Il rimpasto di governo
Radio Beckwith evangelica

Finalmente è stato annunciato il rimpasto di governo, con la sostituzione di 14 ministri su 27. I ministeri coinvolti nel rimpasto sono i seguenti: educazione superiore e ricerca scientifica, telecomunicazioni, sanità, trasporti, finanze, risorse idriche e irrigazione, commercio e industria, antichità, esteri, fondazioni islamiche, agricoltura, aviazione civile, sviluppo locale e produzione militare. Alcuni dei ministri rimossi, ad esempio quello della produzione militare, erano al potere da più di dieci anni. Tuttavia, i più determinanti e molto discussi ministeri degli interni e della giustizia mantengono i ministri attuali. Proprio per tale motivo, è probabile che la piazza non sarà affatto contenta, visto che i rivoluzionari chiedono da giorni le dimissioni di Mansour el Essawi, il ministro degli interni. Tra l’altro, el Essawi si è reso ulteriormente antipatico, nei giorni scorsi, dichiarando che il ministero degli interni non ha mai avuto cecchini, nonostante i numerosi filmati e le unanimi testimonianze che dimostrano il contrario (vedi vignetta allegata). Le reazioni al rimpasto, comunque, sono ancora confuse finora.
Una buona notizia c’è, però: la rimozione di Zahi “Indiana Jones” Hawass, il ministro delle antichità più famoso e più detestato del mondo (ho già avuto occasione di parlare di lui in qualche newsletter). Pare che lui l’abbia presa malissimo. I giovani di Twitter, al contrario, hanno espresso tutta la loro gioia. Anche un gruppo di giovani archeologi, ieri sera, ha salutato Hawass, all’uscita dell’Essawi Center, al grido eloquente di “Ladro! Ladro!”, mentre su Twitter gli ricordavano di non dimenticare il suo cappello (uguale a quello di Indiana Jones appunto, vedi foto). Il suo successore, tuttavia, non ha avuto maggior successo. E’ subito stato silurato, prima ancora di prestare giuramento, da una rivolta di altri archeologi. Anzi, proprio per questo “inconveniente”, il giuramento dei nuovi ministri, previsto per oggi, si svolgerà invece domani, sempre che non ci siano altre ribellioni.

il ministro degli interni, sul tetto del ministero, dice: “Cecchini? Dove?”. La vignetta è come sempre del cartoonista brasiliano Carlos Latuff, adottato dai rivoluzionari egiziani come il loro disegnatore ufficiale. Latuff non è mai stato in Egitto, in passato si è soltanto interessato alla causa palestinese, ma comprende in maniera straordinaria lo spirito di ciò che sta accadendo, perché – come dice lui stesso – il Brasile ci è già passato. Una bella storia di amicizia tra popoli.

Oggi, tuttavia, è stato trasmesso in diretta tv il primo processo ad un esponente del vecchio regime, l’ex ministro dell’informazione Anas el Fiqqi. Ci si prepara, dunque, alla grande telenovela mediatica del processo di Mubarak, che dovrebbe partire il prossimo 3 agosto? Sempre che Mubarak sia in buone condizioni di salute. Il suo avvocato dice di no, ma il ministro della sanità dice di sì, e la disputa continua. Se Mubarak fosse stato davvero colpito da tutti gli infarti, svenimenti, colpi apoplettici, cali di pressione, coma profondi, ecc. che gli sono stati attribuiti, sarebbe già morto da un pezzo.

E’ trapelata, invece, una notizia preoccupante per quanti si attendono giustiza dal processo di Mubarak. Il giudice incaricato del processo sarebbe stato il consulente legale dell’ex ministro dell’aviazione civile prima della rivoluzione, alias Ahmed Shafiq, l’uomo nominato primo ministro da Mubarak durante la rivolta, nel tentativo di salvare la poltrona. Questo non promette nulla di buono. Ma la piazza non molla, anche se oggi i numeri sono scesi parecchio. Del resto, tutti i risultati ottenuti finora, dal rimpasto di governo al documento sui principi costituzionali, per finire con i processi in tv, non sono mai stati parte delle richieste dell’8 luglio. Il sit-in, pertanto, va avanti.

