Il venerdì dell’ultimo avvertimento
Radio Beckwith evangelica

Si è svolta ieri la nuova milioniya della rivoluzione, in piazza Tahrir e varie città del Cairo. La manifestazione programmata per il pomeriggio, dopo la preghiera del mezzogiorno, ha in realtà visto la massima affluenza nelle ore serali, a causa del calore intenso di questi giorni. Il numero di partecipanti, comunque, sembra essere stato inferiore a quello di venerdì scorso. E’ difficile capire, tuttavia, quale sia stato il vero numero di manifestanti, un po’ per le temperature roventi, che hanno “diluito” la partecipazione lungo le varie ore della giornata, e un po’ perché è ricominciata la campagna di diffamazione dei manifestanti, sia da parte della tv di stato, sia da parte delle forze islamiste che non partecipano al sit-in. Ancora una volta, il periodo è difficile per chi voglia districarsi tra le notizie propagandistiche lanciate da fronti contrapposti.
Quel che è certo, tuttavia, è che qualche islamista c’era in piazza Tahrir: i giovani dei Fratelli Musulmani e due gruppi salafiti. Non è una novità, del resto, perché è già successo molte volte, a cominciare dal 25 gennaio, il primo giorno della rivolta. Ufficialmente, comunque, i Fratelli Musulmani continuano a ribadire il proprio appoggio al Consiglio Militare, al quale – secondo loro – dovrebbe essere data la possibilità di realizzare le promesse fatte alla piazza. Promesse – aggiungo io – che non avrebbero fatto senza il sit-in in piazza Tahrir, al quale i Fratelli Musulmani non hanno partecipato, sit-in, inoltre, che descrivono con parole tutt’altro che gentili: banda di anarchici, senza Dio, ecc. ecc. E’ da notare che, fino a qualche mese fa, i Fratelli Musulmani non trovavano nulla di illecito nei sit-in, niente che andasse contro la volontà di Dio, anzi era un dovere di credenti. La differenza è che ora loro non sono presenti nei sit-in. Temo che questo atteggiamento ipocrita sia controproducente e porterà a divisioni ancora maggiori al loro interno. Se si limitassero a dire che non sono d’accordo con le proteste, senza tirare in ballo Dio e la religione, non ci sarebbe alcun problema. Ma in questo modo non stanno facendo una bella figura.

La novità di ieri, invece, è stata la presenza di un’altra milioniya (almeno nelle intenzioni), organizzata dalla “maggioranza silenziosa che ha deciso di parlare”. La milioniya alternativa, che si è tenuta nel ricco quartiere di Heliopolis, è stata indetta per manifestare il presunto sostegno della maggioranza degli egiziani al Consiglio Militare, contro la “dittatura di Tahrir”. Tuttavia, nonostante i numeri stratosferici di partecipanti, forniti da organizzatori e islamisti, non si sono viste più di qualche migliaio di persone, a dir tanto. Il sit-in avversario di Tahrir non imperisce per niente i giovani rivoluzionari, i quali si sono sbizzarriti con commenti sarcastici sulla sua piccolezza, definendolo “un pic-nic tra amici”. Lascio giudicare a voi dalle foto che vi allego (piazza Tahrir è riconoscibile, l’altra piazza è quella della maggioranza silenziosa). E al colmo dell’ironia, durante questa milioniyaformato ridotto c’è anche stata una rissa tra una signora sostenitrice di Mubarak “e basta” e i manifestanti sostenitori del Consiglio Militare.

Polemiche sui numeri a parte, c’è qualche piccola novità anche sul fronte del governo. Il primo ministro Sharaf tiene colloqui serrati con i militari, in preparazione del rimpasto di governo che, secondo al-Nahar e OnTV, sarà annunciato lunedì. Alcune voci dicono, tuttavia, che il ministro degli interni El-Essawi sarà risparmiato dal rimpasto, ma gli saranno affiancati due vice. Non so se questo soddisferà la piazza. La tv egiziana, inoltre, ha affermato di essere pronta a trasmettere pubblicamente il processo di Mubarak che inizierà il 3 agosto.

Piazza Tahrir, tuttavia, è determinata a proseguire il sit-in, finché non sarà accolta l’intera lista di richieste. Non si vuole ripetere l’errore del passato di tornare a casa prima di aver ottenuto tutti i risultati desiderati.

