Il venerdì dello stato civile
Radio Beckwith evangelica

Mancano pochi giorni alla programmata milioniya organizzata dai sufi e dalle forze secolari, il cosiddetto “venerdì dello stato civile” “per amore dell’Egitto”, come è stata infine chiamata la giornata. I gruppi politici liberali, di sinistra e secolari stanno aderendo in massa, mentre i sufi, che hanno lanciato l’idea, si dividono. Sostanzialmente, soltanto i sufi riformisti sostengono la manifestazione, mentre i sufi “tradizionali” preferiscono tirarsene fuori, rifiutando il coinvolgimento politico.  A dire il vero, la milioniya di venerdì prossimo ha dovuto incassare le critiche anche di altre voci autorevoli. Il primo a condannarla è stato Naguib Sawiris, seguito da Mohamed el Baradei, che l’ha definita una perdita di tempo. 
Ma il vero problema, del quale nessuno per ora ha trovato la soluzione, è dove tenere la manifestazione. “In piazza Tahrir ovviamente”, si dirà. Infatti questa sarebbe l’intenzione. Soltanto che piazza Tahrir, al momento, è blindata dall’esercito e dalle forze di polizia, da quando è stata sgomberata con la forza il primo giorno di Ramadan. Addirittura, già si parla di un sit-in dell’esercito in piazza Tahrir. A sentire i testimoni, con la massiccia presenza delle forze di sicurezza, piazza Tahrir ora sembra un campo di concentramento, senza più traccia dei colori e della gioiosità della rivoluzione, mentre i poliziotti si fanno delle foto ricordo nel luogo simbolo della rivolta egiziana. Dunque, come si farà per accedere alla piazza? L’esercito cederà il passo alla milioniya? I prossimi giorni ce lo diranno.

Nel frattempo, prosegue il braccio di ferro tra il governo e la Federazione dei Sindacati Egiziani appena sciolta. La Federazione rifiuta lo scioglimento, considerandolo illegale. Pertanto, si è rivolta al tribunale per chiedere l’annullamento del provvedimento. Invece, in attesa della seconda sessione del processo di Mubarak e figli, il prossimo 15 agosto, si sta tentando di coordinare meglio l’azione del team di avvocati che difendono i familiari dei martiri. La loro difesa, infatti, durante la prima sessione, è apparsa piuttosto caotica e disorganizzata e bisogna correre ai ripari.

C’è qualche movimento anche sul fronte elezioni. L’Alta Commissione per le Elezioni, che dovrebbe iniziare a lavorare il 18 settembre, ha annunciato che suddividerà i lavori in sei sottocommissioni. Intanto, con il Ramadan, la campagna elettorale prosegue a suon di carità. Le forze secolari tentano di gareggiare con le forze islamiste occupandosi dei più poveri, con carovane che portano viveri o servizi sanitari ai meno agiati. Gli islamisti, tuttavia, hanno una lunga tradizione in questo campo, difficile da battere. I gruppi di sinistra, invece, sono in grande ritardo con la legalizzazione dei loro partiti. Hanno difficoltà a raggiungere il numero di firme richieste (5000) e lamentano mancanza di fondi. Inoltre, dicono di voler prima mettere in piedi la struttura dei partiti, in modo che il processo decisionale interno risulti democratico. Sarà, ma devono fare in fretta.

E dopo le ripetute accuse del Consiglio Militare rivolte al Movimento 6 Aprile, con le quali li ha tacciati di ricevere aiuti monetari e materiali dall’estero per fomentare la rivolta contro di loro, è partita una vasta indagine sul finanziamento straniero illegale a diverse organizzazioni per i diritti umani. Vedremo quali saranno i risultati.

Mancano pochi giorni alla programmata milioniya organizzata dai sufi e dalle forze secolari, il cosiddetto "venerdì dello stato civile" "per amore dell'Egitto", come è stata infine chiamata la giornata. I gruppi politici liberali, di sinistra e secolari stanno aderendo in massa, mentre i sufi, che hanno lanciato l'idea, si dividono. Sostanzialmente, soltanto i sufi riformisti sostengono la manifestazione, mentre i sufi "tradizionali" preferiscono tirarsene fuori, rifiutando il coinvolgimento politico.  A dire il vero, la milioniya di venerdì prossimo ha dovuto incassare le critiche anche di altre voci autorevoli. Il primo a condannarla è stato Naguib Sawiris, seguito da Mohamed el Baradei, che l'ha definita una perdita di tempo.  Ma il vero problema, del quale nessuno per ora ha trovato la soluzione, è dove tenere la manifestazione. "In piazza Tahrir ovviamente", si dirà. Infatti questa sarebbe l'intenzione. Soltanto che piazza Tahrir, al momento, è blindata dall'esercito e dalle forze di polizia, da quando è stata sgomberata con la forza il primo giorno di Ramadan. Addirittura, già si parla di un sit-in dell'esercito in piazza Tahrir. A sentire i testimoni, con la massiccia presenza delle forze di sicurezza, piazza Tahrir ora sembra un campo di concentramento, senza più traccia dei colori e della gioiosità della rivoluzione, mentre i poliziotti si fanno delle foto ricordo nel luogo simbolo della rivolta egiziana. Dunque, come si farà per accedere alla piazza? L'esercito cederà il passo alla milioniya? I prossimi giorni ce lo diranno. Nel frattempo, prosegue il braccio di ferro tra il governo e la Federazione dei Sindacati Egiziani appena sciolta. La Federazione rifiuta lo scioglimento, considerandolo illegale. Pertanto, si è rivolta al tribunale per chiedere l'annullamento del provvedimento. Invece, in attesa della seconda sessione del processo di Mubarak e figli, il prossimo 15 agosto, si sta tentando di coordinare meglio l'azione del team di avvocati che difendono i familiari dei martiri. La loro difesa, infatti, durante la prima sessione, è apparsa piuttosto caotica e disorganizzata e bisogna correre ai ripari. C'è qualche movimento anche sul fronte elezioni. L'Alta Commissione per le Elezioni, che dovrebbe iniziare a lavorare il 18 settembre, ha annunciato che suddividerà i lavori in sei sottocommissioni. Intanto, con il Ramadan, la campagna elettorale prosegue a suon di carità. Le forze secolari tentano di gareggiare con le forze islamiste occupandosi dei più poveri, con carovane che portano viveri o servizi sanitari ai meno agiati. Gli islamisti, tuttavia, hanno una lunga tradizione in questo campo, difficile da battere. I gruppi di sinistra, invece, sono in grande ritardo con la legalizzazione dei loro partiti. Hanno difficoltà a raggiungere il numero di firme richieste (5000) e lamentano mancanza di fondi. Inoltre, dicono di voler prima mettere in piedi la struttura dei partiti, in modo che il processo decisionale interno risulti democratico. Sarà, ma devono fare in fretta. E dopo le ripetute accuse del Consiglio Militare rivolte al Movimento 6 Aprile, con le quali li ha tacciati di ricevere aiuti monetari e materiali dall'estero per fomentare la rivolta contro di loro, è partita una vasta indagine sul finanziamento straniero illegale a diverse organizzazioni per i diritti umani. Vedremo quali saranno i risultati.