Inizia il processo di Mubarak
Radio Beckwith evangelica

E’ iniziato il tanto atteso processo di Mubarak. Giudicati assieme a lui, i due figli Alaa e Gamal e l’ex ministro degli interni Habib el Adly, ma ci sono anche l’ex capo dell’Amn al-Dawla (Sicurezza di Stato) e quello della Sicurezza Centrale. L’accusa principale è l’uccisione di centinaia di manifestanti durante i giorni della rivoluzione. 
Contrariarmente alle aspettative negative, Mubarak padre si è davvero presentato in tribunale. E’ giunto in elicottero da Sharm el Sheykh, quindi è stato trasferito in aula con un’ambulanza. Là, ha seguito il processo da una barella, chiuso nella gabbia degli imputati assieme agli altri (vedi foto). Il suo arrivo all’Accademia di Polizia di Nasr City (ex Accademia Mubarak, per ironia della sorte) è stato preceduto ed accompagnato da nuovi scontri tra pro-Mubarak e anti-Mubarak, che si sono affrontati a colpi di sassaiole. Anche questa volta ci sono state decine di feriti.

L’emozione è stata grande in Egitto, nel vedere l’ex dittatore in gabbia, e il paese si è fermato di fronte agli schermi televisivi. Per un attimo, si sono accantonate le paure che la rivoluzione venga dirottata, assaporando pienamente il momento storico, per l’intero mondo arabo. “Anche se è probabile che sia una farsa” – ha detto qualcuno – “la vista di Mubarak dietro le sbarre è impagabile ed è un messaggio forte a tutti i dittatori arabi ancora in piedi”.

Tutti gli sguardi si sono subito concentrati su Mubarak sdraiato in barella. Immediatamente è stato notato che ancora si tinge i capelli, nonostante tutti gli infarti, collassi e coma che gli sono stati attribuiti. Effettivamente, sono in tanti a credere che Mubarak finga di essere malato su consiglio del suo avvocato. Qualcuno, invece, si è divertito a leggere il linguaggio corporale dei figli, che ostentavano sicurezza. La caduta di tono si è avuta quando l’ex dittatore è stato ripetutamente colto sul fatto, in mondovisione, con le dita nel naso. Vi lascio immaginare i commenti e le vignette che sono seguite.

Dopo qualche preambolo, comunque, il processo è cominciato, presieduto dal giudice Ahmed Rafaat. Ai più, le procedure iniziali di registrazione dei presenti, avvocati e imputati, sono sembrate lente e caotiche. L’inefficienza della giustizia egiziana è apparsa in tutto il suo splendore, secondo alcuni. Ma l’istante più esilarante è stato quando il giudice Rafaat, forse per un difetto di pronuncia, invece di pronunciare le parole “il grande (azim) popolo egiziano” ha detto “il deficiente (adim) popolo egiziano”. Errore perdonabile, visto la tensione del momento. Tuttavia, dato che molti pensano che il processo sia una presa in giro degli egiziani, la frase è risuonata canzonatoria.

Scherzi a parte, il processo è durato qualche ora, incluso una pausa per consultazioni. La difesa ha chiesto che il processo di Habib el Adly venisse scorporato da quello dei Mubarak. Diversi avvocati difensori (ce n’era una squadra) sia quelli delle vittime hanno richiesto la testimonianza del feldmaresciallo Tantawi (e adesso vedremo cosa dirà il Consiglio Militare), di Omar Suleyman (ex capo dell’intelligence e vice presidente durante i giorni della rivoluzione) e di tutti i ministri del governo Nazif (quello in carica prima della rivoluzione). Chiamato in causa anche l’attuale ministro degli interni Mansour el Essawi. Gli avvocati difensori hanno anche letto una lista di luoghi attorno a piazza Tahrir, dai quali sarebbero partiti gli spari contro i manifestanti, invitando a effettuare una perizia sull’impossibilità di colpire i dimostranti da tali posizioni. Gli avvocati delle vittime, dal canto loro, hanno chiesto di interpellare i cecchini del ministro degli interni, per chiedere loro da chi sono partiti gli ordini di sparare sulla folla, e di accedere alle registrazioni delle conversazioni dei responsabili di governo durante i giorni della rivolta. Infine, c’è stato persino un avvocato che ha richiesto il test del DNA per Mubarak, sostenendo che il vero rais fosse morto nel 2004 e quello in tribunale fosse un impostore. Non mi sembra una strategia giudiziaria vincente…

 

Come c’era da aspettarsi, i Mubarak hanno negato ogni accusa, poi il processo è stato aggiornato al 15 agosto. Quello di Habib el Adly, tuttavia, continuerà domani. La richiesta di separare i due processi, dunque, è stata accettata. Nell’attesa Mubarak resterà al Cairo (Sharm el Sheykh è finalmente libera, per la gioia degli operatori turistici), in un ospedale poco fuori del Cairo, sulla strada per Ismailiya.

