato Mubarak, accusandolo di aver alimentato le tensioni settarie durante il suo governo. Per carità, ognuno ha i suoi tempi di reazione, però lasciatemi dire che quelli di Papa Shenouda sono veramente tempi geologici. Inoltre, la cosa fastidiosa è che le critiche a Mubarak sono state accompagnate da lodi sperticate per il Consiglio Militare. Shenouda ha detto che le condizioni dei cristiani sono decisamente migliorate dopo la rivoluzione, grazie al pugno fermo dei militari. Sarà per questo che migliaia di copti hanno manifestato per settimane, chiedendo al Consiglio Militare di fare qualcosa per fermare le violenze settarie di qualche tempo fa. Questa abitudine di lodare il potente di turno è veramente irritante. Persino lo sheykh di al-Azhar si è fatto più furbo dopo la rivoluzione. Meglio guardare a piazza Tahrir, dunque. Vedremo chi sarà più testardo, i manifestanti oppure i militari. Ma come ha detto Sandmonkey in un tweet: "Caro Consiglio Militare, puoi anche battere le persone, ma nessun esercito è mai stato capace di sconfiggere una cultura, e Tahrir è una cultura. Ecco perché vinceremo".