Finalmente è stato annunciato il rimpasto di governo, con la sostituzione di 14 ministri su 27. I ministeri coinvolti nel rimpasto sono i seguenti: educazione superiore e ricerca scientifica, telecomunicazioni, sanità, trasporti, finanze, risorse idriche e irrigazione, commercio e industria, antichità, esteri, fondazioni islamiche, agricoltura, aviazione civile, sviluppo locale e produzione militare. Alcuni dei ministri rimossi, ad esempio quello della produzione militare, erano al potere da più di dieci anni. Tuttavia, i più determinanti e molto discussi ministeri degli interni e della giustizia mantengono i ministri attuali. Proprio per tale motivo, è probabile che la piazza non sarà affatto contenta, visto che i rivoluzionari chiedono da giorni le dimissioni di Mansour el Essawi, il ministro degli interni. Tra l'altro, el Essawi si è reso ulteriormente antipatico, nei giorni scorsi, dichiarando che il ministero degli interni non ha mai avuto cecchini, nonostante i numerosi filmati e le unanimi testimonianze che dimostrano il contrario (vedi vignetta allegata). Le reazioni al rimpasto, comunque, sono ancora confuse finora. Una buona notizia c'è, però: la rimozione di Zahi "Indiana Jones" Hawass, il ministro delle antichità più famoso e più detestato del mondo (ho già avuto occasione di parlare di lui in qualche newsletter). Pare che lui l'abbia presa malissimo. I giovani di Twitter, al contrario, hanno espresso tutta la loro gioia. Anche un gruppo di giovani archeologi, ieri sera, ha salutato Hawass, all'uscita dell'Essawi Center, al grido eloquente di "Ladro! Ladro!", mentre su Twitter gli ricordavano di non dimenticare il suo cappello (uguale a quello di Indiana Jones appunto, vedi foto). Il suo successore, tuttavia, non ha avuto maggior successo. E' subito stato silurato, prima ancora di prestare giuramento, da una rivolta di altri archeologi. Anzi, proprio per questo "inconveniente", il giuramento dei nuovi ministri, previsto per oggi, si svolgerà invece domani, sempre che non ci siano altre ribellioni. [caption id="attachment_648" align="alignleft" width="300"] il ministro degli interni, sul tetto del ministero, dice: "Cecchini? Dove?". La vignetta è come sempre del cartoonista brasiliano Carlos Latuff, adottato dai rivoluzionari egiziani come il loro disegnatore ufficiale. Latuff non è mai stato in Egitto, in passato si è soltanto interessato alla causa palestinese, ma comprende in maniera straordinaria lo spirito di ciò che sta accadendo, perché - come dice lui stesso - il Brasile ci è già passato. Una bella storia di amicizia tra popoli.[/caption] Oggi, tuttavia, è stato trasmesso in diretta tv il primo processo ad un esponente del vecchio regime, l'ex ministro dell'informazione Anas el Fiqqi. Ci si prepara, dunque, alla grande telenovela mediatica del processo di Mubarak, che dovrebbe partire il prossimo 3 agosto? Sempre che Mubarak sia in buone condizioni di salute. Il suo avvocato dice di no, ma il ministro della sanità dice di sì, e la disputa continua. Se Mubarak fosse stato davvero colpito da tutti gli infarti, svenimenti, colpi apoplettici, cali di pressione, coma profondi, ecc. che gli sono stati attribuiti, sarebbe già morto da un pezzo. E' trapelata, invece, una notizia preoccupante per quanti si attendono giustiza dal processo di Mubarak. Il giudice incaricato del processo sarebbe stato il consulente legale dell'ex ministro dell'aviazione civile prima della rivoluzione, alias Ahmed Shafiq, l'uomo nominato primo ministro da Mubarak durante la rivolta, nel tentativo di salvare la poltrona. Questo non promette nulla di buono. Ma la piazza non molla, anche se oggi i numeri sono scesi parecchio. Del resto, tutti i risultati ottenuti finora, dal rimpasto di governo al documento sui principi costituzionali, per finire con i processi in tv, non sono mai stati parte delle richieste dell'8 luglio. Il sit-in, pertanto, va avanti.