Si è svolta ieri la nuova milioniya della rivoluzione, in piazza Tahrir e varie città del Cairo. La manifestazione programmata per il pomeriggio, dopo la preghiera del mezzogiorno, ha in realtà visto la massima affluenza nelle ore serali, a causa del calore intenso di questi giorni. Il numero di partecipanti, comunque, sembra essere stato inferiore a quello di venerdì scorso. E' difficile capire, tuttavia, quale sia stato il vero numero di manifestanti, un po' per le temperature roventi, che hanno "diluito" la partecipazione lungo le varie ore della giornata, e un po' perché è ricominciata la campagna di diffamazione dei manifestanti, sia da parte della tv di stato, sia da parte delle forze islamiste che non partecipano al sit-in. Ancora una volta, il periodo è difficile per chi voglia districarsi tra le notizie propagandistiche lanciate da fronti contrapposti. Quel che è certo, tuttavia, è che qualche islamista c'era in piazza Tahrir: i giovani dei Fratelli Musulmani e due gruppi salafiti. Non è una novità, del resto, perché è già successo molte volte, a cominciare dal 25 gennaio, il primo giorno della rivolta. Ufficialmente, comunque, i Fratelli Musulmani continuano a ribadire il proprio appoggio al Consiglio Militare, al quale - secondo loro - dovrebbe essere data la possibilità di realizzare le promesse fatte alla piazza. Promesse - aggiungo io - che non avrebbero fatto senza il sit-in in piazza Tahrir, al quale i Fratelli Musulmani non hanno partecipato, sit-in, inoltre, che descrivono con parole tutt'altro che gentili: banda di anarchici, senza Dio, ecc. ecc. E' da notare che, fino a qualche mese fa, i Fratelli Musulmani non trovavano nulla di illecito nei sit-in, niente che andasse contro la volontà di Dio, anzi era un dovere di credenti. La differenza è che ora loro non sono presenti nei sit-in. Temo che questo atteggiamento ipocrita sia controproducente e porterà a divisioni ancora maggiori al loro interno. Se si limitassero a dire che non sono d'accordo con le proteste, senza tirare in ballo Dio e la religione, non ci sarebbe alcun problema. Ma in questo modo non stanno facendo una bella figura. La novità di ieri, invece, è stata la presenza di un'altra milioniya (almeno nelle intenzioni), organizzata dalla "maggioranza silenziosa che ha deciso di parlare". La milioniya alternativa, che si è tenuta nel ricco quartiere di Heliopolis, è stata indetta per manifestare il presunto sostegno della maggioranza degli egiziani al Consiglio Militare, contro la "dittatura di Tahrir". Tuttavia, nonostante i numeri stratosferici di partecipanti, forniti da organizzatori e islamisti, non si sono viste più di qualche migliaio di persone, a dir tanto. Il sit-in avversario di Tahrir non imperisce per niente i giovani rivoluzionari, i quali si sono sbizzarriti con commenti sarcastici sulla sua piccolezza, definendolo "un pic-nic tra amici". Lascio giudicare a voi dalle foto che vi allego (piazza Tahrir è riconoscibile, l'altra piazza è quella della maggioranza silenziosa). E al colmo dell'ironia, durante questa milioniyaformato ridotto c'è anche stata una rissa tra una signora sostenitrice di Mubarak "e basta" e i manifestanti sostenitori del Consiglio Militare. Polemiche sui numeri a parte, c'è qualche piccola novità anche sul fronte del governo. Il primo ministro Sharaf tiene colloqui serrati con i militari, in preparazione del rimpasto di governo che, secondo al-Nahar e OnTV, sarà annunciato lunedì. Alcune voci dicono, tuttavia, che il ministro degli interni El-Essawi sarà risparmiato dal rimpasto, ma gli saranno affiancati due vice. Non so se questo soddisferà la piazza. La tv egiziana, inoltre, ha affermato di essere pronta a trasmettere pubblicamente il processo di Mubarak che inizierà il 3 agosto. Piazza Tahrir, tuttavia, è determinata a proseguire il sit-in, finché non sarà accolta l'intera lista di richieste. Non si vuole ripetere l'errore del passato di tornare a casa prima di aver ottenuto tutti i risultati desiderati.