Ritarda l’insediamento del nuovo governo
Radio Beckwith evangelica

Il giuramento del nuovo governo è stato rimandato a fine settimana, in parte perché c’è ancora polemica sui nomi di alcuni ministri (antichità ed esteri, per la precisione), in parte perché ieri sera il primo ministro Sharaf è crollato dalla stanchezza. E’ stato portato subito in ospedale per accertamenti, poi è stato dimesso ed ha ripreso il lavoro. In attesa del giuramento del nuovo governo, rimarrà in attività quello vecchio, per la gioia dei manifestanti che ne chiedevano la sostituzione.

In effetti, il rimpasto non ha soddisfatto quasi nessuno. Le associazioni dei diritti umani sono profondamente scontente per la permanenza del ministro degli interni e della giustizia. I sindacati hanno criticato la scelta del nuovo ministro del commercio e dell’industria, nonché del vice premier che si occuperà specificatamente degli affari economici del paese. La piazza, infine, è profondamente insoddisfatta, perché nel governo restano ancora diversi nomi legati al Partito Nazional Democratico e a Mubarak, ad esempio i ministri dell’ambiente, dell’elettricità e della cooperazione internazionale (l’unica donna, tra l’altro).

Altro argomento di discussione del momento è la prevalenza, nel nuovo governo, di esponenti delle forze liberali, in particolar modo del Wafd. Il vice primo ministro Hazem el Beblawi, ad esempio, è un noto economista favorevole a politiche di libero mercato. Alcuni pensano che la “tinta liberalista” del nuovo governo preluda a nuove privatizzazioni, contro le quali la piazza ha tuttavia il dente avvelenato. Ma la predominanza di esponenti liberali nel governo è anche dovuta al rifiuto delle forze islamiste di prendervi parte. Infatti, i Fratelli Musulmani hanno dichiarato di voler partecipare soltanto a governi eletti. Quel che è certo, è che la mossa di Sharaf non ha convinto nessuno. Anzi, c’è chi crede che il suo malore di ieri possa offrirgli presto una scusa per abbandonare la sua carica in maniera dignitosa.

Il Consiglio Militare, nel frattempo, ha nominato il presidente della Corte d’Appello a capo della commissione elettorale che avrà l’incarico di supervisionare le elezioni parlamentari. La commissione inizierà a lavorare il 18 settembre, il che vuol dire, secondo alcuni giornali, che le elezioni dovrebbero tenersi circa due mesi dopo. Le procedure elettorali, dunque, sembrano essere cominciate. La campagna elettorale lo è già da un pezzo.

Piazza Tahrir, tuttavia, non si svuoterà. I manifestanti si preparano a restare lì anche per mesi, se necessario. Tanto per cominciare, si stanno organizzando per celebrare sul posto il prossimo Ramadan, che inizierà il primo agosto. Stanno già decorando le tende con le tipiche lampade e le tipiche stoffe, oltre che studiando la logistica per trascorrere il periodo del digiuno nella maniera più confortevole possibile. Non c’è dubbio che inventeranno qualcosa di straordinario anche per questa ricorrenza. Intanto, a riprova delle loro serie intenzioni di non muoversi di lì, finché le loro richieste non saranno soddisfatte, hanno aperto una scuola (vedi foto). Tra gli allievi ci sono anche molti bambini di strada.

Il giuramento del nuovo governo è stato rimandato a fine settimana, in parte perché c'è ancora polemica sui nomi di alcuni ministri (antichità ed esteri, per la precisione), in parte perché ieri sera il primo ministro Sharaf è crollato dalla stanchezza. E' stato portato subito in ospedale per accertamenti, poi è stato dimesso ed ha ripreso il lavoro. In attesa del giuramento del nuovo governo, rimarrà in attività quello vecchio, per la gioia dei manifestanti che ne chiedevano la sostituzione. In effetti, il rimpasto non ha soddisfatto quasi nessuno. Le associazioni dei diritti umani sono profondamente scontente per la permanenza del ministro degli interni e della giustizia. I sindacati hanno criticato la scelta del nuovo ministro del commercio e dell'industria, nonché del vice premier che si occuperà specificatamente degli affari economici del paese. La piazza, infine, è profondamente insoddisfatta, perché nel governo restano ancora diversi nomi legati al Partito Nazional Democratico e a Mubarak, ad esempio i ministri dell'ambiente, dell'elettricità e della cooperazione internazionale (l'unica donna, tra l'altro). Altro argomento di discussione del momento è la prevalenza, nel nuovo governo, di esponenti delle forze liberali, in particolar modo del Wafd. Il vice primo ministro Hazem el Beblawi, ad esempio, è un noto economista favorevole a politiche di libero mercato. Alcuni pensano che la "tinta liberalista" del nuovo governo preluda a nuove privatizzazioni, contro le quali la piazza ha tuttavia il dente avvelenato. Ma la predominanza di esponenti liberali nel governo è anche dovuta al rifiuto delle forze islamiste di prendervi parte. Infatti, i Fratelli Musulmani hanno dichiarato di voler partecipare soltanto a governi eletti. Quel che è certo, è che la mossa di Sharaf non ha convinto nessuno. Anzi, c'è chi crede che il suo malore di ieri possa offrirgli presto una scusa per abbandonare la sua carica in maniera dignitosa. Il Consiglio Militare, nel frattempo, ha nominato il presidente della Corte d'Appello a capo della commissione elettorale che avrà l'incarico di supervisionare le elezioni parlamentari. La commissione inizierà a lavorare il 18 settembre, il che vuol dire, secondo alcuni giornali, che le elezioni dovrebbero tenersi circa due mesi dopo. Le procedure elettorali, dunque, sembrano essere cominciate. La campagna elettorale lo è già da un pezzo. Piazza Tahrir, tuttavia, non si svuoterà. I manifestanti si preparano a restare lì anche per mesi, se necessario. Tanto per cominciare, si stanno organizzando per celebrare sul posto il prossimo Ramadan, che inizierà il primo agosto. Stanno già decorando le tende con le tipiche lampade e le tipiche stoffe, oltre che studiando la logistica per trascorrere il periodo del digiuno nella maniera più confortevole possibile. Non c'è dubbio che inventeranno qualcosa di straordinario anche per questa ricorrenza. Intanto, a riprova delle loro serie intenzioni di non muoversi di lì, finché le loro richieste non saranno soddisfatte, hanno aperto una scuola (vedi foto). Tra gli allievi ci sono anche molti bambini di strada.