La verità sulle uccisioni dei manifestanti
Radio Beckwith evangelica

Ramadan rovente quest’anno, e non solo perché cade ad agosto. L’Egitto è tutt’altro che in pace. Continuano ad alternarsi notizie della cancellazione della prossima milioniya sufi e relative smentite. Il primo ministro Sharaf ha, in effetti, tentato di convincere gli organizzatori a desistere, o almeno a cambiare il luogo della manifestazione, visto che piazza Tahrir è sempre presidiata dall’esercito. Sembra che gli sforzi di Sharaf abbiano infine sortito qualche effetto, perché è appena giunta la notizia che 28 gruppi politici hanno accettato di posticipare la manifestazione al venerdì successivo.  
E in attesa della milioniya – oppure no – si scoprono alcuni altarini, che in realtà erano scoperti da tempo. Per cominciare, secondo il giornale al-Shorouq, la commissione d’inchiesta sul vuoto di sicurezza (che aveva colpito l’Egitto dopo il sospetto ritiro della polizia dalle strade il 28 gennaio) avrebbe accertato che l’ex ministro degli interni Habib al-Adly, sotto processo con Mubarak, sarebbe colui che avrebbe dato l’ordine di aprire le prigioni durante la rivolta. Nessuna sopresa per gli egiziani, ma è sempre bene ribadirle certe cose. Il secondo altarino lo scopre il giornale al-Youm al-Sabaa, che rende noto il contenuto dei verbali delle operazioni della Sicurezza Centrale nei giorni della rivolta, dal 25 gennaio al 2 febbraio. Nel rapporto si scopre che gli ufficiali di polizia sarebbero stati dotati di munizioni vere, con l’ordine di sparare sui manifestanti per uccidere. Questo sbugiarda completamente Habib al-Adly e i suoi assistenti che avevano negato di aver dato ordini del genere. Nei quaderni della Sicurezza Centrale si trovano anche tutti i dettagli sull’utilizzo dei cecchini, quelli che l’attuale ministro degli interni ha negato essere mai esistiti. Tutte cose risapute per i manifestanti egiziani, ma ora cominciano a saltare fuori le prove, che si spera saranno usate nel processo contro al-Adly e compagni.

Grande attenzione e preoccupazione, invece, sta destando la guerriglia in corso da tre giorni a Gerga, nel governatorato di Sohag. E’ tutto iniziato con un incidente: un tuk-tuk (ape-taxi in uso soprattutto nelle periferie delle grandi città o nei villaggi più poveri) ha sfondato la vetrina di un negozio, poi – da quanto ho potuto capire, perché non è affatto chiaro come è avvenuta l’escalation – è scoppiata una faida tra gli abitanti di Gerga e un paese vicino. La stazione di polizia è stata attaccata e sono state rubate delle armi, le linee ferroviarie sono state bloccate e si è dovuto imporre il coprifuoco, che tuttavia non ha fermato le violenze. Perché tutto questo? Non si capisce, ache se questa volta le tensioni religiose non c’entrano nulla. Ci sono stati diversi episodi preoccupanti di questo tipo di recente, quello di Gerga è solo il più eclatante.

Un’altra notizia inquietante proviene dal Sinai, dove il gruppo di salafiti locali ha deciso di formare dei comitati per risolvere le frequenti controversie tribali in accordo con i precetti religiosi islamici, invece che con la legge consuetudinaria delle tribù. Questo perché, secondo i salafiti, la polizia nel Sinai sarebbe al momento latitante. Inoltre, i salafiti affermano che, per far rispettare le decisioni di tali comitati, sono pronti a usare la forza. Ci sarebbero 6000 giovani armati allo scopo. Chiaramente, c’è chi teme che questi giovani possano trasformarsi, in un giorno non tanto lontano, in vere e proprie milizie per il “controllo morale” dei cittadini. Bisogna prestare attenzione al Sinai, con tutte le armi che circolano in questo periodo.

Vi lascio, infine, con una vignetta che ricalca una tipica tradizione egiziana: la subua, la festa del settimo giorno dalla nascita di un bambino. La tradizione vuole che si ponga il neonato in un setaccio e lo si scuota leggermente, mentre qualcuno fa tintinnare un pestello di rame. Al suono del pestello si invita il neonato ad ascoltare i componenti più grandi della sua famiglia, uno ad uno: “ascolta il papà, ascolta lo zio, …”. Nella vignetta, il neonato è stato sostituito da un giovane della rivoluzione, al quale viene detto: “Ascolta la Guida (dei Fratelli Musulmani)! Ascolta il Papa! Ascolta il Consiglio Militare! Ascolta l’élite (nel senso di élite culturale, credo)!”. Il significato è chiaro.