E' iniziato il tanto atteso processo di Mubarak. Giudicati assieme a lui, i due figli Alaa e Gamal e l'ex ministro degli interni Habib el Adly, ma ci sono anche l'ex capo dell'Amn al-Dawla (Sicurezza di Stato) e quello della Sicurezza Centrale. L'accusa principale è l'uccisione di centinaia di manifestanti durante i giorni della rivoluzione.  Contrariarmente alle aspettative negative, Mubarak padre si è davvero presentato in tribunale. E' giunto in elicottero da Sharm el Sheykh, quindi è stato trasferito in aula con un'ambulanza. Là, ha seguito il processo da una barella, chiuso nella gabbia degli imputati assieme agli altri (vedi foto). Il suo arrivo all'Accademia di Polizia di Nasr City (ex Accademia Mubarak, per ironia della sorte) è stato preceduto ed accompagnato da nuovi scontri tra pro-Mubarak e anti-Mubarak, che si sono affrontati a colpi di sassaiole. Anche questa volta ci sono state decine di feriti. L'emozione è stata grande in Egitto, nel vedere l'ex dittatore in gabbia, e il paese si è fermato di fronte agli schermi televisivi. Per un attimo, si sono accantonate le paure che la rivoluzione venga dirottata, assaporando pienamente il momento storico, per l'intero mondo arabo. "Anche se è probabile che sia una farsa" - ha detto qualcuno - "la vista di Mubarak dietro le sbarre è impagabile ed è un messaggio forte a tutti i dittatori arabi ancora in piedi". Tutti gli sguardi si sono subito concentrati su Mubarak sdraiato in barella. Immediatamente è stato notato che ancora si tinge i capelli, nonostante tutti gli infarti, collassi e coma che gli sono stati attribuiti. Effettivamente, sono in tanti a credere che Mubarak finga di essere malato su consiglio del suo avvocato. Qualcuno, invece, si è divertito a leggere il linguaggio corporale dei figli, che ostentavano sicurezza. La caduta di tono si è avuta quando l'ex dittatore è stato ripetutamente colto sul fatto, in mondovisione, con le dita nel naso. Vi lascio immaginare i commenti e le vignette che sono seguite. Dopo qualche preambolo, comunque, il processo è cominciato, presieduto dal giudice Ahmed Rafaat. Ai più, le procedure iniziali di registrazione dei presenti, avvocati e imputati, sono sembrate lente e caotiche. L'inefficienza della giustizia egiziana è apparsa in tutto il suo splendore, secondo alcuni. Ma l'istante più esilarante è stato quando il giudice Rafaat, forse per un difetto di pronuncia, invece di pronunciare le parole "il grande (azim) popolo egiziano" ha detto "il deficiente (adim) popolo egiziano". Errore perdonabile, visto la tensione del momento. Tuttavia, dato che molti pensano che il processo sia una presa in giro degli egiziani, la frase è risuonata canzonatoria. Scherzi a parte, il processo è durato qualche ora, incluso una pausa per consultazioni. La difesa ha chiesto che il processo di Habib el Adly venisse scorporato da quello dei Mubarak. Diversi avvocati difensori (ce n'era una squadra) sia quelli delle vittime hanno richiesto la testimonianza del feldmaresciallo Tantawi (e adesso vedremo cosa dirà il Consiglio Militare), di Omar Suleyman (ex capo dell'intelligence e vice presidente durante i giorni della rivoluzione) e di tutti i ministri del governo Nazif (quello in carica prima della rivoluzione). Chiamato in causa anche l'attuale ministro degli interni Mansour el Essawi. Gli avvocati difensori hanno anche letto una lista di luoghi attorno a piazza Tahrir, dai quali sarebbero partiti gli spari contro i manifestanti, invitando a effettuare una perizia sull'impossibilità di colpire i dimostranti da tali posizioni. Gli avvocati delle vittime, dal canto loro, hanno chiesto di interpellare i cecchini del ministro degli interni, per chiedere loro da chi sono partiti gli ordini di sparare sulla folla, e di accedere alle registrazioni delle conversazioni dei responsabili di governo durante i giorni della rivolta. Infine, c'è stato persino un avvocato che ha richiesto il test del DNA per Mubarak, sostenendo che il vero rais fosse morto nel 2004 e quello in tribunale fosse un impostore. Non mi sembra una strategia giudiziaria vincente...   Come c'era da aspettarsi, i Mubarak hanno negato ogni accusa, poi il processo è stato aggiornato al 15 agosto. Quello di Habib el Adly, tuttavia, continuerà domani. La richiesta di separare i due processi, dunque, è stata accettata. Nell'attesa Mubarak resterà al Cairo (Sharm el Sheykh è finalmente libera, per la gioia degli operatori turistici), in un ospedale poco fuori del Cairo, sulla strada per Ismailiya.