Ramadan rovente quest'anno, e non solo perché cade ad agosto. L'Egitto è tutt'altro che in pace. Continuano ad alternarsi notizie della cancellazione della prossima milioniya sufi e relative smentite. Il primo ministro Sharaf ha, in effetti, tentato di convincere gli organizzatori a desistere, o almeno a cambiare il luogo della manifestazione, visto che piazza Tahrir è sempre presidiata dall'esercito. Sembra che gli sforzi di Sharaf abbiano infine sortito qualche effetto, perché è appena giunta la notizia che 28 gruppi politici hanno accettato di posticipare la manifestazione al venerdì successivo.   E in attesa della milioniya - oppure no - si scoprono alcuni altarini, che in realtà erano scoperti da tempo. Per cominciare, secondo il giornale al-Shorouq, la commissione d'inchiesta sul vuoto di sicurezza (che aveva colpito l'Egitto dopo il sospetto ritiro della polizia dalle strade il 28 gennaio) avrebbe accertato che l'ex ministro degli interni Habib al-Adly, sotto processo con Mubarak, sarebbe colui che avrebbe dato l'ordine di aprire le prigioni durante la rivolta. Nessuna sopresa per gli egiziani, ma è sempre bene ribadirle certe cose. Il secondo altarino lo scopre il giornale al-Youm al-Sabaa, che rende noto il contenuto dei verbali delle operazioni della Sicurezza Centrale nei giorni della rivolta, dal 25 gennaio al 2 febbraio. Nel rapporto si scopre che gli ufficiali di polizia sarebbero stati dotati di munizioni vere, con l'ordine di sparare sui manifestanti per uccidere. Questo sbugiarda completamente Habib al-Adly e i suoi assistenti che avevano negato di aver dato ordini del genere. Nei quaderni della Sicurezza Centrale si trovano anche tutti i dettagli sull'utilizzo dei cecchini, quelli che l'attuale ministro degli interni ha negato essere mai esistiti. Tutte cose risapute per i manifestanti egiziani, ma ora cominciano a saltare fuori le prove, che si spera saranno usate nel processo contro al-Adly e compagni. Grande attenzione e preoccupazione, invece, sta destando la guerriglia in corso da tre giorni a Gerga, nel governatorato di Sohag. E' tutto iniziato con un incidente: un tuk-tuk (ape-taxi in uso soprattutto nelle periferie delle grandi città o nei villaggi più poveri) ha sfondato la vetrina di un negozio, poi - da quanto ho potuto capire, perché non è affatto chiaro come è avvenuta l'escalation - è scoppiata una faida tra gli abitanti di Gerga e un paese vicino. La stazione di polizia è stata attaccata e sono state rubate delle armi, le linee ferroviarie sono state bloccate e si è dovuto imporre il coprifuoco, che tuttavia non ha fermato le violenze. Perché tutto questo? Non si capisce, ache se questa volta le tensioni religiose non c'entrano nulla. Ci sono stati diversi episodi preoccupanti di questo tipo di recente, quello di Gerga è solo il più eclatante. Un'altra notizia inquietante proviene dal Sinai, dove il gruppo di salafiti locali ha deciso di formare dei comitati per risolvere le frequenti controversie tribali in accordo con i precetti religiosi islamici, invece che con la legge consuetudinaria delle tribù. Questo perché, secondo i salafiti, la polizia nel Sinai sarebbe al momento latitante. Inoltre, i salafiti affermano che, per far rispettare le decisioni di tali comitati, sono pronti a usare la forza. Ci sarebbero 6000 giovani armati allo scopo. Chiaramente, c'è chi teme che questi giovani possano trasformarsi, in un giorno non tanto lontano, in vere e proprie milizie per il "controllo morale" dei cittadini. Bisogna prestare attenzione al Sinai, con tutte le armi che circolano in questo periodo. Vi lascio, infine, con una vignetta che ricalca una tipica tradizione egiziana: la subua, la festa del settimo giorno dalla nascita di un bambino. La tradizione vuole che si ponga il neonato in un setaccio e lo si scuota leggermente, mentre qualcuno fa tintinnare un pestello di rame. Al suono del pestello si invita il neonato ad ascoltare i componenti più grandi della sua famiglia, uno ad uno: "ascolta il papà, ascolta lo zio, ...". Nella vignetta, il neonato è stato sostituito da un giovane della rivoluzione, al quale viene detto: "Ascolta la Guida (dei Fratelli Musulmani)! Ascolta il Papa! Ascolta il Consiglio Militare! Ascolta l'élite (nel senso di élite culturale, credo)!". Il significato è chiaro.